lug 272010

Io oggi vorrei ringrazià ‘na persona cara
Un visino d’angelo, du’ occhioni verde-grigio
La ‘onoscete tutti, la mi ‘ognata Lara
Perché da quando c’è lei ir mi fratello mi sembra topo gigio

Io me lo ri’ordo fin da piccino,
quando bestemmiava tirando la pesca nelle mattonelle
li in cucina proprio sotto il lavandino,
ritto in piedi serio, serio con l’espressione da ribelle.

O quando si rimpiattò ner sottoscala quatto, quatto,
con un paio di zorfanelli e du’ fogli di giornale,
deciso a provà cosa succedeva se d’un tratto
accendeva ir foo e se la svignava sulle scale.

Perché lui in corpo sembrava c’avesse l’argento vivo.
Quando nacque lasciò a malapena ir tempo a mi ma’ d’arrivà in ospedale
e a otto mesi telava via che io a stagni dietro un ci ‘omparivo.
Mi riordo ancora la foto insieme a lui con la su gambina torta che per un fallo scappa lo stringevo fino quasi a fagni male.

Alla mi mamma quante glie n’ha fatte passà!
Anche se a di’ ir vero lei i conti l’ha sempre pareggiati
e spesso la mi pora nonna ner mezzo si doveva infilà
per evità che si venisse tutt’e due picchiati.

Perché lui bisogna dillo è sempre stato genoroso
e per divide le legnate e le responsabilità
ha sempre provata a dammi la ‘orpa quer tignoso
e io bischero me la pigliavo e ar su posto ne volevo anche toccà.

Insomma un si faceva mancà proprio niente,
si buttava dalle finestre, si faceva arrotà dalla figliola der Giuntini,
andava a di a brutte e befane quello che pensa la gente
e poi quando si sciagattava pe’ la terra si riarzava e andava dar Benini

Ma crescendo, cor passà dell’anni, si dette una ‘armata
di quella peste scatenata che faceva tribolà tutti un ne rimase segno,
tanto che se un si fosse visto co’ nostri occhi si sarebbe detto che un ci fusse mai stata,
ir bimbetto scatenato aveva lasciato ‘r posto all’ingegneri tutta carma e ‘ngegno.

Tanto ir primo era stato agitato quanto ‘r se’ondo posato
e a parte quarche botta di vita ogni morte di Papa
se ne stava tranquillo in casa chiedendo ar mondo d’un esse disturbato,
che tentà di portallo a ballà o a be ‘na birra era come volè cava ‘r sangue da ‘na rapa

Poi un giorno è cambiato di botto senza avvisare.
Me la ri’ordo come fusse ora quella mattina d’aprile inortrato,
ero in casa di mi mà e si doveva andà a Bibbona per vedé la ‘asa ar mare,
entrò pimpante sartellando, mi guardò e disse allora quando si parte? Tutto garvanizzato.

Eh si sà l’amore quando arriva arriva, si ferma li e ti sorprende.
Un chiede permesso, un bussa alla porta, un’avverte.
Un giorno t’attraversa la strada e la tu vita un’è più tua perché lui se la prende
e te ti ritrovi con la testa fra le nuvole a pensà a quanto sta’ con lei ti diverte

E’ così, il mi fratello s’è proprio innamorato
e l’amore l’ha illuminato come un arbero di natale pieno di stelle,
ha infilato la su spina e co’ ‘na scossa l’ha rianimato
riportando a galla quer bimbetto con lo sguardo furbo da ribelle.

Oggi è cor cuore cormo di gioia che lo vedo ‘ncomincià na nova vita,
perché so che niente lo rende più felice di quello scricciolo biondo
che se l’è trascinato dietro in questa partita
e da fratello a fratello non posso che auguravvi tutto ir bene der mondo…

Capannoli 5 Giugno 2010

lug 242010

Anche quest’anno sono stato a fare un po’ di mare a Marina di Bibbona, così giusto per rilassarmi e recuperare la tranquillità necessaria ad affrontare i nemici quotidiani, FFSS in testa a tutti.

Naturalmente anche in ferie la mia ferrea disciplina e gli anni di allenamenti alla tana delle tigri hanno giocato un ruolo fondamentale e mentre io mi rilassavo non lo facevano i miei sensi sempre all’erta.

Mi stavo ritemprando immerso nell’acqua insieme a Lorenzo, tentando di fargli capire, tramite esempi pratici, il comportamento di un corpo gassoso che viene liberato nell’acqua, quando il mio udito soprannaturale capta delle urla, Help, Help, Help, cerco di capire da dove provengono e vedo un giovane uomo teutonico con due bimbi con delle tavolette, altrettanto teutonici che si sbracciano ad un centinaio di metri dalla riva.

Veloce come un computer di ultima generazione il mio cervello entra in azione e analizza la situazione, uno dei bambini deve essere in difficoltà bisogna agire, in un’attimo il mio istinto da berretto verde prende il comando, dico a Lorenzo di restare dov’è e mi tuffo, poi con la grazia di un delfino affaticato da anni di abusi di alcool, affettati e pastasciutta, mi dirigo verso il terzetto in difficoltà.

Finalmente raggiungo gli incauti turisti, sono vicino al bambino, afferro la sua tavoletta per aiutarlo ma il piccino mi guarda spaventato, poverino deve essere sotto choc, molto probabilmente è lui quello in difficoltà. Mi volto verso il padre per rassicurarlo spiegandogli che non sono aquaman ma un cittadino qualunque che con sprezzo del pericolo e abnegazione si sacrifica per il prossimo, però pure questo mi osserva con un’aria fra l’incredulo e lo spaventato dicendomi “no, no stavamo salutando”.

Mi viene il dubbio che il mio raffinato udito bionico non funzioni poi così bene, molto probabilmente non stavano urlando Help, ma qualche altra parola scandinava che gli assomiglia, maledette lingue nordiche.

Così facendo finta di niente mi allontano e torno da Lorenzo, che mi chiede “Cosa è successi babbo?”, “Niente Lorenzo sono solo dei bimbi che giocano”

lug 162010

Le 17 di un caldo pomeriggio di luglio…

Oggi fa proprio caldo, come la lava

Come la lava?

Si come la lava, anzi come l’olio bollente, anzi come la lava con sopra l’olio bollente.

Esagerato, questo caldo è per il sole.

Il sole, è vero, perché ci riscalda?

Il sole è una stella che ci manda i suoi raggi.

Una stella? Io credevo che fosse un cerchio pieno di candele accese…

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