Con sta pioggia e con sto vento…

Ore 20 l’altoparlante gracchia “causa condizioni meteorologiche avverse il treno viaggia con 25 minuti di ritardo” e a me vengono in mente solo 5 parole ‘r budello di tu ma!

Che poi offende la mamma è pure cosa brutta, ma se si considera che le condizioni meteorologiche avverse sono la pioggia e il vento e che ero in stazione a Milano Centrale alle 18 e 20 il mio stato d’animo è più che giustificato.

Ma andiamo con ordine, devo dire che questa me la sono gufata da solo, anche perché la giornata era iniziata malino e proseguita peggio e io per esorcizzare la paura mi ero detto, ci manca solo che si rompa il treno. Come al solito le FFSS, che sono parecchio avanti, hanno pensato bene di fare le cose in grande e così si è rotta la linea aerea fra Milano e Lambrate con conseguente paralisi di tutti i treni che partivano dal binario 13 in poi, fra i quali tutti quelli che vanno in direzione Bologna.

Effettivamente le FFSS come al solito hanno delle attenuanti, visto che nel pomeriggio fenomeni atmosferici mai visti hanno funestato l’area Milanese, acqua e vento, eh si incredibile a dirsi Pioveva e Tirava Vento c’è da stupirsi che la stazione centrale sia rimasta al suo posto e non sia volata via.

Comunque devo dire che la reazione del personale professionale e preparato delle FFSS ha attenuato al massimo i disagi, infatti per non farci stare in ansia nessuno ci ha detto un cazzo per più di venti minuti mentre ce ne stavamo seduti tranquilli e beati sull’Eurostar City o Freccia d’Argento che avrebbe dovuto raggiungere Ancona.

Poi lo stato d’animo ansioso del pendolare FFSS forgiato dai contrattempi e i disservizi ha preso il sopravvento e così siamo venuti a sapere della lieta novella.

Allora sono andato, insieme alla massa di disperati, sul binario 12 a prendere un treno che partiva per Bergamo in modo da arrivare a Lambrate e li prendere un treno per Piacenza, sapevo che ce n’era uno alle 19 e 22 e uno alle 19 e 59.

Il treno, stracolmo fino all’inverosimile è partito alle 19 e 20, stai a vedere che l’unico treno puntuale sarà quello delle 19 e 22, mi sono detto. Invece arriviamo a Lambrate e il treno per Bologna è proprio li che aspetta sullo stesso binario e via tutti di corsa per evitare che il treno parta senza di noi. Alla fine, manco a dirlo, il treno è partito con più di 20 minuti di ritardo.

Adesso sono le 20 e 40 e siamo appena ripartiti da Codogno, se tutto va bene arriverò a casa per le 21 e 15.

Ora ditemi come si fa a resistere all’impulso di sputare sulla televisione o sul giornale ogni volta che si vede quell’imb.. grandissimo menager di Moretti che ci racconta di quanto fiche siano le nostre FFSS…

Con sta pioggia e con sto vento…

Due classi sono poche

A volte le cose succedono così, sembra che non siano collegate, in realtà guardando meglio è possibile vedere un filo rosso che le unisce.

Facciamo un esempio, giusto ieri leggevo che il “geniale” Moretti, quello delle FFSS, il grande uomo che consigliò di munirsi di panini e coperte prima di prendere il treno, insomma quello lì, ha detto che è ora di ammodernare e che due classi sono poche, perciò entro fine anno le frecce saranno dotate di ben 4 classi.

Una per chi vuole solamente viaggiare, il desiderio di ogni disgraziato che si avventura a prendere un treno, e poi su fino ad arrivare alla super lusso. Sembra che i primi vagoni siano già in lavorazione per essere dotati di questi super allestimenti, chissà chi paga!

Stamattina in stazione ho rinnovato l’abbonamento e mentre il bigliettaio me lo preparava mi ha detto, lo sa che è aumentato vero? E’ stato allora che ho visto il filino rosso partire dal mio abbonamento fino ad arrivare al vagone superlusso.

Due classi sono poche

FFSS e le vie del male

Le ffss sono un emissione del male, e su questo punto non ci piove, chiunque abbia mai preso un treno in vita sua sarà d’accordo con me e come tutte le emissioni del maligno si presentano sotto varie forme.

I ritardi, la mancanza di informazioni, la sporcizia, sono solo alcune delle molteplici facce di questa hydra a mille teste. Ce ne sono altre molto più subdole e sottili che tendono a fiaccare la resistenza del pendolare più accanito, in modo da avere un esercito di zombie senza volontà che mai si ribellerà alle loro angherie.

Per spiegarmi meglio voglio fare un esperimento insieme a voi.

Supponiamo che voi siate a Milano e vogliate andare a Piacenza, siete in ufficio o in un qualsiasi posto dotato di connessione internet e casualmente avete un pc o un portatile con sopra un browser, adesso andate sul fantasmagorico sito delle ferrovie dello stato, fatto?

Bene in bella evidenza c’è il box per la ricerca, mettete dentro milano centrale come stazione di partenza e piacenza come stazione di arrivo, schiacciate il pulsante per avviare la ricerca, fatto?

Ci siamo, dovreste trovarvi davanti una fantastica tabella con i risultati della vostra ricerca, la vedete? Vedete quanto è bella? Ci sono indicati i treni, l’ora di partenza, quella di arrivo, il prezzo dei biglietti di prima e seconda classe, volendo si possono anche visionare il numero di fermate intermedie. Non è fanastico tutto ciò?

Non vi sembra però che manchi qualcosa? Un informazione che potrebbe tornarvi utile?! Esatto, manca la destinazione del treno, c’è scritto solamente la tipologia di treno e il numero, ma non la destinazione.

Adesso andiamo in stazione correndo perché siamo in ritardo, entriamo lanciati come un missile, saliamo le scale due a due, al limite dell’arresto cardiocircolatorio e mentre stiamo per svenire lanciamo un’occhiata al nuovo fantasmagorico tabellone dell’orario.

Quali sono le informazioni più in evidenza? La destinazione e l’orario di partenza e poi accanto alla destinazione anche il numero del treno in piccolo, che non si legge, e quale cazzo era il numero? non ve lo ricordate dite la verità!

Allora caro amico emissario del male per conto delle ffss che hai fatto questo strabiliante sitarello e c’hai messo un sacco di informazioni di cui non mi interessa una beneamata fava, perché, ti chiedo qui in ginocchio prostrato di fronte al tuo immenso potere mediatico, perché, e ancora perché non ti sei preso un chilo di bit in più e non hai aggiunto anche la destinazione invece del numero del treno che dopo venticinque secondi che uno l’ha letto se l’è bello che dimenticato?

FFSS e le vie del male

Il cappuccino perduto

Eccomi di nuovo sul treno, anche se avevo deciso di farmi tutto agosto in macchina alla fine il richiamo delle ffss è stato più forte.

La scusa ufficiale è stata l’aumento del traffico con la conseguente difficoltà a trovare parcheggio, ma la verità è che mi mancavano i viaggi in treno, mi mancava il gelo condizionato della mattina, il caldo sahariano della sera, l’odore di decomposizione e il sudiciume delle carrozze, la mancanza totale di informazioni e sopratutto i ritardi.

Così stamattina mi sono alzato alle sei per prendere il regionale delle sei e quarantatre: arrivo in stazione e vedo che il mio treno è segnalato con mezz’ora di ritardo. Il vecchio me a questo punto avrebbe iniziato un mantra interiore di bestemmie purificatrici, invece il nuovo me fa spallucce e decide di approfittarne per fare colazione in attesa del regionale delle sette e zerootto.

Così vado al bar della stazione e ordino cappuccino e brioche. Addento soddisfatto la brioche alla marmellata e chiedo il cappuccino al barista, intanto vedo un treno arrivare sul binario tre, essendo le sei e quaranta non può essere quello delle sei e quarantatre, che ha mezz’ora di ritardo, ma nemmeno quello delle sette e zerootto, do un altro morso dubbioso alla brioche quando dall’altoparlante una voce umana, quella sintetizzata deve essere in ferie, annuncia che il treno delle sei e quarantatre è in partenza dal binario tre.

Cazzo! Esco dal bar senza aver neanche visto il cappuccino e corro verso il binario, intanto il vecchio me ha sputato in faccia al nuovo e sta cantando allegramente la sua litania di bestemmie. Alla fine, grazie alla ferrea preparazione fisica e mentale a cui mi hanno sottoposto quando ero alla tana delle tigri, riesco a prendere il treno e mantenere l’autocontrollo.

Adesso sono comodamente seduto nel mio seggiolino azzurro-marrone chiazzato di macchie di cui è meglio non sapere l’origine e mi conforta il pensiero che in un paese come questo, dove non hai punti di riferimento, dove non puoi fidarti delle promesse di nessuno ci sia un punto fisso, un faro nella nebbia, le nostre care, vecchie, disastrose ferrovie dello stato.

Puoi stare un giorno, una mese o un anno senza prendere un treno e hai comunque la certezza che quando lo prenderai di nuovo non sarà cambiato niente, perché qui alle ffss non funziona un cazzo ma non funziona bene…

Il cappuccino perduto

Luminara

Stasera a Pisa ci sarà la luminara di San Ranieri. I lungarno si spengeranno e dalle finestre illumineranno la notte migliaia di ceri e lumini.

Ci sono delle mattine in cui la nostalgia arriva, te la trovi accanto come un’amica che ogni tanto viene a trovarti e ti racconta le sue storie, storie viste dai tuoi occhi, un passato condiviso, a volte filtrato e distorto da quello che vorresti fosse stato.

I bei ricordi fanno così, si addolciscono con il tempo, acquistano sfumature e ogni volta che li guardi sembrano più belli della volta precedente.

Siamo così presi dai vortici delle nostre vite da dimenticarci la ragione, il motivo per cui ci affanniamo tanto. Le settimane volano via una dopo l’altra, una uguale all’altra. La sveglia, il viaggio, l’ufficio, di nuovo il viaggio e sei a casa che è gia sera.

Ti rendi conto che le parti più importanti della tua vita sono li, lo leggi nel sorriso di tuo figlio che si allarga quando ti vede, nella sua voglia infinita di giocare, di costruire mondi fantastici, cerchi di misurarlo con gli occhi e ti rendi conto che la maggior parte del suo tempo ti scivola via dalle mani.

E’ allora che ti chiedi il senso di tutto questo correre, ti senti schiavo delle tue aspettative, delle tue paure, ti rendi conto che le cose belle sono li, che forse ti sentiresti più realizzato a passare le giornate con tuo figlio, a scoprire il mondo insieme a lui, piuttosto che a dare la scalata al fantastico mondo dell’IT.

Se riesci a fermarti un attimo ad ascoltare puoi provare a guardare il mondo attraverso i suoi occhi, puoi farti raccontare dove va a finire il sole, scoprendo che lo fa sorgere lui dalla sua pancia per illuminarti la strada quando vai a lavorare, puoi ritrovare la capacità di entusiasmarti per le piccole cose, di lasciarti sorprendere da quanto possa essere semplice il mondo visto dai loro occhi, senza segreti, senza complicate leggi fisiche.

Lodi, il treno si riempie, è la realtà che irrompe nei miei pensieri, strappandomi alle mie riflessioni solitarie. Mi accorgo solo ora che l’aria condizionata è accesa, fa quasi freddo. Per chi viaggia in treno è normale, freddo la mattina e caldo asfissiante la sera.

Cerco elementi familiari nel paesaggio proiettato fuori dai finestrini, ma non è facile avere punti di riferimento in questa campagna piatta che si ripete tutta uguale. Sembra quasi uno di quegli sfondi che usavano nei film in bianco e nero per dare il senso del movimento.

Chissà! forse una mattina sentirò la voce del regista che urlerà “buona la prima” e tutti ci alzeremo soddisfatti del nostro lavoro. Gli attrezzisti inizieranno a smontare i fondali, le comparse si ripasseranno le loro parti e io dovrò cercare il mio copione per sapere cosa mi aspetterà nelle prossime scene.

Il vagone vibra, sembra quasi che stia per rompersi, quando fa così mi viene da chiedermi se sia veramente in grado di sopportare questa velocità.

Forse farei meglio a dormire, mi sembra che la matassa dei miei pensieri sia composta da migliai di fili colorati. Quando inizio a seguirne uno non so mai di che colore sarà il successivo. Capita a volte di partire con giallo intenso per passare ad un rosso e poi ritrovarsi con un nero.

E’ impossibile conoscere la sequenza dei colori, spesso non riesco nemmeno a decidere con quale partire. La matassa è li e inizia a dipanarsi da sola, vedo un filo che esce e lo seguo, senza sapere quanto sarà lungo, se si srotolerà senza rompersi, se ci saranno dei nodi e quanti altri fili ci saranno attaccati alla sua fine.

Rogoredo, il filo si è rotto e ne riparte un altro, ormai siamo quasi arrivati, guardo la traccia blu dell’inchiostro sulla pagina, la fotografia dei miei pensieri e cerco di leggere sul mio copione cosa mi aspetta per la prossima scena…

Luminara

Pensieri in viaggio

Pensieri, flusso costante, in continuo movimento, sembra che ogni istante si dilati nello spazio e nel tempo. Si può misurare il viaggio in pensieri? In migliaia di pensieri.

Gli occhi non fanno altro che correre in ogni direzione, uno schermo che funziona al contrario, raccolgono, scrutano, forniscono la materia prima. Istanti di viaggio che vanno ad ammucchiarsi: impressioni, facce, colori, voci, suoni.

Un turbinio unico, una girandola di informazioni senza soluzione di continuità, senza un nesso apparente.

Corpo sottile, esile, carnagione scura, occhi e capelli neri come la notte, sarà alta si e no un metro e sessantacinque, non è la prima volta che la vedo.

L’ultima volta era seduta accanto a me, di fronte aveva un ragazzo, vent’anni non di più, gli aveva tenuto il posto. E’ buffo come sia facile vedere l’amore negli occhi di una ragazza quando non sei innamorato di lei. Quando non hai il cuore che ti batte dentro le orecchie, quando i tuoi pensieri seguono il lento e normale flusso delle tue pulsazioni.

Te ne accorgi, è così evidente, sembra quasi avercelo scritto sulla pelle. Il modo in cui lo guarda, in cui gli sorride, l’imbarazzo palpabile del gioco delle parti.

Riesci a vedere come si sondano, cogli tutti i piccoli segnali di apertura e invito, segnali che spesso non vedi quando sono rivolti a te, perché allora li filtri con il dubbio, con la paura, la paura di mettere a nudo i tuoi sentimenti.

Intanto il treno continua il viaggio indifferente a quello che succede nella sua pancia.

Nonostante sia giugno il cielo è gonfio di pioggia, nubi stanche si portano dietro il loro carico, scure, pronte a inondarci dissolvendosi in milioni di gocce per dissetare la terra arida.

Il paessaggio scorre familiare, ma anche dopo quasi un anno è possibile cogliere qualcosa di indefinito, qualcosa che ti sembra non avere mai notato prima, ma forse è solo una sensazione, un inganno degli occhi.

Guardo ancora le nubi e non posso fare a meno di chiedermi quanta strada hanno fatto e quanta ne faranno ancora. Forse viaggiando in mezzo a loro si potrebbe riuscire a non cogliere i segni della presenza dell’uomo, niente tralicci, niente cavi, niente sacchi di spazzatura, niente auto, solo il rumore del vento.

Capelli scuri, occhiali da sole grandi che le coprono completamente gli occhi. Ha parlato per un eternità al telefono, quasi urlando, anche con le cuffie riuscivo a sentire brani di conversazione. Mi fa sempre uno strano effetto sentire la gente urlare al cellulare.

Sarà perché a me viene sempre da abbassare la voce, so che è strano ma mi sembra che sia un po come farsi vedere in mutande, come mettere in mostra una parte intima di fronte ad una miriade di sconosciuti, una forma di esibizionismo, a volte anche ostentata.

Ecco il controllore, il biglietto è nello zaino, mi sono alzato per niente si fida.

La mia fermata si avvicina, la ragazza di fronte a me è di nuovo al cellulare. Questa volta è stata una cosa veloce.

Santo Setfano Lodigiano, un marciapiede con un cartello, stazione bonsai. I piloni dell’autostrada sembrano quasi dei corpi estranei nel verde della campagna, ma sono anche il segnalibro che mi avvisa che il viaggio è quasi giunto al termine…

Pensieri in viaggio

La bella e la bibbia

Sono le 6 e 50 ma fa già caldo, l’afa si affaccia, sembra filtrare dai finestrini insieme alla luce del sole.

Lui giacca grigia con una fantasia di quadri viola scuro e azzurro, camicia a righe azzurre e bianche, cravatta arancione, sui sessanta, le spalle ingobbite dal peso della vita e uno sguardo perennemente sorpreso. Sembra un bambino al primo viaggio in treno.

Arriva lei, si siede accanto a lui di fronte a me, capelli lisci lunghi sulle spalle e castani come gli occhi. Pantaloni verde scuro e giacca verde più chiaro, sotto un top bianco incrociato, sul viso una spolverata di lentiggini che si vedono appena. Sopracciglia folte, bocca piccola e ben fatta.

Il treno parte, lei si addormenta, i lineamenti del viso rilassati dal sonno, lui la guarda e ogni tanto guarda me, si starà chiedendo cosa scrivo, o forse cerca solo un cenno di intesa.

Siamo quasi a Lodi, lei si sveglia, tira fuori dalla borsa un voluminoso astuccio di pelle, deve contenere qualcosa di prezioso.

Lo apre, dentro c’è una bibbia, una di quelle con la copertina verde sottile, le pagine che sembrano quasi di carta velina segnate dal nero dell’inchiostro con dei titoli rossi che fanno capolino qua e la.

Lui la fissa sbalordito, quasi avesse tirato fuori una pistola, poi guarda di nuovo verso di me.

Lei legge, la testa piegata in avanti, i capelli che le coprono il viso, sembra assorta in una muta preghiera.

Lui sembra a disagio, continua a fissarla, e ogni tanto lancia un occhiata verso di me, quasi a cercare un alleato che trovi la circostanza strana quanto la trova lui.

Rogoredo, stazione di Rogoredo, la voce elettronica stona non poco in quei vagoni sporchi che hanno un odore indefinito, sembra quasi che siano loro a sudare. Fa caldo alzo la testa e chiedo “scusate vi dispiace se apro il finestrino?”

Il tipo si riscuote dal suo intorpidimento, lei alza gli occhi dalla bibbia e insieme mi danno il permesso, la situazione non cambia, si prospetta ancora una lunga giornata…

La bella e la bibbia

Impressioni di viaggio 2

Finalmente un po’ di sole, timido, sento appena i suoi raggi portati via da questa brezza che entra sotto i vestiti.

Le solite facce, le solite espressioni, anche il solito controllore.

Le macchine sfrecciano veloci sull’autostrada rimandando riflessi dorati.

Nubi grige rotolano stanche.

Il fiume, minaccia marrone, gonfio fino all’inverosimile sembra quasi lanciare il suo avvertimento mentre gli passiamo sopra.

La campagna, ancora umida, macchie di verde smeraldo e marrone.

Vagoni abbandonati, binari morti, erba che si infiltra, conquista.

Codogno, il marciapiede crepato, è vietato oltrepassare la linea gialla.

Il sole taglia il vagone, lampi di luce illuminano le poltroncine sporche cambiandone il colore come in un caleidoscopio di intensità.

Spazzatura abbandonata ai bordi delle strade, sacchetti colorati che vomitano fuori il loro carico di sporcizia sopra ai campi.

Viottoli, pantani, acqua ovunque, quasi filtrasse da sotto la terra.

I vetri vibrano, è un attimo, una macchia scura ci sfreccia accanto.

Una ragazza corre dietro al suo cane, macchia blu che si sposta lenta rompendo la monotonia dei campi.

Un cimitero mostra la sua nuova faccia, grigio cemento armato che si unisce al vecchio muro di cinta rosso mattone, sembra quasi un vecchio che si appoggia al bastone per stare in piedi.

Case e ancore case, condomini, gialli, marroni, arancioni, muri scrostati, comignoli, parabole.

Una fabbrica abbandonata, finestre rotte, polvere che si rincorre.

Lodi, gente che sale, studenti, operai, impiegati. Scrutano i posti, scegliendo attentamente, chissà quali sono i parametri di giudizio.

Polacchine marroni, pantaloni blu di cotone, gilet blu, camicia azzurra, occhiali ovali con montatura di metallo, stempiato. Sguardo stanco, viaggiatore solitario come me, sistema il black berry nel taschino della camicia e si mette l’auricolare nell’orecchio.

Un cisterna dell’acqua svetta in lontananza, fungo bianco gigante che cresce fra gli alberi.

La nube azzurrina di smog annuncia Milano, una nuova lunga giornata…

Impressioni di viaggio 2

Impressioni di viaggio

6 e 40 il treno viene annunciato, una pioggia sottile cade sui binari lucidi.

Seduto, facce stanche, asonnate. Cullati dal suono ipnotico del viaggio, i C.O.D. mi cantano nelle orecchie.

Il paesaggio scorre via da me, campi, alberi, un piccolo torrente, case, tutti verso il solito punto di fuga, forse stasera li ritroverò ammassati al punto di partenza.

I pensieri si muovono, ricordi, immagini, parole tutto si mescola senza soluzione di continuità.

Arriva Milano, grigia, sembra quasi essere attaccata alle nuvole, partorita da questo ventre lattiginoso.

Il treno arranca lento, Rogoredo, Lambrate, stop rossi disegnano le linee del traffico, edera e rampicanti combattono testardi la loro guerra contro il cemento.

Milano centrale con la sua copertura ci accoglie come una bocca spalancata affamata di ferro e carne.

Passo svelto, lento, deciso, incerto, in ogni direzione, sguardi inchiodati al terreno, quasi la forza di gravità agisse soprattutto sugli occhi.

Aria fresca, pungente, le pozzanghere rimandano scorci di città, i cartelloni pubblicitari macchie di colore su palazzi uniformi.

Il bar, caldo, familiare, sorriso accogliente di latte e caffé per svegliare la giornata.

L’ascensore, le scale, buongiorno, di nuovo in ufficio…

Impressioni di viaggio

Panna e bordò

Treno strapieno, si torna a casa, un cellulare che squilla, la voce che, nonostante tutto, sovrasta il brusio e la confusione…

Ciao niki sono sul treno si…
Avrei bisogno di un centro tavola un bouquet… per mio nonno… compie 80 anni…
Si fammelo panna e bordò…
Ha le tovaglie così…
Allora panna, grazie Niki…

Panna e bordò