apr 132012

E’ da dicembre che non scrivo niente di nuovo su Fraublucher, in realtà è da un po’ che non imbratto di parole questo spazio digitale.
Prima c’era il treno, Piacenza Milano e Milano Piacenza, ore da riempire, viaggi infiniti senza una durata precisa. C’erano il caldo, il freddo, lo sporco, la puzza, la calca, le grida, i ritardi, la maleducazione c’era la voglia di accorciare il tempo, di piegarlo, dissolverlo fra mille parole e note sparate nelle orecchie.

Poi all’improvviso il tempo ha iniziato a contrarsi a diminuire e allora è rimasta solo la musica, che quella te la puoi portare ovunque, attaccata alle orecchie, sparata dalla radio della macchina, trasmessa dal telefono, la musica che non ti chiede niente se non ascoltare e a volte neanche quello.
E così piano piano le parole se ne sono andate, prima solo alcune, solo quelle più difficili come appropinquarsi o encefalico e poi anche quelle più facili, hanno iniziato a scomparire, a nascondersi. Gli articoli si sono portati via le preposizioni, i soggetti sono diventati irreperibili e le frasi hanno iniziato a sciogliersi come neve al sole, diventando sempre più inconsistenti.

Così quello che un tempo sembrava un processo indipendente dalla volontà, una creazione autonoma della fantasia che ti avvertiva quando voleva prendere vita e giustificarsi nelle parole scritte si è spento piano, piano o forse si è solo addormentato. Magari è ancora li, da qualche parte, solo un po’ stanco, fuori forma, abbattuto da dosi massicce di realtà, forse ha solo bisogno di un suo spazio, di una sua dimensione, di ricominciare a credere che tutto è possibile, che ci sono storie che meritano di essere raccontate.

Storie di Elfi dagli occhi rossi, di chi cerca il vero amore in un disegno di un bambino, di chi non si sente più il cuore nel petto, di chi perde tutto in un soffio di vento, di chi si fa cullare e portare via da un bozzolo caldo di pura energia, di chi crede e crederà sempre nelle favole. Forse basta solo ricominciare ad ascoltare, tendere l’orecchio a chi vuole raccontarti la sua storia per diventare reale, per acquistare forma e sostanza, perché alla fine non c’è niente di più vero dell’immaginazione

ago 102011

In questi giorni il pensiero torna spesso al mio Babbo, alla sua espressione perennemente corrucciata, anche quando scherzava, tanto che a volte non capivi se diceva le cose sul serio oppure no.

E’ buffo come l’inizio di una nuova vita ti porti a pensare a quelle che sono già finite, a quelle persone così importanti che la sfortuna, il destino, le coincidenze o chissà quali altre forze ti hanno portato via.

Io credo che sarebbe stato un nonno fantastico, di quelli che perdono la ragione per i nipoti, impacciati nel fargli i complimenti ma che si sciolgono di fronte ad un loro battito di ciglia e mi piace pensare che adesso, da qualche parte, stia impazzendo di gioia per quella bambina che tanto avrebbe voluto avere.

Mi ricordo una volta, quando eravamo piccini, prese me e mio fratello e ci portò a camminare. Andammo verso Ponsacco, costeggiando Camugliano e poi per la via vecchia che porta a La Cava e di li verso Forcoli per tornare indietro a Capannoli passando sul ponte del Fanfani. Una passeggiata che durò diverse ore, ore passate a raccontarci storie e a rispondere alle nostre domande con quella sua voce calma e profonda da baritono.

Io guardavo quelle mano grande, enorme, callosa che teneva la mia e mi sembrava altissimo, un gigante. Un gigante che vegliava su di noi, un gigante infallibile che conosceva tutte le cose del mondo, un gigante capace di scacciare qualsiasi mostro e sconfiggere chiunque ci avesse voluto fare del male, un gigante che non ci avrebbe mai lasciato. E anche quando l’ho superato in altezza ho continuato ad avere l’impressione che lui, in qualche modo, fosse più alto di me.

Adesso vedo negli occhi di mio figlio lo stesso sguardo che c’era nei miei allora, la stessa cieca fiducia in un gigante buono che non sbaglia mai, che conosce tutte le risposte e che non lo lascerà mai solo ma sarà sempre pronto a giocare e ridere con lui.

Solo ora capisco il fardello che si porta sulle spalle ogni genitore, l’angoscia e la paura di non essere all’altezza, di tradire le aspettative di chi ti ama e ti considera un punto di riferimento, un esempio da seguire.

Vorrei potergli spiegare che il suo babbo non è un super eroe, non è infallibile, non possiede tutte le risposte ma commette degli sbagli ed è imperfetto come tutti e che l’unica promessa che posso fargli è che lo amerò sempre cercando di proteggerlo e farlo felice finché avrò vita nelle vene.

Però sarebbe ingiusto privarlo del suo super eroe, lascerò che lo scopra da solo come ho fatto io, sperando di essere li per condividere con lui il peso e la gioia di questa consapevolezza.

Cose da non fare quando si va in piscina:

1) Dimenticare a casa il costume (Fatto)
2) Dimenticare a casa l’accappatoio (Fatto)
3) Dimenticare a casa gli occhialini (Fatto)
4) Dimenticare a casa le ciabatte (Fatto)
5) Dimenticare a casa la cuffia (Fatto)
6) Dimenticare a casa il costume e l’asciugamano, comprarne uno a slip di una taglia più piccola sembrando una pubblicità ambulante del gay pride (Fatto)
7) Mettere la borsa nell’armadietto, chiuderlo con il lucchetto, accorgersi di avere lasciato le chiavi del lucchetto nella borsa (Fatto)
8) Mettersi il costume sotto i pantaloni per risparmiare tempo, cercare il costume per metterlo in borsa innalzando lodi al sommo (Fatto)

gen 022011

Qualche giorno fà sono andato al negozio di pasta fresca per comprare una chilata di pisarei e il sugo per condirli, poi visto che c’ero ho preso anche i tortelli di magro con il sugo di funghi porcini e i tortelli di zucca.

Fra gli altri clienti c’era anche un geniaccio che aspettava i suoi tortelli, la ragazza gli porta 5 vassoi di roba e gli dice

“Guardi quelli di brasato sono tutti in un solo vassoio, gli ci faccio un segno?”

“Si grazie”

“gli ci faccio una X?”

Il genio la guarda come se fosse una povera ebete e poi ridendo agli astanti le dice

“una X?, ci scriva brasato!”

la ragazza lo guarda senza capire

“se ci fa una X come faccio a sapere che sono quelli di brasato?”

perché è l’unico vassoio con la X sopra immensa testona di cazzo, avrebbe dovuto rispondere la ragazza, invece ha provato a spiegargli gentilmente la cosa, ma senza esito alcuno. Alla fine la poveretta si è arresa e gli ha scritto brasato.

Avere a che fare con gente maleducata è sempre difficile ma avere a che fare con gente maleducata e stupida, accoppiata che si presenta spesso, richiede una vocazione e tanta, tanta pazienza.

Quest’estate sono stato in vacanza in toscana e approfittando dell’occasione mi sono ritrovato con i miei ex compagni di scuola, quelli con cui mi sono diplomato ben, ehm dunque meno tre riporto due diviso quattro per otto, dunque si dicevo con cui mi sono diplomato ben diec.. Ehm quind… si insomma con qui mi sono diplomato ventidue anni fa.

Ora la cosa particolare è che, a parte qualche eccezione, molti di loro non li vedevo proprio da ventidue anni, che è un bel lasso di tempo, un lasso in cui molti di noi mettono su famiglia, fanno figli, invecchiano. I capelli decidono di abbandonare il cranio per luoghi migliori, le pance si allargano, insomma si passa dall’essere ragazzi a essere uomini di mezz’età, ma comunque ancora con uno spirito fanciullesco intatto, almeno nel mio caso.

Non voglio ora entrare nei dettagli della cena e raccontarvi la vita e l’evoluzione di tutti I partecipanti, ma un’episodio in particolare che mi ha colpito, uno di quegli accadimenti che ti svelano un mondo, che infrangono tutte le tue certezze e che ti fanno riflettere sul senso della vita. No, no tranquilli, non ho avuto una visione della madonna su un ulivo in fiamme e non mi sono neanche venute le stimmate o stigmate.

Quello che è successo è che mi sono ritrovato seduto di fronte a Federico, giusto per indirizzarvi Federico alla fine delle superiori ha deciso di portare avanti la piccola azienda agricola del su babbo e oggi vive vendendo vino e olio, così ci siamo messi a chiacchierare, le solite cose, come stai, come non stai, cosa fai, cosa non fai ecc.

Federico (F) – Allora poi alla fine ti sei laureato?
Io (I) – Si alla fine mi sono laureato in ingegneria informatica
F – Ma ora stai a Milano?
I – No sto vicino a Piacenza ma lavoro a Milano
F – Ma è lontana Piacenza da Milano?
I – No lontana no ma alla fine per esse li alle 8 devo partì da casa alle 6, perché mi ci vole una mezz’ora per arrivà alla stazione di Piacenza, poi devo prende il treno per Milano e ci vole un’altra ora bona, sperando che non ritardi. Insomma considerando i tempi morti du ore vanno via.
F – Cooossa? Du ore per andà a lavorà?
I – Eh si!
F – Oh Gennai la sai una ‘osa anche io la mattina mi levo alle 6 per andà a lavorà nelle vigne ma ir mi ber trattore colla tu laurea un ce lo cambierei davvero!

Come dargli torto…

ott 032010

Non so perché adesso mi è venuta questa voglia improvvisa di cambiare tema, dovrei essere a letto a dormire, beato, perso nel mondo dei sogni e invece mi sono messo a cercare un nuovo tema.

Il problema è che non riesco a trovarne uno che mi piaccia davvero, uno che mi soddisfi, che rispecchi veramente l’anima di questo blog, che mi faccia dire, ecco questo è il tema perfetto per me. Così alla fine ne ho trovato uno bianco, immacolato, senza troppi ghirigori sopra.

Per adesso lo lascio, forse è lui quello giusto, in fondo il bianco è l’unione di tutti i colori, non si vedono ma sono tutti li, un po’ come gli stati d’animo, ci sta dentro la gioia, la tristezza, la disperazione, la follia, la speranza, basti pensare che bianco è l’abito da sposa ma anche la camicia di forza.

E bianco è pure il pulsare delle scariche elettriche fra i neuroni impazziti, sinapsi che si attivano per scambiare messaggi, generare idee, formulare pensieri.

Adesso mi sa che è meglio che vada davvero a dormire, io, mentre loro, i neuroni, continueranno a scambiarsi messaggi, proiettando il loro film su quello schermo speciale che è la materia dei sogni.

Buona notte…

lug 272010

Io oggi vorrei ringrazià ‘na persona cara
Un visino d’angelo, du’ occhioni verde-grigio
La ‘onoscete tutti, la mi ‘ognata Lara
Perché da quando c’è lei ir mi fratello mi sembra topo gigio

Io me lo ri’ordo fin da piccino,
quando bestemmiava tirando la pesca nelle mattonelle
li in cucina proprio sotto il lavandino,
ritto in piedi serio, serio con l’espressione da ribelle.

O quando si rimpiattò ner sottoscala quatto, quatto,
con un paio di zorfanelli e du’ fogli di giornale,
deciso a provà cosa succedeva se d’un tratto
accendeva ir foo e se la svignava sulle scale.

Perché lui in corpo sembrava c’avesse l’argento vivo.
Quando nacque lasciò a malapena ir tempo a mi ma’ d’arrivà in ospedale
e a otto mesi telava via che io a stagni dietro un ci ‘omparivo.
Mi riordo ancora la foto insieme a lui con la su gambina torta che per un fallo scappa lo stringevo fino quasi a fagni male.

Alla mi mamma quante glie n’ha fatte passà!
Anche se a di’ ir vero lei i conti l’ha sempre pareggiati
e spesso la mi pora nonna ner mezzo si doveva infilà
per evità che si venisse tutt’e due picchiati.

Perché lui bisogna dillo è sempre stato genoroso
e per divide le legnate e le responsabilità
ha sempre provata a dammi la ‘orpa quer tignoso
e io bischero me la pigliavo e ar su posto ne volevo anche toccà.

Insomma un si faceva mancà proprio niente,
si buttava dalle finestre, si faceva arrotà dalla figliola der Giuntini,
andava a di a brutte e befane quello che pensa la gente
e poi quando si sciagattava pe’ la terra si riarzava e andava dar Benini

Ma crescendo, cor passà dell’anni, si dette una ‘armata
di quella peste scatenata che faceva tribolà tutti un ne rimase segno,
tanto che se un si fosse visto co’ nostri occhi si sarebbe detto che un ci fusse mai stata,
ir bimbetto scatenato aveva lasciato ‘r posto all’ingegneri tutta carma e ‘ngegno.

Tanto ir primo era stato agitato quanto ‘r se’ondo posato
e a parte quarche botta di vita ogni morte di Papa
se ne stava tranquillo in casa chiedendo ar mondo d’un esse disturbato,
che tentà di portallo a ballà o a be ‘na birra era come volè cava ‘r sangue da ‘na rapa

Poi un giorno è cambiato di botto senza avvisare.
Me la ri’ordo come fusse ora quella mattina d’aprile inortrato,
ero in casa di mi mà e si doveva andà a Bibbona per vedé la ‘asa ar mare,
entrò pimpante sartellando, mi guardò e disse allora quando si parte? Tutto garvanizzato.

Eh si sà l’amore quando arriva arriva, si ferma li e ti sorprende.
Un chiede permesso, un bussa alla porta, un’avverte.
Un giorno t’attraversa la strada e la tu vita un’è più tua perché lui se la prende
e te ti ritrovi con la testa fra le nuvole a pensà a quanto sta’ con lei ti diverte

E’ così, il mi fratello s’è proprio innamorato
e l’amore l’ha illuminato come un arbero di natale pieno di stelle,
ha infilato la su spina e co’ ‘na scossa l’ha rianimato
riportando a galla quer bimbetto con lo sguardo furbo da ribelle.

Oggi è cor cuore cormo di gioia che lo vedo ‘ncomincià na nova vita,
perché so che niente lo rende più felice di quello scricciolo biondo
che se l’è trascinato dietro in questa partita
e da fratello a fratello non posso che auguravvi tutto ir bene der mondo…

Capannoli 5 Giugno 2010

apr 252010

Lorenzo in bagno a fare la cacca, chiama me per essere pulito, io non posso e va mia moglie.

- Lorenzo lo sai che Luca si pulisce da solo, ora sei grande dovresti farlo anche te.

- Ma all’asilo lo faccio anche io, faccio tutto da solo, all’asilo sono bravo, a casa non sono così bravo.

- Perché?

- Perché me lo dice il mio cervello..

Pausa densa di significato

- e io devo ubbidire al mio cervello perché se no lui smette di respirare e tu lo sai cosa succede…

apr 242010

In macchina

- Babbo è caldo, posso aprire il finestrino?

- Solo un pochino che ho messo l’aria fredda

Passano 5 minuti

- Dai Lorenzo chiudi il finestrino che se no l’aria non si rinfresca

- Ma io ho caldo…

- Chiudi!

- E va bene, allora sudo e non mi lavo per dodici mesi, anzi non mi lavo più mai, dico sul serio lo scrivo su un foglio e l’attacco sul frigorifero

Prima di addentrarvi nella lettura di questo post sappiate che i suoi contenuti potrebbero offendere la vostra sensibilità, in quanto questo post è maschilista, contrario alla morale, potrebbe farvi diventare ciechi e pure andare all’inferno.

Io v’ho avvertito se decidete di continuare con la lettura poi non venitemi a rompere i coglioni che io potrei rispondervi con il classico te l’avevo detto.

Nell’ultimo periodo è successa una cosa che ha modificato profondamente le interazioni all’interno dell’ufficio, che poi chiamarlo ufficio non è proprio esatto, visto che siamo accampati nella sala riunioni al tavolo delle conferenze, una sistemazione che sta diventando sempre meno provvisoria e sempre più definitiva.

La cosa che è successa è che l’unica donna presente ha smesso di lavorare per portare avanti la sua gravidanza, questo ha avuto due tremende conseguenze, la prima è stata che la popolazione è passata da quattro uomini e una donna a cinque uomini, visto che la persona scelta per rimpiazzarla è di sesso maschile, l’altra è stata un drastico abbassamento del livello delle conversazioni.

Ora vi lascio immaginare di cosa possano discutere cinque uomini chiusi tutto il giorno dentro ad una stanza, davanti ad un pc, a fare un lavoro che ultimamente sta diventando interessante e avvincente come una martellata nei coglioni. Perciò dopo aver sezionato e analizzato tutte le creature di sesso femminile presenti nel palazzo, perlomeno quelle che siamo riusciti a vedere, ci siamo addentrati in discussioni tecniche e approfondimenti di varia natura.

Uno di questi approfondimenti si riferiva al rapporto fra finzione cinematografica e realtà di tutti i giorni, in particolare ci interessava capire quanto, una pratica altamente abusata nei film porno quale lo schiaffo sul culo, fosse poi praticata tra le mura domestiche.

Naturalmente prima di passare ad un’analisi sociologica del fenomeno, ci siamo interessati agli aspetti puramente tecnici, la discussione ha dato vita ad interessanti punti di vista, per alcuni versi anche innovativi, sull’attuazione della pratica che voglio condividere con voi classificandoli in base alle modalità di esecuzione:

Classico: questo penso che lo conosciate tutti, si pratica schiaffeggiando una natica, può essere fatto in battere o levare, mi approprio di questi termini relativi alle percussioni in quanto rendono bene l’idea.

Alternato: come il classico solo che si colpiscono alternativamente le due natiche, anche questo può essere fatto in battere e in levare oppure sia in battere che in levare, l’importante è non perdere la concentrazione e il ritmo.

Doppio: questo è un po’ più difficile dei precedenti in quanto consiste in un doppio schiaffo dato in contemporanea e può essere problematico se non si ha un buon senso dell’equilibrio dovendo abbandonare la presa sui fianchi con entrambe le mani, però riteniamo che l’effetto massaggiante potrebbe essere molto interessante.

Per ultimo ho lasciato quello che indiscutibilmente è scolpito a fuoco nell’immaginario della quasi totalità dei maschi italici, nel nostro piccolo direi che ha raccolto il 100% dei consensi.

Alla Cavalleggera: non sempre praticabile in quanto la partner deve avere i capelli lisci e lunghi, meglio se legati in una coda di cavallo, da cui il nome. Non credo che ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni. Pure qui possiamo fare riferimento a diverse modalità, la semplice che consiste nell’afferrare la coda e tenerla ferma e alla doma, in cui allo schiaffo si alterna una tirata della coda

Ci sono poi altre variazioni minori e non che non sto a riportare per non rischiare una denuncia del Moige, hai visto mai che uno di loro capitasse per caso sul blog e mi accusasse di traviare i giovani con pratiche peccaminose.

A mio discapito devo dire che la conversazione ha preso in parte spunto dalle statistiche di questo blog, infatti avevo già fatto un post che si riferiva ad un’intervista a Trentalance, dove lui diceva che lo usava per comunicare con il cameraman, ora manco a dirlo, tanti di quelli che mi rimbalzano sul blog ci arrivano cercando proprio lo schiaffo sul culo e sono una percentuale significativa e questo la dice lunga sull’amore per questa pratica.

Questo non poteva non solleticare le nostre menti curiose e spingerle verso un approfondimento dell’argomento, anche se alla fine nessuno ha capito bene quanto venga utilizzato nella realtà.

Comunque attingendo a fonti molto più blasonate delle mie si capisce che non siamo i soli a cui vengono questi dubbi, e che lo schiaffo è amato anche dalla controparte femminile.

Cito qui alesssssssia85, chiunque essa sia, che a tale proposito dichiara per me dovrebbero essere obbligatori

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