Il cappuccino perduto

Eccomi di nuovo sul treno, anche se avevo deciso di farmi tutto agosto in macchina alla fine il richiamo delle ffss è stato più forte.

La scusa ufficiale è stata l’aumento del traffico con la conseguente difficoltà a trovare parcheggio, ma la verità è che mi mancavano i viaggi in treno, mi mancava il gelo condizionato della mattina, il caldo sahariano della sera, l’odore di decomposizione e il sudiciume delle carrozze, la mancanza totale di informazioni e sopratutto i ritardi.

Così stamattina mi sono alzato alle sei per prendere il regionale delle sei e quarantatre: arrivo in stazione e vedo che il mio treno è segnalato con mezz’ora di ritardo. Il vecchio me a questo punto avrebbe iniziato un mantra interiore di bestemmie purificatrici, invece il nuovo me fa spallucce e decide di approfittarne per fare colazione in attesa del regionale delle sette e zerootto.

Così vado al bar della stazione e ordino cappuccino e brioche. Addento soddisfatto la brioche alla marmellata e chiedo il cappuccino al barista, intanto vedo un treno arrivare sul binario tre, essendo le sei e quaranta non può essere quello delle sei e quarantatre, che ha mezz’ora di ritardo, ma nemmeno quello delle sette e zerootto, do un altro morso dubbioso alla brioche quando dall’altoparlante una voce umana, quella sintetizzata deve essere in ferie, annuncia che il treno delle sei e quarantatre è in partenza dal binario tre.

Cazzo! Esco dal bar senza aver neanche visto il cappuccino e corro verso il binario, intanto il vecchio me ha sputato in faccia al nuovo e sta cantando allegramente la sua litania di bestemmie. Alla fine, grazie alla ferrea preparazione fisica e mentale a cui mi hanno sottoposto quando ero alla tana delle tigri, riesco a prendere il treno e mantenere l’autocontrollo.

Adesso sono comodamente seduto nel mio seggiolino azzurro-marrone chiazzato di macchie di cui è meglio non sapere l’origine e mi conforta il pensiero che in un paese come questo, dove non hai punti di riferimento, dove non puoi fidarti delle promesse di nessuno ci sia un punto fisso, un faro nella nebbia, le nostre care, vecchie, disastrose ferrovie dello stato.

Puoi stare un giorno, una mese o un anno senza prendere un treno e hai comunque la certezza che quando lo prenderai di nuovo non sarà cambiato niente, perché qui alle ffss non funziona un cazzo ma non funziona bene…

Il cappuccino perduto

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