Ma milano non è l’America

Come cantavano i Timoria quando Francesco Renga era ancora grassottello e non si pipava la Angiolini.

Però nonostante non sia l’America, dopo quasi 5 anni ci torno a lavorare, o meglio ci sono già tornato, ufficialmente dal primo settembre. Sorvolerò sulle modalità di abbandono del vecchio lavoro, e mi concentrerò su quello che mi è successo questo mercoledì il mio primo vero giorno a Milano.

Naturalmente prima di iniziare questa nuova avventura mi sono messo a guardare i possibili percorsi, ma dovunque guardavo si manifestavano spettri di ore e ore e ore di viaggio, proprio ora che a Pavia hanno fatto anche la nuova tangenziale. Così mentre i miei ex colleghi e attuali amici mi prendevano per il culo, uno in particolare mi è venuto incontro dandomi un prezioso consiglio: grazie Paolo me ne ricorderò..

Il consiglio era il seguente: Ma cazzo! Vai a Voghera, hanno fatto l’astroporto di scambio dove attraccano anche i cargo intestellari, vuoi non trovare un posto per la tua merda di Zafira? E poi da li ti prendi il treno per Milano, e arrivato a Rogoredo pui prendere la metro per Sesto San Giovanni, co-mo-dis-si-mo.

Vado a vedere google maps, il sito delle ferrovie e quello dell’ATM sommo i tempi eh.. Incredibile! Solo un ora e mezzo di viaggio, considerando parcheggio e cambi me la cavo in un ora e quarantacinque. Bene decido di fare un sopralluogo il giorno prima, solo che il giorno prima una delle funzionalità del prodotto che devo fare vedere al cliente non funziona! Il solito sculo (sfiga).

Ma si, mi dico, chi se ne frega, hanno lo spazio porto vicino alla stazione, lascio li la macchina, prendo il biglietto e torno la sera. Così la sera prima controllo gli orari dei treni su internet per poter essere dal cliente, che è vicino alla stazione centrale, alle 9, compro i bilglietti e sono pronto all’azione. Il treno prescelto è il 2514 delle 7 e 41, soddisfatto per la mia precisa pianificazione me ne vado a dormire.

La mattina del fatidico giorno non riesco a dormire, sono nervoso all’idea di tornare a Milano, alla fine mi alzo e decido di andare, sono le 6 e 45, meglio non rischierò di arrivare in ritardo. Entro in autostrada, sembra tutto tranquillo, continuo ad essere nervoso, mi aspetto di veder spuntare il furgone che segnala le code da un momento all’altro, ma alla fine tutto fila liscio, arrivo all’uscita di voghera alle 7 e 20.

Inizio a rilassarmi, dallo stereo Chad Kroeger mi urla “Never Again” di nuovo un senso di inquietudine inizia a tormentarmi, seguo i segnali della stazione fino al fatidico cartello su di una svolta che non capisci mai se indica dritto o girare, questa volta non mi frega, giro, appena girato mi rendo conto di aver fatto una cazzata, 7 e 24, una vocina inizia a farsi sentire “perderai il treno, perderai il treno”, sono tranquillo ho ancora abbastanza tempo, sfrutto la conoscenza delle arti marziali acquisita guardando kungfu panda per rimanere calmo, 7 e 26.

Non ci sono problemi, sei in orario, e poi vuoi che in uno spazio porto per carghi intergalattici non abbiano la scansione laser della targa, non dovrò nemmeno fermarmi per pagare, “perderai il treno, perderai il treno”, 7 e 28, arrivo davanti alla stazione, poco più avanti intravedo una costruzione che sembra un incrocio fra un colosseo in miniatura venuto male, e un mausoleo venuto male anche quello, 7 e 30, “perderai il treno, perderai il treno”.

Entro in quello che ho mentalmente ribattezzato sfigoporto, c’è una rampa in salita che porta all’ingresso principale e un’entrata sulla destra per il parcheggio esterno, nell’indecisione giro a destra, 7 e 31 “perderai il treno, perderai il treno”, un cartello mi dice che quello è il parcheggio per gli occasionali con tariffa di un euro all’ora, faccio marcia indietro, rimanendo bloccato da una macchina che stava entrando, 7 e 32 “perderai il treno, perderai il treno”, alla fine riesco a dirigermi alla rampa di accesso.

Un cartello mi informa che il parcheggio è riservato agli abbonati, cazzo, un altro cartello ancora mi informa che gli uffici per gli abbonamenti e le informazioni sono aperti dalle 13 alle 20. Esco dallo sfigoporto e parcheggio nel piazzale esterno, 7 e 34 “perderai il treno, perderai il treno”, apro il portafogli e non c’è neanche un euro, esco dallo sfigoporto e corro verso l’edicola più vicina dove un edicolante pietoso mi spicciola 10 euri, 7 e 38 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Torno al parcheggio, infilo gli spiccioli nella macchinetta e piazzo il tagliando, 7 e 41 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, parto di corsa verso la stazione, infilo il sottopassaggio senza avere nessuna idea di quale sia il binario giusto, 7 e 44 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, in corrispondenza del binario 5 c’è ancora segnalato il treno delle 7 e 41, vaffanculo vocina di merda, mi fiondo su per le scale ma il binario è deserto, 7 e 46 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Mi guardo intorno, sul binario accanto c’è un treno fermo, dall’altoparlante della stazione esce la voce di Chad Kroeger che annuncia “il regionale delle 7 e 45 è in partenza dal binario 6”, cazzo! “stai perdendo anche quello delle 7 e 45, stai perdendo anche quello delle 7 e 45” mi fiondo giu per le scale e mentre salgo quelle del binario 6 sento il treno che parte. La vocina si mette a ridere.

Torno sconsolato verso la biglietteria, il prossimo regionale c’è alle 8 e 16 non ce la farò mai ad arrivare in tempo, cazzo farò tardi il primo giorno e proprio dal cliente, si prospetta una figura di merda quando la salvezza scende nelle sembianze dell’ICI 652 Mazzini, partenza da Voghera alle 8 e 8 arrivo in centrale alle 8 e 50. Vado in biglietteria a fare il supplemento, felice perché mi ci incastrerà anche il tempo per fare colazione…..

Ma milano non è l’America

Catastrofismi

Anche quest’anno sono andato a passare l’ultimo dell’anno con quei bischeri de mi amici giu in toscana. Naturalmente quando mi movo io si scatena la furia degli elementi, avevamo deciso di partire mercoledì 28 dicembre 2005 tanto per esse precisi. Solo che quel giorno ha iniziato a nevicare alle 6 di mattina e ha smesso alle 21.

Ora si da il caso che io per tornare nella mia terra natia debba attraversare il famigerato passo della CISA, attraversato dalla camionale della cisa che congiunge Parma a La Spezia. Chiunque abbia mai percorso quel tratto autostradale sa di cosa parlo. Già in condizioni normali calcolare il tempo di percorrenza è un terno al lotto, visti i cantieri che oramai ne fanno parte integrante, figuriamoci quando nevica. Inoltre ai telogiornali parlavano di disastri metereologici autostrade chiuse camion ribaltati, pantere sugli spazzaneve, tsunami sui viadotti.

Cosa faccio? Parto? Non parto? Rischio? Telefono al 1518 (CIS viaggiare informati) dopo la canonica ventina di tentativi, riesco a prendere la linea: mi risponde una signorina gentilissima e sorpresa delle sorprese… la cisa è sgombra, la A1 fino a parma è sgombra e lo stesso dicasi per il tratto La Spezia Pisa. Io però le faccio notare che al tg hanno appena detto che gozzilla è sbucato da un torrente e ha distrutto a morsi uno dei viadotti della CISA e l’autostrada è stata chiusa a scopo precauzionale. Mi sento rispondere che effettivamente era stata chiusa in mattinata per due mezzi pesanti che si erano intraversati ma gia nel primo pomeriggio era stata riaperta e si viaggiava regolarmente, c’era solo l’obbligo di avere le catene a bordo.

Alla fine sono partito il giovedì visto che la neve continuava a scendere stile bufera siberiana, e i miei amici giornalisti evocavano tutti i pericoli possibili e immaginabili dal risveglio dello yeti al rapimento da parte di alieni amanti della neve.

Vista la scampata disgrazia ho deciso di tornare su domenica pomeriggo (1 gennaio 2006) invece che la sera. Ero li che mi mangiavo tranquillamente la mia piattata di spaghetti allo scoglio (boni), quando i miei amici giornalisti decidono di mettermi all’erta, questa volta il pericolo è il ghiaccio: strade congelate, lastre di ghiaccio sulla cisa, sull’A1, sulla Torino Piacenza, automobilisti inferociti, pattinatori artistici che scorrazzano sulle corsie di sorpasso, insomma un disastro. Preso dallo sconforto cerco di risollevarmi il morale con il branzino al forno e i gamberoni al guazzetto, ma l’angoscia non passa, immagini di slavine e glaciazioni mi si presentano davanti agli occhi.

Per l’ennesima volta provo a telefonare al CIS, ma solo per cercare qualche parola di conforto, faccio la solita ventina di tenatativi e alla fine mi risponde una voce gentile, in lacrime le confesso che non riuscirò più a tornare a casa, alla televisione hanno appenda detto che nel pomeriggio le condizioni peggioreranno. Ma anche questa volta mi sento dire che il tragitto è sgombro, e non ci sono problemi, unico obbligo è quelle delle catene a bordo. Ma come? alla tv hanno appena detto di aver avvistato un iceberg sulla CISA che ha speronato un autobus di turisti eschimesi, bilancio tre cani da slitta dispersi.

La signorina mi tranquillizza dicendomi che effettivamente l’autostrada era stata chiusa in nottata ma era stata riaperta, e così, rischiando la mia vita, decido di mettermi in marcia, il viaggio si svolge nella più assoluta tranquillità……

Per fortuna ancora una volta i nostri cari giornalisti hanno svolto il loro dovere senza cercare sensazionalismi, altrimenti mi sarei potuto anche spaventare….

Catastrofismi