gen 022011

Qualche giorno fà sono andato al negozio di pasta fresca per comprare una chilata di pisarei e il sugo per condirli, poi visto che c’ero ho preso anche i tortelli di magro con il sugo di funghi porcini e i tortelli di zucca.

Fra gli altri clienti c’era anche un geniaccio che aspettava i suoi tortelli, la ragazza gli porta 5 vassoi di roba e gli dice

“Guardi quelli di brasato sono tutti in un solo vassoio, gli ci faccio un segno?”

“Si grazie”

“gli ci faccio una X?”

Il genio la guarda come se fosse una povera ebete e poi ridendo agli astanti le dice

“una X?, ci scriva brasato!”

la ragazza lo guarda senza capire

“se ci fa una X come faccio a sapere che sono quelli di brasato?”

perché è l’unico vassoio con la X sopra immensa testona di cazzo, avrebbe dovuto rispondere la ragazza, invece ha provato a spiegargli gentilmente la cosa, ma senza esito alcuno. Alla fine la poveretta si è arresa e gli ha scritto brasato.

Avere a che fare con gente maleducata è sempre difficile ma avere a che fare con gente maleducata e stupida, accoppiata che si presenta spesso, richiede una vocazione e tanta, tanta pazienza.

lug 242010

Anche quest’anno sono stato a fare un po’ di mare a Marina di Bibbona, così giusto per rilassarmi e recuperare la tranquillità necessaria ad affrontare i nemici quotidiani, FFSS in testa a tutti.

Naturalmente anche in ferie la mia ferrea disciplina e gli anni di allenamenti alla tana delle tigri hanno giocato un ruolo fondamentale e mentre io mi rilassavo non lo facevano i miei sensi sempre all’erta.

Mi stavo ritemprando immerso nell’acqua insieme a Lorenzo, tentando di fargli capire, tramite esempi pratici, il comportamento di un corpo gassoso che viene liberato nell’acqua, quando il mio udito soprannaturale capta delle urla, Help, Help, Help, cerco di capire da dove provengono e vedo un giovane uomo teutonico con due bimbi con delle tavolette, altrettanto teutonici che si sbracciano ad un centinaio di metri dalla riva.

Veloce come un computer di ultima generazione il mio cervello entra in azione e analizza la situazione, uno dei bambini deve essere in difficoltà bisogna agire, in un’attimo il mio istinto da berretto verde prende il comando, dico a Lorenzo di restare dov’è e mi tuffo, poi con la grazia di un delfino affaticato da anni di abusi di alcool, affettati e pastasciutta, mi dirigo verso il terzetto in difficoltà.

Finalmente raggiungo gli incauti turisti, sono vicino al bambino, afferro la sua tavoletta per aiutarlo ma il piccino mi guarda spaventato, poverino deve essere sotto choc, molto probabilmente è lui quello in difficoltà. Mi volto verso il padre per rassicurarlo spiegandogli che non sono aquaman ma un cittadino qualunque che con sprezzo del pericolo e abnegazione si sacrifica per il prossimo, però pure questo mi osserva con un’aria fra l’incredulo e lo spaventato dicendomi “no, no stavamo salutando”.

Mi viene il dubbio che il mio raffinato udito bionico non funzioni poi così bene, molto probabilmente non stavano urlando Help, ma qualche altra parola scandinava che gli assomiglia, maledette lingue nordiche.

Così facendo finta di niente mi allontano e torno da Lorenzo, che mi chiede “Cosa è successi babbo?”, “Niente Lorenzo sono solo dei bimbi che giocano”

Ore 20 l’altoparlante gracchia “causa condizioni meteorologiche avverse il treno viaggia con 25 minuti di ritardo” e a me vengono in mente solo 5 parole ‘r budello di tu ma!

Che poi offende la mamma è pure cosa brutta, ma se si considera che le condizioni meteorologiche avverse sono la pioggia e il vento e che ero in stazione a Milano Centrale alle 18 e 20 il mio stato d’animo è più che giustificato.

Ma andiamo con ordine, devo dire che questa me la sono gufata da solo, anche perché la giornata era iniziata malino e proseguita peggio e io per esorcizzare la paura mi ero detto, ci manca solo che si rompa il treno. Come al solito le FFSS, che sono parecchio avanti, hanno pensato bene di fare le cose in grande e così si è rotta la linea aerea fra Milano e Lambrate con conseguente paralisi di tutti i treni che partivano dal binario 13 in poi, fra i quali tutti quelli che vanno in direzione Bologna.

Effettivamente le FFSS come al solito hanno delle attenuanti, visto che nel pomeriggio fenomeni atmosferici mai visti hanno funestato l’area Milanese, acqua e vento, eh si incredibile a dirsi Pioveva e Tirava Vento c’è da stupirsi che la stazione centrale sia rimasta al suo posto e non sia volata via.

Comunque devo dire che la reazione del personale professionale e preparato delle FFSS ha attenuato al massimo i disagi, infatti per non farci stare in ansia nessuno ci ha detto un cazzo per più di venti minuti mentre ce ne stavamo seduti tranquilli e beati sull’Eurostar City o Freccia d’Argento che avrebbe dovuto raggiungere Ancona.

Poi lo stato d’animo ansioso del pendolare FFSS forgiato dai contrattempi e i disservizi ha preso il sopravvento e così siamo venuti a sapere della lieta novella.

Allora sono andato, insieme alla massa di disperati, sul binario 12 a prendere un treno che partiva per Bergamo in modo da arrivare a Lambrate e li prendere un treno per Piacenza, sapevo che ce n’era uno alle 19 e 22 e uno alle 19 e 59.

Il treno, stracolmo fino all’inverosimile è partito alle 19 e 20, stai a vedere che l’unico treno puntuale sarà quello delle 19 e 22, mi sono detto. Invece arriviamo a Lambrate e il treno per Bologna è proprio li che aspetta sullo stesso binario e via tutti di corsa per evitare che il treno parta senza di noi. Alla fine, manco a dirlo, il treno è partito con più di 20 minuti di ritardo.

Adesso sono le 20 e 40 e siamo appena ripartiti da Codogno, se tutto va bene arriverò a casa per le 21 e 15.

Ora ditemi come si fa a resistere all’impulso di sputare sulla televisione o sul giornale ogni volta che si vede quell’imb.. grandissimo menager di Moretti che ci racconta di quanto fiche siano le nostre FFSS…

mar 102010

Oggi mi sento un po’ così, credo che sia il modo in cui ci si sente dopo aver subito un trauma, quella sensazione che è un misto di euforia e paura: euforia per essertela cavata con poco e paura per quello che avrebbe potuto succedere.

Me veniamo ai fatti nudi e crudi, per rendevi partecipi e per rispettare la privacy di chi era con me utilizzerò una ricostruzione tipo quella delle trasmissioni di nera.

E’ una bella giornata quando il signor Fraublucher esce dall’ufficio insieme ai suoi colleghi per andare a mensa, lui non lo sa ma oggi stà per vivere una brutta avventura, naturalmente nella nostra ricostruzione utilizzeremo dei nomi di fantasia.

Il signor Fraublucher con Gino, Pino, Lino e Mino si dirige verso la mensa e qui fa il solito gesto di tutti i giorni afferrando la bottiglietta da mezzo litro di acqua gassata e deponendola sul vassoio, un gesto che ha ripetuto migliaia di volte ma che questa volta porterà a delle conseguenze inimmaginabili.

Ecco che il signor Fraublucher pasteggia allegramente con i suoi amici discutendo delle origini dell’universo e del ruolo delle emorroidi a grappolo nella poetica di Flaubert. Finito il pranzo il gruppetto passa dal bar a prendersi un caffè, dopodiché ritorna in ufficio.

Ognuno si siede davanti al suo portatile pronto a ricominciare a lavorare, ma prima di riprendere a pigiare i pippoli si concedono ancora un po’ di tempo per concludere le loro dissertazioni filosofiche. E’ a questo punto che il signor Fraublucher fa quello che ha fatto tantissime volte, tira fuori la bottiglietta di acqua gassata piena a metà, presa in mensa, e inizia a stapparla.

Non ha ancora fatto fare mezzo giro al tappino quando questo esplode letteralmente con un boato, per qualche ragione sconosciuta la pressione all’interno della bottiglietta aveva raggiunto livelli altissimi. Il tappino impazzito schizza verso l’alto colpendolo nella guancia proprio sotto l’occhio, un centimetro più in alto e il signor Fraublucher avrebbe potuto riportare seri danni.

Gli amici Pino, Lino e Mino osservano atterriti la scena mentre Gino, che era rimasto fuori dall’ufficio, irrompe nella stanza richiamato dal boato. Alla fine tutti tirano un sospiro di sollievo per quella che avrebbe potuto essere una tragedia e si è risolta con una guancia arrossata.

E poi dice che fare il pigiapippoli non è un mestiere pericoloso…

mar 072010

Un po’ di tempo fa ero alla macchinetta del caffé, uno di quei luoghi cosmopoliti dove senti discutere di tutto, dall’ultima giornata di campionato al problema dell’estinzione dello stercoraro azzurro delle isole Aleutine.

Quella mattina si parlava, o meglio un tizio parlava, o meglio ancora si lamentava con un altro del fatto che nessuno ormai mette più la freccia quando deve girare. Riporto la discussione tradotta dal Lumbard.

- Io non lo so, ormai la freccia non la mette più nessuno, come fai a girare con lo scooter, te magari sorpassi una macchina e questa ti taglia la strada senza mettere la freccia.
- E’ vero

A quel punto interviene un terzo tizio, con una domanda che avevo in mente pure io

- Ma te la freccia la metti?
- Certo che no, che devo essere l’unico pirla che mette la freccia?

Ecco questo è l’Itagliano, ed è questo che ci unifica come nazione, senza differenza fra nord, centro e sud.

Eccomi di nuovo sul treno, anche se avevo deciso di farmi tutto agosto in macchina alla fine il richiamo delle ffss è stato più forte.

La scusa ufficiale è stata l’aumento del traffico con la conseguente difficoltà a trovare parcheggio, ma la verità è che mi mancavano i viaggi in treno, mi mancava il gelo condizionato della mattina, il caldo sahariano della sera, l’odore di decomposizione e il sudiciume delle carrozze, la mancanza totale di informazioni e sopratutto i ritardi.

Così stamattina mi sono alzato alle sei per prendere il regionale delle sei e quarantatre: arrivo in stazione e vedo che il mio treno è segnalato con mezz’ora di ritardo. Il vecchio me a questo punto avrebbe iniziato un mantra interiore di bestemmie purificatrici, invece il nuovo me fa spallucce e decide di approfittarne per fare colazione in attesa del regionale delle sette e zerootto.

Così vado al bar della stazione e ordino cappuccino e brioche. Addento soddisfatto la brioche alla marmellata e chiedo il cappuccino al barista, intanto vedo un treno arrivare sul binario tre, essendo le sei e quaranta non può essere quello delle sei e quarantatre, che ha mezz’ora di ritardo, ma nemmeno quello delle sette e zerootto, do un altro morso dubbioso alla brioche quando dall’altoparlante una voce umana, quella sintetizzata deve essere in ferie, annuncia che il treno delle sei e quarantatre è in partenza dal binario tre.

Cazzo! Esco dal bar senza aver neanche visto il cappuccino e corro verso il binario, intanto il vecchio me ha sputato in faccia al nuovo e sta cantando allegramente la sua litania di bestemmie. Alla fine, grazie alla ferrea preparazione fisica e mentale a cui mi hanno sottoposto quando ero alla tana delle tigri, riesco a prendere il treno e mantenere l’autocontrollo.

Adesso sono comodamente seduto nel mio seggiolino azzurro-marrone chiazzato di macchie di cui è meglio non sapere l’origine e mi conforta il pensiero che in un paese come questo, dove non hai punti di riferimento, dove non puoi fidarti delle promesse di nessuno ci sia un punto fisso, un faro nella nebbia, le nostre care, vecchie, disastrose ferrovie dello stato.

Puoi stare un giorno, una mese o un anno senza prendere un treno e hai comunque la certezza che quando lo prenderai di nuovo non sarà cambiato niente, perché qui alle ffss non funziona un cazzo ma non funziona bene…

lug 282009

Spandau

Se è vero che i sogni esprimono i nostri desideri, le nostre paure, i nostri pensieri più reconditi, inizio davvero a preoccuparmi.

Stanotte mi sono sognato che vagabondavo per i vicoli di una città che poteva essere Siena, come Perugia, come qualsiasi altra città con un centro storico medievale.

Ad un certo punto incontro Cagnacci, un mio carissimo amico, il quale mi dice che sta andando a tenere un corso di informatica che potrebbe interessarmi. Ora è d’obbligo spiegare che Cagnacci sta all’informatica come io sto allo studio della logopedia del cignale nano delle ande.

Comunque nonostante tutto lo seguo fino a che non arriviamo ad un enorme chiesa, ma così enorme che il Duomo di Milano a confronto potrebbe fargli da gabbiotto per il custode. Entriamo dentro e ci ritroviamo nella classica atmosfera da chiesa, luci basse, rumori sussurrati e così via.

La cosa strana è che all’interno le panche sono disposte secondo uno schema incomprensibile, non ci sono due file che vanno parallele e naturalmente la pianta interna della chiesa non riflette affatto la sua forma esterna, sembra un accozzaglia di angoli, rientranze e sporgenze da cui spuntano file di panche.

Su una di queste vedo due mie amiche delle medie le saluto e decido di andare a sedermi la, solo che quando arrivo una delle due è sparita ed è sparito anche Cagnacci.

A questo punto la scena cambia, sono ancora nella chiesa e stiamo accatastando dei sacchi, non capisco se per fare una barricata o per accumulare scorte di cibo, fatto stà che io parto con un filippica sul fatto che i componenti delle forze dell’ordine solitamente sono schierati a destra quando non sono dei veri e propri fascisti.

Ed ecco che come dal nulla appare fini vestito e acconciato come Tony Salcazzo, il cantante degli spandau ballé per intendisi, e con un vistoso orecchino al naso che comincia a dirmi che non è vero e che oggi come oggi le forze dell’ordine sono in mano ai comunisti.

Ora alla luce di tutto ciò, cos’avrà voluto dire?….

Io sono totalemente, innegabilmente e irreversibilmente Toscano, nato in Toscana da genitori Toscani a loro volta generati da Toscani.

Se prendete il mio codice genetico vedrete che le sequenze di codoni sono le ben note

MAR EMM AMA IAL AAA

I miei neuroni non si scambiano impulsi elettrici fra le sinapsi ma si bestemmiano contro per attivarsi.

I miei globuli rossi oltre a trasportare l’ossigeno c’hanno sempre dietro una fiaschettina di chianti, giusto per non perde l’abitudine, e quando sono nervoso o mi fanno incazzare esce fuori la mia attitudine alla volgarità, al turpiloquio, in poche parole esce fuori il Pisano di campagna che è in me.

Ebbene si lo confesso, sono un Pisano mannaro ma invece della luna piena ciò che innesca la trasformazione è il giramento di coglioni, quando mi altero perdo il controllo e il mio eloquio forbito e degno di un lord dello yorkshire fiorisce di espressioni auliche come porca puttana, maremma maiala, vaffanculo, ir budellaccio della tu mamma e simili.

Sarà perché sono cresciuto in una terra di bestemmiatori, dove la bestemmia perde il suo connotato di offesa al signore e si trasforma in rafforzativo, in punteggiatura, inserita fra le frasi ad arte, quasi non te ne accorgi se non fai bene attenzione al discorso.

Sarà perché i miei orecchi hanno udito bestemmie che voi umani non sareste in grado neanche di immaginare, ho conosciuto artisti che erano i Mc Giver della bestemmia perché in grado di ricavare offese al signore, alla madonna, a gesù e ai santi utilizzando parole che per la maggior parte delle persone risultano inoffensive.

Sarà perché sono nato e cresciuto nella regione che è il buco nero della democrazia in occidente, anche se io credevo che fosse famosa per essere stata la culla del rinascimento.

Sarà perché ho avuto la fortuna di avere a portata di occhi il bello che l’uomo e la natura sono in grado di creare:

Le pause pranzo all’università stesi sull’erba di piazza dei miracoli girovagando fra il battistero, il duomo, la torre pendente e il cimitero monumentale.

San Gimignano, immersi nel passato che affiorava da ogni vicolo, da ogni pietra, passeggiando all’ombra delle torri.

Volterra appolaiata sul suo colle, alabastro e astiludio.

Le dolci colline pisane fra campagna e mare, macchie di giallo grano e verde smeraldo.

Le distese di vigne sonnecchianti sotto il sole.

Gli scogli di calafuria a picco sul mare, la cala del leone con le onde che ti rotolano sulla spiaggia.

E poi Firenze, Siena, la maremma, i boschi di castagni, le isole, insomma la Toscana.

Sarà che quel comunista del mi Babbo, che c’ha sempre detto che quella carne tenera che si mangiava era agnello, m’ha trasmesso valori come l’onestà, il rispetto e l’uguaglianza e cosa altrettanto importante a pensacci bene a aprì bocca prima di sparà cazzate.

Sarà che a volte la vita ti riserva mille sorprese e ti ritrovi sposato con un figliolo a vivere in Emilia Romagna e sei costretto ad andare a lavorare a Milano, uscendo di casa alla 6 e 20 di mattina e tornandoci la sera alle 20.

Sarà tutto un insieme di cose, ma quando sento sparare delle cazzate grosse, ma grosse iniziano a girarmi i coglioni e parecchio e allora esce il Pisano mannaro.

Insomma io mi dovrei fà più di du ore di viaggio per andà a lavorà, pagà biglietti salati alle ferrovie, spende parte dei soldi che guadagno per mangià e movimi a Milano e se prendo la metro devo lascià anche il posto libero ai Milanesi?

Salvini?! Ma vaffanculo va…

Quando ci vole, ci vole!

Ma veniamo ai fatti, è ormai un mesetto, o giù di li, che cerco di cambiare tariffa al cellulare, qualcosa che mi permetta anche di sfruttare la possibilità di navigare in internet per controllare le email o cazzeggiare quando sono in treno.

Dopo attente ricerche e comparazioni e conti alla mano e rotture di coglioni, mi sono indirizzato verso quella compagnia, di cui non dico il nome per non fare pubblicità occulta, il cui marchio è un numero intero compreso fra due e quattro.

Però questa volta basta ricaricabili meglio un abbonamento, fra l’altro mi sembra di averne trovato uno assai conveniente: Zero6 Top che per 29 euri al mese ti da 400 minuti di telefonate, 200 sms e 4 Giga di traffico su internet, niente male, fammi leggere il contratto.

Come al solito nel contratto, scritto piccino piccino, ci sono una serie di clausole vessatorie del tipo se provi a disdire il contratto ti si spezzano le gambe o sappiamo dove vanno a scuola i tuoi figli e cose di questo tipo. Inoltre la durata del contratto è di 24 mesi e i costi pe la disdetta anticipita del contratto sono in tabella, tabella che non si legge.

Cazzo 24 mesi sono tanti, se fossero 12 sarebbe meglio, però dai il piano è buono per quello che spendo io e le telefonate che faccio va più che bene. Richiedo la consulenza di un operatore, perché mi chiarisca alcune postille scritte in gaelico antico.

L’operatore mi chiama e chiarisce tutti i miei dubbi, dicendomi che in realtà sono un po gigioni e gli piace scherzare, ma si mi dico, ma si e facciamo sto abbonamento che mi piace. Lo vuol fare direttamente con me, ma si dai visto che ci siamo. Allora che modello di telefono vuole?

Telefono? Ma io ce l’ho già il telefono e mi ci trovo bene, mi garbicchia, vorrei tenere questo. La signorina mi spiega gentilmente e con pazienza, forse ha capito che sono un decerebrato, che con questo piano è obbligatorio il videofonino, che nome del cazzo, e quindi devo sceglierne uno, tanto ce ne sono anche da 0 euri.

E vada per uno di quelli da 0 euri, prendo il nokia 6220, do tutti i miei dati e aspetto fiducioso l’arrivo del telefono e del contratto da firmare, il tutto mi sarà inviato via corriere.

La mattina della consegna/firma arrivo in stazione, scendo dal treno e la, appese al soffitto della stazione ci sono tre passerone vestite con dei vestitini corti e dorati che mi sorridono, si sorridono proprio a me, mi staranno dando il benvenuto?

Leggo il cartello pubblicitario e capisco che non mi stanno dando il benvenuto ma mi stanno prendendo per il culo. La compagnia telefonica, il cui nome è un intero compreso fra due e quattro, ha lanciato un nuovo piano tariffario, un abbonamento flat che per 29 euri al mese ti da 800 minuti di telefonate, 400 sms e 10 Giga di traffico internet, inoltre la durata del contratto è di 12 mesi e Maremma Super Maialissima.

Allora lo fanno apposta, come se non bastasse quando arriva il corriere mi accorgo di avere pure sbagliato a scegliere il telefono, era il 6120 che costava 0 euri, mentre il 6220 ne costa 49. Sconsolato torno mogio mogio a pigiare i pippoli…

gen 132009

Venerdì 9 Gennaio 2009 ore 6 e 00:
La sveglia suona, apro gli occhi e già ho la premonizione del freddo che mi aspetta fuori.

ore 6 e 15:
Inspiro e utilizzo le mie energie mentali per sconfiggere il freddo che mi investirà appena aprirò il portone del garage, gli anni di addestramento insieme ai monaci shaolin mi hanno insegnato che la mente può tutto. Pigio il bottone, il sezionale inizia a sollevarsi, la prima ondata gelida mi congela gli stinchi e i piedi, il portone non si è ancora sollevato per metà che mando a caà mentalmente i monaci shaolin.

Initirizzito dal freddo mi avvicino al cancello, provo a infilare la chiave nella toppa, non entra. Provo anche dall’esterno entra leggermente ma non basta, la serratura è completamente congelata. Corro in casa cercando un accendino, dopo 10 minuti di canti propiziatori dei nativi d’America trovo l’accendino che usavo negli anni 60 per accendere l’incenso, speriamo sia ancora carico.

Arrivo di nuovo al cancello, dopo vari tentativi riesco ad ottenere una pallida fiammella ma appena l’avvicino alla serratura si spenge, un vento gelido e bastardo sembra complottare contro di me. Mi metto di traverso, piegato in avanti per far da scudo alla fiamma, e mentre canto le lodi del Signore e degli angeli tutti, continuo a provare a riscaldare la serratura.

Alla fine sento un leggero click, infilo la chiave, gira, il meccanismo non si muove, porca di quella… inzio con i salmi e continuo con la fiammella, un nuovo piccolo scatto, provo di nuovo, il cancello si apre. Torno alla macchina ormai ho perso sensibilità nelle braccia e nelle gambe.

ore 6 e 30:
Esco dal garage con il suono delle mie lodi che riempie l’abitacolo, due giorni di bufera di neve e poi il ghiaccio polare, ogni spiazzo, anfratto, viottolo che non sia una strada principale è ricoperto di ghiaccio e già mi immagino il parcheggio della stazione completamente ghiacciato con pochissimi posti disponbili, il ritardo accumulato per aprire il cancello potrebbe essermi fatale. Cerco di pensare positivo.

ore 6 e 50:
Arrivo in vista del parcheggio, o meglio della neve ghiacciata che ricopre il parcheggio, cerco di farmi coraggio. Entro nel parcheggio, i pochi posti che sono stati liberati dalla neve sono già tutti occupati, mentre avanzo lentamente ne trovo uno che sembra praticabile, c’è un minimo di scalino ma o parcheggio li o torno a casa. Metto la marcia indietro e prego i santi tutti di non fare danni irreparabili.

ore 7 e 00:
La macchina è parcheggiata, alla fine ho avuto ragione dello scalino di neve gelata. Il problema è che sono in fondo al parcheggio e il regionale delle 7 e 08 potrebbe essere in orario, per la prima volta nella storia delle ferrovie italiane. Di correre non se ne parla e anche assumere un andatura sostenuta sembra molto pericoloso. Nonostante le suole di gomma sento i piedi che se ne vanno per conto loro ad ogni passo, mi sembra di essere sulla banchisa polare.

ore 7 e 05:
Dopo un camminata interminabile, degna delle prove di sopravvivanza del peggior reality, sono arrivato finalmente alla fine del parcheggio, la neve ghiacciata lascia il passo al caro, dolce, tenero asfalto. Mentre costeggio l’edificio della stazione per arrivare sul marciapiede del primo binario sento la voce elettronica annunciare l’imminente arrivo del regionale delle 7 e 08. Accelero il passo, devo solo percorrere gli ultimi 50 metri e poi sarò al sicuro sul marciapiede.

Ormai ci sono, mi accingo a voltare l’angolo e mentre lo faccio vedo l’asfalto rimandarmi il riflesso della luce artificiale dei lampioni, la mia mente super allenata si rende subito conto dell’incongruenza, l’asfalto non riflette la luce, deve essere una lastra di ghia… il piede sinistro scivola perde l’appoggio e il destro lo segue. Nel breve attimo di sospensione ogni cellula del mio essere è concentrata nella più grande bestemmia che possa stare nell’attimo che passa fra la perdita di contatto con il terreno e la legnata che ti attende quando lo riacquisti.

Vedo tutta la vita passarmi davanti, e mentre una parte dei mie neuroni è impegnata nel processo di elaborazione ed esecuzione della bestemmia un neurone solitario decide di farmi mettere la mano. Cado di lato, il destro, batto il fianco ma la mano mi salva da conseguenze peggiori. Fortunatamente gli anni passati nei navy seals hanno reso il mio corpo elastico e resistente come una canna di bambù. Non ho ancora finito di schiantarmi sul ghiaccio che sono di nuovo in piedi.

Nessuno sembra aver fatto caso al mio gesto atletico e, a parte un leggero dolore al fianco e un male cane alla mano, la caduta non sembra avere avuto conseguenze. Muovendomi con cautela arrivo sul terzo binario insieme al treno. Alla fine riesco pure a trovare posto a sedere e mentre il treno parte penso che la neve sarà anche bella ma quando ghiaccia è proprio dura…

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