Finché la barca va

Come già detto in un precedente post, sono stato a teatro a vedere Migone, ad un certo punto dello spettacolo il buon Paolo ha citato Orietta Berti in merito alla sua hit più famosa, che tutti sicuramente conosco, e di cui vado a riportare uno stralcio

Finché la barca va, lasciala andare, finché la barca va, tu non remare, finché la barca va, stai a guardare, quando l’amore viene il campanello suonerà.

E lì mi si è accesa la lampadina, io ho sempre pensato che fosse solo una stupida canzonetta d’amore e invece è un inno all’italico degrado, un mantra della decadenza, un incitamento all’autodistruzione.

Non fa altro che raccontare quello che abbiamo fatto negli ultimi quarant’anni, siamo rimasti immobili ad assistere alla barca che navigava in acque sicure, convinti che sarebbe andata avanti all’infinito senza bisogno di fare nulla, se non stare a guardare.

Però il mare non è stato a guardare, si è ingrossato, con il passare del tempo le onde si sono fatte sempre più alte e la barca ha iniziato prima a dondolare, e poi ad andare sotto. Allora ci siamo decisi a prendere dei secchi per provare a ributtare fuori l’acqua che entrava, solo che i nostri secchi erano bucati e la barca faticava sempre di più a tenere la rotta.

Adesso siamo qui, su questa barca mezza affondata, sperando che arrivi un capitano in grado di riportarla in acque sicure, perché a noi, nonostante tutto, finché la barca va ci piace starla a guardare.

Finché la barca va

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