Il Gòmito

Stanotte alle 4 una voce disperata è venuta a ripescarmi nelle nebbie dei miei sogni, una voce disperata che chiamava babbo, così con i tempi di reazione tipici di un bisonte sotto anestesia mi lancio verso la sua cameretta e lo trovo seduto sul lettino con il suo bruco verde e la copertina stretti al petto.

Li per li penso che si sia fatto la pipì addosso, allora lo porto in bagno, mi sembra che sia tutto in ordine, ma il cervello è ancora steso sul cuscino e fatica a mettersi le ciabatte per seguirmi. Appena entrati in bagno Lorenzo inizia a vomitare, da una prima boccata centrando un angolo del tappeto, il cervello si mette le ciabatte e si veste in un attimo, cerco di farlo arrivare al water ma lui si spaventa e inizia a chiamare la mamma mentre gira in tondo.

Io cerco di calmarlo e in tutta risposta arriva la seconda boccata che centra l’angolo opposto del tappeto, lui si agita ancora di più piangendo, arriva anche la mamma, per un attimo riesco ad orientarlo verso il water ma la terza boccata arriva inesorabile cadendo sulle piastrelle fra il tappeto e il water stesso, per lo meno questa è fuori dal tappeto penso.

Lorenzo si divincola e via un’altra boccata che va a finire a metà del tappeto e colpisce di striscio il cesto della biancheria sporca. Alla fine in due riusciamo a calmarlo, si fa per dire, visto che continua a piangere e chiedere scusa.

Alla fine il bagno sembra un campo di battaglia, ci sono chiazze di vomito sparse ovunque, Lorenzo piange e non vuole farsi togliere il pigiama perché dice che se se lo leva gli viene ancora il gòmito, con calma e pazienza riusciamo a rivelargli la mistica verità che non c’è nessuna correlazione fra il togliersi il pigiama chiazzato di vomito e il vomito stesso, si convince e si lascia mettere un pigiama pulito.

Mia moglie lo porta nell’altro bagno a fargli lavare i denti per togliergli il saporaccio di bocca e io rimango li, solo, con le chiazze sparse a macchia di leopardo, devo togliere il grosso dal tappeto. Mentre inizio a rimuovere pezzi di cibo semi digerito che mi osservano tristi, sento che i resti della cena che ancora sopravvivono nel mio stomaco iniziano a gridare, anche io, anche io, voglio uscire pure io.

Nonostante tutto riesco a portare a termine il gravoso compito, i resti della mia cena si mettono l’animo in pace e attendono che i succhi gastrici semi addormentati gli diano il colpo di grazia.

Vado in camera, mentre mia moglie da lo straccio in bagno e trovo Lorenzo seduto sul lettone, bianco come un cencio, con la sua copertina e il suo bruco verde, mi guarda e con le lacrime che gli inumidiscono gli occhioni mi dice “mi dispiace” e una fitta di struggente pena mista a dolcezza mi attraversa, credo che sia quella cosa che i dizionari riportano sotto la voce “amore”. Mi siedo accanto a lui e gli spiego che non deve scusarsi perché non è colpa sua, a tutti capita di gòmitare quando non stanno bene, l’unica cosa di cui ha bisogno è solo qualche ripetizione per riuscire a centrare il water.

Guardo la sveglia, sono quasi le cinque, fra meno di un’ora mi dovrò alzare, mi stendo, Lorenzo dorme già e il suo bruco mi osserva con quello sguardo fisso e ammiccante, quasi voglia dirmi che nonostante tutto ho fatto un buon lavoro, gli sorrido di rimando anche io e provo a dormire che affrontare le ffss stanchi non è una cosa da tutti.

Il Gòmito

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