ott 062012

Disclaimer, che vuol dire tipo che adesso vi avviso, questo post non ha nessuna valenza scientifica ne pretende di averla, perciò voi cari amici che vi pascete a Wikipedia e Focus non rompetemi i coglioni. Tra l’altro non ha neanche una valenza religioso spirituale, perciò anche voi cari amici che andate a suonare i campanelli per spargere il verbo, continuate a suonarli e non rompetemi i coglioni pure voi. Ecco!

Io questa cosa del Big Bang non è che l’abbia mai capita molto. Sembrerebbe che il nostro universo sia cominciato con un’immensa esplosione, che prima dell’esplosione ci fosse una massa gassosa informe, che poi è esplosa e ha generato l’universo.

Ma quello che tutti dovrebbero chiedersi è, chi ce l’ha messa la nube di gas lì? E com’è che è esplosa, nel senso che io posso anche mettere una nube di gas in un posto qualsiasi, che ne so in soggiorno, ma se nessuno gli da noia quella si fa i fatti sua e poi si disperde, al massimo asfissia i portatori del verbo incautamente introdottosi nell’appartamento per spiegarmi come salvare la mia anima dalle tentazioni del maligno.

Ma non divaghiamo, dicevo della nube di gas, secondo me li non c’è arrivata da solo ma ce l’ha messa qualcuno, ma chi? Tenete conto che qui si sta parlando della genesi dell’universo, un evento epocale, più della caduta del muro di berlino, della guerra mondiale, dello sbarco sulla luna, di Silvietto che da della culona intrombabile a noisappiamochi.

Quindi una decina di miliardi di anni fa o giù di li qualcuno ha messo una nube di gas dove prima non c’era nulla, anzi dove prima c’era il nulla e doveva essere un nulla pesante, imponente, assoluto, un nulla in cui non c’era la luce, non c’erano i rumori, non c’era neanche l’assenza tanto era nulla, un nulla cosmico.

E secondo me per mettere una nube di gas in quel nulla lì deve esserci voluto uno sforzo sovraumano, così sovraumano da essere divino e se tanto mi da tanto uno sforzo divino può provenire solo da una divinità.

Ecco l’ho detto, io sono convinto che quel gas, lì, ce l’abbia messo qualche divinità e poi, dopo avercelo messo l’abbia fatto esplodere, una fiammata e Big Bang, questo deve essere stato il rumore, non Bam o Bum o Pam ma Big Bang, da li il nome, come testimoniato da chi ha assistito all’evento.

Ora non so a voi, ma a me il gas, la fiammata, l’esplosione, qualcosa in mente la fa venire, a voi no? Io non posso fare a meno di immaginarmi delle divinità annoiate che non sanno come passare il tempo, in fondo sono loro e il nulla, quel nulla che ti scava dentro, che assorbe le idee, i pensieri, quel nulla in cui tutto si dissolve.

Ci fosse stato anche solo un autogrill dove farsi un panino forse l’universo non sarebbe mai neanche nato, invece c’era il nulla, il nulla e un’accendino ed ecco che una delle divinità suggerisce “Ragazzi si prova a dare fuoco ad una scoreggia?”, una cosa innocente, giusto per ingannare il tempo.

Solo che il gas che esce dal culo di un Dio non è come il nostro, è un gas divino, un grumo di mondi immaginati, compressi nello stomaco di un’essenza superiore, sparati fuori con gli avanzi gassosi del suo pasto, sparati su una fiamma di accendino che li incendia e li fa esplodere proiettandoli in tutte le direzioni.

Così alla fine l’universo potrebbe anche essere un’enorme scoreggia divina cha da tredici miliardi di anni si sta espandendo, e ad essere sincero a me, qualche volta, annusando l’aria il dubbio mi viene.

The Antlers – Kettering

Perché la musica non la trovi, è lei che ti viene a cercare, ti scova, ti si attacca addosso e non ti lascia scelta, ha le chiavi dei tuoi ricordi, delle tue sensazioni, delle tue emozioni.

Non si fa annunciare, arriva e basta e ti prende, ti rivolta, ti entra dentro, sa chi sei, sa come farti vibrare. Ogni nota un immagine, una sensazione, un ricordo.

A volte è dolce, a volte è ruvida, a volte è passionale, a volte è tormentata ma ogni volta è ugualmente diversa nel farti rivivere te stesso

Volevo esimermi dal commentare le parole di Cassano, percné in fondo non c’è proprio niente da commentare, ma non ce la faccio, è più forte di me. Però io non ce l’ho tanto con Cassano, sarebbe come prendersela con il gatto se gli lasci il pesce in tavola e lui te lo mangia.

Vogliamo parlare di Cecchi Paone? Quando è un po’ che non si parla di lui se ne esce con qualche dichiarazione sui Gay, Madonna fa vedé le puppe e ce l’ha con il Vaticano, lui parla dei Gay svelando segreti che farebbero impallidire Fox Mulder. Ognuno c’ha le su fisse.

In nazionale ci sono due Gay, e lui lo sa perché con uno c’ha avuto una relazione e gli ha fatto il nome dell’altro e inoltre ci sono anche tre metro sexual, che notiziona, strano che non ne abbiano parlato i giornali di tutto il mondo.

E vogliamo parlare anche di quei simpatici “Giornalisti” che fanno la domanda e poi ridacchiano in sottofondo ogni volta che Cassano dice Froci? Chi è peggio? Considerando che se sei una persona dotata di un minimo di intelligenza e fai una domanda del genere a Cassano non puoi che aspettarti quel tipo di risposta.

Cassano dalla sua ha l’incapacità di intendere e di volere l’ha detto anche lui “se penso quello che dico”, ha proprio usato queste esatte parole “se penso quello che dico”, perché anche lui si rende conto che il parlare, nel suo caso, è un processo involontario dettato da cause esterne e indipendenti dal suo pensiero.

Concludo con il pensierino della sera, ma secondo voi è possibile che Cassano abbia pensato da solo alla parola Omofobia?

apr 132012

E’ da dicembre che non scrivo niente di nuovo su Fraublucher, in realtà è da un po’ che non imbratto di parole questo spazio digitale.
Prima c’era il treno, Piacenza Milano e Milano Piacenza, ore da riempire, viaggi infiniti senza una durata precisa. C’erano il caldo, il freddo, lo sporco, la puzza, la calca, le grida, i ritardi, la maleducazione c’era la voglia di accorciare il tempo, di piegarlo, dissolverlo fra mille parole e note sparate nelle orecchie.

Poi all’improvviso il tempo ha iniziato a contrarsi a diminuire e allora è rimasta solo la musica, che quella te la puoi portare ovunque, attaccata alle orecchie, sparata dalla radio della macchina, trasmessa dal telefono, la musica che non ti chiede niente se non ascoltare e a volte neanche quello.
E così piano piano le parole se ne sono andate, prima solo alcune, solo quelle più difficili come appropinquarsi o encefalico e poi anche quelle più facili, hanno iniziato a scomparire, a nascondersi. Gli articoli si sono portati via le preposizioni, i soggetti sono diventati irreperibili e le frasi hanno iniziato a sciogliersi come neve al sole, diventando sempre più inconsistenti.

Così quello che un tempo sembrava un processo indipendente dalla volontà, una creazione autonoma della fantasia che ti avvertiva quando voleva prendere vita e giustificarsi nelle parole scritte si è spento piano, piano o forse si è solo addormentato. Magari è ancora li, da qualche parte, solo un po’ stanco, fuori forma, abbattuto da dosi massicce di realtà, forse ha solo bisogno di un suo spazio, di una sua dimensione, di ricominciare a credere che tutto è possibile, che ci sono storie che meritano di essere raccontate.

Storie di Elfi dagli occhi rossi, di chi cerca il vero amore in un disegno di un bambino, di chi non si sente più il cuore nel petto, di chi perde tutto in un soffio di vento, di chi si fa cullare e portare via da un bozzolo caldo di pura energia, di chi crede e crederà sempre nelle favole. Forse basta solo ricominciare ad ascoltare, tendere l’orecchio a chi vuole raccontarti la sua storia per diventare reale, per acquistare forma e sostanza, perché alla fine non c’è niente di più vero dell’immaginazione

ago 102011

In questi giorni il pensiero torna spesso al mio Babbo, alla sua espressione perennemente corrucciata, anche quando scherzava, tanto che a volte non capivi se diceva le cose sul serio oppure no.

E’ buffo come l’inizio di una nuova vita ti porti a pensare a quelle che sono già finite, a quelle persone così importanti che la sfortuna, il destino, le coincidenze o chissà quali altre forze ti hanno portato via.

Io credo che sarebbe stato un nonno fantastico, di quelli che perdono la ragione per i nipoti, impacciati nel fargli i complimenti ma che si sciolgono di fronte ad un loro battito di ciglia e mi piace pensare che adesso, da qualche parte, stia impazzendo di gioia per quella bambina che tanto avrebbe voluto avere.

Mi ricordo una volta, quando eravamo piccini, prese me e mio fratello e ci portò a camminare. Andammo verso Ponsacco, costeggiando Camugliano e poi per la via vecchia che porta a La Cava e di li verso Forcoli per tornare indietro a Capannoli passando sul ponte del Fanfani. Una passeggiata che durò diverse ore, ore passate a raccontarci storie e a rispondere alle nostre domande con quella sua voce calma e profonda da baritono.

Io guardavo quelle mano grande, enorme, callosa che teneva la mia e mi sembrava altissimo, un gigante. Un gigante che vegliava su di noi, un gigante infallibile che conosceva tutte le cose del mondo, un gigante capace di scacciare qualsiasi mostro e sconfiggere chiunque ci avesse voluto fare del male, un gigante che non ci avrebbe mai lasciato. E anche quando l’ho superato in altezza ho continuato ad avere l’impressione che lui, in qualche modo, fosse più alto di me.

Adesso vedo negli occhi di mio figlio lo stesso sguardo che c’era nei miei allora, la stessa cieca fiducia in un gigante buono che non sbaglia mai, che conosce tutte le risposte e che non lo lascerà mai solo ma sarà sempre pronto a giocare e ridere con lui.

Solo ora capisco il fardello che si porta sulle spalle ogni genitore, l’angoscia e la paura di non essere all’altezza, di tradire le aspettative di chi ti ama e ti considera un punto di riferimento, un esempio da seguire.

Vorrei potergli spiegare che il suo babbo non è un super eroe, non è infallibile, non possiede tutte le risposte ma commette degli sbagli ed è imperfetto come tutti e che l’unica promessa che posso fargli è che lo amerò sempre cercando di proteggerlo e farlo felice finché avrò vita nelle vene.

Però sarebbe ingiusto privarlo del suo super eroe, lascerò che lo scopra da solo come ho fatto io, sperando di essere li per condividere con lui il peso e la gioia di questa consapevolezza.

Cose da non fare quando si va in piscina:

1) Dimenticare a casa il costume (Fatto)
2) Dimenticare a casa l’accappatoio (Fatto)
3) Dimenticare a casa gli occhialini (Fatto)
4) Dimenticare a casa le ciabatte (Fatto)
5) Dimenticare a casa la cuffia (Fatto)
6) Dimenticare a casa il costume e l’asciugamano, comprarne uno a slip di una taglia più piccola sembrando una pubblicità ambulante del gay pride (Fatto)
7) Mettere la borsa nell’armadietto, chiuderlo con il lucchetto, accorgersi di avere lasciato le chiavi del lucchetto nella borsa (Fatto)
8) Mettersi il costume sotto i pantaloni per risparmiare tempo, cercare il costume per metterlo in borsa innalzando lodi al sommo (Fatto)

gen 022011

Qualche giorno fà sono andato al negozio di pasta fresca per comprare una chilata di pisarei e il sugo per condirli, poi visto che c’ero ho preso anche i tortelli di magro con il sugo di funghi porcini e i tortelli di zucca.

Fra gli altri clienti c’era anche un geniaccio che aspettava i suoi tortelli, la ragazza gli porta 5 vassoi di roba e gli dice

“Guardi quelli di brasato sono tutti in un solo vassoio, gli ci faccio un segno?”

“Si grazie”

“gli ci faccio una X?”

Il genio la guarda come se fosse una povera ebete e poi ridendo agli astanti le dice

“una X?, ci scriva brasato!”

la ragazza lo guarda senza capire

“se ci fa una X come faccio a sapere che sono quelli di brasato?”

perché è l’unico vassoio con la X sopra immensa testona di cazzo, avrebbe dovuto rispondere la ragazza, invece ha provato a spiegargli gentilmente la cosa, ma senza esito alcuno. Alla fine la poveretta si è arresa e gli ha scritto brasato.

Avere a che fare con gente maleducata è sempre difficile ma avere a che fare con gente maleducata e stupida, accoppiata che si presenta spesso, richiede una vocazione e tanta, tanta pazienza.

Quest’estate sono stato in vacanza in toscana e approfittando dell’occasione mi sono ritrovato con i miei ex compagni di scuola, quelli con cui mi sono diplomato ben, ehm dunque meno tre riporto due diviso quattro per otto, dunque si dicevo con cui mi sono diplomato ben diec.. Ehm quind… si insomma con qui mi sono diplomato ventidue anni fa.

Ora la cosa particolare è che, a parte qualche eccezione, molti di loro non li vedevo proprio da ventidue anni, che è un bel lasso di tempo, un lasso in cui molti di noi mettono su famiglia, fanno figli, invecchiano. I capelli decidono di abbandonare il cranio per luoghi migliori, le pance si allargano, insomma si passa dall’essere ragazzi a essere uomini di mezz’età, ma comunque ancora con uno spirito fanciullesco intatto, almeno nel mio caso.

Non voglio ora entrare nei dettagli della cena e raccontarvi la vita e l’evoluzione di tutti I partecipanti, ma un’episodio in particolare che mi ha colpito, uno di quegli accadimenti che ti svelano un mondo, che infrangono tutte le tue certezze e che ti fanno riflettere sul senso della vita. No, no tranquilli, non ho avuto una visione della madonna su un ulivo in fiamme e non mi sono neanche venute le stimmate o stigmate.

Quello che è successo è che mi sono ritrovato seduto di fronte a Federico, giusto per indirizzarvi Federico alla fine delle superiori ha deciso di portare avanti la piccola azienda agricola del su babbo e oggi vive vendendo vino e olio, così ci siamo messi a chiacchierare, le solite cose, come stai, come non stai, cosa fai, cosa non fai ecc.

Federico (F) – Allora poi alla fine ti sei laureato?
Io (I) – Si alla fine mi sono laureato in ingegneria informatica
F – Ma ora stai a Milano?
I – No sto vicino a Piacenza ma lavoro a Milano
F – Ma è lontana Piacenza da Milano?
I – No lontana no ma alla fine per esse li alle 8 devo partì da casa alle 6, perché mi ci vole una mezz’ora per arrivà alla stazione di Piacenza, poi devo prende il treno per Milano e ci vole un’altra ora bona, sperando che non ritardi. Insomma considerando i tempi morti du ore vanno via.
F – Cooossa? Du ore per andà a lavorà?
I – Eh si!
F – Oh Gennai la sai una ‘osa anche io la mattina mi levo alle 6 per andà a lavorà nelle vigne ma ir mi ber trattore colla tu laurea un ce lo cambierei davvero!

Come dargli torto…

ott 032010

Non so perché adesso mi è venuta questa voglia improvvisa di cambiare tema, dovrei essere a letto a dormire, beato, perso nel mondo dei sogni e invece mi sono messo a cercare un nuovo tema.

Il problema è che non riesco a trovarne uno che mi piaccia davvero, uno che mi soddisfi, che rispecchi veramente l’anima di questo blog, che mi faccia dire, ecco questo è il tema perfetto per me. Così alla fine ne ho trovato uno bianco, immacolato, senza troppi ghirigori sopra.

Per adesso lo lascio, forse è lui quello giusto, in fondo il bianco è l’unione di tutti i colori, non si vedono ma sono tutti li, un po’ come gli stati d’animo, ci sta dentro la gioia, la tristezza, la disperazione, la follia, la speranza, basti pensare che bianco è l’abito da sposa ma anche la camicia di forza.

E bianco è pure il pulsare delle scariche elettriche fra i neuroni impazziti, sinapsi che si attivano per scambiare messaggi, generare idee, formulare pensieri.

Adesso mi sa che è meglio che vada davvero a dormire, io, mentre loro, i neuroni, continueranno a scambiarsi messaggi, proiettando il loro film su quello schermo speciale che è la materia dei sogni.

Buona notte…

lug 272010

Io oggi vorrei ringrazià ‘na persona cara
Un visino d’angelo, du’ occhioni verde-grigio
La ‘onoscete tutti, la mi ‘ognata Lara
Perché da quando c’è lei ir mi fratello mi sembra topo gigio

Io me lo ri’ordo fin da piccino,
quando bestemmiava tirando la pesca nelle mattonelle
li in cucina proprio sotto il lavandino,
ritto in piedi serio, serio con l’espressione da ribelle.

O quando si rimpiattò ner sottoscala quatto, quatto,
con un paio di zorfanelli e du’ fogli di giornale,
deciso a provà cosa succedeva se d’un tratto
accendeva ir foo e se la svignava sulle scale.

Perché lui in corpo sembrava c’avesse l’argento vivo.
Quando nacque lasciò a malapena ir tempo a mi ma’ d’arrivà in ospedale
e a otto mesi telava via che io a stagni dietro un ci ‘omparivo.
Mi riordo ancora la foto insieme a lui con la su gambina torta che per un fallo scappa lo stringevo fino quasi a fagni male.

Alla mi mamma quante glie n’ha fatte passà!
Anche se a di’ ir vero lei i conti l’ha sempre pareggiati
e spesso la mi pora nonna ner mezzo si doveva infilà
per evità che si venisse tutt’e due picchiati.

Perché lui bisogna dillo è sempre stato genoroso
e per divide le legnate e le responsabilità
ha sempre provata a dammi la ‘orpa quer tignoso
e io bischero me la pigliavo e ar su posto ne volevo anche toccà.

Insomma un si faceva mancà proprio niente,
si buttava dalle finestre, si faceva arrotà dalla figliola der Giuntini,
andava a di a brutte e befane quello che pensa la gente
e poi quando si sciagattava pe’ la terra si riarzava e andava dar Benini

Ma crescendo, cor passà dell’anni, si dette una ‘armata
di quella peste scatenata che faceva tribolà tutti un ne rimase segno,
tanto che se un si fosse visto co’ nostri occhi si sarebbe detto che un ci fusse mai stata,
ir bimbetto scatenato aveva lasciato ‘r posto all’ingegneri tutta carma e ‘ngegno.

Tanto ir primo era stato agitato quanto ‘r se’ondo posato
e a parte quarche botta di vita ogni morte di Papa
se ne stava tranquillo in casa chiedendo ar mondo d’un esse disturbato,
che tentà di portallo a ballà o a be ‘na birra era come volè cava ‘r sangue da ‘na rapa

Poi un giorno è cambiato di botto senza avvisare.
Me la ri’ordo come fusse ora quella mattina d’aprile inortrato,
ero in casa di mi mà e si doveva andà a Bibbona per vedé la ‘asa ar mare,
entrò pimpante sartellando, mi guardò e disse allora quando si parte? Tutto garvanizzato.

Eh si sà l’amore quando arriva arriva, si ferma li e ti sorprende.
Un chiede permesso, un bussa alla porta, un’avverte.
Un giorno t’attraversa la strada e la tu vita un’è più tua perché lui se la prende
e te ti ritrovi con la testa fra le nuvole a pensà a quanto sta’ con lei ti diverte

E’ così, il mi fratello s’è proprio innamorato
e l’amore l’ha illuminato come un arbero di natale pieno di stelle,
ha infilato la su spina e co’ ‘na scossa l’ha rianimato
riportando a galla quer bimbetto con lo sguardo furbo da ribelle.

Oggi è cor cuore cormo di gioia che lo vedo ‘ncomincià na nova vita,
perché so che niente lo rende più felice di quello scricciolo biondo
che se l’è trascinato dietro in questa partita
e da fratello a fratello non posso che auguravvi tutto ir bene der mondo…

Capannoli 5 Giugno 2010

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