La visita (al pub)

La visita (la cameriera)

Ancora una volta i ricordi arrivarono come un’ondata. Immagini confuse della sera precedente mi ballavano davanti agli occhi, era come dover ricostruire un puzzle senza essere sicuri di avere tutti i pezzi. Lentamente le scene iniziarono ad allinearsi, era come se il film impazzito che mi veniva proiettato in testa avesse ritrovato la sua naturale velocità.

La cosa inquietante era che vedevo quello che mi succedeva, come un qualsiasi spettatore, ero fuori dal mio corpo e mi osservavo: avanzavo barcollando per la strada, sembrava quasi che stessi seguendo un percorso invisibile che solo io potevo vedere. Fortunatamente la strada era quasi deserta e i pochi passanti riuscivano ad evitarmi senza problemi, dai locali che fiancheggiavo una marea di suoni diversi si riversano nella notte mescolandosi e coprendone il silenzio.

Alla fine voltai bruscamente a destra e mi infilai in una delle tante porte aperte, l’atmosfera all’interno era buia e fumosa, la gente si accalcava lungo il bancone cercando di far sentire la propria ordinazione sopra alle altre. Mi feci largo spintonando e strattonando, ogni volta che urtavo qualcuno biascicavo frasi incomprensibili di scuse, gli sguardi carichi di odio si stemperavano vedendo i miei velati dai drink che dovevo aver già bevuto.

Lentamente riuscì a guadagnarmi un posto in prima linea, appena raggiunto il bancone iniziai a gridare – Un  Mojito – con tutto il fiato che avevo in corpo, i miei vicini di gomito mi lanciarono occhiate di fuoco, ma questo non bastò a scalfire la mia voglia di bere. Le mie urla scomposte sovrastavano tutte le altre, tanto che il barman si voltò verso di me facendomi cenni per indicarmi che aveva capito.

Rassicurato sulla preparazione del mio drink iniziai a voltare la testa per vedere meglio il locale, le pareti erano senza intonaco e appesi in ordine sparso vi trovavano posto quadri che ritraevano scene campestri e attrezzi agricoli. Ampie travi in legno attraversavano il soffitto, da queste si staccavano in linee ordinate una serie di faretti che percorrendo una lunga esse ricoprivano tutta la superficie della stanza.

La luce riusciva a malapena a filtrare attraverso la coltre di fumo che impregnava l’aria del locale. Il bancone occupava per tutta la sua lunghezza la parete che si trovava a fianco dell’entrata. Dietro di esso il barman si muoveva con gesti sicuri e misurati, come se non avesse fatto altro dal giorno della nascita, sembrava che bottiglie, shaker e bicchieri fossero un estensione delle sue braccia.

Depositò il bicchiere sopra il legno davanti a me e subito riprese a trafficare con le sue bottiglie per accontentare gli altri clienti. L’inquadratura strinse sul bicchiere, potevo vederlo chiaramente, era pieno fino all’orlo, una mano lo prese e iniziò ad alzarlo lentamente, il suo bordo percorreva lo spazio che lo separava dalla mia bocca. All’improvviso la scena si bloccò e il bicchiere rimase sospeso a mezz’aria, la pellicola si era inceppata di nuovo, la scena iniziò a dissolversi gradualmente e dagli squarci iniziarono a far capolino pezzi della stanza in cui mi trovavo.

continua…

La visita (al pub)

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