apr 022010

Ho sempre di più l’impressione che ci sia qualcosa che non va, che non funziona, un’anomalia. Non mi sorprenderei se in questo momento mi rivelassero che il mio corpo è sospeso in un liquido che lo mantiene in uno stato di vita vegetativo e tutto questo è solo una simulazione, un perverso programma che si immagina la vita per noi.

A volte mi sembra di essere un marziano precipitato qui per caso, una sensazione di inadeguatezza si impadronisce di me facendomi sentire inopportuno e fuori posto.

Forse sono solo io che non riesco a comprendere lo stato delle cose, o forse siamo davvero tutti prigionieri della matrice, solo che a noi il cavo per collegarci alla rete non ce l’hanno infilato in testa…

Ore 20 l’altoparlante gracchia “causa condizioni meteorologiche avverse il treno viaggia con 25 minuti di ritardo” e a me vengono in mente solo 5 parole ‘r budello di tu ma!

Che poi offende la mamma è pure cosa brutta, ma se si considera che le condizioni meteorologiche avverse sono la pioggia e il vento e che ero in stazione a Milano Centrale alle 18 e 20 il mio stato d’animo è più che giustificato.

Ma andiamo con ordine, devo dire che questa me la sono gufata da solo, anche perché la giornata era iniziata malino e proseguita peggio e io per esorcizzare la paura mi ero detto, ci manca solo che si rompa il treno. Come al solito le FFSS, che sono parecchio avanti, hanno pensato bene di fare le cose in grande e così si è rotta la linea aerea fra Milano e Lambrate con conseguente paralisi di tutti i treni che partivano dal binario 13 in poi, fra i quali tutti quelli che vanno in direzione Bologna.

Effettivamente le FFSS come al solito hanno delle attenuanti, visto che nel pomeriggio fenomeni atmosferici mai visti hanno funestato l’area Milanese, acqua e vento, eh si incredibile a dirsi Pioveva e Tirava Vento c’è da stupirsi che la stazione centrale sia rimasta al suo posto e non sia volata via.

Comunque devo dire che la reazione del personale professionale e preparato delle FFSS ha attenuato al massimo i disagi, infatti per non farci stare in ansia nessuno ci ha detto un cazzo per più di venti minuti mentre ce ne stavamo seduti tranquilli e beati sull’Eurostar City o Freccia d’Argento che avrebbe dovuto raggiungere Ancona.

Poi lo stato d’animo ansioso del pendolare FFSS forgiato dai contrattempi e i disservizi ha preso il sopravvento e così siamo venuti a sapere della lieta novella.

Allora sono andato, insieme alla massa di disperati, sul binario 12 a prendere un treno che partiva per Bergamo in modo da arrivare a Lambrate e li prendere un treno per Piacenza, sapevo che ce n’era uno alle 19 e 22 e uno alle 19 e 59.

Il treno, stracolmo fino all’inverosimile è partito alle 19 e 20, stai a vedere che l’unico treno puntuale sarà quello delle 19 e 22, mi sono detto. Invece arriviamo a Lambrate e il treno per Bologna è proprio li che aspetta sullo stesso binario e via tutti di corsa per evitare che il treno parta senza di noi. Alla fine, manco a dirlo, il treno è partito con più di 20 minuti di ritardo.

Adesso sono le 20 e 40 e siamo appena ripartiti da Codogno, se tutto va bene arriverò a casa per le 21 e 15.

Ora ditemi come si fa a resistere all’impulso di sputare sulla televisione o sul giornale ogni volta che si vede quell’imb.. grandissimo menager di Moretti che ci racconta di quanto fiche siano le nostre FFSS…

mar 172010

Stanotte alle 4 una voce disperata è venuta a ripescarmi nelle nebbie dei miei sogni, una voce disperata che chiamava babbo, così con i tempi di reazione tipici di un bisonte sotto anestesia mi lancio verso la sua cameretta e lo trovo seduto sul lettino con il suo bruco verde e la copertina stretti al petto.

Li per li penso che si sia fatto la pipì addosso, allora lo porto in bagno, mi sembra che sia tutto in ordine, ma il cervello è ancora steso sul cuscino e fatica a mettersi le ciabatte per seguirmi. Appena entrati in bagno Lorenzo inizia a vomitare, da una prima boccata centrando un angolo del tappeto, il cervello si mette le ciabatte e si veste in un attimo, cerco di farlo arrivare al water ma lui si spaventa e inizia a chiamare la mamma mentre gira in tondo.

Io cerco di calmarlo e in tutta risposta arriva la seconda boccata che centra l’angolo opposto del tappeto, lui si agita ancora di più piangendo, arriva anche la mamma, per un attimo riesco ad orientarlo verso il water ma la terza boccata arriva inesorabile cadendo sulle piastrelle fra il tappeto e il water stesso, per lo meno questa è fuori dal tappeto penso.

Lorenzo si divincola e via un’altra boccata che va a finire a metà del tappeto e colpisce di striscio il cesto della biancheria sporca. Alla fine in due riusciamo a calmarlo, si fa per dire, visto che continua a piangere e chiedere scusa.

Alla fine il bagno sembra un campo di battaglia, ci sono chiazze di vomito sparse ovunque, Lorenzo piange e non vuole farsi togliere il pigiama perché dice che se se lo leva gli viene ancora il gòmito, con calma e pazienza riusciamo a rivelargli la mistica verità che non c’è nessuna correlazione fra il togliersi il pigiama chiazzato di vomito e il vomito stesso, si convince e si lascia mettere un pigiama pulito.

Mia moglie lo porta nell’altro bagno a fargli lavare i denti per togliergli il saporaccio di bocca e io rimango li, solo, con le chiazze sparse a macchia di leopardo, devo togliere il grosso dal tappeto. Mentre inizio a rimuovere pezzi di cibo semi digerito che mi osservano tristi, sento che i resti della cena che ancora sopravvivono nel mio stomaco iniziano a gridare, anche io, anche io, voglio uscire pure io.

Nonostante tutto riesco a portare a termine il gravoso compito, i resti della mia cena si mettono l’animo in pace e attendono che i succhi gastrici semi addormentati gli diano il colpo di grazia.

Vado in camera, mentre mia moglie da lo straccio in bagno e trovo Lorenzo seduto sul lettone, bianco come un cencio, con la sua copertina e il suo bruco verde, mi guarda e con le lacrime che gli inumidiscono gli occhioni mi dice “mi dispiace” e una fitta di struggente pena mista a dolcezza mi attraversa, credo che sia quella cosa che i dizionari riportano sotto la voce “amore”. Mi siedo accanto a lui e gli spiego che non deve scusarsi perché non è colpa sua, a tutti capita di gòmitare quando non stanno bene, l’unica cosa di cui ha bisogno è solo qualche ripetizione per riuscire a centrare il water.

Guardo la sveglia, sono quasi le cinque, fra meno di un’ora mi dovrò alzare, mi stendo, Lorenzo dorme già e il suo bruco mi osserva con quello sguardo fisso e ammiccante, quasi voglia dirmi che nonostante tutto ho fatto un buon lavoro, gli sorrido di rimando anche io e provo a dormire che affrontare le ffss stanchi non è una cosa da tutti.

mar 102010

Oggi mi sento un po’ così, credo che sia il modo in cui ci si sente dopo aver subito un trauma, quella sensazione che è un misto di euforia e paura: euforia per essertela cavata con poco e paura per quello che avrebbe potuto succedere.

Me veniamo ai fatti nudi e crudi, per rendevi partecipi e per rispettare la privacy di chi era con me utilizzerò una ricostruzione tipo quella delle trasmissioni di nera.

E’ una bella giornata quando il signor Fraublucher esce dall’ufficio insieme ai suoi colleghi per andare a mensa, lui non lo sa ma oggi stà per vivere una brutta avventura, naturalmente nella nostra ricostruzione utilizzeremo dei nomi di fantasia.

Il signor Fraublucher con Gino, Pino, Lino e Mino si dirige verso la mensa e qui fa il solito gesto di tutti i giorni afferrando la bottiglietta da mezzo litro di acqua gassata e deponendola sul vassoio, un gesto che ha ripetuto migliaia di volte ma che questa volta porterà a delle conseguenze inimmaginabili.

Ecco che il signor Fraublucher pasteggia allegramente con i suoi amici discutendo delle origini dell’universo e del ruolo delle emorroidi a grappolo nella poetica di Flaubert. Finito il pranzo il gruppetto passa dal bar a prendersi un caffè, dopodiché ritorna in ufficio.

Ognuno si siede davanti al suo portatile pronto a ricominciare a lavorare, ma prima di riprendere a pigiare i pippoli si concedono ancora un po’ di tempo per concludere le loro dissertazioni filosofiche. E’ a questo punto che il signor Fraublucher fa quello che ha fatto tantissime volte, tira fuori la bottiglietta di acqua gassata piena a metà, presa in mensa, e inizia a stapparla.

Non ha ancora fatto fare mezzo giro al tappino quando questo esplode letteralmente con un boato, per qualche ragione sconosciuta la pressione all’interno della bottiglietta aveva raggiunto livelli altissimi. Il tappino impazzito schizza verso l’alto colpendolo nella guancia proprio sotto l’occhio, un centimetro più in alto e il signor Fraublucher avrebbe potuto riportare seri danni.

Gli amici Pino, Lino e Mino osservano atterriti la scena mentre Gino, che era rimasto fuori dall’ufficio, irrompe nella stanza richiamato dal boato. Alla fine tutti tirano un sospiro di sollievo per quella che avrebbe potuto essere una tragedia e si è risolta con una guancia arrossata.

E poi dice che fare il pigiapippoli non è un mestiere pericoloso…

mar 082010

Questo fine settimana sono andato a Verona con la moglie, visto che lei aveva un congresso ci siamo detti perché non andare tutti che così ci facciamo un giro.

Lei aveva già l’albergo prenotato così io e Lorenzo abbiamo cercato un albergo vicino, visto che a lui piace dormire nel lettone ci siamo prenotati una matrimoniale in cui folleggiare come due single impenitenti.

Non avevamo fatto i conti con l’influenza che ha assalito il cinquenne, così alla fine lui è rimasto a casa con la nonna e io sono andato il sabato ad accompagnare la moglie per poi tornare la domenica mattina, visto che Lorenzo non c’era e visto che avevo prenotato una camera matrimoniale ci siamo detti perché non approfittarne?

Così arrivati in albergo vado alla reception dove c’e una ragazza giovane e le dico che ho una matrimoniale prenotata a mio nome e le spiego la situazione:

- C’è stato un contrattempo, la stanza era prenotata per un adulto e un bimbo, però mio figlio si è ammalato e allora sono venuto con mia moglie.

La mi moglie alle mie spalle sorride, non so perché ma mentre lo dico sembra falso anche a me, la ragazza mi guarda e anche senza essere un sensitivo posso vedere il pensiero che si sta formando nella nuvoletta sopra la sua testa.

“Ma te guarda questo stronzo che lascia il figliolo a casa per portarsi dietro l’amante”

Mi viene da dirle, guardi che è tutto vero, ma suonerebbe ancora di più come una scusa, così prendiamo la nostra chiave con portachiavi di venticinque chili e ce ne andiamo senza dire altro.

mar 072010

Un po’ di tempo fa ero alla macchinetta del caffé, uno di quei luoghi cosmopoliti dove senti discutere di tutto, dall’ultima giornata di campionato al problema dell’estinzione dello stercoraro azzurro delle isole Aleutine.

Quella mattina si parlava, o meglio un tizio parlava, o meglio ancora si lamentava con un altro del fatto che nessuno ormai mette più la freccia quando deve girare. Riporto la discussione tradotta dal Lumbard.

- Io non lo so, ormai la freccia non la mette più nessuno, come fai a girare con lo scooter, te magari sorpassi una macchina e questa ti taglia la strada senza mettere la freccia.
- E’ vero

A quel punto interviene un terzo tizio, con una domanda che avevo in mente pure io

- Ma te la freccia la metti?
- Certo che no, che devo essere l’unico pirla che mette la freccia?

Ecco questo è l’Itagliano, ed è questo che ci unifica come nazione, senza differenza fra nord, centro e sud.

A volte le cose succedono così, sembra che non siano collegate, in realtà guardando meglio è possibile vedere un filo rosso che le unisce.

Facciamo un esempio, giusto ieri leggevo che il “geniale” Moretti, quello delle FFSS, il grande uomo che consigliò di munirsi di panini e coperte prima di prendere il treno, insomma quello lì, ha detto che è ora di ammodernare e che due classi sono poche, perciò entro fine anno le frecce saranno dotate di ben 4 classi.

Una per chi vuole solamente viaggiare, il desiderio di ogni disgraziato che si avventura a prendere un treno, e poi su fino ad arrivare alla super lusso. Sembra che i primi vagoni siano già in lavorazione per essere dotati di questi super allestimenti, chissà chi paga!

Stamattina in stazione ho rinnovato l’abbonamento e mentre il bigliettaio me lo preparava mi ha detto, lo sa che è aumentato vero? E’ stato allora che ho visto il filino rosso partire dal mio abbonamento fino ad arrivare al vagone superlusso.

feb 212010

Finalmente sono di nuovo online, pronto a infestare la rete con i miei deliri. Un nuovo tema, che non è detto sia quello definitivo, e anche il plugin per la visualizzazione con smartphone e dispositivi mobili vari, per chi fosse così malato da volermi leggere dal suo aifòn o altro aggeggio simile.

Sono riuscito a recuperare quasi tutti i post ma mi sono perso tutti i commenti, la cosa un po’ mi dispiace, anzi mi dispiace molto, in fondo erano la testimonianza di chi mi ha seguito fin dall’inizio, vorrà dire che rimarranno come piccoli segreti fra me e le persone che hanno speso un po’ del loro tempo per farmi sapere quello che pensavano.

ott 302009

A causa tua non riesco a smettere di ascoltarti, a causa tua, nonostante tu non sia diversa da tante altre, è difficile spiegare quale sia il meccanismo, l’alchimia, forse la voce, forse la chitarra, forse quella cassa che ti martella nel petto, non lo so.

Ci sono delle canzoni che ti entrano così dentro, in profondità che non puoi far altro che ascoltarle e riascoltarle, ne senti quasi la mancanza, una droga sonora che da assefuazione, che è in grado di modificare la percezione del mondo circostante, che entrano in sintonia e si legano con il tuo sentire e ti basta chiudere gli occhi per ritrovarti in un mondo che è solo tuo.

I soliti elementi sentiti e risentiti che si presentano in nuove combinazioni, il riff di chitarra e di basso aprono la strada alla voce calda, sinuosa, che ti accarezza leggera e poi la pulsazione della cassa a scandire il passare del tempo, il charlestone a solleticare le orecchie fino al crescendo del ritornello, come una marea che ti sale dentro, una muraglia sonora dove le onde non ti bagnano ma ti investono con la stessa forza, schizzi di chitarra si mescolano alla voce tormentata e il frastuono dell’onda è la batteria, un mulinare di rullante, cassa e tom e i brividi non sono di freddo ma di piacere puro.

E’ un po come innamorarsi ogni volta, può essere un colpo di fulmine o un amore lento, di quelli che crescono piano piano, un pezzetto alla volta, ascolto dopo ascolto, un amore che si lega indossolubilmente ad un periodo della tua vita e si porta con se emozioni, ricordi, sensazioni il tutto racchiuso nelle vibrazioni che ti scorrono sotto la pelle e quando pensi di aver capito il meccanismo, la formula, ti ritrovi innamorato di qualcosa di completamente diverso.

La musica è questo, un catalizzatore di emozioni in grado di trasformarsi nella materia dei sogni, dei desideri, degli incubi, della disperazione, delle speranze, una vibrazione magica che attraverso le orecchie ti si riversa dentro entrandoti in circolo, depositando i suoi semi ovunque, semi che continueranno a germogliare e fiorire anche dopo anni.

ago 292009

A.D. 2050 seduto sul divano col mi nipote in braccio, passa una pubblicità sull’oloscreen, lui mi guarda con i suoi occhietti furbi:

Nonno chi era Berlusconi?

Un politico italiano che stravolse le regole democratiche e usò la politica per suo tornaconto personale.

Ma come?! E a gente lo votava?

Certo che lo votava

Anche te?

No! Nonno di cazzate nella vita n’ha fatte tante, ma quella mai

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