Come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te

In questi giorni mi tornano spesso in mente le frasi ricorrenti della mia infanzia, quelle che mi diceva la mi mamma e che mi hanno fatto crescere forte, sano e con solidi principi.

Frasi del tipo “Come t’ho fatto ti risfaccio”, “Piangi, piangi! Quando sposi ridi” o anche l’inossidabile “A casa si fanno i conti!” quest’ultima detta con una luce negli occhi che era una promessa: non importa quanto ci si mette ad arrivare, sono tue anche se s’arriva a casa domani.

Sono frasi che fanno parte del bagaglio culturale di quelli della mia generazione e che ci hanno insegnato il rispetto e la disciplina. Frasi che purtroppo non si sentono più, ma sono state sostituite dalle più blande “Poverino è un bimbo”, “Poverino è stanco”, “I professori lo hanno preso di mira” o “Se ha incendiato due macchine è stato solo per richiamare la nostra attenzione sul suo disagio interiore”.

Il risultato di questo lassismo è sotto gli occhi di tutti. Però non è dei giovani di oggi che voglio parlare ma del fatto che le frasi che venivano dette a noi erano promesse scolpite nella roccia. Messaggeri che annunciavano la giusta e meritata punizione.
Fra tutte queste ce n’era una che mi affascinava, che mi dava un estremo senso di libertà, una libertà ancora lontana ma alla mia portata, ed era la mitica

“Come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te!”

Questa a differenza delle altre veniva usata come chiusura della punizione corporale o per troncare sul nascere le voglie ribelli del giovane scapestrato.

Come tutte le altre io ho sempre considerato queste parole depositarie di una verità assoluta, una promessa indelebile che prima o poi si sarebbe avverata, bastava solamente avere la pazienza di aspettare il momento giusto.
Naturalmente come molti di voi avranno potuto sperimentare sulla propria pelle, questo momento non è mai arrivato e temo che mai arriverà.

C’è stata una parentesi in cui la tanto agognata profezia si è quasi realizzata, ma è stato un momento così breve che ne conservo solo piccoli ricordi spensierati. Sto parlando dei miei primi due anni lavorativi a Milano, quando ho vissuto da solo per un anno in un appartamento di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni.

In realtà non ero solo in quanto per ammortizzare le spese dell’affitto dividevo l’appartamento con un coinquilino. Purtroppo il mio compagno di appartamento non aveva la mia stessa indole libera e contraria alle imposizioni della cultura capitalistica occidentale, che mi portava ad aborrire tutto ciò che riguarda la pulizia della casa e le faccende domestiche, così aveva stabilito dei turni di lavori forzati in cui ero costretto a prostituire il mio intelletto per dei volgari lavori da sguattero.

Nonostante questa iniqua imposizione avevo comunque il mio angolino in cui l’anarchia regnava sovrana: la mia camera da letto.
Ricordo ancora con affetto il senso di libertà che mi dava osservare rotolare le palline di polvere steso sul letto e in pace interiore con il mondo.

La sensazione di potere assoluto quando la mattina mi alzavo dal letto e lo lasciavo da rifare, e la sera la gioia immensa quasi fanciullesca di ritrovarlo come lo avevo lasciato. Ogni piega ogni piccola grinza del tessuto aveva la sua storia da raccontare, potevo stendermi e ritrovare l’impronta che avevo lasciato la notte prima, era una vera goduria sentire le lenzuola arrotolarsi addosso come un sudario.

E che dire del sottile piacere di mangiare seduti sul letto con le gambe comodamente stese, guardando la tv e scegliendo il programma in completa autonomia.

In un anno di quieto sopravvivere sono riuscito a non stirare mai, indossando solo magliette e jeans. L’unica operazione di pulizia fatta in camera mia consisteva nell’ammucchiare nell’armadio tutto ciò che c’era in giro quando veniva a trovarmi la mia ragazza, che nonostante tutto alla fine mi ha anche sposato.

Poi tutto è finito, mi sono trasferito prima a Pavia, mi sono sposato, mi sono ritrasferito e non contento ho anche fatto un figliolo. Così ora sono in tre a dirmi cosa devo fare il mi figliolo, la mi moglie e quando viene a trovarmi anche la mi mamma.

Però ogni tanto quando la luna è alta nel cielo e una leggera brezza mi solletica il viso torna quella sensazione di libertà e sembra quasi che il vento mi sussurri in un orecchio “come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te”…

Come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te

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