Il tocco

L’altro giorno ero a casa di mio fratello, e mi sono ritrovato a tenere in collo mio nipote Alessandro. È stata una sensazione strana ritrovarsi di nuovo tra le braccia un frugoletto di pochi kg. Ma ancora più strano è stato addormentarlo.

Dopo che ci avevano provato, senza successo, la nonna e la mamma, mi sono offerto io. Me lo sono preso in braccio e ho iniziato a cantargli No sound but the Wind.

Questa canzone mi ha sempre dato un senso di pace, e ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto se qualcuno me l’avesse cantata per farmi addormentare. Inoltre la cantavo sempre anche alla piccola sabotatrice e con lei funzionava.

È incredibile come la musica si porti dietro, indissolubilmente, immagini, sensazioni, ricordi. Per me questa canzone è la sensazione del calore di un corpicino abbandonato sulla spalla, del respiro pesante e regolare del sonno, del procedere lentamente avanti e indietro, del cullare dolcemente, della penombra.

Un mondo ovattato in cui lasciarsi andare al sonno, abbandonandosi al suono della voce, affidandosi alle braccia di chi ti vuole bene, con la tacita promessa che sarà ancora lì quando riaprirai gli occhi.

È così, alla fine, Alessandro si è lasciato andare addormentandosi sulla mia spalla, rendendomi uno zio orgoglioso che ha ancora il suo tocco…

Il tocco

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