Il mio cervello

Dopo essere stati a parlare con la maestra dell’Asilo

– Lorenzo sai dove eravamo?

– Dalla Chiara

– Si ci ha parlato di te, secondo te cosa ci ha detto?

– Che sono bravo o cattivo

– Si ma secondo te cosa ci ha detto?

– Che sono cattivo

– Ma no, ha detto che sei bravissimo, come mai pensi che ci abbia detto che sei cattivo?

– E’ il mio cervello che me lo dice e se non lo ascolto lui esce e viene sul tuo.

Il mio cervello

Autodifesa

“Allora Lorenzo è andato tutto bene oggi all’asilo”

“Si babbo”

“Ti sei picchiato con Luca?”

“Si babbo Luca mi ha picchiato ma io mi sono difenziato”

“Ti sei difenziato?”

“Si mi sono difenziato…”

Autodifesa

Dalla prima lettera delle maestre ai genitori di lorenzo

Riporto quanto scritto dalla maestra dell’asilo sopra un biglietto consegnatoci insieme al quaderno dei lavori di Lorenzo:

Cari Samanta e Gioni grazie per il nuovo portalistini! Vi restituiamo quello completo…
Lo sapete? Buon sangue non mente…

Oggi Lory ha tentato di fare una “gastroscopia” a una bambina usando la cordicella che gli chiude i pantaloni…
la cosa preoccupante è che la bambina se la faceva fare…
vabbé apriremo un reparto Dr. House.

A presto con nuove avventure del vostro pupillo (speriamo che non decida di operare)

PS: Oggi pomeriggio Dr House si è rifatto ballando Ghost con Chiara*

*Una delle maestre dell’asilo

Dalla prima lettera delle maestre ai genitori di lorenzo

Genitore Giovane

Babbo si va all’asilo?

Va bene Lorenzo ora ti ci porto.

Si, ci sono Luca, Matteo, le maestre e i miei figli

I tuoi figli? Vorrai dire i tuoi amici

No babbo i miei figli

Genitore Giovane

Lorenzo all’asilo

Finalmente ci siamo arrivati, dopo anni e anni, per l’esattezza tre, Lorenzo ha fatto il suo ingresso nel grande mondo della scuola.

Come quasi tutti ha iniziato il suo percorso dalla materna. Naturalmente vista la mia formazione filo comunista ho posto dei paletti sulla sua educazione, e dopo aver visionato vari asili cubani ho deciso, di mia spontanea volontà, perché in casa mia comando io, di mandarlo alla scuola materna delle suore.

I primi giorni il programma consiste in due ore, dalle 9 alle 11, per farlo abituare al nuovo ambiente e così mercoledì 5 settembre io la mi moglie e Lorenzo, alle 9 in punto, abbiamo fatto il nostro ingresso nella scuola materna San Francesco. Il primo impatto è stato positivo, dopo neanche dieci minuti un altro bimbetto l’ha spinto tirandolo nella siepe provocandogli un bello sgraffio sul viso. Ma a parte questo le due ore sono passate tranquille, anche perché i genitori sono rimasti con i bimi per tutto il tempo.

Giovedì 6 Settembre:

Sempre io e la mi moglie si riporta Lorenzo all’asilo, questa volta dobbiamo lasciarlo solo, e così ci aggiriamo facendo finta di nulla, mentre la piccola belva si guarda intorno controllando ogni nostro passo. Alla fine prendiamo il coraggio a 8 mani lo salutiamo e ci avviamo all’uscita, sembra ancora tranquillo.

Decidiamo di farci un giretto per il paese aspettando che arrivino le 11, dopo una quindicina di minuti incontriamo due carampane, una delle quali ci fa: “Siete voi i genitori di Lorenzo? è da quando siete andati via che piange come un disperato”. Torniamo all’asilo e lo troviamo senza più lacrime, stremato. La maestra ci dice che ha fatto una scena isterica continuata senza lasciare che nessuno gli si avvicinasse, nemmeno per pulirgli il moccio che gli colava dal naso.

Il pomeriggio alla riunione con i genitori, una delle maestre mi dice “Visto che Lorenzo è un bimbo problematico, potete portarlo alle 10 così intanto introduciamo gli altri bambini e poi possiamo dedicarci a lui”… Io volevo mandarlo all’asilo cubano.

Venerdì 7 settembre:

Decidiamo che uno solo dei due ce lo deve portare per rendere meno doloroso il distacco. Ce lo porto io contando di stare un po con lui e poi lasciarlo solo. Arrivo alle 10 e incontro la carampana del primo giorno “Lei ha un bimbo o una bimba?”, visualizzo mentalmente una cascata e un prato fiorito, “un bimbo, Lorenzo”, “E lo porta a quest’ora?”. Cerco ancora di visualizzare il prato e degli uccellini ma vedo solo morte e distruzione.

Finalmente dopo 45 minuti riesco a lasciarlo da solo con la scusa di andare a prendere la su mamma. Quando torno la maestra mi dice che è stato bravissimo, forse non è così problematico.
Lunedì 10 settembre:

Un successone, dopo neanche 30 minuti riesco a convincerlo a lasciarmi andare, alla notizia la suora fa un doppio carpiato con avvitamento per l’entusiasmo, e le maestre festeggiano cantando “grazie signore grazie, grazie signore grazie, grazie signore grazie graaaaaaazie”. Lo lascio da solo all’asilo per quasi un ora. Ma si! Lorenzo non è un bimbo problematico.

Quando torno lo trovo che gioca con le bambole, la maestra mi dice che è stato tutto il tempo a giocare con il bimbo, come lo chiama lui, portandolo a giro in carrozzina, coprendolo, dandogli il latte ecc. ecc. Cerco di portarlo via e lui mi dice “aspetta babbo stiro”, prende due ferri da stiro, si mette all’asse e inizia a stirare… All’asilo cubano addesso starebbe imparando ad usare il fucile contro i porci imperialisti… Prendo mentalmente nota di fargli vedere un film del tipo: Vandamme contro Segal che risvegliatosi da 16 anni di come picchia Bruce Lee mentre questi inchioda in terra Chuck Norris che divide in due con la katana Wesley Snipes.

Martedì 11, mercoledì 12, giovedì 13 settembre:

Lorenzo a casa malato… Lo dicevo io che doveva andare all’asilo cubano, a quest’ora saprebbe già cantare el pueblo unido jamás será vencido

Venerdì 14 settembre:

Arriviamo all’asilo ancora alle 10, Lorenzo non appena vede la suora si defila camminando rasente la parete facendo finta di niente, io faccio lo stesso per paura che mi metta in castigo. Questa volta riesco ad andare via dopo appena 15 minuti, Lorenzo vuol venire a vedere che vado via mi abbraccia e mi bacia e segna il suo record personale di quasi due ore da solo.
To be continued….

Lorenzo all’asilo

Una mattina di ordinaria follia

Ormai le incredibili immagini della bimba di cinque anni ammanettata, hanno fatto il giro di tutto il mondo. E’ incredibile come nella nazione che pretende di insegnare ed esportare la democrazia in tutto il mondo, non si sappia neanche gestire una bambina di 5 anni. Però come al solito i fatti sono stati falsati da questa stampa comunista e antiamericana, e noi (io e i miei cavalli) vogliamo levarci sopra il coro di voci uniformate raccontando tutta la verità.

St. Petersburg (Florida) è una tranquilla mattina di marzo, almeno così sembra, quello che nessuno sà è che una provocatrice di 5 anni si è infiltrata nel locale asilo.

Ad un segnale convenuto la provocatrice inizia a dare in escandescenze, si agita, strilla, non si vuole calmare, il piano della piccola Jaisha è chiaro: sovvertire l’ordine costituito portare il caos, distruggere la democrazia. Quello che la piccola non sa, è che il personale dell’asilo è composto da professionisti preparati e pronti ad affrontare ogni evenenzia.

In men che non si dica la maestra tira fuori il suo manuanle How to affront a little Anarchic provocator e attacca con la controguerriglia psicologica, ma qui la maestra commette il primo fatale errore “If you don’t smett of make capricc I call Threemountain” (hiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii) ” and gli facc amministrar your benis of famili whit his creative finanz” dice con piglio autoritario.

Ma la sola parola Tremonti (hiiiiiiiiiiiiiiiiiii) getta la piccola nel terrore più totale, e invece di calmarla la fa agitare ancora di più, la piccola sale sui tavoli, prega, si strappa i capelli, ma si fa coraggio e replica con “and I call Ridge that give to him a mascellat and leave it secc and dur”.

La maestra sconvolta dalle fini tattiche di guerrirglia della piccola replica con “and I call village people”, la bambina “and I call goldrake” e la maestra “and I call the Police”. Il bidello terrorizzato dalla ferocia della bimba, e non capendo che si tratta di guerriglia psicologica, reagisce fulmineo all’ordine della maestra e chiama davvero la Polizia, grazie ad un nostro contatto nel dipartimento di Petersburg abbiamo la registrazione della telefonata:

Bidello (B): “Hello this asilo, help us, there is a little anarchic provocatric, help us please, we trust in god, but she is the devil”
Polizziotto (P): “Oh my god, a little provocatric, how many years the little provocatric?”
B: “five, she is a monster, incredible force, she distrugg evrything, please help us”
P: “Five Years, five years? Whe don’t have abbastanz police man to affront her, the special squad is out for a furt of apple in a supermarket”
B: “Please help us she kill us, if you don’t vien”
P: “Ok I can mand you only three police man, I hope che bastin”

I tre poliziotti si preparano con la morte nel cuore, telefonano alle loro famiglie, consapevoli che quella potrebbe essere la loro ultima missione, hanno avuto solo la sfortuna di essere gli unici disponibili in quel momento, e forse pagheranno questo con la vita.

La macchina della polizia parte dal distretto lasciando sull’asfalto tracce di pneumatico, e nelle orecchie degli agenti che rimangono lo stridore della sgommata, nessuno riesce ad alleggerire il cuore dal presagio che quella, molto probabilmente, sarà l’ultimo volta che hanno visto i tre sfortunati colleghi.

Intanto allo scuola la piccola provocatrice ha preso a parlare lingue sconosciute, qualcuno giura di averle visto indossare una cintura da kamikaze, altri gli hanno visto spuntare delle corna e degli zoccoli caprini. La madre non può andarla a prendere e l’asilo è ormai in balia del piccolo demonio.

Nel caos totale una mente si illumina e si ode un grido “we can call FBI and tell that mandin Mulder e Scully, they saprann what to do”. Il bidello si precipita di nuovo verso il telefono, sta componendo il numero, quando l’auto della polizia arriva sgommando sul pratino davanti all’asilo travolgendo aiuole, fiori e un gatto che si stava trastullando al sole.

L’auto non si è ancora fermata che i tre poliziotti rotolano fuori dalle portiere spalancate scaricando le loro armi contro la facciata della scuola. Poi uno abbatte la porta di ingresso e si precipita dentro seguito dagli altri, il bidello, vivo per miracolo, argomenta “but the door was open, and the little agitatric is in other ala of the edific” gli risponde il più alto in grado “calm man, this are the new regols of engage: before spar and then ask chi è, we have use it whit success anche in iraq”.

I tre guidati dal bidello arrivano nella stanza incriminata dove assistono ad uno spettacolo agghiacciante, la piccola anarchica sta lievitando a mezz’aria con la testa girata sulle spalle, e vomita liquido verde sulle povere maestre inerti.

I tre agenti non si scoraggiano e tentano l’assalto con i gas lacrimogeni, ma il piccolo demone, addestrata con anni di power ranger e conoscendo gli insegnamenti occulti del grande puffo, si difende a colpi di kung fu e incantesimi. I tre sbirri riescono ad evitare un incantesimo che trasforma maestra e bidello in porci, ma non riescono ad evitare un fendente che rompe un braccio ad uno dei tre.

Sgomenti e dopo averle provate tutte i tre decidono di ricorrere all’arma estrema, il sergente tira fuori il manuale How to affront a little Anarchic provocator and arrest it (è lo stesso autore di quello che hanno le maestre) e con l’aiuto delle forze del bene e di ghandalf il grigio riescono a bloccare la piccola belva e ad ammanettarla.

La provocatrice piange, urla si agita, adesso la voce è di nuovo quella di una bambina di 5 anni, terrorizzata perché tre poliziotti la stanno ammanettando, in fondo lei voleva solo la mamma. Per fortuna i poliziotti, tutta gente con esperienza e preparata, sanno che è solo un trucco del demonio per impietosirli e non si fanno fregare.

Un grido di sollievo si leva fra gli insegnanti presenti, un lungo applauso e i grugniti di soddisfazione della maestra e del bidello accompagnano l’uscita del piccolo mostro dalla scuola. Gli agenti la caricano in macchina ammanettata sul sedile posteriore, daltronde per un criminale di tale risma il trattamento è stato anche troppo gentile….

E voi dopo tutto questo vorreste anche che i poliziotti e la maestra venissero puniti come meritano? E magari vorreste anche che si cercasse di infilare in quelle agili menti che per calmare una bambina di 5 anni, ci sono altri modi che farla arrestare e ammanettare?

Magari verrà messa su una commissione di inchiesta alla quale potranno prendere parte anche i genitori della piccola, che alla fine stabilirà che è solo colpa sua se è stata ammanettata, se si fosse comportata bene non ce ne sarebbe stato bisogno.

Una mattina di ordinaria follia