Sono le 7 e 40 e siamo ancora fermi in stazione a Piacenza, cosa c’è di strano? Che questo treno avrebbe dovuto partire alle 7 e 8. Ora la cosa veramente interessante è il motivo per cui non siamo partiti e cioè mancanza del personale. Ma veniamo ai fatti:

Il treno arriva in stazione alle 7 e 8 con i vagoni di testa completamente vuoti e le luci spente. Un cattivo presagio percorre come un vento gelido la folla di pendolari in diligente attesa sul marciapiede. Mi si ferma davanti proprio la porta del vagone, che botta di culo, peccato che non si apre, tutti corrono verso i vagoni centrali, parte la prima salva di bestemmie.

Nonostante tutto riesco a trovare posto a sedere, nelle poltroncine dall’altra parte del corridoio ci sono due dipendenti di questa fantastica azienda che sono le FFSS. Passano 10 minuti e il treno è ancora fermo, il cattivo presagio si sta pian piano trasformando in una certezza. Uno dei due ferrovieri telefona, i passeggeri smarriti pendono dalle sue labbra:

“Pronto, si, sono un collega, volevo sapere se ci sono problemi…” la tensione all’interno del vagone sale “capisco…”, “quanto seri?…” il ferroviere chiude la conversazione, guarda la sua collega “cerchiamo un altro treno, porca ma…..”, la bestemmia e l’accento lo qualificano pienamente come un mio corregionale.

Adesso la certezza si sta trasformando in panico. Gli occhi e le orecchie di tutti sono fissati sui due agenti provocatori. Finalmente un coraggioso viaggiatore esprime la domanda che è sulla bocca di tutti “ma questo treno parte?” “non si sa” è la laconica risposta del tipo, detta a mezza bocca mentre con la collega sta lasciando il vagone.

Quello è il segnale per l’inizio del caos, un pò come vedere il pilota dell’aereo buttarsi con il paracadute o il comandante della nave salutare i passeggeri attoniti da una scialuppa di salvataggio. La gente comincia ad agitarsi in preda all’incertezza e alla più totale assenza di informazioni. Sul binario si materializzano due agenti della polizia ferroviaria, un passeggero abbassa il finestrino, chiede informazioni e le informazioni arrivano:

Il treno non parte per mancanza di personale. Mancanza di personale? Come sarebbe mancanza di personale? E dov’è finito quello che l’ha portato qui da Parma? A quel punto notizie incontrollate si diffondono per i vagoni. Qualcuno dice che i ferrovieri sono stati rapiti dal fppi (fronte pendolari parecchio incazzati), altri insinuano il sospetto che i tagli della Gelmini siano stati dirottati sulle FFSS e il treno sia stato trasformato in un Parma-Piacenza per risparmiare, altri ancora azzardano l’ipotesi del famigerato guasto al materiale rotabile, in fondo il treno è arrivato con i vagoni al buio e le porte che non si aprivano.

Alla fine la vera ragione arriva come una secchiata di acqua gelida, il treno è fermo perché l’equipaggio terminava il turno di notte a Piacenza solo che manca il cambio….

Si dai ci sta, sono cose che possono succedere, mi ci vedo nella sala dei bottoni:

Piano lungo, macchinari e lucine che lampeggiano. Allora Mike tutto a posto? Certo Jim l’equipaggio smonta dal turno di notte alla stazione di Piacenza. Saranno li alle 07 e 08 ora locale. Però ho come l’impressione di aver dimenticato qualcosa di importante, c’è un dettaglio che mi sfugge, qualcosa di imponderabile. Maledizione Jim non riesco a capire cosa possa essere.

Stai tranquillo Mike vedrai che andrà tutto bene. Cazzo Jim l’equipaggio che deve dare il cambio, non c’è! Calmati Mike! Come potevi prevederlo che sceso un equipaggio ce ne sarebbe voluto un’altro per far ripartire il treno?

Lo so Jim, ma tutti quei poveretti sul treno che faranno tardi al lavoro, all’università, che perderanno le coincidenze! Non fare così Mike, vedrai che capiranno, nessuno avrebbe potuto prevedere una simile evenienza.

A quel punto il mitico dio cinghiale si impossessa di me e cerco di convincere la folla ad incendiare il treno e impiccare tutti i dipendenti delle FFSS presenti in stazione. Ma sono tutti presi a incrociare i dati dei ritardi dei treni successivi con la probabilità che tale ritardo aumenti, con il loro orario di arrivo in stazione, per capire quale gli conviene prendere.

L’impresa è talmente ardua che qualcuno tira fuori un portatile tantarobbacore con un programma di calcolo parallelo, ma neanche quello è in grado di portare a termine il calcolo. Alla fine il vagone si svuota, poi si riempie di nuovo, poi si svuota ancora, parte, non parte, sto per scendere anche io quando gli agenti ci assicurano che il treno partirà. Si vocifera che siano riusciti ad avere dei piloti Alitalia ad un prezzo stracciato.

Così dopo 50 minuti di attesa il treno inizia a muoversi alla volta di Milano. Alla fine arriviamo alle 9 e 10 e la galleria della stazione sembra quasi una bocca che ride di noi, delle nostre miserabili vite, sembra quasi dirci che per quanto ci battiamo non vinceremo mai contro le mille diaboliche risorse delle FFSS, e un brivido gelido mi corre lungo la schiena…

La mia banca è diversa recita un sorridente e pagato attore in un noto spot, anche se molto probabilmente dentro di se sta pensando “ma guarda te che cazzate mi tocca dì per portà a casa la pagnotta!”

Credo che chiunque in vita sua abbia avuto a che fare con una banca sappia quanto falsa sia quella affermazione.
In alcuni casi però questa frase può essere terribilmente vera.

Un paio di giorni fà, infatti, mi sono trovato nella necessità di dover fare un bonifico dal conto della mi moglie. Essendo io un uomo ipertecnologico ho accesso il mio portatile, mi sono collegato al sito dell’home banking, ho fatto tutto quello che dovevo fare, e solo quando sono arrivato a mettere la password dispositiva mi sono reso conto di non ricordarmela. Cazzo e ora?!

Devo telefonare in banca loro sapranno sicuramente aiutarmi. Così il giorno dopo telefono, l’impiegata è molto gentile ma sembra propio che l’unico modo di avere una nuova password sia quello di andare in banca. Questo è un problema visto che io lavoro a Milano e la mi moglie a Pavia. Però un attimo! Se non ricordo male nel palazzo dove lavoro c’è una filiale della banca. Perfetto basta che esca dieci minuti e il gioco è fatto!

Così ieri esco fiducioso dall’ufficio e vado in banca sicuro di risolvere tutti i miei problemi. Arrivo allo sportello e ci trovo un clone del maestro mazza, gli somiglia così tanto che mi viene quasi da chiedergli se è lui. Gli espongo il mio problema certo che il solerte impiegato pigerà due pippoli e mi risolverà immantinente il problema, in fondo siamo entrambi uomini tecnologici avvezzi all’uso del computer.

Sono già li pronto a memorizzare la nuova password quando il beota mi guarda come se fossi un alieno e mi dice “Non posso farlo deve andare dal suo gestore nella sua banca” vorrei fargli notare che quella è la mia banca! Però ho fretta e non ho tempo da perdere con un simile cialtrone, perciò sfodero un sorriso di circostanza e invece di prenderlo a selciate, come meriterebbe, dico “Un bonifico allora lo posso fare?” “ci mancherebbe” mi risponde con un sorriso altrettanto falso il villico “Riempia solo questi fogli”.

Carta, carta e ancora carta, siamo nel nuovo millennio circondati da tecnologie mirabolanti ma tutto passa ancora attraverso chili e chili di carta. Arreso alla brutalità e all’ignoranza di un sistema così antiquato compilo il foglio con tutti i dati necessari. Certo che alla fine il beota pigerà i pippoli per copiare tutto sul computer e mandare in esecuzione il mio bonifico, in fondo è solo un povero diavolo che cerca di fare il suo dovere.

Alla fine soddisfatto della mia opera la passo all’impiegato, questo mi guarda con il solito sorriso e dice “Perfetto adesso la mandiamo per posta a Castello così domani le faranno il bonifico”.

Per posta? per posta?! E perché non per piccione viaggiatore? O con il telegrafo? Ma roba da matti! Siamo nel 2008 quasi 2009 e in banca, nella banca che tiene in ostaggio i soldi della mi moglie, che ci tiene per i coglioni con un mutuo trentennale, per fare un bonifico da una filiale all’altra se lo mandano via posta. Non so perché ma in quel momento ho sentito un brivido freddo lungo la schiena e ho avuto l’immagine di me alla guida del titanic mentre grido alla mia famiglia “Tranquilli è solo un pezzo di acqua congelata”….

Eccoci ancora qua a parlare, indovinate di cosa?, ma delle fantasmagoriche FFSS e di chi altri se no?

Oggi ho fatto quasi tardi al lavoro, sono uscito un po di corsa per non rischiare di perdere il treno delle 18 e 20 e dover prendere il locale super sfigato dell’altra volta. Sono arrivato in stazione lanciatissimo e ho visto il regionale per Bologna in attesa sul binario 14, contento come una pasqua ho cercato un posto su uno dei vagoni di testa e mi sono seduto.

18 e 15 pronto alla partenza, mi metto le cuffie dell’aipod, prendo il libro e mi preparo alla solita ora, ora e dieci, ora e venti, ora e mezzo, chi lo sa quanto tempo ci può volere, speriamo di rivedere i miei cari, di viaggio.

Bono Vox canta “Walk on by Walk on through…” e io già mi vedo a casa steso sul divano mentre mi abbiocco davanti al televisore. Ma all’improvviso una vocina esce dall’altoparlante:

“Si avvisano i signori passeggeri che il treno regionale per Bologna partirà con 5 minuti di ritardo, si pregano i passeggeri di non allontanarsi dal materiale”

Frase sentita da tutti i passeggeri presenti sul treno.

Ora mi chiedo cosa voglia dire di non allontanarsi dal materiale, che materiale? E poi io care FFSS vado dove cazzo mi pare, ma guarda un pò, se io mi voglio allontanare dal materiale mi allontano. Alla fine, poi il treno è partito con i suoi 20 minuti di ritardo, si sa le FFSS sono così in gamba da poter fare la moltiplicazione dei ritardi…

Ebbene per chi pensava che la mia personale guerra con le ffss fosse finita ecco pronta la smentita.

Come tutti si saranno accorti, anche quelli meno svegli, settembre ha lasciato il posto ad ottobre e il cambio di mese ha portato anche al rinnovo dell’abbonamento per chi come me pendola.
A mia discolpa posso solo dire che ci ho provato a fare il biglietto in biglietteria, ma ogni volta c’era una coda chilometrica che usciva dalla stazione. E visto che li nell’atrio c’è una comoda macchina per fare gli abbonamenti mi sono detto: “Ma perché Io, uomo tecnologico che ha i nanodroidi nel sangue ed è in grado di dominare ogni macchina controllata da un computer, devo fare la fila come questi poveri pezzenti?”.

Così ho lanciato uno sguardo di disprezzo a quei poveretti in fila e mi sono avviato verso la macchina. Quando la gente si è resa conto che io avevo il coraggio di sfidare l’arcana tecnologia delle ffss, un brusio colmo di ammirazione si è levato da quella massa informe di penitenti in coda.

E così mi sono ritrovato faccia a faccia con il nemico. Seleziono la partenza, c’è solo Piacenza niente di più facile, poi seleziono la destinazione Milano, esce una schermata con scritto su quali treni posso usare l’abbonamento, ma io mi faccio beffe di lei, le rido in faccia, l’uomo tecnologico non ha bisogno di istruzioni, l’uomo tecnologico sa per intuito come funzionano le cose, e poi è tardi, sono stanco ed ho fame.

Arrivo al punto in cui devo pagare, 74 euri, cazzo! Il mese scorso ne ho spesi 68, alla faccia dell’aumento, pago e ritiro il mio abbonamento. Lo alzo sopra la testa come un trofeo di caccia, un nuovo brusio si alza dalla massa in coda. Posso vedere l’invidia lampeggiare nei loro occhi, anche se a ben guardare mi sembra più compassione, vorrei urlargli “vi rode che io abbia fatto l’abbonamento in 2 minuti netti”, ma l’uomo tecnologico è avulso alla logica esibizionista e competitiva che anima i poveretti, così ho voltato le spalle a tutti e me ne sono andato.

La mattina dopo mi sono alzato di buon ora per prendere l’intercity delle 7 e 30 per essere presto in ufficio, visto che la sera dovevo venire via alle 17. Incredibilmente il treno è in orario, mi viene quasi da piangere. Il viaggio procede tranquillo, siamo quasi arrivati a milano quando arriva il controllore.

Inizia il suo giro di controllo e quando arriva a quella seduta accanto a me le dice “Signora con questo non può prendere l’intercity deve pagare il supplemento”. La poverina si giustifica, balbetta una scusa, ma io so che ci ha provato, ha fatto la furba. Le lancio un occhiata di disprezzo. Io in quanto uomo tecnologico avvezzo all’uso di attrezzature elettroniche so bene che certe cose non accadono per errore, non c’è spazio per l’errore nella fredda logica delle macchine.

Ecco che finalmente il controllore chiede anche a me di fargli vedere il biglietto, pregusto già il mio trionfo, finalmente quello stolto si renderà conto che ci sono delle persone capaci di avvalersi dei mezzi che l’epoca moderna gli mette a disposizione, il controllore guarda il biglietto poi guarda me e mi dice “anche lei deve pagare il supplemento”

“Come devo pagare il supplemento?”, “Si con questo non si può salire sugli intercity sono 6 euro” “Ma, ma” provo a giustificarmi, ma lo sguardo accusatore del controllore mi inchioda al sedile, si legge chiaramente che sta pensando “Ci hai provato, volevi fare il furbo…”, così oltre ai 74 euri della sera prima devo sborsarne altri 6.

Quando arrivo alla stazione quasi non riesco a camminare dallo shock, ma come è possibile. Faccio due conti veloci con la mia mente lucida ed allenata: allora lo scorso mese ho fatto l’abbonamento in biglietteria, ho speso 68 euri e potevo prendere gli intercity, questo mese ho fatto l’abbonamento alla macchinetta ne ho spesi 74 e mi hanno fatto pagare un supplemento di 6 perché ho preso l’intercity.

Solo una mente avvezza a calcoli complessi come la mia avrebbe potuto notare questa sottile contraddizione, prendo il vecchio abbonamento e controllo le cifre, abbonamento base da Pontenure a Milano 60,90 euri, supplemento per salire sugli intercity 8 euri per un totale di 68,90 euri.

Quindi pallottoliere alla mano e considerando che con il nuovo abbonamento non posso prendere gli intercity la differenza sale a 13,10 euri. Se poi si considera che il vecchio abbonamento era da Pontenure che è ancora più lontano da Milano si può tranquillamente arrotondare a 14 euro. Adesso mi rimane solo da capire il perché di questa differenza, forse qualcuno dei miei nano droidi ha mandato in cortocircuito la macchina degli abbonamenti, o forse l’FFSS ha colpito ancora, appena posso devo passare in biglietteria per avere la spiegazione di questa differenza.

Due sere dopo si presenta l’occasione, sono in anticipo e non c’è nessuno in fila, il bigliettaio, molto probabilmente adesso anche lui avrà un nome figo del tipo addetto alla movimentazione cartacea dei documenti di viaggio, sta facendo delle pile di monetine, sembra quasi di vedere un croupier con l’artrosi.

Provo a chiedergli in termini gentili il perché della differenza di prezzo fra i due abbonamenti, lui mi guarda un attimo e poi abbassa di nuovo lo sguardo sulla sua pila di monetine. “E lei cosa l’ha fatto a fare il biglietto alla macchinetta”. Bella risposta del cazzo, mi verrebbe da rispondergli, dove vi addestrano al cottolengo!!!

Mi limito ad un “Che discorso è, ho fatto l’abbonamento alla macchinetta perché in biglietteria c’era una fila chilometrica e ero di fretta”, “Ma la macchinetta fa solo quello che le dice lei”. A questo punto ho la visione di me che mi trasformo nel Dio Cinghiale, divinità dalla pelle setolosa che infesta i boschi Toscani infilzando le sue prede con gli incisivi sporgenti ed affilati, e irrompo nella biglietteria distruggendo tutto ciò che mi capita a tiro.

Sento che il tono della voce mi si sta leggermente alterando. “Mi prende in giro? Ho capito che la macchinetta fa quello che dico io e io ho fatto l’abbonamento da Piacenza a Milano, quello che non capisco è perché questa volta l’abbonamento mi è costato 74 euro.” Sempre senza guardarmi, l’emissario del male bofonchia la sua risposta, “Appunto qui glie lo facevamo da Pontenure. Ma lei perché ha fatto l’abbonamento alla macchinetta? La macchinetta fa solo quello che le dice lei”

La visione è nitida vedo le zanne che artigliano lo scellerato e lo aprono dall’inguine fino alla gola, vendetta, tremenda vendetta…
Cerco di recuperare un battito regolare e una voce tranquilla, “Va bene ho capito, ma allora posso fare il supplemento per gli intercity?”, la mia sembra una richiesta normale, facile da soddisfare.“No non è possibile, se vuole prendere l’intercity deve fare un supplemento di 3 euro ogni volta”

Vedo il cinghiale sgonfiarsi lentamente fino a diventare un criceto sconfitto dallo strapotere del Dio malvagio e multiforme che porta il nome di FFSS. Abbacchiato e sconfitto lascio la stazione sconsolato, e solo allora capisco, capisco che la macchinetta è una trappola ben congegnata, che le file alla biglietteria non sono dovute all’incapacità e la lentezza, ma è tutto un diabolico piano per spingere gli ignari viaggiatori ad usare la macchinetta.

Perciò ricordate, tenete bene a mente queste parole ogni volta che usate una macchinetta delle “FFSS”

La macchinetta fa solo quello che le dice lei…

O forse dovrei dire Luciano Salce, ma siccome tutti conoscono Fantozzi allora uso il personaggio. Si perché i primi due Fantozzi sono geniali, una satira dissacrante del servilismo e delle cattive abitudini del popolo italico. Quello che però Salce non sa, essendo morto nell’89, è che neanche nelle sue peggiori previsioni avrebbe potuto immaginare a che punto saremmo arrivati.

Le cronache di questi giorni, di queste settimane, di questi mesi, sono così piene di esempi che c’è solo l’imbarazzo della scelta, però per non fare il solito comunista che parla male dei politici ho deciso di interessarmi solo di quello che tocca la mia sfera personale.

E iniziamo perciò con le FFSS le nostre gloriose ferrovie dello stato, ricordo con angoscia il periodo intorno al 2002-2003 quando pendolarizzavo fra Pavia e Milano, i disservizi, i ritardi, il riscaldamento acceso d’estate e l’aria condizionata d’inverno, i guasti al materiale rotabile, ma cosa cazzo è il materiale rotabile? Le rote? Le rotaie? come a dire che il Treno ha forato?

Ma veniamo ai giorni nostri, all’attualità a quello che posso vedere, al quotidiano pendolare fra Piacenza e Milano ormai routine di tutti i giorni dallo scorso 8 settembre. Naturalmente rispetto a cinque anni fa non è cambiata una bella sega, però a sostituire i guasti al materiale rotabile adesso c’è l’allegra vocetta che ti informa di quanto siano addolorate le FFSS del ritardo e di quanto si scusino per il disagio.

In quasi un mese di viaggio la volta che è andata meglio il treno è arrivato con 6 minuti di ritardo, ed è stato bello perché c’era gente che piangeva, che urlava dalla gioia, si abbracciava, sembrava quasi di essere ad una finale dei mondiali vinta dall’Italia.

E adesso arrivo al punto, al caso particolare a quello che mi ha visto spettatore passivo dell’ennesima cazzata o disservizio delle FFSS a scapito di poveri pendolari, e per questo devo riallacciarmi al post precedente. Si quello degli occhiali da sole.
Dopo essere uscito dal lavoro ho preso il locale che arriva fino a Piacenza, avendo perso per pochi minuti quello che arriva a Parma e che prendo di solito.

Prima di continuare è di fondamentale importanza dire che il treno in questione è uno di quei locali sfigati con le porte a soffietto che non hanno la maniglia di apertura.

Erano le 6 e mezzo, forse anche 6 e 40 quando è partito, naturalmente io c’avevo gli occhiali da sole perché volevo finire di leggere uno dei tanti libri che mi tengono compagnia durante il viaggio. Fortunatamente sulla carrozza c’erano le luci accese e nonostante gli occhiali da sole ci vedevo bene.

Come il treno ha cominciato a muoversi si sono spente tutte le luci tranne una, e visto che il sole stava iniziando a calare, e che io avevo gli occhiali da sole, la lettura ha iniziato a diventare difficoltosa. Nonostante le condizione avverse, però, non mi sono lasciato scoraggiare ed ho continuato a leggere.

Tutto è andato più o meno bene fino a quando non siamo arrivati nei pressi di Codogno e all’improvviso si è spenta l’unica luce rimasta accesa e siamo piombati nel buio. Dopo una veloce occhiata mi sono reso conto che anche i vagoni vicini erano senza luce. Arrivati a Codogno l’ultima persona che divideva con me il vagone è scesa e mi sono ritrovato solo.

E così eccomi li, solo, al buio e con gli occhiali da sole! Proprio una bella giornata di merda, ci manca solo che arrivi qualche brutto ceffo mi riempia di botte e mi porti via tutto, questo ed altri foschi pensieri si accavallavano nella mia mente, quando sento arrivare diverse persone a corsa, eccoci! Ci siamo! Sono del gatto.

Fortunatamente il gruppetto di scalmanati non ce l’aveva con me, ma con le mitiche FFSS, i poveretti, infatti, erano due o tre vagoni più su del mio e dovevano scendere a Codogno solo che quando il treno si è fermato le porte non si sono aperte, loro si sono messi a correre in cerca di una porta da cui scendere ma il treno è stato più veloce a ripartire.

In conclusione i 6 disgraziati sono stati trasportati fino a Piacenza, rallegrati dal fatto che il buon capo treno li ha assicurati che le FFSS non gli avrebbero fatto pagare il biglietto da Piacenza a Codogno (che signori).

Quasi dimenticavo, il treno è giunto in stazione con ben 15 minuti di ritardo: Ci scusiamo per il disagio…

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