C’è vita sul trattore

Quest’estate sono stato in vacanza in toscana e approfittando dell’occasione mi sono ritrovato con i miei ex compagni di scuola, quelli con cui mi sono diplomato ben, ehm dunque meno tre riporto due diviso quattro per otto, dunque si dicevo con cui mi sono diplomato ben diec.. Ehm quind… si insomma con qui mi sono diplomato ventidue anni fa.

Ora la cosa particolare è che, a parte qualche eccezione, molti di loro non li vedevo proprio da ventidue anni, che è un bel lasso di tempo, un lasso in cui molti di noi mettono su famiglia, fanno figli, invecchiano. I capelli decidono di abbandonare il cranio per luoghi migliori, le pance si allargano, insomma si passa dall’essere ragazzi a essere uomini di mezz’età, ma comunque ancora con uno spirito fanciullesco intatto, almeno nel mio caso.

Non voglio ora entrare nei dettagli della cena e raccontarvi la vita e l’evoluzione di tutti I partecipanti, ma un’episodio in particolare che mi ha colpito, uno di quegli accadimenti che ti svelano un mondo, che infrangono tutte le tue certezze e che ti fanno riflettere sul senso della vita. No, no tranquilli, non ho avuto una visione della madonna su un ulivo in fiamme e non mi sono neanche venute le stimmate o stigmate.

Quello che è successo è che mi sono ritrovato seduto di fronte a Federico, giusto per indirizzarvi Federico alla fine delle superiori ha deciso di portare avanti la piccola azienda agricola del su babbo e oggi vive vendendo vino e olio, così ci siamo messi a chiacchierare, le solite cose, come stai, come non stai, cosa fai, cosa non fai ecc.

Federico (F) – Allora poi alla fine ti sei laureato?
Io (I) – Si alla fine mi sono laureato in ingegneria informatica
F – Ma ora stai a Milano?
I – No sto vicino a Piacenza ma lavoro a Milano
F – Ma è lontana Piacenza da Milano?
I – No lontana no ma alla fine per esse li alle 8 devo partì da casa alle 6, perché mi ci vole una mezz’ora per arrivà alla stazione di Piacenza, poi devo prende il treno per Milano e ci vole un’altra ora bona, sperando che non ritardi. Insomma considerando i tempi morti du ore vanno via.
F – Cooossa? Du ore per andà a lavorà?
I – Eh si!
F – Oh Gennai la sai una ‘osa anche io la mattina mi levo alle 6 per andà a lavorà nelle vigne ma ir mi ber trattore colla tu laurea un ce lo cambierei davvero!

Come dargli torto…

C’è vita sul trattore

E ti ritrovi li

E ti ritrovi li, quasi per caso e ti chiedi come ci sei arrivato, bevi un po’ di vino, ridi, butti in tavola parole che rotolano mescolandosi al profumo della carne alla brace e si disperdono nel rumore delle risate e delle grida dei bimbi che corrono dentro e fuori dalla stanza, creando mondi e realtà in continua trasformazione.

E ti ritrovi li e per un attimo accarezzi quel temporaneo stato d’animo che qualcuno chiama felicità e vorresti congelarlo per goderne a pieno tutte le sfumature, le facce, gli sguardi, i colori, gli odori, i rumori, una foto tridimensionale da poter osservare sotto tutte le angolature.

E ti ritrovi li, ancora una volta sorpreso da come la tua vita si srotoli attraverso percorsi che, per quanto tu possa tentare di pianificarli, sembrano vivere di vita propria e non puoi fare a meno di non ripensare a quella telefonata, che più di un anno fa ha dato il via a tutto “senti se non ti dispiace a pranzo con noi c’è anche un mio amico” e di chiederti quanti altri incontri casuali si trasformeranno in amicizie che sembrano durare da sempre.

E ti ritrovi li

Amici di Clemente

Amici

E’ di queste ore una nuova agenzia Ansia.

Secondo fonti confidenziali e ben informate sembra che dalla prossima legislatura partirà un nuovo format: Amici di Mastella, l’ex Senatore ed ex ministro della Giustizia ha preso coraggio dopo la lettura della poesia, che lui pensava fosse di Neruda, durante le dichiarazioni sulle intenzioni di voto per la fiducia al governo Prodi, visto l’entusiasmo con cui la sua declamazione è stata accolta dai suoi vassalli.

“Nemmeno io pensavo di riscuotere un successo così grande” ha dichiarato un Clemente Gongolante “avrei voluto impararla a memoria, ma ero troppo emozionato e avevo paura di confondermi con San Martino di Carducci. Infatti all’inizio avevo pensato di recitare quella, con tutti quei riferimenti alla nebbia e ai colli mi sembrava che calzasse alla perfezione”.

Dopo l’esibizione del talentuoso Mastella le solite malelingue hanno trovato da ridire sul fatto che uno che guadagna 15 mila euro al mese per governare un paese si metta a leggere delle poesie in senato, ma l’invidia di questi comunisti vigliacchi non ha più nessun limite.

Mastella però non si è fatto scoraggiare e ha deciso di scoprire i talenti che si nascondono fra i banchi di camera e senato, per questo dalla prossima legislatura i senatori e i parlamentari si divideranno in due squadre e si sfideranno mettendo in mostra le loro qualità.

Per ora vige massimo riserbo sulle prove che i concorrenti dovranno affrontare, ma da alcune indiscrezioni sembra che ci saranno prove di mancanza di vergogna, presa del culo dell’elettore, trasformismo politico e memoria corta.

Il format è comunque ancora in divenire, gli autori pensano di assegnare dei bonus alla squadra che riporti un maggior numero di condannati in via definitiva, varranno anche le condanne in primo e secondo grado divise per un opportuno coefficiente. Si discute sulla possibilità di considerare anche le condanne dei parenti di primo e secondo grado.

Fra tutte queste indiscrezioni una cosa è sicura, con questa nuova legislatura gli elettori ne vedranno delle belle…

Amici di Clemente

Nota, nota, nota

Ebbene sono ancora vivo, sopravvisuto all’ennesima avventura natatoria. E visto che anche questa volta ce l’ho fatta vado a raccontare come si sono svolti i fatti.

Mercoledì 29 marzo 2006: La mattinata scorre veloce, sono cosciente del tremendo sforzo che mi aspetta, e per questo cerco di motivarmi con un mio personale training autogeno. La mia mente allenata di atleta amatoriale ripete il suo mantra: “ce la posso fare”, “ce la posso fare”, “ce la posso fare”, “bel culo” devo ammettere che nonostante la disciplina ferrea a cui ho abituato i miei neuroni ogni tanto qualche pensiero malefico arriva.

Mezzogiorno e mezzo, ci siamo, una strana elettricità sembra attraversare l’aria, mi sento come neo (quello di matrix) prima di inghiottire la pillola rossa, o era quella blu? Il viaggio verso la piscina corre via tranquillo, per allentare la tensione faccio lo splendido con i miei compagni di nuotate raccontandogli di come una volta ho ucciso una nutria con la sola forza della peta.

Entriamo nell’edificio, la donnina all’ingresso traccia la sua crocetta sulla mia tessera relax, l’odore di cloro mi riporta alla mente tutte le mie epiche gesta, dal taglio del lucchetto al calzino attaccato al giacchetto. Cerco di focalizzare la mia attenzione sullo sforzo che mi aspetta e ricomincio con il mantra: “ce la posso fare”, “ce la posso fare”, “ce la posso fare”…

In quattro e quattr’otto indosso il costume, prendo accappatoio, occhialini e cuffia e mi dirigo verso la vasca, non prima però di avere fatto la rituale doccetta preparatoria.

Lo sciacquio dei nuotatori mi provoca un brivido lungo la schiena, finalmente il momento della verità è arrivato, dopo mesi di inattività potrò di nuovo solcare l’acqua della vasca, come un leone marino in cerca della sua preda.

L’immersione mi provoca il solito schock termico che mi fa rizzare tutti i peli delle braccia, ma ci vuole ben altro per scoraggiarmi. Raggiungo la seconda corsia, metto a posto gli occhialini e sono pronto. Le mie braccia iniziano a mulinellare sollevando schizzi in acqua, le gambe battono il loro tempo e la testa si volta scandendo il ritmo della respirazione.

Tutto sembra procedere per il meglio, devo dire che pensavo peggio, un’ondata di felicità e soddisfazione mi attraversa, arrivo in fondo alla prima vasca e inizio la seconda aumentando leggermente il ritmo, sento il mondo sul palmo delle mie mani. Sostituisco il vecchio mantra “ce la posso fare” con “ma vieni, ma chi sono…”. Con il nuovo mantra in testa continuo a mulinellare le braccia come una libellula impazzita.

Verso la fine della seconda vasca mi accorgo che il braccio sinistro sta diventanto sempre più pesante, lo guardo, pensando di aver pescato qualcosa nell’acqua, ma sopra ci sono solo i miei peli. Continuo a nuotare nonostante anche il braccio destro sia sempre più pesante. Inizio la terza vasca, adesso l’acqua sembra avere una consistenza dieci volte maggiore rispetto a quando sono entrato.

Incomincio a maledire mentalmente i bagnini, quelle fave devono aver versato un addensante nell’acqua, e maledico anche gli altri nuotatori che sembrano non accorgersi di nulla. Un terzo mantra arriva a rimpiazzare il secondo e passo da “ma vieni, ma chi sono…” a “affogo ggll.. ggll..”. Le braccia continuano a mulinellare solo che adesso il cervello non ha abbastanza ossigeno per coordinare le attività dei vari arti e del collo, così inizio a boccheggiare e invece di respirare mi prendo delle sane boccate di acqua arricchita al cloro.

Alla fine della terza vasca cerco lo sguardo del bagnino per supplicarlo di mettere fine alle mie sofferenze con un colpo alla tempia, ma nonostante tutto continuo a nuotare iniziando, con uno sforzo sovraumano, la quarta vasca. Ed è proprio a metà della quarta vasca che succede: dal nulla appare una luce fortissima che sembra provenire dal fondo delle corsie, contro di essa si staglia una silhouette che sembra fluttuare leggera. L’iniziale paura si ritira lasciando il posto ad una sensazione di gioia e tranquillità. Forse sto vivendo un’esperienza di premorte.

All’improvviso dalla silhouette parte una voce “Fogrza non mollagre nuota, nuota, nuota”, il timbro maschile della voce mi fa pensare in un primo momento a San Pietro, ma poi avvicinandomi mi rendo conto che la forte luce altro non è che un occhio di bue e che la silhouette è quella di Maria de Filippi. Mi guardo e con orrore scopro che il mio costumone ascellare alla fantozzi è scomparso, per lasciar posto ad un body rosso che mette in risalto le mie prominenti lonze, con la scritta sfida a campeggiare in prossimità del petto.

Come se non bastasse mi accorgo che le tribune sono stracolme di gente con striscioni e trombe da stadio, che fanno una baccano di inferno. Io cerco di non smettere di nuotare, anche perché buttando uno sguardo alle mie spalle vedo che sta arrivando Garrison con un costumino ancora più attillato del mio e il suo pacco prominente non mi fa presagire niente di buono.

Nel frattempo la De Filippi continua a volteggiare nell’aria fustigando tutti quelli che non hanno superato la prova settimanale, e con una voce sempre più mostruosa mi incita fissandomi con uno sguardo carico di odio: “Muoviti bgrutto pancione, sei stato nominato dal televoto, pegrciò dovgrai affgrontare lo sfidante, e se pegrdi vegrgrai dato in pasto a Gagrgrison”, “quale sfidante?” chiedo io. Il sorriso della De Felippi si allarga fino a mostrare dei canini aguzzi come quelli di un vampiro “quello sfidante” ride ammiccando verso la terza corsia.

Seguo il suo sguardo e mi ritrovo davanti la bella faccia di Massimiliano Rosolino con il suo sorriso a 64 denti, mi chiedo che cazzo c’avrà da ridere ma poi mi viene in mente che se anche io mi trombassi la Capua forse riderei come lui. “Fogrza pgrendete posizione”, scortato da Kledi esco dalla vasca e mi metto sul blocco di partenza, vorrei fuggire ma i partecipanti di tutte le passate edizioni di amici di maria sbarrano ogni possibile via di fuga saltellando come grilli impazziti.

Dall’altro blocco Rosolino mi strizza l’occhio e mi manda un bacino, lo stesso fa Garrison dalla tribuna. Un’ondata di puro terrore mi attraversa le viscere, sto per iniziare ad urlare quando una figura tondeggiante arriva caracollando con un pistola in mano, un killer pagato per eliminarmi? Peggio, Maurizio Costanzo Show in pancia e baffi pronto a dare il via alla gara “Boni state bboni, mettetevi in posizione, pronti attenti..” il colpo di pistola riecheggia in tutta la piscina. Faccio per tuffarmi ma all’improvviso diventa tutto nero.

Mi risveglia un suono amico “mille e uno mille e due mille e tre mille e quattro, scarica….”

Nota, nota, nota