Luminara

Stasera a Pisa ci sarà la luminara di San Ranieri. I lungarno si spengeranno e dalle finestre illumineranno la notte migliaia di ceri e lumini.

Ci sono delle mattine in cui la nostalgia arriva, te la trovi accanto come un’amica che ogni tanto viene a trovarti e ti racconta le sue storie, storie viste dai tuoi occhi, un passato condiviso, a volte filtrato e distorto da quello che vorresti fosse stato.

I bei ricordi fanno così, si addolciscono con il tempo, acquistano sfumature e ogni volta che li guardi sembrano più belli della volta precedente.

Siamo così presi dai vortici delle nostre vite da dimenticarci la ragione, il motivo per cui ci affanniamo tanto. Le settimane volano via una dopo l’altra, una uguale all’altra. La sveglia, il viaggio, l’ufficio, di nuovo il viaggio e sei a casa che è gia sera.

Ti rendi conto che le parti più importanti della tua vita sono li, lo leggi nel sorriso di tuo figlio che si allarga quando ti vede, nella sua voglia infinita di giocare, di costruire mondi fantastici, cerchi di misurarlo con gli occhi e ti rendi conto che la maggior parte del suo tempo ti scivola via dalle mani.

E’ allora che ti chiedi il senso di tutto questo correre, ti senti schiavo delle tue aspettative, delle tue paure, ti rendi conto che le cose belle sono li, che forse ti sentiresti più realizzato a passare le giornate con tuo figlio, a scoprire il mondo insieme a lui, piuttosto che a dare la scalata al fantastico mondo dell’IT.

Se riesci a fermarti un attimo ad ascoltare puoi provare a guardare il mondo attraverso i suoi occhi, puoi farti raccontare dove va a finire il sole, scoprendo che lo fa sorgere lui dalla sua pancia per illuminarti la strada quando vai a lavorare, puoi ritrovare la capacità di entusiasmarti per le piccole cose, di lasciarti sorprendere da quanto possa essere semplice il mondo visto dai loro occhi, senza segreti, senza complicate leggi fisiche.

Lodi, il treno si riempie, è la realtà che irrompe nei miei pensieri, strappandomi alle mie riflessioni solitarie. Mi accorgo solo ora che l’aria condizionata è accesa, fa quasi freddo. Per chi viaggia in treno è normale, freddo la mattina e caldo asfissiante la sera.

Cerco elementi familiari nel paesaggio proiettato fuori dai finestrini, ma non è facile avere punti di riferimento in questa campagna piatta che si ripete tutta uguale. Sembra quasi uno di quegli sfondi che usavano nei film in bianco e nero per dare il senso del movimento.

Chissà! forse una mattina sentirò la voce del regista che urlerà “buona la prima” e tutti ci alzeremo soddisfatti del nostro lavoro. Gli attrezzisti inizieranno a smontare i fondali, le comparse si ripasseranno le loro parti e io dovrò cercare il mio copione per sapere cosa mi aspetterà nelle prossime scene.

Il vagone vibra, sembra quasi che stia per rompersi, quando fa così mi viene da chiedermi se sia veramente in grado di sopportare questa velocità.

Forse farei meglio a dormire, mi sembra che la matassa dei miei pensieri sia composta da migliai di fili colorati. Quando inizio a seguirne uno non so mai di che colore sarà il successivo. Capita a volte di partire con giallo intenso per passare ad un rosso e poi ritrovarsi con un nero.

E’ impossibile conoscere la sequenza dei colori, spesso non riesco nemmeno a decidere con quale partire. La matassa è li e inizia a dipanarsi da sola, vedo un filo che esce e lo seguo, senza sapere quanto sarà lungo, se si srotolerà senza rompersi, se ci saranno dei nodi e quanti altri fili ci saranno attaccati alla sua fine.

Rogoredo, il filo si è rotto e ne riparte un altro, ormai siamo quasi arrivati, guardo la traccia blu dell’inchiostro sulla pagina, la fotografia dei miei pensieri e cerco di leggere sul mio copione cosa mi aspetta per la prossima scena…

Luminara

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