La visita (verso il bagno)

La visita (al pub)

Ero in piedi, senza nemmeno rendermene conto avevo percorso metà dello spazio che separava il letto dalla porta del bagno, non avevo idea di quanto tempo fosse passato, ne di come avessi fatto a mettermi in piedi, ma in fin dei conti non me ne importava, tutto quello che volevo era farmi una doccia.

Le cose, però, non erano così semplici, le parti del mio corpo erano di nuovo in sciopero e io mi ritrovavo bloccato nel bel mezzo della stanza, senza riuscire a muovermi ne avanti ne indietro. Forse stavo davvero male, forse qualcosa aveva iniziato a rompersi all’interno della mia testa, magari una piccola vena difettosa, forse un’emorragia, forse fra un po’ sarei stramazzato al suolo in preda alle convulsioni.

La paura iniziò a farsi strada partendo dal centro dello stomaco, attraverso le viscere e salendo su, fino al cervello. Nuovamente iniziarono ad arrivare le immagini. Questa volta però non erano ricordi, erano visioni del futuro, un futuro prossimo, immediato, un futuro che non ci sarebbe stato. Vedevo me stesso steso sul pavimento fra il letto e il bagno, immobile, la pelle livida, un espressione di terrore dipinta sul volto. La bocca semiaperta in un ultimo disperato tentativo di chiedere aiuto.

Di nuovo la realtà squarciò il velo della fantasia, adesso ero vicino alla porta del bagno, e stavo camminando lentamente, finalmente i piedi si muovevano, ero affascinato dal loro movimento. Su la gamba e giù il piede, su l’altra gamba e giù l’altro piede, avrei potuto continuare a farlo per l’eternità, su la gamba, giù la gamba, ancora e ancora.

Mi sentì rincuorato, avevo qualcosa che mi legava alla realtà, un semplice movimento fatto senza nemmeno pensarci mi stava restituendo alle cose vive, mi stava dicendo che ero sveglio e che non c’era nessun fantasma.

Entrai nel bagno, intenzionato a farmi una lunga doccia, ma appena i piedi toccarono le fredde piastrelle del pavimento mi bloccai di nuovo, le ginocchia si piegarono e mi ritrovai a terra, appoggiato sulle mani. Nell’istante in cui queste presero contatto con il pavimento, la bocca si spalancò e restituì la cena della sera precedente, accompagnata dai numerosi drink che l’avevano seguita. Fui scosso da violenti conati di vomito, nello sforzo di svuotarmi gli occhi tentarono di uscire dalle orbite e grosse lacrime presero a scendermi lungo il viso, il pulsare sordo nella testa aveva aumentato improvvisamente la sua intensità.

Anche se svuotato del suo contenuto, lo stomaco continuava a contorcersi e a spingere come se avesse voluto sputare fuori tutto il marcio che si era accumulato negli anni. Eliminata la parte organica adesso stava tentando di espellere le immagini, i ricordi, i pensieri, un’epurazione totale della mia anima stava cercando di passare dalla bocca, per un istante ebbi la certezza di vedere voci, suoni e scene del passato prendere forma e uscirmi dalla bocca spalancata. Un ultimo lungo conato mi soffiò fuori tutta l’aria dai polmoni, le mani persero il loro attrito con le piastrelle e mi ritrovai steso sopra il mio stesso vomito.

Nella mia testa era scoppiata la terza guerra mondiale, i neuroni dell’emisfero destro erano entrati in conflitto con quelli dell’emisfero sinistro, la parte razionale aggrediva la fantasia, i due eserciti si stavano fronteggiando senza esclusione di colpi. Gli scontri erano al culmine: bordate di artiglieria pesante mi stavano demolendo le tempie, l’aviazione ronzava sganciando le sue bombe su tutta la superficie disponibile, gli occhi si erano arrovesciati all’indietro per cercare un riparo dalla furia della battaglia, le mani, fuori da ogni controllo, cercavano appigli nell’aria.

Ormai ne ero certo, dovevo avere un emorragia cerebrale, stavo morendo, il mio cervello stava morendo, annegato nel mio stesso sangue. D’improvviso la battaglia cessò, così come era iniziata, aviazione e artiglieria si ritirarono e un velo di oscurità venne a dare sollievo agli occhi.

La visita (Virginia)

La visita (verso il bagno)

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