Febbre

Si sentiva come in uno stato di grazia, era difficile da spiegare ma i pensieri fluivano in modo diverso, tutte le sue percezioni erano alterate, i suoni, i colori, i sapori, erano come avvolti e filtrati da un caldo bozzolo.

Era come vivere ad una frequenza diversa, in cui tutto sembrava più vivido e allo stesso tempo sfocato. Riuscire a mantenere una linea di pensiero coerente era difficile, ma il bello stava proprio li, i suo pensieri arrivavano in un caos turbinante, si inseguivano, dandosi il cambio in quello che sembrava un guazzabuglio senza senso ma che, ad una più attenta analisi, si rivelava un disordine logicamente organizzato.

Pensare alla sua prima volta in aereo e poi ritrovarsi di colpo per le strade buie di una città sconosciuta, inseguito da qualcosa di orribile, qualcosa che non vedeva ma sapeva essere li, non era un salto illogico ma un collegamento vissuto sul filo della paura, lui aveva il terrore di volare, quindi la cosa era perfettamente logica.

Così i suoi pensieri lo portavano in giro nello spazio e nel tempo, immagini della sua infanzia si mescolavano con quelle del suo presente e di uno, cento, mille immaginari futuri possibili. Mondi fantastici e creature mai viste prendevano forma e si dissolvevano nello spazio di un battito di ciglia.

Era affascinato da questo incedere, non riusciva a smettere di seguire i suoi lucidi deliri, alcuni erano così spettacolari che avrebbe voluto avere il tempo di scriverli su carta, perché sapeva che dopo qualche istante se li sarebbe dimenticati e gli sarebbe rimasto quel sottile rimpianto di aver perso delle idee grandiose. Ma il flusso era indomabile, non gli si poteva chiedere di attendere un attimo, di aspettare, lui doveva andare avanti per la sua strada.

Una volta ci aveva anche provato, aveva preso la prima penna a portata di mano e aveva iniziato a scrivere, ma era stato come provare a rallentare una folla di donne impazzite all’inizio della stagione dei saldi, il suo cordone di sicurezza aveva ceduto subito e mentre cercava di scrivere il primo pensiero questi si era già trasformato e diramato in altre mille direzioni.

Quella era la sua droga, non riusciva a farne a meno, quella sensazione di vivere a metà fra il sogno e la realtà in una terra di confine, lo rendeva ebbro di felicità, per lui era come affacciarsi su di un mondo sconosciuto di cui percepiva solamente l’esistenza.

La porta si spalancò di colpo, il viso allegro e rubicondo del piccolo primario gli sorrise attraverso la stanza

– Allora come andiamo oggi? – Disse rivolto più che altro a se stesso e prese a sfogliare la cartelletta – 39 e 3 direi che è già un miglioramento rispetto ai 41 e 4 con cui è arrivato ieri –

– Si non c’è male – rispose lui con la voce impastata dalla febbre.

– Questa è già la terza volta, quest’inverno, che mi arriva qua con un febbrone da cavallo, mi viene quasi il sospetto che lo faccia apposta, ma che senso avrebbe ammalarsi di proposito?

– Già non avrebbe proprio nessun senso – e mentre lo diceva un sorriso da bambino nella bottega di giocattoli gli si dipinse sulla faccia.

Febbre

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