La visita (Il risveglio)

Il suono si fece strada lacerando la coltre del sonno, lo squillo aumentò d’intensità strappandomi al nulla che mi aveva inghiottito. Cercai di allungare il braccio per alzare la cornetta, era incredibilmente pesante, con uno sforzo riuscì ad afferrarla ma le dita non fecero il loro dovere e quella cadde sul tappeto. Potevo sentire la voce registrata che, insieme ad una musichetta insopportabile, mi avvisava che era giunta l’ora di svegliarsi.

Rimasi immobile nel letto, non riuscivo a formulare nessun pensiero coerente, la testa mi faceva male: un pulsare sordo spezzava la linea delle mie idee, non riuscivo a riprendere coscienza fino in fondo. Le palpebre rifiutavano di obbedire all’ordine impartito dal cervello e continuavano a serrare gli occhi per regalargli ancora qualche istante di buio. Era come se le parti del mio corpo si fossero ribellate al loro aguzzino, le dita che mancavano la presa, le palpebre che restavano chiuse, la mascella serrata che sembrava voler stritolare i denti. Vista dall’esterno la scena doveva sembrare assurda, un corpo avvolto nelle lenzuola in lotta con se stesso, scosso da tremiti, ma comunque immobile, in balia della rivolta interna dei suoi organi.

Non so per quanto tempo rimasi in quello stato, ma alla fine le mascelle rassegnarono la resa aprendosi con uno schiocco e mollando la presa sui denti, piano piano ogni altra parte tornò a recitare il suo ruolo, obbedendo agli ordini impartiti attraverso le terminazioni nervose. L’unica cosa che era rimasta costante per tutto il tempo era il dolore alla testa, provai a muoverla, ma non c’era niente da fare, sia che la voltassi a destra, a sinistra o che rimanessi immobile, il martello interno alla tempie continuava il suo lavoro di demolizione della scatola cranica. Con uno sforzo disumano riuscì a mettermi su di un fianco e a far penzolare le gambe oltre il bordo del letto. Ormai il più era fatto, adesso bastava tirarsi su. Ma ancora una volta volontà e azione si divisero e rimasi steso su di un fianco, come un insetto arrovesciato che aspetta solo la fine.

Dovevo reagire in qualche modo, chiusi gli occhi e mi concentrai solamente sui miei movimenti, spingendo e tirando cercavo in ogni modo di alzarmi, annaspando con le braccia come un nuotatore in preda ai crampi. Alla fine mi ritrovai seduto sul letto, gli occhi fissi sulla cornetta da cui continuava ad uscire la musichetta della sveglia. Adesso non dovevo far altro che mettermi in piedi e prepararmi, visto che mi aspettava un lungo viaggio.

continua…

La visita (Il risveglio)

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