Catastrofismi

Anche quest’anno sono andato a passare l’ultimo dell’anno con quei bischeri de mi amici giu in toscana. Naturalmente quando mi movo io si scatena la furia degli elementi, avevamo deciso di partire mercoledì 28 dicembre 2005 tanto per esse precisi. Solo che quel giorno ha iniziato a nevicare alle 6 di mattina e ha smesso alle 21.

Ora si da il caso che io per tornare nella mia terra natia debba attraversare il famigerato passo della CISA, attraversato dalla camionale della cisa che congiunge Parma a La Spezia. Chiunque abbia mai percorso quel tratto autostradale sa di cosa parlo. Già in condizioni normali calcolare il tempo di percorrenza è un terno al lotto, visti i cantieri che oramai ne fanno parte integrante, figuriamoci quando nevica. Inoltre ai telogiornali parlavano di disastri metereologici autostrade chiuse camion ribaltati, pantere sugli spazzaneve, tsunami sui viadotti.

Cosa faccio? Parto? Non parto? Rischio? Telefono al 1518 (CIS viaggiare informati) dopo la canonica ventina di tentativi, riesco a prendere la linea: mi risponde una signorina gentilissima e sorpresa delle sorprese… la cisa è sgombra, la A1 fino a parma è sgombra e lo stesso dicasi per il tratto La Spezia Pisa. Io però le faccio notare che al tg hanno appena detto che gozzilla è sbucato da un torrente e ha distrutto a morsi uno dei viadotti della CISA e l’autostrada è stata chiusa a scopo precauzionale. Mi sento rispondere che effettivamente era stata chiusa in mattinata per due mezzi pesanti che si erano intraversati ma gia nel primo pomeriggio era stata riaperta e si viaggiava regolarmente, c’era solo l’obbligo di avere le catene a bordo.

Alla fine sono partito il giovedì visto che la neve continuava a scendere stile bufera siberiana, e i miei amici giornalisti evocavano tutti i pericoli possibili e immaginabili dal risveglio dello yeti al rapimento da parte di alieni amanti della neve.

Vista la scampata disgrazia ho deciso di tornare su domenica pomeriggo (1 gennaio 2006) invece che la sera. Ero li che mi mangiavo tranquillamente la mia piattata di spaghetti allo scoglio (boni), quando i miei amici giornalisti decidono di mettermi all’erta, questa volta il pericolo è il ghiaccio: strade congelate, lastre di ghiaccio sulla cisa, sull’A1, sulla Torino Piacenza, automobilisti inferociti, pattinatori artistici che scorrazzano sulle corsie di sorpasso, insomma un disastro. Preso dallo sconforto cerco di risollevarmi il morale con il branzino al forno e i gamberoni al guazzetto, ma l’angoscia non passa, immagini di slavine e glaciazioni mi si presentano davanti agli occhi.

Per l’ennesima volta provo a telefonare al CIS, ma solo per cercare qualche parola di conforto, faccio la solita ventina di tenatativi e alla fine mi risponde una voce gentile, in lacrime le confesso che non riuscirò più a tornare a casa, alla televisione hanno appenda detto che nel pomeriggio le condizioni peggioreranno. Ma anche questa volta mi sento dire che il tragitto è sgombro, e non ci sono problemi, unico obbligo è quelle delle catene a bordo. Ma come? alla tv hanno appena detto di aver avvistato un iceberg sulla CISA che ha speronato un autobus di turisti eschimesi, bilancio tre cani da slitta dispersi.

La signorina mi tranquillizza dicendomi che effettivamente l’autostrada era stata chiusa in nottata ma era stata riaperta, e così, rischiando la mia vita, decido di mettermi in marcia, il viaggio si svolge nella più assoluta tranquillità……

Per fortuna ancora una volta i nostri cari giornalisti hanno svolto il loro dovere senza cercare sensazionalismi, altrimenti mi sarei potuto anche spaventare….

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