gen 132009

Venerdì 9 Gennaio 2009 ore 6 e 00:
La sveglia suona, apro gli occhi e già ho la premonizione del freddo che mi aspetta fuori.

ore 6 e 15:
Inspiro e utilizzo le mie energie mentali per sconfiggere il freddo che mi investirà appena aprirò il portone del garage, gli anni di addestramento insieme ai monaci shaolin mi hanno insegnato che la mente può tutto. Pigio il bottone, il sezionale inizia a sollevarsi, la prima ondata gelida mi congela gli stinchi e i piedi, il portone non si è ancora sollevato per metà che mando a caà mentalmente i monaci shaolin.

Initirizzito dal freddo mi avvicino al cancello, provo a infilare la chiave nella toppa, non entra. Provo anche dall’esterno entra leggermente ma non basta, la serratura è completamente congelata. Corro in casa cercando un accendino, dopo 10 minuti di canti propiziatori dei nativi d’America trovo l’accendino che usavo negli anni 60 per accendere l’incenso, speriamo sia ancora carico.

Arrivo di nuovo al cancello, dopo vari tentativi riesco ad ottenere una pallida fiammella ma appena l’avvicino alla serratura si spenge, un vento gelido e bastardo sembra complottare contro di me. Mi metto di traverso, piegato in avanti per far da scudo alla fiamma, e mentre canto le lodi del Signore e degli angeli tutti, continuo a provare a riscaldare la serratura.

Alla fine sento un leggero click, infilo la chiave, gira, il meccanismo non si muove, porca di quella… inzio con i salmi e continuo con la fiammella, un nuovo piccolo scatto, provo di nuovo, il cancello si apre. Torno alla macchina ormai ho perso sensibilità nelle braccia e nelle gambe.

ore 6 e 30:
Esco dal garage con il suono delle mie lodi che riempie l’abitacolo, due giorni di bufera di neve e poi il ghiaccio polare, ogni spiazzo, anfratto, viottolo che non sia una strada principale è ricoperto di ghiaccio e già mi immagino il parcheggio della stazione completamente ghiacciato con pochissimi posti disponbili, il ritardo accumulato per aprire il cancello potrebbe essermi fatale. Cerco di pensare positivo.

ore 6 e 50:
Arrivo in vista del parcheggio, o meglio della neve ghiacciata che ricopre il parcheggio, cerco di farmi coraggio. Entro nel parcheggio, i pochi posti che sono stati liberati dalla neve sono già tutti occupati, mentre avanzo lentamente ne trovo uno che sembra praticabile, c’è un minimo di scalino ma o parcheggio li o torno a casa. Metto la marcia indietro e prego i santi tutti di non fare danni irreparabili.

ore 7 e 00:
La macchina è parcheggiata, alla fine ho avuto ragione dello scalino di neve gelata. Il problema è che sono in fondo al parcheggio e il regionale delle 7 e 08 potrebbe essere in orario, per la prima volta nella storia delle ferrovie italiane. Di correre non se ne parla e anche assumere un andatura sostenuta sembra molto pericoloso. Nonostante le suole di gomma sento i piedi che se ne vanno per conto loro ad ogni passo, mi sembra di essere sulla banchisa polare.

ore 7 e 05:
Dopo un camminata interminabile, degna delle prove di sopravvivanza del peggior reality, sono arrivato finalmente alla fine del parcheggio, la neve ghiacciata lascia il passo al caro, dolce, tenero asfalto. Mentre costeggio l’edificio della stazione per arrivare sul marciapiede del primo binario sento la voce elettronica annunciare l’imminente arrivo del regionale delle 7 e 08. Accelero il passo, devo solo percorrere gli ultimi 50 metri e poi sarò al sicuro sul marciapiede.

Ormai ci sono, mi accingo a voltare l’angolo e mentre lo faccio vedo l’asfalto rimandarmi il riflesso della luce artificiale dei lampioni, la mia mente super allenata si rende subito conto dell’incongruenza, l’asfalto non riflette la luce, deve essere una lastra di ghia… il piede sinistro scivola perde l’appoggio e il destro lo segue. Nel breve attimo di sospensione ogni cellula del mio essere è concentrata nella più grande bestemmia che possa stare nell’attimo che passa fra la perdita di contatto con il terreno e la legnata che ti attende quando lo riacquisti.

Vedo tutta la vita passarmi davanti, e mentre una parte dei mie neuroni è impegnata nel processo di elaborazione ed esecuzione della bestemmia un neurone solitario decide di farmi mettere la mano. Cado di lato, il destro, batto il fianco ma la mano mi salva da conseguenze peggiori. Fortunatamente gli anni passati nei navy seals hanno reso il mio corpo elastico e resistente come una canna di bambù. Non ho ancora finito di schiantarmi sul ghiaccio che sono di nuovo in piedi.

Nessuno sembra aver fatto caso al mio gesto atletico e, a parte un leggero dolore al fianco e un male cane alla mano, la caduta non sembra avere avuto conseguenze. Muovendomi con cautela arrivo sul terzo binario insieme al treno. Alla fine riesco pure a trovare posto a sedere e mentre il treno parte penso che la neve sarà anche bella ma quando ghiaccia è proprio dura…

nov 302008

Devo dire che Silvietto trova sempre il modo di stupirmi. Basta aprire un qualsiasi giornale on line straniero per capire quanta paura abbiano della crisi i capi di governo europei e non, tutti li con il meccino ar culo.

Tutti tranne Silvio, non gli fanno paura quei mangia bimbetti dei comunisti figurarsi la crisi. Quasi mi sembra di vederlo ad arcore mentre si rilassa con la serata karaoke insieme ad Apicella e Calderoli.

E poi diciamocela tutta, la crisi non esiste è solo l’ennesima manovra di questa stampa comunista per metterlo in cattiva luce.
Ma l’avete vista la faccia del ceo di Goldman and Sachs durante la deposizione di fronte al senato Americano? Ora ditemi voi se quello non aveva una faccia da comunista, secondo me il fallimento del colosso usa è stata tutta una manovra orchestrata insieme a quel cattivo di Dipietro solo per mettere in difficoltà Silvio.

Ma i due stolti hanno fatto male i conti, e poi Silvio ha ragione basta parlare di crisi se no poi alla fine arriva. È un pò la stessa cosa che succede quando uno ha un esame, pensa così tanto alle domande che non sa che alla fine gli chiedono proprio una di quelle. È scientificamente provato che se la chiami la sfiga prima o poi arriva.

È per questo che voglio rilanciare l’appello del premier, “la crisi è in mano ai consumatori non dobbiamo modificare il nostro stile di vita”.

E non veniamo fuori con le solite lamentele: sono stato licenziato, ho perso tutti i miei risparmi nella crisi bancaria usa, guadagno a malapena i soldi per pagare il mutuo. Non se ne può più di tutto questo disfattismo.
Se ti hanno licenziato la colpa è solo tua che ti sei chiamato la sfiga addosso, perciò non rompere i coglioni e consuma, puoi sempre accendere una seconda ipoteca sulla casa o venderti un rene, tanto ce n’hai 2.

E ora con l’arrivo della social card hai ben 40 euro al mese per rilanciare l’Italica industria, se sei un comunista li butterai via comprando pane, pasta, latte e altre cose inutili, ma se ami la libertà comprearai un bello schermo al plasma da 82 pollici, un abbonamento a mediaset premium per vedere tutte le partite del milan e la nuova fiction “Mi sono fatto da solo. L’uomo che mangiava i comunisti.”.

E non dimenticare il nintendo wi per i tuoi figli con la wi fit, la wi snow e il nuovissimo wi fart, il bochettone da attaccarti al culo per un entusiasmante gara di pete in famiglia. In fondo con la social card riuscirai a pagare il tutto in soli 20 anni di comode rate…

nov 182008

Io ci provo in tutti i modi, ce la metto tutta, mi impegno. Ho smesso di guardare i telegiornali, di leggere i giornali, di ascoltare la radio, sono diventato un eremita dell’informazione, ma nonostante tutto Silvietto non vuole lasciarmi in pace.

Perciò per non impazzire almeno un piccolo post glie lo devo dedicare. Chiamatemi pure comunista ma non ce la faccio più.

Credo che nell’Italica penisola e più diffusamente nel globo terracqueo siano in pochi a non aver sentito la spassosa, per lui, battuta sul neo eletto presidente degli Stati Uniti.

Questa notizia mi ha dato lo spunto per una profonda, si fa per dire, riflessione e cioè quale sia veramente l’età cerebrale del premier. Sono anni che quel genio di Scapagnini, il cui più grosso successo è stato quello di far fallire il comune di Catania, ce la mena con il fatto che Silvietto ha il fisico e il cervello di un ventenne.

Bene ora lo posso dire con certezza, questa è un emerita stronzata, il nostro amatissimo premier è molto più giovane. In questi anni non ho potuto fare a meno di notare le inquietanti analogie fra il suo comportamento e quello del mi figliolo quattrenne:

Entrambi si riferiscono a se stessi parlando in terza persona.

“Il presidente del consiglio adesso deve lavorare”
“Il bimbo ha fame”

Entrambi quando sono colti in fallo hanno la tendenza a dare la colpa agli altri.

“Non l’ho detto io, sono stato frainteso, è colpa della stampa comunista”
“Non sono stato io è caduto da solo”

Entrambi hanno paura di creature mitologiche ormai estinte.

“Salverò l’italia dai comunisti”
“Babbo vieni con me a fare la pipì che in bagno ci sono i mostri”

Entrambi non hanno il senso della misura.

“Lei la vedrei bene nel ruolo di kapo”
“Babbo il tuo pipi è grossissimo”

Entrambi fanno le bizze quando vengono ripresi o contraddetti

“Se uno non ha il senso dell’umorismo allora è un imbecille”
“Se non giochi con me allora io non mangio”

E per ultima fresca, fresca di stampa, entrambi amano giocare a rimpiattino

“Cucù” fatto alla Merkel al vertice Italo-Tedesco di Trieste (non sto scherzando leggete qua)
“Babbo io mi nascondo qui e te mi vieni a cercare”

E la lista delle similitudini potrebbe anche continuare, naturalmente ci sono anche delle marcate differenze, Silvietto pronuncia la erre molto meglio di Lorenzo, Lorenzo ha più capelli ecc. ecc.

Comunque a parte alcune piccole differenze è innegabile che ci siano evidenti affinità, perciò direi che il nostro brillante presidente del consiglio ha un età cerebrale di 4 anni, alla faccio delle sinistre disfattiste.

Un momento ora che ci penso Lorenzo è già un bel pò che ha smesso di parlare di se in terza persona…

ott 292008

Pensavo di essere forte, mi ero illuso di essere preparato, abbastanza intelligente da evitare le trappole e ho gioito per avere vinto qualche piccola battaglia, ma mi rendo conto solo adesso della mia ingenuità.

Sto lottando con un nemico più forte di me che a poco a poco sta vincendo la guerra, io ero preparato a tutto ma non a questa lunga e straziante guerra psicologica. Questa mattina, per non incappare nelle chilometriche file e memore delle tremende macchinette, ho deciso di fare l’abbonamento direttamente in biglietteria.

Mi metto in fila, scelgo la più corta, due sole persone avanti a me, sono le 6 e 50 ho il treno alle 7 e 8 dovrei farcela senza problemi. Le 6 e 55 la ragazza che era dal bigliettaio quando mi sono messo in coda è ancora li, 7 la ragazza continua a parlare con il bigliettaio, molto probabilmente sta pianificando un viaggio Piacenza Bogotà in treno.

7 e 2 minuti, tocca a me ho gia pronti i mie 68,90 euri, questa volta non mi fregano, questa volta non mi coglieranno impreparato ho imparato la lezione, ne sono uscito rafforzato. Il bigliettaio mi guarda con uno strano sorriso sulle labbra, all’improvviso vengo colto dal panico, che sia un agente provocatore infiltrato dai servizi di confusione delle FFSS?

Devo stare calmo, tranquillo, respirare, inizio ad immaginarmi cose che non ci sono, adesso il buon uomo sorridente dall’altra parte del vetro mi darà il biglietto io gli darò i soldi e me ne andrò felice. Prima ancora che il biglietto esca dalla stampante vedo la cifra sul display 63,90 euri, mi sa che mi ha fatto solo l’abbonamento base ed è pure aumentato, a settembre costava 60,90 euri.

“Mi scusi mi potrebbe fare anche il supplemento per prendere gli InterCity”
“E’ già compreso nel prezzo” Mi risponde cordialmente il bigliettaio sempre con quello strano sorriso ammiccante, sembra quasi un cenno fra membri del fight club.

A quel punto mi sento mancare la terra sotto i piedi, un improvviso giramento di testa mi fa vacillare, mi guardo intorno e mi sembra che tutti mi sorridano ammiccando, la signora sotto il tabellone sembra che stia parlando ad un auricolare, il vecchietto vicino al cestino, è una mia impressione o ha passato qualcosa furtivamente alla ragazza vesita da dark.

Prendo il biglietto e corro fuori dalla biglietteria, l’aria fresca della mattina mi fa sentire meglio, all’improvviso tutto sembra tornare alla normalità e ho come l’impressione di aver fatto un brutto sogno. Alla fine tiro le somme, in tre mesi ho fatto tre volte l’abbonamento

Settembre abbonamento in biglietteria con supplemento per intercity 68,90 euri
Ottobre abbonamento alla macchinetta senza supplemento 74 euri
Novembre abbonamento in biglietteria con supplemento per intercity 63,90 euri

Se non è guerra psicologica questa non so proprio che altro sia, ma adesso non ho tempo per analizzare le tattiche del mio avversario, mi rimane giusto il tempo di raggiungere il binario prima che arrivi il mio treno…

ott 272008

Stamattina in macchina ascoltavo la radio e ad un certo punto è arrivata l’ennesima pubblicità sui cereali, questi per aiutare a diminuire il colesterolo.

Ormai ce ne sono di tutti i tipi: quelli che ti fanno stare in forma, quelli che ti fanno dimagrire, quelli che ti fanno vincere al superenalotto e via discorrendo. Per non parlare poi dei regali che ci infilano dentro dai pupazzetti di batman ai kit per l’epilazione rapida.

Non se ne può più di tutte queste pubblicità piene di figone sorridenti con il ventre piatto che ammiccano dallo schermo a dei poveri imbolsiti che finiscono puntualmente per credere nel lato oscuro della forza.

“Come faccio ad avere questo ventre piatto e questo culo di marmo? Semplice tutte le mattine faccio colazione con una ciotola di latte e i miei cereali segalix alla segale turca, così vado di corpo regolarmente, dimagrisco e a letto sono una gran porca” strizzatina d’occhio verso la telecamera e voce fuori campo che ti informa che in alcuni casi fanno ricrescere anche i capelli.

A quel punto non ci sono cazzi i cereali segalix devono essere tuoi e devi farli mangiare anche alla tua ragazza/moglie, e poi ci sono lisci, con fiocchi di cioccolato, alla zuppa inglese, con panna montata liofilizzata e i mitici rustici con fiocchi di cinghiale e olive.

Immaginati la delusione quando dopo un mese hai ancora le lonze, i capelli sono ancora più radi e ti fai ancora più pippe perché alla tua ragazza/moglie fanno pure venire il mal di testa.
Allora inizi ad avere dei dubbi, una scomoda verità inizia a farsi strada nella tua testa e ti senti come fantozzi colto da improvvisa illuminazione “Ma! Allora mi hanno sempre preso per il culo!”

Così prendi la scatola dei segalix e fai una cosa a te estranea, leggi. E scopri che la colazione bilanciata per perdere peso è composta da 100 ml di latte non zuccherato, un cucchiaio da te di segalix, mezzo se hai preso quelli ai fiocchi di cinghiale, un limone, 1 km a nuoto, 15 km di corsa e 80 km in bicicletta. Il problema è che tu dopo averne mangiata mezza scatola ti fermi al bar a prendere un cappuccino con la brioche perché hai ancora fame.

Ormai siamo così abituati a sentire cazzate che non sappiamo più distinguere la realtà dalle fandonie e finiamo per credere a tutto, anche a ciò che è palesemente falso perché troppo bello per essere vero. È capace che se domani arrivasse uno a promettere un milione di posti di lavoro lo voteremmo e magari vincerebbe pure l’elezioni. No va be! Adesso stò esagerando, era solo per fare un esempio…

ott 262008

Sciancrato! Quanti di voi conoscono questa parola? Sembra quasi un insulto “Togliti di torno brutto Sciancrato”, o una parola da usare come spauracchio con i bimbi “Brutto delinquente se non mi ridai la dentiera chiamo lo Sciancrato” fortuna che ai miei tempi c’era il bubbo nero, se mi avessero detto una cosa così tremenda sarei morto all’istante.

A dire la verità anche io non la conoscevo finché non ha incrociato il mio cammino in età adulta. Naturalmente questa, come tante altre parole, è sconosciuta al maschio medio latino ma non alla femmina e fa parte di tutta quella serie di aggettivi che definiscono in maniera inequivocabile la forma, la consistenza e il valore di un capo di abbigliamento.

Si sa che il maschio, non avendo i neuroni destinati alle sfumature, ragiona per concetti semplici per lui un paio di pantaloni sono un paio di pantaloni, una gonna è una gonna e una camicia è una camicia, tutto molto semplice e lineare. Al limite è in grado di operare una distinzione elementare nelle categorie elegante, sportivo e da lavoro anche se alcuni ricercatori sostengono, che se addestrati da giovani, alcuni maschi riescano a riconoscere, con una percentuale prossima al 90%, indumenti appartenenti alla categoria casual, pur non avendo la minima idea di cosa voglia dire la parola.

Per non parlare poi dei tessuti. ogni maschio sa che esistono il cotone, la lana e il lino, già arrivare a capire che i jeans sono fatti di cotone e non è il nome del tessuto richiede un’elasticità mentale che non tutti possiedono. Figuriamoci perciò quando si sentono nomi come la nappa la viscosa o il tulle che nel cervello del maschio potrebbero essere catalogati come nomi di locali alla moda. “Figo ieri sono stato al tulle era pieno di gente” non suona bene? E poi ci sono i misti i freschi e via dicendo. Ma tutto questo è niente di fronte allo Sciancrato che, si badi bene, non è un tipo di tessuto ma un fattore di forma.

Solitamente i capi di abbigliamento di questo tipo partono larghi per poi stringersi subito, solo che agli occhi di un profano questa caratteristica non si palesa finché il capo non viene provato.

Ed eccoci al punto, se sei bred pitt o hai il fisichino di uno di questi attori fighetti un capo Sciancrato non ti spaventa, lo affronti senza paura con il sorriso sulle labbra, perché sai che con quello addosso farai la tua porca figura. Ma se sei un onesto padre di famiglia, provato dalle fatiche di una gravidanza e con le maniglie dell’amore allora sai che la tragedia è dietro l’angolo e lo capisci appena inizi a tirarti giù la maglietta lungo il torace o ad abbottonarti la camicia. E allora vorresti gridare nooooo è Sciancrato e sai già che nonostante tu abbia preso la XXL quando ti guarderai allo specchio sembrerai un salame infilato dentro un budello troppo stretto.

E la cosa peggiore è che la commessa ti sta aspettando fuori dal camerino per chiederti come va, con quel sorrisetto di circostanza sulle labbra. A quel punto hai due alternative, visto che i camerini non sono provvisti di una finestra da cui tentare la fuga, toglierti il capo e uscire dicendo era troppo stretto, oppure far finta di niente e chiedere con il sorriso sulle labbra “Come mi sta?”.

In realtà c’è anche una terza soluzione, però qui si va nel penale, ed è quella di dare un cerino a tuo figlio, chiedergli di incendiare il reparto taglie extra small e approfittare della confusione per fuggire.

Alla fine però tutti escono dal camerino e affrontano l’umiliazione dello sguardo, carico di falsa comprensione, della commessa che vi dice “Se non le va questo, mi sa che qui non abbiamo niente per lei, è la misura più grande che c’è…” e mentre lo dice nell’aria si manifesta la sua muta accusa “Se invece di passare le serate sul divano a riempirti la pancia di birra facessi come me che faccio airsteppingheatbodydancingsuperspinnigultrafastrunning questa maglietta ti calzerebbe come un guanto…”.

Ecco perché voglio che tutti i maschi umiliati dallo Sciancrato, e ne conosco parecchi, si uniscano a me in questa crociata contro una delle peggiori piaghe del ventunesimo secolo, perché ricorda, tu sia grasso o magro non importa, basta un accenno di pancetta e lo Sciancrato farà di te un salame…

In questi giorni mi tornano spesso in mente le frasi ricorrenti della mia infanzia, quelle che mi diceva la mi mamma e che mi hanno fatto crescere forte, sano e con solidi principi.

Frasi del tipo “Come t’ho fatto ti risfaccio”, “Piangi, piangi! Quando sposi ridi” o anche l’inossidabile “A casa si fanno i conti!” quest’ultima detta con una luce negli occhi che era una promessa: non importa quanto ci si mette ad arrivare, sono tue anche se s’arriva a casa domani.

Sono frasi che fanno parte del bagaglio culturale di quelli della mia generazione e che ci hanno insegnato il rispetto e la disciplina. Frasi che purtroppo non si sentono più, ma sono state sostituite dalle più blande “Poverino è un bimbo”, “Poverino è stanco”, “I professori lo hanno preso di mira” o “Se ha incendiato due macchine è stato solo per richiamare la nostra attenzione sul suo disagio interiore”.

Il risultato di questo lassismo è sotto gli occhi di tutti. Però non è dei giovani di oggi che voglio parlare ma del fatto che le frasi che venivano dette a noi erano promesse scolpite nella roccia. Messaggeri che annunciavano la giusta e meritata punizione.
Fra tutte queste ce n’era una che mi affascinava, che mi dava un estremo senso di libertà, una libertà ancora lontana ma alla mia portata, ed era la mitica

“Come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te!”

Questa a differenza delle altre veniva usata come chiusura della punizione corporale o per troncare sul nascere le voglie ribelli del giovane scapestrato.

Come tutte le altre io ho sempre considerato queste parole depositarie di una verità assoluta, una promessa indelebile che prima o poi si sarebbe avverata, bastava solamente avere la pazienza di aspettare il momento giusto.
Naturalmente come molti di voi avranno potuto sperimentare sulla propria pelle, questo momento non è mai arrivato e temo che mai arriverà.

C’è stata una parentesi in cui la tanto agognata profezia si è quasi realizzata, ma è stato un momento così breve che ne conservo solo piccoli ricordi spensierati. Sto parlando dei miei primi due anni lavorativi a Milano, quando ho vissuto da solo per un anno in un appartamento di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni.

In realtà non ero solo in quanto per ammortizzare le spese dell’affitto dividevo l’appartamento con un coinquilino. Purtroppo il mio compagno di appartamento non aveva la mia stessa indole libera e contraria alle imposizioni della cultura capitalistica occidentale, che mi portava ad aborrire tutto ciò che riguarda la pulizia della casa e le faccende domestiche, così aveva stabilito dei turni di lavori forzati in cui ero costretto a prostituire il mio intelletto per dei volgari lavori da sguattero.

Nonostante questa iniqua imposizione avevo comunque il mio angolino in cui l’anarchia regnava sovrana: la mia camera da letto.
Ricordo ancora con affetto il senso di libertà che mi dava osservare rotolare le palline di polvere steso sul letto e in pace interiore con il mondo.

La sensazione di potere assoluto quando la mattina mi alzavo dal letto e lo lasciavo da rifare, e la sera la gioia immensa quasi fanciullesca di ritrovarlo come lo avevo lasciato. Ogni piega ogni piccola grinza del tessuto aveva la sua storia da raccontare, potevo stendermi e ritrovare l’impronta che avevo lasciato la notte prima, era una vera goduria sentire le lenzuola arrotolarsi addosso come un sudario.

E che dire del sottile piacere di mangiare seduti sul letto con le gambe comodamente stese, guardando la tv e scegliendo il programma in completa autonomia.

In un anno di quieto sopravvivere sono riuscito a non stirare mai, indossando solo magliette e jeans. L’unica operazione di pulizia fatta in camera mia consisteva nell’ammucchiare nell’armadio tutto ciò che c’era in giro quando veniva a trovarmi la mia ragazza, che nonostante tutto alla fine mi ha anche sposato.

Poi tutto è finito, mi sono trasferito prima a Pavia, mi sono sposato, mi sono ritrasferito e non contento ho anche fatto un figliolo. Così ora sono in tre a dirmi cosa devo fare il mi figliolo, la mi moglie e quando viene a trovarmi anche la mi mamma.

Però ogni tanto quando la luna è alta nel cielo e una leggera brezza mi solletica il viso torna quella sensazione di libertà e sembra quasi che il vento mi sussurri in un orecchio “come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te”…

Rieccomi qua, ancora fra voi, ancora una volta sano e salvo dopo aver affrontato quell’emanazione del male che sono le FFSS. Tutto lasciava presagire un venerdì 17 difficile. Fosche nubi si addensavano all’orizzonte, io ero già pronto alla battaglia, avevo salutato i miei cari, ero stato con loro a ricordare i momenti felici, conscio del pericolo che mi aspettava il giorno dopo.

E così stamani mi sono alzato di buon ora per affrontare il mio destino, il parcheggio della stazione era mezzo vuoto, sui binari poca gente, ho iniziato a pensare che avessero soppresso tutti i treni, invece sul tabellone elettronico i treni non presentevano nessun ritardo e infatti il treno delle 7 e 8 è arrivato spaccando il minuto e cosa ancora più strana è arrivato in orario a Milano.

La cosa mi è parsa alquanto strana, però non più di tanto, molto probabilmente era la solita trappola, attirare più gente possibile facendo circolare i treni regolarmente la mattina, per poi bloccarla nella stazione di Milano facendo mancare i treni della sera. All’improvviso mi sono sentito mancare la terra sotto i piedi. Come avevo fatto a non capire che mi stavo cacciando nell’ennesima trappola delle FFSS.

Per tutto il giorno ho pensato a cosa avrei potuto fare per vanificare i piani del nemico, ma ormai c’era poco da fare, l’unica alternativa al passare la notte a Milano era ritornare a casa con la strada ferrata. Allora ho elaborato un piano ingegnoso, vado in stazione presto così per lo meno un treno che arriva a Piacenza riesco a beccarlo. E invece sono riuscito a venire via dall’ufficio solamente alle 18 dovendo prendere il treno delle 18 e 20.

Arrivo in stazione pronto a dar battaglia, per incutere paura al nemico mi sono dipinto il viso a strisce nere, guardo il tabellone e con estrema sorpresa il regionale per Bologna è segnalato al binario 16 e cosa più importante non accusa nessun ritardo, così mi dirigo a passo incerto verso il treno. Deve esserci una fregatura.

Il treno si riempie in fretta, ma nonostante tutto trovo posto a sedere, vedrai che adesso annunceranno un bel ritardo causa agitazione sindacale. Invece no il treno parte in orario, sono esterrefatto, cosa avranno escogitato questa volta? Un assalto al convoglio da parte di scioperanti inferociti nelle campagne fra milano e Lodi? Il classico guasto al materiale rotabile? Una foratura del treno che ci precede? La tensione mi sta uccidendo, posso quasi fiutare nell’aria l’odore della trappola.

Ma ancora una volta, con mia enorme sorpresa, il treno arriva in perfetto orario, incredibile due volte in orario in una stessa giornata. Non so più cosa pensare. Ma ecco che all’improvviso mi si accende la lampadina, come ho fatto a non pensarci prima?!

Seguite il mio ragionamento e ditemi se non fila alla perfezione:

In un paese normale, dove un servizio ferroviario funziona, se c’è un agitazione sindacale o uno sciopero il servizio rischia di subire pesanti disagi con treni soppressi, ritardi e passeggeri infuriati.
In Italia le FFSS danno già tutto questo nel loro funzionamento normale, ritardi, treni soppressi e passeggeri infuriati.
Perciò uno sciopero non può causare un disagio se questo è gia all’ordine del giorno se no la gente come fa a capire che c’è sciopero? Ecco che allora viene fuori il lato oscuro della forza delle FFSS, per mettere a disagio i passeggeri e disorientarli faremo arrivare i treni in orario causa sciopero!!!!

Ditemi ora se tutto questo non è geniale!! Se le FFSS non sono la quintessenza del male. Comunque massimo rispetto a questa gente che si impegna senza riserve ogni giorno per rendere la nostra vita un inferno…

Quando sei in guerra non puoi fidarti di nessuno, specialmente se sei in territorio nemico. Ogni cosa, anche la più innocua può nascondere una trappola mortale! Quanti amici ho visto cadere, quanti bravi ragazzi se ne sono andati gridando. Ma la guerra è così! Non guarda in faccia nessuno, non ha pietà dei sentimenti e molto spesso sono proprio i migliori i primi ad andarsene.

Ma io non mi voglio arrendere, non voglio vivere schiavo della paura, io voglio combattere ogni battaglia affrontando il nemico a viso aperto ecco perché ho deciso che domani prenderò il treno per andare a Milano. Ebbene si! Nonostante lo sciopero affronterò le FFSS in fondo sul loro sito c’è scritto:

L’agitazione sindacale del personale dell’intera rete di Trenitalia, proclamata da alcuni sindacati autonomi dalle ore 9 alle ore 17 di domani, venerdì 17 ottobre, non comporterà nessuna ripercussione sulla circolazione ferroviaria di media e lunga percorrenza. I treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non saranno interessati dallo sciopero, mentre nella sola regione Veneto potrebbero verificarsi alcune lievi modifiche della circolazione di qualche convoglio.

Ma io so che questa potrebbe essere l’ennessima trappola, un comunicato rassicurante, incoraggiante, messo li con noncuranza per trarre in inganno il pendolante. Posso quasi sentire il richiamo delle sirene prima dello sciagurato naufragio. Ormai conosco le loro trappole, il loro modo di agire, dopo la macchinetta degli abbonamenti non mi coglieranno di nuovo impreparato.

Anche se devo dire che le FFSS sono brave, davvero brave, oltre a diffondere notizie di cui è impossibile verificare l’autenticità hanno anche infiltrato degli agenti provocatori. Oggi mentre tornavo a casa è passato dal vagone per ben tre volte il controllore. Gli altri passeggeri non si sono accorti delle contraddizione, ma ad una mente vigile come la mia non è sfuggita la strana coincidenza.

Sono due mesi che vado a Milano in treno e non si è mai visto nessuno, oggi all’improvviso un sedicente controllore si aggirava tranquillo per i vagoni dispensando sorrisi e calorose rassicurazioni:

Tanquilli, è vero che c’è sciopero domani, ma sono solo delle sigle sindacali minori, vedrete che i treni circoleranno, specialmente quelli garantiti

Alla fine però anche lui si sarà ricordato di avere una famiglia a casa, dei figli, una moglie, degli amici e in un rigurgito di coscienza ha anche detto:

Comunque non prendete per oro colato quello che dico

E li tutto mi è stato chiaro, avrei voluto alzarmi e gridare ai passeggeri che era tutta una trappola, che ci stavano attirando allo scoperto per poi finirci con interminabili attese e informazioni contradditorie, ma alla fine ho capito che nessuno mi avrebbe creduto ma si sarebbero fidati dell’autorità rappresentata da quell’uomo in uniforme. Un uomo che solo pochi istanti prima era passato per dirci che le porte anteriori del vagone erano entrambe bloccate e avremmo dovuto scendere da quelle posteriori.

Lascio perciò questo post come testimonianza della mia lotta di resistenza contro il tiranno oppressore, domani a quest’ora potrei essere prigioniero delle FFSS in un vagone stracolmo di gente urlante e ammassata come bestiame verso il macello, lottando per un minimo di spazio vitale. Se non ce la farò spero che qualche altro ardimentoso prenda il mio posto e porti avanti la mia battaglia…

O forse dovrei dire Luciano Salce, ma siccome tutti conoscono Fantozzi allora uso il personaggio. Si perché i primi due Fantozzi sono geniali, una satira dissacrante del servilismo e delle cattive abitudini del popolo italico. Quello che però Salce non sa, essendo morto nell’89, è che neanche nelle sue peggiori previsioni avrebbe potuto immaginare a che punto saremmo arrivati.

Le cronache di questi giorni, di queste settimane, di questi mesi, sono così piene di esempi che c’è solo l’imbarazzo della scelta, però per non fare il solito comunista che parla male dei politici ho deciso di interessarmi solo di quello che tocca la mia sfera personale.

E iniziamo perciò con le FFSS le nostre gloriose ferrovie dello stato, ricordo con angoscia il periodo intorno al 2002-2003 quando pendolarizzavo fra Pavia e Milano, i disservizi, i ritardi, il riscaldamento acceso d’estate e l’aria condizionata d’inverno, i guasti al materiale rotabile, ma cosa cazzo è il materiale rotabile? Le rote? Le rotaie? come a dire che il Treno ha forato?

Ma veniamo ai giorni nostri, all’attualità a quello che posso vedere, al quotidiano pendolare fra Piacenza e Milano ormai routine di tutti i giorni dallo scorso 8 settembre. Naturalmente rispetto a cinque anni fa non è cambiata una bella sega, però a sostituire i guasti al materiale rotabile adesso c’è l’allegra vocetta che ti informa di quanto siano addolorate le FFSS del ritardo e di quanto si scusino per il disagio.

In quasi un mese di viaggio la volta che è andata meglio il treno è arrivato con 6 minuti di ritardo, ed è stato bello perché c’era gente che piangeva, che urlava dalla gioia, si abbracciava, sembrava quasi di essere ad una finale dei mondiali vinta dall’Italia.

E adesso arrivo al punto, al caso particolare a quello che mi ha visto spettatore passivo dell’ennesima cazzata o disservizio delle FFSS a scapito di poveri pendolari, e per questo devo riallacciarmi al post precedente. Si quello degli occhiali da sole.
Dopo essere uscito dal lavoro ho preso il locale che arriva fino a Piacenza, avendo perso per pochi minuti quello che arriva a Parma e che prendo di solito.

Prima di continuare è di fondamentale importanza dire che il treno in questione è uno di quei locali sfigati con le porte a soffietto che non hanno la maniglia di apertura.

Erano le 6 e mezzo, forse anche 6 e 40 quando è partito, naturalmente io c’avevo gli occhiali da sole perché volevo finire di leggere uno dei tanti libri che mi tengono compagnia durante il viaggio. Fortunatamente sulla carrozza c’erano le luci accese e nonostante gli occhiali da sole ci vedevo bene.

Come il treno ha cominciato a muoversi si sono spente tutte le luci tranne una, e visto che il sole stava iniziando a calare, e che io avevo gli occhiali da sole, la lettura ha iniziato a diventare difficoltosa. Nonostante le condizione avverse, però, non mi sono lasciato scoraggiare ed ho continuato a leggere.

Tutto è andato più o meno bene fino a quando non siamo arrivati nei pressi di Codogno e all’improvviso si è spenta l’unica luce rimasta accesa e siamo piombati nel buio. Dopo una veloce occhiata mi sono reso conto che anche i vagoni vicini erano senza luce. Arrivati a Codogno l’ultima persona che divideva con me il vagone è scesa e mi sono ritrovato solo.

E così eccomi li, solo, al buio e con gli occhiali da sole! Proprio una bella giornata di merda, ci manca solo che arrivi qualche brutto ceffo mi riempia di botte e mi porti via tutto, questo ed altri foschi pensieri si accavallavano nella mia mente, quando sento arrivare diverse persone a corsa, eccoci! Ci siamo! Sono del gatto.

Fortunatamente il gruppetto di scalmanati non ce l’aveva con me, ma con le mitiche FFSS, i poveretti, infatti, erano due o tre vagoni più su del mio e dovevano scendere a Codogno solo che quando il treno si è fermato le porte non si sono aperte, loro si sono messi a correre in cerca di una porta da cui scendere ma il treno è stato più veloce a ripartire.

In conclusione i 6 disgraziati sono stati trasportati fino a Piacenza, rallegrati dal fatto che il buon capo treno li ha assicurati che le FFSS non gli avrebbero fatto pagare il biglietto da Piacenza a Codogno (che signori).

Quasi dimenticavo, il treno è giunto in stazione con ben 15 minuti di ritardo: Ci scusiamo per il disagio…

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