Un sognatore

Ci sono persone che hanno la capacità di credere con tutte le loro forze in un’idea, in una visione. Persone capaci di continuare per la loro strada nonostante le difficoltà che la vita gli mette davanti. Persone che non si arrendono nemmeno all’evidenza dei fatti.

Queste persone sono i sognatori, perché quando hai un sogno da seguire non vedi altro se non quello in cui credi. Il problema è che a volte la visione si sovrappone alla realtà delle cose, come un filtro che modifica la percezione del mondo e questo li rende ingenui come dei bambini.

Proprio ieri ho incontrato una di queste anime pure. Il treno è arrivato con i suo canonici quindici minuti di ritardo, o forse erano venti o venticinque, ormai non ci faccio più caso. Ho visto un ragazzo fiondarsi a razzo nel sottopassaggio, sembrava avesse le ali ai piedi. Risalito sul primo binario lo vedo che discute con il controllore del treno che va a torino, ascolto:

“ce la faccio a fare il biglietto?”
“no! Il treno sta partendo”
“ma come, io devo fare il biglietto, l’altro treno è arrivato in ritardo…”

Effettivamente non aveva tutti i torti il tempo sarebbe stato più che sufficiente per fare il biglietto alla macchinetta.
Sono passato oltre, mentre l’altro controllore fischiava il via libera alla partenza, e non so se il ragazzo ce l’ha fatta o meno a prendere il treno, però quello di cui sono sicuro è che quel ragazzo fosse un sognatore.
Solo un sognatore nel 2009, in Italia può pensare di fare affidamento su venticinque minuti per fare il biglietto e prendere una coincidenza, viaggiando con le mitiche ffss…

Un sognatore

FFSS Nostalgia

Non avrei mai creduto di dover ringraziare le FFSS, io che pensavo che fossero il male personificato, la mia nemesi, il nemico di ogni pendolante, la negazione dell’efficienza, la mancanza di rispetto, la disorganizzazione organizzata, insomma per dirla in una parola una grande e grossa fumante merda sciorta, ho dovuto ricredermi.

Ma veniamo ai fatti nudi e crudi. Stasera, come quasi ogni sera da quando sono tornato a lavorare a Milano, sono arrivato in stazione alle 18 e 15, il regionale per Bologna delle 18 e 20 era segnalato sul binario 11. Tutto in regola quindi, tranne il fatto che il treno sul binario non c’era, insomma per farla breve siamo partiti con quei 15 – 20 minuti di ritardo che non guastano mai.

Ora prima di continuare vorrei parlare del Baraonda o la Barionda, come lo chiamava la mi pora nonna. Il Baraonda è un discobar che sta al Cinquale in provincia di Massa dove andavo insieme a mi amici quando ero ancora giovanotto, la cosa che più mi garbava era la musica che mettevano, un mix di heavy metal, hard rock, grunge e simili. Naturalmente la clientela rifletteva il tipo di musica e ci si trovava dal metallaro al punk abbestia al darkettone.

L’atmosfera era quella tipica della bettola con luci basse, coltre di fumo prodotta da canne e sigarette e, come ogni locale frequentato da giovani alternativi che si rispetti, bagni disastrati.

Mi ricordo che se uno voleva andare a pisciare dopo le 22 doveva firmare una liberatoria in cui sollevava il locale da ogni responsabilità in caso di morte per intossicazione. Sembrava quasi che la gente, in preda ai fumi dell’alcool e delle canne, non riuscisse proprio a centrare il buco, per terra ci si poteva trovare ogni tipo di sostanza organica, dalla pipì ai resti di pasti non digeriti.

Questa digressione si è resa necessaria per spiegare quello che mi è successo dopo aver abbandonato la stazione di Lodi. Quello che alla partenza da Milano era un leggero stimolo, dopo più di un’ora di viaggio, era diventata una pressione insopportabile sulla vescica, così, alla fine, mi sono deciso ad andare in bagno.

Quando ho aperto la porta una marea di emozioni mi ha travolto lasciandomi senza fiato, anche se forse a lasciarmi senza fiato è stato l’odore. In terra c’era quella patina nerastra prodotta dalla fermentazione delle pisciate che non avevano centrato il wc, il sedile era stato sbarbato e appoggiato in terra, dentro alla tazza c’erano resti di sigarette e le pareti avevano un colore che variava dal bianco al marroncino muffa con scritte e resti di oggetti non identificati.

Per un attimo mi è sembrato di fare un viaggio nel tempo e ho iniziato ad essere preda di un allucinazione, fuori dalla porta mi sembrava di sentire Enter Sandman a manetta, nell’aria c’era l’odore di canne e sigarette e le luci si erano abbassate. Quando sono uscito mi è venuta voglia di andare ad abbracciare il controllore e chiedergli una tennent’s super.

Poi lo sferragliare del treno e il puzzo di bruciato prodotto dalle frenate mi ha riportato alla realtà e mi sono di nuovo ritrovato sul vagone, in ritardo di più di mezz’ora ma con una sensazione di nostalgia, quella nostalgia che ti lasciano addosso i bei ricordi.

E io che pensavo che la sporcizia dei vagoni fosse dovuta all’incuria e alla disorganizzazione, che stupido! Chissa quanti altri frequentatori di locali tipo Baraonda hanno rivissuto dei bei momenti grazie allo stato penoso dei bagni che sono sui vagoni. Grazie FFSS, grazie di cuore…

FFSS Nostalgia

L’equipaggio fantasma

Sono le 7 e 40 e siamo ancora fermi in stazione a Piacenza, cosa c’è di strano? Che questo treno avrebbe dovuto partire alle 7 e 8. Ora la cosa veramente interessante è il motivo per cui non siamo partiti e cioè mancanza del personale. Ma veniamo ai fatti:

Il treno arriva in stazione alle 7 e 8 con i vagoni di testa completamente vuoti e le luci spente. Un cattivo presagio percorre come un vento gelido la folla di pendolari in diligente attesa sul marciapiede. Mi si ferma davanti proprio la porta del vagone, che botta di culo, peccato che non si apre, tutti corrono verso i vagoni centrali, parte la prima salva di bestemmie.

Nonostante tutto riesco a trovare posto a sedere, nelle poltroncine dall’altra parte del corridoio ci sono due dipendenti di questa fantastica azienda che sono le FFSS. Passano 10 minuti e il treno è ancora fermo, il cattivo presagio si sta pian piano trasformando in una certezza. Uno dei due ferrovieri telefona, i passeggeri smarriti pendono dalle sue labbra:

“Pronto, si, sono un collega, volevo sapere se ci sono problemi…” la tensione all’interno del vagone sale “capisco…”, “quanto seri?…” il ferroviere chiude la conversazione, guarda la sua collega “cerchiamo un altro treno, porca ma…..”, la bestemmia e l’accento lo qualificano pienamente come un mio corregionale.

Adesso la certezza si sta trasformando in panico. Gli occhi e le orecchie di tutti sono fissati sui due agenti provocatori. Finalmente un coraggioso viaggiatore esprime la domanda che è sulla bocca di tutti “ma questo treno parte?” “non si sa” è la laconica risposta del tipo, detta a mezza bocca mentre con la collega sta lasciando il vagone.

Quello è il segnale per l’inizio del caos, un pò come vedere il pilota dell’aereo buttarsi con il paracadute o il comandante della nave salutare i passeggeri attoniti da una scialuppa di salvataggio. La gente comincia ad agitarsi in preda all’incertezza e alla più totale assenza di informazioni. Sul binario si materializzano due agenti della polizia ferroviaria, un passeggero abbassa il finestrino, chiede informazioni e le informazioni arrivano:

Il treno non parte per mancanza di personale. Mancanza di personale? Come sarebbe mancanza di personale? E dov’è finito quello che l’ha portato qui da Parma? A quel punto notizie incontrollate si diffondono per i vagoni. Qualcuno dice che i ferrovieri sono stati rapiti dal fppi (fronte pendolari parecchio incazzati), altri insinuano il sospetto che i tagli della Gelmini siano stati dirottati sulle FFSS e il treno sia stato trasformato in un Parma-Piacenza per risparmiare, altri ancora azzardano l’ipotesi del famigerato guasto al materiale rotabile, in fondo il treno è arrivato con i vagoni al buio e le porte che non si aprivano.

Alla fine la vera ragione arriva come una secchiata di acqua gelida, il treno è fermo perché l’equipaggio terminava il turno di notte a Piacenza solo che manca il cambio….

Si dai ci sta, sono cose che possono succedere, mi ci vedo nella sala dei bottoni:

Piano lungo, macchinari e lucine che lampeggiano. Allora Mike tutto a posto? Certo Jim l’equipaggio smonta dal turno di notte alla stazione di Piacenza. Saranno li alle 07 e 08 ora locale. Però ho come l’impressione di aver dimenticato qualcosa di importante, c’è un dettaglio che mi sfugge, qualcosa di imponderabile. Maledizione Jim non riesco a capire cosa possa essere.

Stai tranquillo Mike vedrai che andrà tutto bene. Cazzo Jim l’equipaggio che deve dare il cambio, non c’è! Calmati Mike! Come potevi prevederlo che sceso un equipaggio ce ne sarebbe voluto un’altro per far ripartire il treno?

Lo so Jim, ma tutti quei poveretti sul treno che faranno tardi al lavoro, all’università, che perderanno le coincidenze! Non fare così Mike, vedrai che capiranno, nessuno avrebbe potuto prevedere una simile evenienza.

A quel punto il mitico dio cinghiale si impossessa di me e cerco di convincere la folla ad incendiare il treno e impiccare tutti i dipendenti delle FFSS presenti in stazione. Ma sono tutti presi a incrociare i dati dei ritardi dei treni successivi con la probabilità che tale ritardo aumenti, con il loro orario di arrivo in stazione, per capire quale gli conviene prendere.

L’impresa è talmente ardua che qualcuno tira fuori un portatile tantarobbacore con un programma di calcolo parallelo, ma neanche quello è in grado di portare a termine il calcolo. Alla fine il vagone si svuota, poi si riempie di nuovo, poi si svuota ancora, parte, non parte, sto per scendere anche io quando gli agenti ci assicurano che il treno partirà. Si vocifera che siano riusciti ad avere dei piloti Alitalia ad un prezzo stracciato.

Così dopo 50 minuti di attesa il treno inizia a muoversi alla volta di Milano. Alla fine arriviamo alle 9 e 10 e la galleria della stazione sembra quasi una bocca che ride di noi, delle nostre miserabili vite, sembra quasi dirci che per quanto ci battiamo non vinceremo mai contro le mille diaboliche risorse delle FFSS, e un brivido gelido mi corre lungo la schiena…

L’equipaggio fantasma

Lotterie FFSS

Pensavo di essere forte, mi ero illuso di essere preparato, abbastanza intelligente da evitare le trappole e ho gioito per avere vinto qualche piccola battaglia, ma mi rendo conto solo adesso della mia ingenuità.

Sto lottando con un nemico più forte di me che a poco a poco sta vincendo la guerra, io ero preparato a tutto ma non a questa lunga e straziante guerra psicologica. Questa mattina, per non incappare nelle chilometriche file e memore delle tremende macchinette, ho deciso di fare l’abbonamento direttamente in biglietteria.

Mi metto in fila, scelgo la più corta, due sole persone avanti a me, sono le 6 e 50 ho il treno alle 7 e 8 dovrei farcela senza problemi. Le 6 e 55 la ragazza che era dal bigliettaio quando mi sono messo in coda è ancora li, 7 la ragazza continua a parlare con il bigliettaio, molto probabilmente sta pianificando un viaggio Piacenza Bogotà in treno.

7 e 2 minuti, tocca a me ho gia pronti i mie 68,90 euri, questa volta non mi fregano, questa volta non mi coglieranno impreparato ho imparato la lezione, ne sono uscito rafforzato. Il bigliettaio mi guarda con uno strano sorriso sulle labbra, all’improvviso vengo colto dal panico, che sia un agente provocatore infiltrato dai servizi di confusione delle FFSS?

Devo stare calmo, tranquillo, respirare, inizio ad immaginarmi cose che non ci sono, adesso il buon uomo sorridente dall’altra parte del vetro mi darà il biglietto io gli darò i soldi e me ne andrò felice. Prima ancora che il biglietto esca dalla stampante vedo la cifra sul display 63,90 euri, mi sa che mi ha fatto solo l’abbonamento base ed è pure aumentato, a settembre costava 60,90 euri.

“Mi scusi mi potrebbe fare anche il supplemento per prendere gli InterCity”
“E’ già compreso nel prezzo” Mi risponde cordialmente il bigliettaio sempre con quello strano sorriso ammiccante, sembra quasi un cenno fra membri del fight club.

A quel punto mi sento mancare la terra sotto i piedi, un improvviso giramento di testa mi fa vacillare, mi guardo intorno e mi sembra che tutti mi sorridano ammiccando, la signora sotto il tabellone sembra che stia parlando ad un auricolare, il vecchietto vicino al cestino, è una mia impressione o ha passato qualcosa furtivamente alla ragazza vesita da dark.

Prendo il biglietto e corro fuori dalla biglietteria, l’aria fresca della mattina mi fa sentire meglio, all’improvviso tutto sembra tornare alla normalità e ho come l’impressione di aver fatto un brutto sogno. Alla fine tiro le somme, in tre mesi ho fatto tre volte l’abbonamento

Settembre abbonamento in biglietteria con supplemento per intercity 68,90 euri
Ottobre abbonamento alla macchinetta senza supplemento 74 euri
Novembre abbonamento in biglietteria con supplemento per intercity 63,90 euri

Se non è guerra psicologica questa non so proprio che altro sia, ma adesso non ho tempo per analizzare le tattiche del mio avversario, mi rimane giusto il tempo di raggiungere il binario prima che arrivi il mio treno…

Lotterie FFSS

L’efficienza che non ti aspetti

Rieccomi qua, ancora fra voi, ancora una volta sano e salvo dopo aver affrontato quell’emanazione del male che sono le FFSS. Tutto lasciava presagire un venerdì 17 difficile. Fosche nubi si addensavano all’orizzonte, io ero già pronto alla battaglia, avevo salutato i miei cari, ero stato con loro a ricordare i momenti felici, conscio del pericolo che mi aspettava il giorno dopo.

E così stamani mi sono alzato di buon ora per affrontare il mio destino, il parcheggio della stazione era mezzo vuoto, sui binari poca gente, ho iniziato a pensare che avessero soppresso tutti i treni, invece sul tabellone elettronico i treni non presentevano nessun ritardo e infatti il treno delle 7 e 8 è arrivato spaccando il minuto e cosa ancora più strana è arrivato in orario a Milano.

La cosa mi è parsa alquanto strana, però non più di tanto, molto probabilmente era la solita trappola, attirare più gente possibile facendo circolare i treni regolarmente la mattina, per poi bloccarla nella stazione di Milano facendo mancare i treni della sera. All’improvviso mi sono sentito mancare la terra sotto i piedi. Come avevo fatto a non capire che mi stavo cacciando nell’ennesima trappola delle FFSS.

Per tutto il giorno ho pensato a cosa avrei potuto fare per vanificare i piani del nemico, ma ormai c’era poco da fare, l’unica alternativa al passare la notte a Milano era ritornare a casa con la strada ferrata. Allora ho elaborato un piano ingegnoso, vado in stazione presto così per lo meno un treno che arriva a Piacenza riesco a beccarlo. E invece sono riuscito a venire via dall’ufficio solamente alle 18 dovendo prendere il treno delle 18 e 20.

Arrivo in stazione pronto a dar battaglia, per incutere paura al nemico mi sono dipinto il viso a strisce nere, guardo il tabellone e con estrema sorpresa il regionale per Bologna è segnalato al binario 16 e cosa più importante non accusa nessun ritardo, così mi dirigo a passo incerto verso il treno. Deve esserci una fregatura.

Il treno si riempie in fretta, ma nonostante tutto trovo posto a sedere, vedrai che adesso annunceranno un bel ritardo causa agitazione sindacale. Invece no il treno parte in orario, sono esterrefatto, cosa avranno escogitato questa volta? Un assalto al convoglio da parte di scioperanti inferociti nelle campagne fra milano e Lodi? Il classico guasto al materiale rotabile? Una foratura del treno che ci precede? La tensione mi sta uccidendo, posso quasi fiutare nell’aria l’odore della trappola.

Ma ancora una volta, con mia enorme sorpresa, il treno arriva in perfetto orario, incredibile due volte in orario in una stessa giornata. Non so più cosa pensare. Ma ecco che all’improvviso mi si accende la lampadina, come ho fatto a non pensarci prima?!

Seguite il mio ragionamento e ditemi se non fila alla perfezione:

In un paese normale, dove un servizio ferroviario funziona, se c’è un agitazione sindacale o uno sciopero il servizio rischia di subire pesanti disagi con treni soppressi, ritardi e passeggeri infuriati.
In Italia le FFSS danno già tutto questo nel loro funzionamento normale, ritardi, treni soppressi e passeggeri infuriati.
Perciò uno sciopero non può causare un disagio se questo è gia all’ordine del giorno se no la gente come fa a capire che c’è sciopero? Ecco che allora viene fuori il lato oscuro della forza delle FFSS, per mettere a disagio i passeggeri e disorientarli faremo arrivare i treni in orario causa sciopero!!!!

Ditemi ora se tutto questo non è geniale!! Se le FFSS non sono la quintessenza del male. Comunque massimo rispetto a questa gente che si impegna senza riserve ogni giorno per rendere la nostra vita un inferno…

L’efficienza che non ti aspetti

L’impero del male colpisce ancora…

Quando sei in guerra non puoi fidarti di nessuno, specialmente se sei in territorio nemico. Ogni cosa, anche la più innocua può nascondere una trappola mortale! Quanti amici ho visto cadere, quanti bravi ragazzi se ne sono andati gridando. Ma la guerra è così! Non guarda in faccia nessuno, non ha pietà dei sentimenti e molto spesso sono proprio i migliori i primi ad andarsene.

Ma io non mi voglio arrendere, non voglio vivere schiavo della paura, io voglio combattere ogni battaglia affrontando il nemico a viso aperto ecco perché ho deciso che domani prenderò il treno per andare a Milano. Ebbene si! Nonostante lo sciopero affronterò le FFSS in fondo sul loro sito c’è scritto:

L’agitazione sindacale del personale dell’intera rete di Trenitalia, proclamata da alcuni sindacati autonomi dalle ore 9 alle ore 17 di domani, venerdì 17 ottobre, non comporterà nessuna ripercussione sulla circolazione ferroviaria di media e lunga percorrenza. I treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non saranno interessati dallo sciopero, mentre nella sola regione Veneto potrebbero verificarsi alcune lievi modifiche della circolazione di qualche convoglio.

Ma io so che questa potrebbe essere l’ennessima trappola, un comunicato rassicurante, incoraggiante, messo li con noncuranza per trarre in inganno il pendolante. Posso quasi sentire il richiamo delle sirene prima dello sciagurato naufragio. Ormai conosco le loro trappole, il loro modo di agire, dopo la macchinetta degli abbonamenti non mi coglieranno di nuovo impreparato.

Anche se devo dire che le FFSS sono brave, davvero brave, oltre a diffondere notizie di cui è impossibile verificare l’autenticità hanno anche infiltrato degli agenti provocatori. Oggi mentre tornavo a casa è passato dal vagone per ben tre volte il controllore. Gli altri passeggeri non si sono accorti delle contraddizione, ma ad una mente vigile come la mia non è sfuggita la strana coincidenza.

Sono due mesi che vado a Milano in treno e non si è mai visto nessuno, oggi all’improvviso un sedicente controllore si aggirava tranquillo per i vagoni dispensando sorrisi e calorose rassicurazioni:

Tanquilli, è vero che c’è sciopero domani, ma sono solo delle sigle sindacali minori, vedrete che i treni circoleranno, specialmente quelli garantiti

Alla fine però anche lui si sarà ricordato di avere una famiglia a casa, dei figli, una moglie, degli amici e in un rigurgito di coscienza ha anche detto:

Comunque non prendete per oro colato quello che dico

E li tutto mi è stato chiaro, avrei voluto alzarmi e gridare ai passeggeri che era tutta una trappola, che ci stavano attirando allo scoperto per poi finirci con interminabili attese e informazioni contradditorie, ma alla fine ho capito che nessuno mi avrebbe creduto ma si sarebbero fidati dell’autorità rappresentata da quell’uomo in uniforme. Un uomo che solo pochi istanti prima era passato per dirci che le porte anteriori del vagone erano entrambe bloccate e avremmo dovuto scendere da quelle posteriori.

Lascio perciò questo post come testimonianza della mia lotta di resistenza contro il tiranno oppressore, domani a quest’ora potrei essere prigioniero delle FFSS in un vagone stracolmo di gente urlante e ammassata come bestiame verso il macello, lottando per un minimo di spazio vitale. Se non ce la farò spero che qualche altro ardimentoso prenda il mio posto e porti avanti la mia battaglia…

L’impero del male colpisce ancora…

Non allontanarsi dal materiale

Eccoci ancora qua a parlare, indovinate di cosa?, ma delle fantasmagoriche FFSS e di chi altri se no?

Oggi ho fatto quasi tardi al lavoro, sono uscito un po di corsa per non rischiare di perdere il treno delle 18 e 20 e dover prendere il locale super sfigato dell’altra volta. Sono arrivato in stazione lanciatissimo e ho visto il regionale per Bologna in attesa sul binario 14, contento come una pasqua ho cercato un posto su uno dei vagoni di testa e mi sono seduto.

18 e 15 pronto alla partenza, mi metto le cuffie dell’aipod, prendo il libro e mi preparo alla solita ora, ora e dieci, ora e venti, ora e mezzo, chi lo sa quanto tempo ci può volere, speriamo di rivedere i miei cari, di viaggio.

Bono Vox canta “Walk on by Walk on through…” e io già mi vedo a casa steso sul divano mentre mi abbiocco davanti al televisore. Ma all’improvviso una vocina esce dall’altoparlante:

“Si avvisano i signori passeggeri che il treno regionale per Bologna partirà con 5 minuti di ritardo, si pregano i passeggeri di non allontanarsi dal materiale”

Frase sentita da tutti i passeggeri presenti sul treno.

Ora mi chiedo cosa voglia dire di non allontanarsi dal materiale, che materiale? E poi io care FFSS vado dove cazzo mi pare, ma guarda un pò, se io mi voglio allontanare dal materiale mi allontano. Alla fine, poi il treno è partito con i suoi 20 minuti di ritardo, si sa le FFSS sono così in gamba da poter fare la moltiplicazione dei ritardi…

Non allontanarsi dal materiale

Coglione IO (La macchinetta fa solo quello che le dice lei)

Ebbene per chi pensava che la mia personale guerra con le ffss fosse finita ecco pronta la smentita.

Come tutti si saranno accorti, anche quelli meno svegli, settembre ha lasciato il posto ad ottobre e il cambio di mese ha portato anche al rinnovo dell’abbonamento per chi come me pendola.
A mia discolpa posso solo dire che ci ho provato a fare il biglietto in biglietteria, ma ogni volta c’era una coda chilometrica che usciva dalla stazione. E visto che li nell’atrio c’è una comoda macchina per fare gli abbonamenti mi sono detto: “Ma perché Io, uomo tecnologico che ha i nanodroidi nel sangue ed è in grado di dominare ogni macchina controllata da un computer, devo fare la fila come questi poveri pezzenti?”.

Così ho lanciato uno sguardo di disprezzo a quei poveretti in fila e mi sono avviato verso la macchina. Quando la gente si è resa conto che io avevo il coraggio di sfidare l’arcana tecnologia delle ffss, un brusio colmo di ammirazione si è levato da quella massa informe di penitenti in coda.

E così mi sono ritrovato faccia a faccia con il nemico. Seleziono la partenza, c’è solo Piacenza niente di più facile, poi seleziono la destinazione Milano, esce una schermata con scritto su quali treni posso usare l’abbonamento, ma io mi faccio beffe di lei, le rido in faccia, l’uomo tecnologico non ha bisogno di istruzioni, l’uomo tecnologico sa per intuito come funzionano le cose, e poi è tardi, sono stanco ed ho fame.

Arrivo al punto in cui devo pagare, 74 euri, cazzo! Il mese scorso ne ho spesi 68, alla faccia dell’aumento, pago e ritiro il mio abbonamento. Lo alzo sopra la testa come un trofeo di caccia, un nuovo brusio si alza dalla massa in coda. Posso vedere l’invidia lampeggiare nei loro occhi, anche se a ben guardare mi sembra più compassione, vorrei urlargli “vi rode che io abbia fatto l’abbonamento in 2 minuti netti”, ma l’uomo tecnologico è avulso alla logica esibizionista e competitiva che anima i poveretti, così ho voltato le spalle a tutti e me ne sono andato.

La mattina dopo mi sono alzato di buon ora per prendere l’intercity delle 7 e 30 per essere presto in ufficio, visto che la sera dovevo venire via alle 17. Incredibilmente il treno è in orario, mi viene quasi da piangere. Il viaggio procede tranquillo, siamo quasi arrivati a milano quando arriva il controllore.

Inizia il suo giro di controllo e quando arriva a quella seduta accanto a me le dice “Signora con questo non può prendere l’intercity deve pagare il supplemento”. La poverina si giustifica, balbetta una scusa, ma io so che ci ha provato, ha fatto la furba. Le lancio un occhiata di disprezzo. Io in quanto uomo tecnologico avvezzo all’uso di attrezzature elettroniche so bene che certe cose non accadono per errore, non c’è spazio per l’errore nella fredda logica delle macchine.

Ecco che finalmente il controllore chiede anche a me di fargli vedere il biglietto, pregusto già il mio trionfo, finalmente quello stolto si renderà conto che ci sono delle persone capaci di avvalersi dei mezzi che l’epoca moderna gli mette a disposizione, il controllore guarda il biglietto poi guarda me e mi dice “anche lei deve pagare il supplemento”

“Come devo pagare il supplemento?”, “Si con questo non si può salire sugli intercity sono 6 euro” “Ma, ma” provo a giustificarmi, ma lo sguardo accusatore del controllore mi inchioda al sedile, si legge chiaramente che sta pensando “Ci hai provato, volevi fare il furbo…”, così oltre ai 74 euri della sera prima devo sborsarne altri 6.

Quando arrivo alla stazione quasi non riesco a camminare dallo shock, ma come è possibile. Faccio due conti veloci con la mia mente lucida ed allenata: allora lo scorso mese ho fatto l’abbonamento in biglietteria, ho speso 68 euri e potevo prendere gli intercity, questo mese ho fatto l’abbonamento alla macchinetta ne ho spesi 74 e mi hanno fatto pagare un supplemento di 6 perché ho preso l’intercity.

Solo una mente avvezza a calcoli complessi come la mia avrebbe potuto notare questa sottile contraddizione, prendo il vecchio abbonamento e controllo le cifre, abbonamento base da Pontenure a Milano 60,90 euri, supplemento per salire sugli intercity 8 euri per un totale di 68,90 euri.

Quindi pallottoliere alla mano e considerando che con il nuovo abbonamento non posso prendere gli intercity la differenza sale a 13,10 euri. Se poi si considera che il vecchio abbonamento era da Pontenure che è ancora più lontano da Milano si può tranquillamente arrotondare a 14 euro. Adesso mi rimane solo da capire il perché di questa differenza, forse qualcuno dei miei nano droidi ha mandato in cortocircuito la macchina degli abbonamenti, o forse l’FFSS ha colpito ancora, appena posso devo passare in biglietteria per avere la spiegazione di questa differenza.

Due sere dopo si presenta l’occasione, sono in anticipo e non c’è nessuno in fila, il bigliettaio, molto probabilmente adesso anche lui avrà un nome figo del tipo addetto alla movimentazione cartacea dei documenti di viaggio, sta facendo delle pile di monetine, sembra quasi di vedere un croupier con l’artrosi.

Provo a chiedergli in termini gentili il perché della differenza di prezzo fra i due abbonamenti, lui mi guarda un attimo e poi abbassa di nuovo lo sguardo sulla sua pila di monetine. “E lei cosa l’ha fatto a fare il biglietto alla macchinetta”. Bella risposta del cazzo, mi verrebbe da rispondergli, dove vi addestrano al cottolengo!!!

Mi limito ad un “Che discorso è, ho fatto l’abbonamento alla macchinetta perché in biglietteria c’era una fila chilometrica e ero di fretta”, “Ma la macchinetta fa solo quello che le dice lei”. A questo punto ho la visione di me che mi trasformo nel Dio Cinghiale, divinità dalla pelle setolosa che infesta i boschi Toscani infilzando le sue prede con gli incisivi sporgenti ed affilati, e irrompo nella biglietteria distruggendo tutto ciò che mi capita a tiro.

Sento che il tono della voce mi si sta leggermente alterando. “Mi prende in giro? Ho capito che la macchinetta fa quello che dico io e io ho fatto l’abbonamento da Piacenza a Milano, quello che non capisco è perché questa volta l’abbonamento mi è costato 74 euro.” Sempre senza guardarmi, l’emissario del male bofonchia la sua risposta, “Appunto qui glie lo facevamo da Pontenure. Ma lei perché ha fatto l’abbonamento alla macchinetta? La macchinetta fa solo quello che le dice lei”

La visione è nitida vedo le zanne che artigliano lo scellerato e lo aprono dall’inguine fino alla gola, vendetta, tremenda vendetta…
Cerco di recuperare un battito regolare e una voce tranquilla, “Va bene ho capito, ma allora posso fare il supplemento per gli intercity?”, la mia sembra una richiesta normale, facile da soddisfare.“No non è possibile, se vuole prendere l’intercity deve fare un supplemento di 3 euro ogni volta”

Vedo il cinghiale sgonfiarsi lentamente fino a diventare un criceto sconfitto dallo strapotere del Dio malvagio e multiforme che porta il nome di FFSS. Abbacchiato e sconfitto lascio la stazione sconsolato, e solo allora capisco, capisco che la macchinetta è una trappola ben congegnata, che le file alla biglietteria non sono dovute all’incapacità e la lentezza, ma è tutto un diabolico piano per spingere gli ignari viaggiatori ad usare la macchinetta.

Perciò ricordate, tenete bene a mente queste parole ogni volta che usate una macchinetta delle “FFSS”

La macchinetta fa solo quello che le dice lei…

Coglione IO (La macchinetta fa solo quello che le dice lei)

Fantozzi? Un inguaribile ottimista

O forse dovrei dire Luciano Salce, ma siccome tutti conoscono Fantozzi allora uso il personaggio. Si perché i primi due Fantozzi sono geniali, una satira dissacrante del servilismo e delle cattive abitudini del popolo italico. Quello che però Salce non sa, essendo morto nell’89, è che neanche nelle sue peggiori previsioni avrebbe potuto immaginare a che punto saremmo arrivati.

Le cronache di questi giorni, di queste settimane, di questi mesi, sono così piene di esempi che c’è solo l’imbarazzo della scelta, però per non fare il solito comunista che parla male dei politici ho deciso di interessarmi solo di quello che tocca la mia sfera personale.

E iniziamo perciò con le FFSS le nostre gloriose ferrovie dello stato, ricordo con angoscia il periodo intorno al 2002-2003 quando pendolarizzavo fra Pavia e Milano, i disservizi, i ritardi, il riscaldamento acceso d’estate e l’aria condizionata d’inverno, i guasti al materiale rotabile, ma cosa cazzo è il materiale rotabile? Le rote? Le rotaie? come a dire che il Treno ha forato?

Ma veniamo ai giorni nostri, all’attualità a quello che posso vedere, al quotidiano pendolare fra Piacenza e Milano ormai routine di tutti i giorni dallo scorso 8 settembre. Naturalmente rispetto a cinque anni fa non è cambiata una bella sega, però a sostituire i guasti al materiale rotabile adesso c’è l’allegra vocetta che ti informa di quanto siano addolorate le FFSS del ritardo e di quanto si scusino per il disagio.

In quasi un mese di viaggio la volta che è andata meglio il treno è arrivato con 6 minuti di ritardo, ed è stato bello perché c’era gente che piangeva, che urlava dalla gioia, si abbracciava, sembrava quasi di essere ad una finale dei mondiali vinta dall’Italia.

E adesso arrivo al punto, al caso particolare a quello che mi ha visto spettatore passivo dell’ennesima cazzata o disservizio delle FFSS a scapito di poveri pendolari, e per questo devo riallacciarmi al post precedente. Si quello degli occhiali da sole.
Dopo essere uscito dal lavoro ho preso il locale che arriva fino a Piacenza, avendo perso per pochi minuti quello che arriva a Parma e che prendo di solito.

Prima di continuare è di fondamentale importanza dire che il treno in questione è uno di quei locali sfigati con le porte a soffietto che non hanno la maniglia di apertura.

Erano le 6 e mezzo, forse anche 6 e 40 quando è partito, naturalmente io c’avevo gli occhiali da sole perché volevo finire di leggere uno dei tanti libri che mi tengono compagnia durante il viaggio. Fortunatamente sulla carrozza c’erano le luci accese e nonostante gli occhiali da sole ci vedevo bene.

Come il treno ha cominciato a muoversi si sono spente tutte le luci tranne una, e visto che il sole stava iniziando a calare, e che io avevo gli occhiali da sole, la lettura ha iniziato a diventare difficoltosa. Nonostante le condizione avverse, però, non mi sono lasciato scoraggiare ed ho continuato a leggere.

Tutto è andato più o meno bene fino a quando non siamo arrivati nei pressi di Codogno e all’improvviso si è spenta l’unica luce rimasta accesa e siamo piombati nel buio. Dopo una veloce occhiata mi sono reso conto che anche i vagoni vicini erano senza luce. Arrivati a Codogno l’ultima persona che divideva con me il vagone è scesa e mi sono ritrovato solo.

E così eccomi li, solo, al buio e con gli occhiali da sole! Proprio una bella giornata di merda, ci manca solo che arrivi qualche brutto ceffo mi riempia di botte e mi porti via tutto, questo ed altri foschi pensieri si accavallavano nella mia mente, quando sento arrivare diverse persone a corsa, eccoci! Ci siamo! Sono del gatto.

Fortunatamente il gruppetto di scalmanati non ce l’aveva con me, ma con le mitiche FFSS, i poveretti, infatti, erano due o tre vagoni più su del mio e dovevano scendere a Codogno solo che quando il treno si è fermato le porte non si sono aperte, loro si sono messi a correre in cerca di una porta da cui scendere ma il treno è stato più veloce a ripartire.

In conclusione i 6 disgraziati sono stati trasportati fino a Piacenza, rallegrati dal fatto che il buon capo treno li ha assicurati che le FFSS non gli avrebbero fatto pagare il biglietto da Piacenza a Codogno (che signori).

Quasi dimenticavo, il treno è giunto in stazione con ben 15 minuti di ritardo: Ci scusiamo per il disagio…

Fantozzi? Un inguaribile ottimista

Ma milano non è l’America

Come cantavano i Timoria quando Francesco Renga era ancora grassottello e non si pipava la Angiolini.

Però nonostante non sia l’America, dopo quasi 5 anni ci torno a lavorare, o meglio ci sono già tornato, ufficialmente dal primo settembre. Sorvolerò sulle modalità di abbandono del vecchio lavoro, e mi concentrerò su quello che mi è successo questo mercoledì il mio primo vero giorno a Milano.

Naturalmente prima di iniziare questa nuova avventura mi sono messo a guardare i possibili percorsi, ma dovunque guardavo si manifestavano spettri di ore e ore e ore di viaggio, proprio ora che a Pavia hanno fatto anche la nuova tangenziale. Così mentre i miei ex colleghi e attuali amici mi prendevano per il culo, uno in particolare mi è venuto incontro dandomi un prezioso consiglio: grazie Paolo me ne ricorderò..

Il consiglio era il seguente: Ma cazzo! Vai a Voghera, hanno fatto l’astroporto di scambio dove attraccano anche i cargo intestellari, vuoi non trovare un posto per la tua merda di Zafira? E poi da li ti prendi il treno per Milano, e arrivato a Rogoredo pui prendere la metro per Sesto San Giovanni, co-mo-dis-si-mo.

Vado a vedere google maps, il sito delle ferrovie e quello dell’ATM sommo i tempi eh.. Incredibile! Solo un ora e mezzo di viaggio, considerando parcheggio e cambi me la cavo in un ora e quarantacinque. Bene decido di fare un sopralluogo il giorno prima, solo che il giorno prima una delle funzionalità del prodotto che devo fare vedere al cliente non funziona! Il solito sculo (sfiga).

Ma si, mi dico, chi se ne frega, hanno lo spazio porto vicino alla stazione, lascio li la macchina, prendo il biglietto e torno la sera. Così la sera prima controllo gli orari dei treni su internet per poter essere dal cliente, che è vicino alla stazione centrale, alle 9, compro i bilglietti e sono pronto all’azione. Il treno prescelto è il 2514 delle 7 e 41, soddisfatto per la mia precisa pianificazione me ne vado a dormire.

La mattina del fatidico giorno non riesco a dormire, sono nervoso all’idea di tornare a Milano, alla fine mi alzo e decido di andare, sono le 6 e 45, meglio non rischierò di arrivare in ritardo. Entro in autostrada, sembra tutto tranquillo, continuo ad essere nervoso, mi aspetto di veder spuntare il furgone che segnala le code da un momento all’altro, ma alla fine tutto fila liscio, arrivo all’uscita di voghera alle 7 e 20.

Inizio a rilassarmi, dallo stereo Chad Kroeger mi urla “Never Again” di nuovo un senso di inquietudine inizia a tormentarmi, seguo i segnali della stazione fino al fatidico cartello su di una svolta che non capisci mai se indica dritto o girare, questa volta non mi frega, giro, appena girato mi rendo conto di aver fatto una cazzata, 7 e 24, una vocina inizia a farsi sentire “perderai il treno, perderai il treno”, sono tranquillo ho ancora abbastanza tempo, sfrutto la conoscenza delle arti marziali acquisita guardando kungfu panda per rimanere calmo, 7 e 26.

Non ci sono problemi, sei in orario, e poi vuoi che in uno spazio porto per carghi intergalattici non abbiano la scansione laser della targa, non dovrò nemmeno fermarmi per pagare, “perderai il treno, perderai il treno”, 7 e 28, arrivo davanti alla stazione, poco più avanti intravedo una costruzione che sembra un incrocio fra un colosseo in miniatura venuto male, e un mausoleo venuto male anche quello, 7 e 30, “perderai il treno, perderai il treno”.

Entro in quello che ho mentalmente ribattezzato sfigoporto, c’è una rampa in salita che porta all’ingresso principale e un’entrata sulla destra per il parcheggio esterno, nell’indecisione giro a destra, 7 e 31 “perderai il treno, perderai il treno”, un cartello mi dice che quello è il parcheggio per gli occasionali con tariffa di un euro all’ora, faccio marcia indietro, rimanendo bloccato da una macchina che stava entrando, 7 e 32 “perderai il treno, perderai il treno”, alla fine riesco a dirigermi alla rampa di accesso.

Un cartello mi informa che il parcheggio è riservato agli abbonati, cazzo, un altro cartello ancora mi informa che gli uffici per gli abbonamenti e le informazioni sono aperti dalle 13 alle 20. Esco dallo sfigoporto e parcheggio nel piazzale esterno, 7 e 34 “perderai il treno, perderai il treno”, apro il portafogli e non c’è neanche un euro, esco dallo sfigoporto e corro verso l’edicola più vicina dove un edicolante pietoso mi spicciola 10 euri, 7 e 38 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Torno al parcheggio, infilo gli spiccioli nella macchinetta e piazzo il tagliando, 7 e 41 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, parto di corsa verso la stazione, infilo il sottopassaggio senza avere nessuna idea di quale sia il binario giusto, 7 e 44 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, in corrispondenza del binario 5 c’è ancora segnalato il treno delle 7 e 41, vaffanculo vocina di merda, mi fiondo su per le scale ma il binario è deserto, 7 e 46 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Mi guardo intorno, sul binario accanto c’è un treno fermo, dall’altoparlante della stazione esce la voce di Chad Kroeger che annuncia “il regionale delle 7 e 45 è in partenza dal binario 6”, cazzo! “stai perdendo anche quello delle 7 e 45, stai perdendo anche quello delle 7 e 45” mi fiondo giu per le scale e mentre salgo quelle del binario 6 sento il treno che parte. La vocina si mette a ridere.

Torno sconsolato verso la biglietteria, il prossimo regionale c’è alle 8 e 16 non ce la farò mai ad arrivare in tempo, cazzo farò tardi il primo giorno e proprio dal cliente, si prospetta una figura di merda quando la salvezza scende nelle sembianze dell’ICI 652 Mazzini, partenza da Voghera alle 8 e 8 arrivo in centrale alle 8 e 50. Vado in biglietteria a fare il supplemento, felice perché mi ci incastrerà anche il tempo per fare colazione…..

Ma milano non è l’America