Il figliolo dei pu

Ieri sera, mentre spippolavo con il telecomando, mi sono imbattuto nel festivalbar, attratto dalle irresistibili gag della moglie di Totti e della Chiabotto sono rimasto come ipnotizzato davanti allo schermo fluorescente, mentre il mio QI scendeva in modo impressionante.

Dopo soli due minuti avevo la bava alla bocca e non riuscivo più ad articolare vocaboli che avessero più di tre consonanti. Poi però una visione mi ha destato dal mio torpore: il figliolo dei pu, detto anche diggei francesco, si è presentato sul palco.

Ci ho messo un po a riconoscerlo, anche perché si è fatto ricrescere i capelli ed era vestito colla giacchetta, la camicia e un bel paio di scarpe. Ma la cosa più strana era che sul palco con lui c’erano un pianista una violinista e una violoncellista.

Io pensavo che partisse con i suoi “bella di padella”, “metti in alto la mano”, “sono il tuo capitano”, “chi va piano va sano e va lontanto” e così via. E invece ti parte con una melodia dolce, cantando una canzone che aveva più di quattro parole come testo, insomma uno sforzo incredibile per lui.

Devo dire che nonstante tutto il testo era un po deludente, “sono andato in alto per cascare in basso”, “mi hai lasciato”, “m’hai fatto male”, “sposa bagnata sposa fortunata”, le solite frasi sentite e risentite. Sembrava un pò un jovanotti dei poveri. E alla fine dell’esibizione la frase ad effetto “Bisogna avere il coraggio di cambiare”.

Bravo diggei hai proprio ragione, bisogna aver il coraggio di cambiare lavoro, il fatto che il tu babbo soni e canti nei pu non implica che anche tu debba suonare e cantare. Ci sono altri mesteri stimolanti che ti danno un brivido lungo la schiena: l’artificere, il minatore, l’incantatore di serpenti, il cassaintegrato a zero ore, il pensionato con la minima.

Insomma la vita è piena di favolose occasioni, coglile…

Il figliolo dei pu

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