Quando ci vole, ci vole!

Ma veniamo ai fatti, è ormai un mesetto, o giù di li, che cerco di cambiare tariffa al cellulare, qualcosa che mi permetta anche di sfruttare la possibilità di navigare in internet per controllare le email o cazzeggiare quando sono in treno.

Dopo attente ricerche e comparazioni e conti alla mano e rotture di coglioni, mi sono indirizzato verso quella compagnia, di cui non dico il nome per non fare pubblicità occulta, il cui marchio è un numero intero compreso fra due e quattro.

Però questa volta basta ricaricabili meglio un abbonamento, fra l’altro mi sembra di averne trovato uno assai conveniente: Zero6 Top che per 29 euri al mese ti da 400 minuti di telefonate, 200 sms e 4 Giga di traffico su internet, niente male, fammi leggere il contratto.

Come al solito nel contratto, scritto piccino piccino, ci sono una serie di clausole vessatorie del tipo se provi a disdire il contratto ti si spezzano le gambe o sappiamo dove vanno a scuola i tuoi figli e cose di questo tipo. Inoltre la durata del contratto è di 24 mesi e i costi pe la disdetta anticipita del contratto sono in tabella, tabella che non si legge.

Cazzo 24 mesi sono tanti, se fossero 12 sarebbe meglio, però dai il piano è buono per quello che spendo io e le telefonate che faccio va più che bene. Richiedo la consulenza di un operatore, perché mi chiarisca alcune postille scritte in gaelico antico.

L’operatore mi chiama e chiarisce tutti i miei dubbi, dicendomi che in realtà sono un po gigioni e gli piace scherzare, ma si mi dico, ma si e facciamo sto abbonamento che mi piace. Lo vuol fare direttamente con me, ma si dai visto che ci siamo. Allora che modello di telefono vuole?

Telefono? Ma io ce l’ho già il telefono e mi ci trovo bene, mi garbicchia, vorrei tenere questo. La signorina mi spiega gentilmente e con pazienza, forse ha capito che sono un decerebrato, che con questo piano è obbligatorio il videofonino, che nome del cazzo, e quindi devo sceglierne uno, tanto ce ne sono anche da 0 euri.

E vada per uno di quelli da 0 euri, prendo il nokia 6220, do tutti i miei dati e aspetto fiducioso l’arrivo del telefono e del contratto da firmare, il tutto mi sarà inviato via corriere.

La mattina della consegna/firma arrivo in stazione, scendo dal treno e la, appese al soffitto della stazione ci sono tre passerone vestite con dei vestitini corti e dorati che mi sorridono, si sorridono proprio a me, mi staranno dando il benvenuto?

Leggo il cartello pubblicitario e capisco che non mi stanno dando il benvenuto ma mi stanno prendendo per il culo. La compagnia telefonica, il cui nome è un intero compreso fra due e quattro, ha lanciato un nuovo piano tariffario, un abbonamento flat che per 29 euri al mese ti da 800 minuti di telefonate, 400 sms e 10 Giga di traffico internet, inoltre la durata del contratto è di 12 mesi e Maremma Super Maialissima.

Allora lo fanno apposta, come se non bastasse quando arriva il corriere mi accorgo di avere pure sbagliato a scegliere il telefono, era il 6120 che costava 0 euri, mentre il 6220 ne costa 49. Sconsolato torno mogio mogio a pigiare i pippoli…

“Vi nomino tutti missionari di libertà” urlò il leader, e subito un ovazione si levò dalla folla estatica, la piccola grande figura si stagliava sul palco, circondata da un’aura di potere, di carisma, della convinzione della perfezione.

E i missionari si misero in marcia armati di parabole elettriche, sondaggi e culto dell’apparire. Si mossero verso i quattro angoli della penisola a portare la buona novella, la novella della libertà, della democrazia, della ricchezza.

Tu fratello che rimani senza lavoro a cinquant’anni e non hai nessuna specializzazione, invece di piangere, di batterti il petto, di incolpare gli altri, rimboccati le maniche e datti fare, il nostro Signore vuole che tu muova l’economia, che tu produca e se proprio non puoi fare altro, venditi un rene. Alleluja.

Voi tutti, branco di capre spaventate dai lupi della sciagura ascoltate il grido della speranza, la voce del buonumore, la forza dell’ottimismo. Voi miscredenti, peccatori, nuovi San Tommaso che credete solo a quello che vedete, aprite gli occhi, lasciate che il sogno mediatico scivoli in voi.

C’è una nuova realtà la fuori che vi aspetta, una realtà più vera, più calda, una realtà costruita dalle antenne che trasmettono il verbo nell’etere, una realtà epurata da ciò che è male, da ciò che lotta contro il progresso.

Adorateci, supportateci, votateci e noi vi daremo il nuovo sole atomico, vi daremo la vita eterna, attaccati alle macchine, alimentati a forza anche contro la vostra volontà. Perché noi ci prenderemo cura di voi, vi faremo star bene, penseremo a tutti i vostri bisogni. Perché solo noi sappiamo di cosa avete bisogno.

Vi daremo una nuova giustizia, non più dea bendata mossa dal fato, ma una giustizia serena, comprensiva, che sappia salvaguardare chi guida questa nazione, che sappia ogni tanto sbirciare da sotto la benda che le copre gli occhi.

Noi vi daremo anche il dibattito, il dialogo con chi non la pensa come noi, a patto che sia d’accordo. Accoglieremo il diverso, ma prima di farlo lo monderemo dai suoi peccati e gli ricorderemo in ogni momento che è uno straniero nella casa di tutte le libertà.

E per dimostrare la magnificenza di nostro Signore costruiremo altari di cemento, immensi santuari sospesi sul mare che porteranno prosperità, morti sul lavoro e soldi alle mafie. Ogni grande opera, ogni grande rivoluzione esige il suo tributo di sangue, di dedizione, di fedeltà.

Amateci, seguitici e credeteci, vi ritroverete in un mondo migliore, più sicuro, senza conflitti, dove uno solo deciderà per tutti. E chi non si uniformerà, chi non sarà d’accordo sarà un nemico della libertà, una scoria, una cellula impazzita da eliminare prima che infetti tutto il sistema.

Alleluja fratelli, gioite tutti, portate i doni, seguite la stella cometa elettrica fino al luogo del lieto evento, gioite perché il nuovo partito è nato…

mar 292009

Approfittando dell’upgrade all’ultima versione di WordPress, ho anche deciso di modificare la faccia del sito, quella vecchia un mi garbava più. Non è comunque detto che sia quella definitiva…

Un nuovo fantomatico scup dell’agenzia Ansia, un nostro reporter investigativo travestito da stalliere mafioso, per passare inosservato, è riuscito ad entrare in possesso di quelle che potrebbero essere le nuove modalità di voto in parlamento.

Come nostra abitudine vi riportiamo il testo della legge così come ci è pervenuto, si tratta per lo più di appunti presi su tovaglioli e pezzi di giornale..

Il voto della maggioranza vale doppio, ogni nuova legge verrà proposta al pubblico che avrà una settimana per televotarla, la legge sarà inoltre associata ad un partecipante di amici, in caso di superamento del turno di quest’ultimo la legge sarà approvata in automatico senza bisogno di essere votata.

Telefonare a Mara per scegliere il colore delle lenzuola.

Mmm, il Presidente della repubblica, quel puz… allora nel caso che il Presidente della repubblica non voglia firmare la legge dovrà sottoporsi ad una prova a scelta fra i 3000 siepi, il salto con l’asta o i 400 misti oppure un incontro all’ultimo sangue con un lottatore di tana delle tigri.

Cambiare le parole dell’inno del partito in modo che mettano in evidenza la mia statura morale, il mio sacrificio, il mio impegno, per questa massa di ignoranti che non mi merita.

Cribbio, questa idea piacerà sicuramente ad Umberto, le leggi potrebbero anche essere votate con l’applausometro…

Ogni nuova legge dovrà essere decisa da me che ne scriverò il testo, per la musica ci penserà Mariano..

Questo è tutto quello di cui siamo venuti in possesso, appena avremo nuovi sviluppi ve li riporteremo fedelmente…

Fraublucher è un collettivo di neuroni, due, che litigano furiosamente fra loro e discutono su e di ogni cosa, dalla politica alla marmellata, dalla musica alla cardatura della lana. E come poteva mancare in questo contenitore multiversatile, non so cosa c’entra ma mi garbava la parola, il cinema?!

Ma non il cinema di botteghino, ma il cinema d’autore, quello che viene poco pubblicizzato, quello che spesso passa in sordina di fronte alle solite Vacanze di Natale sul Nilo a spasso nel Tempo mentre Siamo quasi proprio Romani.

Ecco allora che da oggi noi, io e miei due neuroni, porremo fine a questa tremenda lacuna e con il coraggio che ci distingue ci occuperemo del cinema di frontiera, anticipando le mode e disinteressandoci del comune sentire recensiremo pellicole dure, scomode, ingombranti. Pellicole che abbiano il coraggio di raccontare la realtà per quella che è, con un occhio di riguardo per i talenti emergenti della settima arte.

Tutto questo e molto di più lo troverete in nuovo cinema paradiso…

mar 152009

Ora basta, la misura è colma, più Silvietto cerca di infondere l’ottimismo e più questi comunistacci gli danno contro. Ora ci si sono messi anche quegli stalinisti di Confindustria capeggiati da quella Marxista della Marcegaglia. Ah ma io l’ho sempre detto, attento Silvio che quella c’ha l’occhio falso.

Con tutto quello che ha fatto Silviuccio per migliorare la vita in questo paese: depenalizzazione dei reati fiscali, condoni a pioggia, l’imminente legge sulle intercettazioni e chi più ne ha più ne metta, ecco che adesso sono tutti a pretende. Mai un briciolo di riconoscenza, mai un apprezzamento da questa stampa catto comunista che, invece di leccargli il culo, potrebbe anche per una volta esaltare le sue doti di grande statista.

E invece no, cosa ti devo legge?! Che quella rifondarola della Marcegaglia ha detto che per combattere la crisi ci voglioni i soldi veri! Ma che soldi e soldi, per uscire dalla crisi ci vuole ottimismo e riuscire a mettere le mani su Parco delle vittoria e Viale dei Giardini, cercando di non finire in prigione. Se poi uno riuscisse a prende anche Largo Augusto, Corso Impero e Via Roma sarebbe fatta davvero.

Percio cara la mia Marci, cerca di essere più ottimista e di non fare troppo la corvaccia, che Silvio c’ha cose più importanti a cui pensare che stare li a salvare le vostre industrie…

feb 262009

Ci sono persone che hanno la capacità di credere con tutte le loro forze in un’idea, in una visione. Persone capaci di continuare per la loro strada nonostante le difficoltà che la vita gli mette davanti. Persone che non si arrendono nemmeno all’evidenza dei fatti.

Queste persone sono i sognatori, perché quando hai un sogno da seguire non vedi altro se non quello in cui credi. Il problema è che a volte la visione si sovrappone alla realtà delle cose, come un filtro che modifica la percezione del mondo e questo li rende ingenui come dei bambini.

Proprio ieri ho incontrato una di queste anime pure. Il treno è arrivato con i suo canonici quindici minuti di ritardo, o forse erano venti o venticinque, ormai non ci faccio più caso. Ho visto un ragazzo fiondarsi a razzo nel sottopassaggio, sembrava avesse le ali ai piedi. Risalito sul primo binario lo vedo che discute con il controllore del treno che va a torino, ascolto:

“ce la faccio a fare il biglietto?”
“no! Il treno sta partendo”
“ma come, io devo fare il biglietto, l’altro treno è arrivato in ritardo…”

Effettivamente non aveva tutti i torti il tempo sarebbe stato più che sufficiente per fare il biglietto alla macchinetta.
Sono passato oltre, mentre l’altro controllore fischiava il via libera alla partenza, e non so se il ragazzo ce l’ha fatta o meno a prendere il treno, però quello di cui sono sicuro è che quel ragazzo fosse un sognatore.
Solo un sognatore nel 2009, in Italia può pensare di fare affidamento su venticinque minuti per fare il biglietto e prendere una coincidenza, viaggiando con le mitiche ffss…

feb 242009

Come sarà venuto in mente al buon Povia di scrivere una canzone del genere? Di prim’acchito uno potrebbe pensare che l’obiettivo era quello di creare polemica ad arte, ancora prima dell’ascolto del brano, in modo che si parlasse più della sua canzone che dell’imminenza del festival.

Manco a dirlo, neanche dopo due secondi l’annuncio dei brani, c’erano gia quelli dell’arcigay e una dozzina di altre associazioni che protestavano, ma almeno prima ascoltatela la canzone, magari il testo dice “Luca era gay, adesso fa il dj ed è sempre più gay”, oppure “Luca era gay, poi si è fatto prete e ha scoperto i piaceri della pedofilia” insomma prima di criticare sarebbe il caso di aspettare.

Ma non è questo il punto, io in realtà ho una teoria alternativa sul significato della canzone, infatti il buon Povia fin dall’inizio ha dimostrato una profondità e un attenzione per il sociale non comune. Basta pensare al suo primo successo I bambini fanno oh, denuncia sociale della difficoltà di apprendimento delle vocali nei bimbi moderni. E poi ancora la coraggiosa Vorrei avere il becco, un testo denuncia che usa i piccioni per porre problemi scottanti. Chi non ha colto nel passaggio “Più o meno come fa un piccione l’amore sopra il cornicione” una denuncia spietata della corruzione odierna dei costumi e del dilagante esibizionismo, che porta alle più sconvolgenti perversioni.

Dopo due temi così profondi e scottanti, secondo me, il buon Povia voleva fare un tuffo nelle nostre radici, voleva dare per una volta un messaggio positivo andando a pescare nella saggezza popolare. Nella tipica osservazione della realtà, che attraverso la voce del popolo, si condensa in proverbi e detti popolari. Ed eccolo li che pensa e si chiede “Cos’è che fa girare il mondo?”, sicuramente i soldi e l’amore, ma si, certo, l’amore! Però una canzone di amore è un po banale, e per uno che usa i piccioni ci vuole sicuramente qualcosa di più incisivo.

Ecco il lampo di genio, quello che distingue l’artista dall’uomo della strada, sicuramente l’amore è la forza universale che fa fare le più grandi cazzate alle donne, ma in misura maggiore all’uomo, e a cosa anela ogni uomo maschio eterossesuale? Ma alla potta, certo la potta ecco a cosa doveva mirare, usare la saggezza popolare sulla potta e condensarla in una canzone. Chi non conosce i famosi detti

Tira più un pelo di topa che un carro di boi
Donna nana tutta tana
La fia ti fà la fia ti sfà

Effettivamente lui aveva pensato anche ad una versione omo, ma l’unici detti che aveva trovato erano

In tempo di guerra ogni buo è una trincea
Son tutti froci col culo dell’altri

Che effettivamente lasciano un po a desiderare, ecco che la sua scelta è caduta sull’arcinoto detto tira più un pelo di topa che un carro di boi, essendo gli altri due meno famosi. Solo che qui sono venuti fuori i primi problemi, non poteva certo scrivere una canzone il cui testo fosse

Tira più un pelo di topapa pa pa
che un carro di bo bo boi
Tira più un pelo di topapa pa pa
che un carro di bo bo boi

Improponibile, il Vaticano glie l’avrebbe bocciata subito, e poi doveva usare una metafora, qualcosa che sottolineasse il potere taumaturgico del pelo senza essere troppo scandaloso, avrebbe potuto anche usarla per condannare l’onanismo

Luca si toccava
la vista gli calava
e non era poi meravigliosa
la sua faccia brufolosa

rit:
Tira più un pelo di topapa pa pa
che un carro di bo bo boi

No anche così non poteva andare, ecco allora il colpo di genio,

Luca era gay e adesso sta con lei

Ma vi siete chiesti chi sia questa lei, come mai il buon Povia non dice un nome, avrebbe potuto dire

Luca era gay adesso sta con Jane

Ma non fa nomi, perché la lei a cui si riferisce è la potta, quindi questo altri non è che un inno alla potta, che il povero cantautore Milanese ha dovuto camuffare con una falsa critica all’omosessualità perché non gli venisse denunciata dal moige o dalla chiesa…

gen 162009

Non avrei mai creduto di dover ringraziare le FFSS, io che pensavo che fossero il male personificato, la mia nemesi, il nemico di ogni pendolante, la negazione dell’efficienza, la mancanza di rispetto, la disorganizzazione organizzata, insomma per dirla in una parola una grande e grossa fumante merda sciorta, ho dovuto ricredermi.

Ma veniamo ai fatti nudi e crudi. Stasera, come quasi ogni sera da quando sono tornato a lavorare a Milano, sono arrivato in stazione alle 18 e 15, il regionale per Bologna delle 18 e 20 era segnalato sul binario 11. Tutto in regola quindi, tranne il fatto che il treno sul binario non c’era, insomma per farla breve siamo partiti con quei 15 – 20 minuti di ritardo che non guastano mai.

Ora prima di continuare vorrei parlare del Baraonda o la Barionda, come lo chiamava la mi pora nonna. Il Baraonda è un discobar che sta al Cinquale in provincia di Massa dove andavo insieme a mi amici quando ero ancora giovanotto, la cosa che più mi garbava era la musica che mettevano, un mix di heavy metal, hard rock, grunge e simili. Naturalmente la clientela rifletteva il tipo di musica e ci si trovava dal metallaro al punk abbestia al darkettone.

L’atmosfera era quella tipica della bettola con luci basse, coltre di fumo prodotta da canne e sigarette e, come ogni locale frequentato da giovani alternativi che si rispetti, bagni disastrati.

Mi ricordo che se uno voleva andare a pisciare dopo le 22 doveva firmare una liberatoria in cui sollevava il locale da ogni responsabilità in caso di morte per intossicazione. Sembrava quasi che la gente, in preda ai fumi dell’alcool e delle canne, non riuscisse proprio a centrare il buco, per terra ci si poteva trovare ogni tipo di sostanza organica, dalla pipì ai resti di pasti non digeriti.

Questa digressione si è resa necessaria per spiegare quello che mi è successo dopo aver abbandonato la stazione di Lodi. Quello che alla partenza da Milano era un leggero stimolo, dopo più di un’ora di viaggio, era diventata una pressione insopportabile sulla vescica, così, alla fine, mi sono deciso ad andare in bagno.

Quando ho aperto la porta una marea di emozioni mi ha travolto lasciandomi senza fiato, anche se forse a lasciarmi senza fiato è stato l’odore. In terra c’era quella patina nerastra prodotta dalla fermentazione delle pisciate che non avevano centrato il wc, il sedile era stato sbarbato e appoggiato in terra, dentro alla tazza c’erano resti di sigarette e le pareti avevano un colore che variava dal bianco al marroncino muffa con scritte e resti di oggetti non identificati.

Per un attimo mi è sembrato di fare un viaggio nel tempo e ho iniziato ad essere preda di un allucinazione, fuori dalla porta mi sembrava di sentire Enter Sandman a manetta, nell’aria c’era l’odore di canne e sigarette e le luci si erano abbassate. Quando sono uscito mi è venuta voglia di andare ad abbracciare il controllore e chiedergli una tennent’s super.

Poi lo sferragliare del treno e il puzzo di bruciato prodotto dalle frenate mi ha riportato alla realtà e mi sono di nuovo ritrovato sul vagone, in ritardo di più di mezz’ora ma con una sensazione di nostalgia, quella nostalgia che ti lasciano addosso i bei ricordi.

E io che pensavo che la sporcizia dei vagoni fosse dovuta all’incuria e alla disorganizzazione, che stupido! Chissa quanti altri frequentatori di locali tipo Baraonda hanno rivissuto dei bei momenti grazie allo stato penoso dei bagni che sono sui vagoni. Grazie FFSS, grazie di cuore…

gen 132009

Venerdì 9 Gennaio 2009 ore 6 e 00:
La sveglia suona, apro gli occhi e già ho la premonizione del freddo che mi aspetta fuori.

ore 6 e 15:
Inspiro e utilizzo le mie energie mentali per sconfiggere il freddo che mi investirà appena aprirò il portone del garage, gli anni di addestramento insieme ai monaci shaolin mi hanno insegnato che la mente può tutto. Pigio il bottone, il sezionale inizia a sollevarsi, la prima ondata gelida mi congela gli stinchi e i piedi, il portone non si è ancora sollevato per metà che mando a caà mentalmente i monaci shaolin.

Initirizzito dal freddo mi avvicino al cancello, provo a infilare la chiave nella toppa, non entra. Provo anche dall’esterno entra leggermente ma non basta, la serratura è completamente congelata. Corro in casa cercando un accendino, dopo 10 minuti di canti propiziatori dei nativi d’America trovo l’accendino che usavo negli anni 60 per accendere l’incenso, speriamo sia ancora carico.

Arrivo di nuovo al cancello, dopo vari tentativi riesco ad ottenere una pallida fiammella ma appena l’avvicino alla serratura si spenge, un vento gelido e bastardo sembra complottare contro di me. Mi metto di traverso, piegato in avanti per far da scudo alla fiamma, e mentre canto le lodi del Signore e degli angeli tutti, continuo a provare a riscaldare la serratura.

Alla fine sento un leggero click, infilo la chiave, gira, il meccanismo non si muove, porca di quella… inzio con i salmi e continuo con la fiammella, un nuovo piccolo scatto, provo di nuovo, il cancello si apre. Torno alla macchina ormai ho perso sensibilità nelle braccia e nelle gambe.

ore 6 e 30:
Esco dal garage con il suono delle mie lodi che riempie l’abitacolo, due giorni di bufera di neve e poi il ghiaccio polare, ogni spiazzo, anfratto, viottolo che non sia una strada principale è ricoperto di ghiaccio e già mi immagino il parcheggio della stazione completamente ghiacciato con pochissimi posti disponbili, il ritardo accumulato per aprire il cancello potrebbe essermi fatale. Cerco di pensare positivo.

ore 6 e 50:
Arrivo in vista del parcheggio, o meglio della neve ghiacciata che ricopre il parcheggio, cerco di farmi coraggio. Entro nel parcheggio, i pochi posti che sono stati liberati dalla neve sono già tutti occupati, mentre avanzo lentamente ne trovo uno che sembra praticabile, c’è un minimo di scalino ma o parcheggio li o torno a casa. Metto la marcia indietro e prego i santi tutti di non fare danni irreparabili.

ore 7 e 00:
La macchina è parcheggiata, alla fine ho avuto ragione dello scalino di neve gelata. Il problema è che sono in fondo al parcheggio e il regionale delle 7 e 08 potrebbe essere in orario, per la prima volta nella storia delle ferrovie italiane. Di correre non se ne parla e anche assumere un andatura sostenuta sembra molto pericoloso. Nonostante le suole di gomma sento i piedi che se ne vanno per conto loro ad ogni passo, mi sembra di essere sulla banchisa polare.

ore 7 e 05:
Dopo un camminata interminabile, degna delle prove di sopravvivanza del peggior reality, sono arrivato finalmente alla fine del parcheggio, la neve ghiacciata lascia il passo al caro, dolce, tenero asfalto. Mentre costeggio l’edificio della stazione per arrivare sul marciapiede del primo binario sento la voce elettronica annunciare l’imminente arrivo del regionale delle 7 e 08. Accelero il passo, devo solo percorrere gli ultimi 50 metri e poi sarò al sicuro sul marciapiede.

Ormai ci sono, mi accingo a voltare l’angolo e mentre lo faccio vedo l’asfalto rimandarmi il riflesso della luce artificiale dei lampioni, la mia mente super allenata si rende subito conto dell’incongruenza, l’asfalto non riflette la luce, deve essere una lastra di ghia… il piede sinistro scivola perde l’appoggio e il destro lo segue. Nel breve attimo di sospensione ogni cellula del mio essere è concentrata nella più grande bestemmia che possa stare nell’attimo che passa fra la perdita di contatto con il terreno e la legnata che ti attende quando lo riacquisti.

Vedo tutta la vita passarmi davanti, e mentre una parte dei mie neuroni è impegnata nel processo di elaborazione ed esecuzione della bestemmia un neurone solitario decide di farmi mettere la mano. Cado di lato, il destro, batto il fianco ma la mano mi salva da conseguenze peggiori. Fortunatamente gli anni passati nei navy seals hanno reso il mio corpo elastico e resistente come una canna di bambù. Non ho ancora finito di schiantarmi sul ghiaccio che sono di nuovo in piedi.

Nessuno sembra aver fatto caso al mio gesto atletico e, a parte un leggero dolore al fianco e un male cane alla mano, la caduta non sembra avere avuto conseguenze. Muovendomi con cautela arrivo sul terzo binario insieme al treno. Alla fine riesco pure a trovare posto a sedere e mentre il treno parte penso che la neve sarà anche bella ma quando ghiaccia è proprio dura…

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