L’impero del male colpisce ancora…

Quando sei in guerra non puoi fidarti di nessuno, specialmente se sei in territorio nemico. Ogni cosa, anche la più innocua può nascondere una trappola mortale! Quanti amici ho visto cadere, quanti bravi ragazzi se ne sono andati gridando. Ma la guerra è così! Non guarda in faccia nessuno, non ha pietà dei sentimenti e molto spesso sono proprio i migliori i primi ad andarsene.

Ma io non mi voglio arrendere, non voglio vivere schiavo della paura, io voglio combattere ogni battaglia affrontando il nemico a viso aperto ecco perché ho deciso che domani prenderò il treno per andare a Milano. Ebbene si! Nonostante lo sciopero affronterò le FFSS in fondo sul loro sito c’è scritto:

L’agitazione sindacale del personale dell’intera rete di Trenitalia, proclamata da alcuni sindacati autonomi dalle ore 9 alle ore 17 di domani, venerdì 17 ottobre, non comporterà nessuna ripercussione sulla circolazione ferroviaria di media e lunga percorrenza. I treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non saranno interessati dallo sciopero, mentre nella sola regione Veneto potrebbero verificarsi alcune lievi modifiche della circolazione di qualche convoglio.

Ma io so che questa potrebbe essere l’ennessima trappola, un comunicato rassicurante, incoraggiante, messo li con noncuranza per trarre in inganno il pendolante. Posso quasi sentire il richiamo delle sirene prima dello sciagurato naufragio. Ormai conosco le loro trappole, il loro modo di agire, dopo la macchinetta degli abbonamenti non mi coglieranno di nuovo impreparato.

Anche se devo dire che le FFSS sono brave, davvero brave, oltre a diffondere notizie di cui è impossibile verificare l’autenticità hanno anche infiltrato degli agenti provocatori. Oggi mentre tornavo a casa è passato dal vagone per ben tre volte il controllore. Gli altri passeggeri non si sono accorti delle contraddizione, ma ad una mente vigile come la mia non è sfuggita la strana coincidenza.

Sono due mesi che vado a Milano in treno e non si è mai visto nessuno, oggi all’improvviso un sedicente controllore si aggirava tranquillo per i vagoni dispensando sorrisi e calorose rassicurazioni:

Tanquilli, è vero che c’è sciopero domani, ma sono solo delle sigle sindacali minori, vedrete che i treni circoleranno, specialmente quelli garantiti

Alla fine però anche lui si sarà ricordato di avere una famiglia a casa, dei figli, una moglie, degli amici e in un rigurgito di coscienza ha anche detto:

Comunque non prendete per oro colato quello che dico

E li tutto mi è stato chiaro, avrei voluto alzarmi e gridare ai passeggeri che era tutta una trappola, che ci stavano attirando allo scoperto per poi finirci con interminabili attese e informazioni contradditorie, ma alla fine ho capito che nessuno mi avrebbe creduto ma si sarebbero fidati dell’autorità rappresentata da quell’uomo in uniforme. Un uomo che solo pochi istanti prima era passato per dirci che le porte anteriori del vagone erano entrambe bloccate e avremmo dovuto scendere da quelle posteriori.

Lascio perciò questo post come testimonianza della mia lotta di resistenza contro il tiranno oppressore, domani a quest’ora potrei essere prigioniero delle FFSS in un vagone stracolmo di gente urlante e ammassata come bestiame verso il macello, lottando per un minimo di spazio vitale. Se non ce la farò spero che qualche altro ardimentoso prenda il mio posto e porti avanti la mia battaglia…

L’impero del male colpisce ancora…

Non allontanarsi dal materiale

Eccoci ancora qua a parlare, indovinate di cosa?, ma delle fantasmagoriche FFSS e di chi altri se no?

Oggi ho fatto quasi tardi al lavoro, sono uscito un po di corsa per non rischiare di perdere il treno delle 18 e 20 e dover prendere il locale super sfigato dell’altra volta. Sono arrivato in stazione lanciatissimo e ho visto il regionale per Bologna in attesa sul binario 14, contento come una pasqua ho cercato un posto su uno dei vagoni di testa e mi sono seduto.

18 e 15 pronto alla partenza, mi metto le cuffie dell’aipod, prendo il libro e mi preparo alla solita ora, ora e dieci, ora e venti, ora e mezzo, chi lo sa quanto tempo ci può volere, speriamo di rivedere i miei cari, di viaggio.

Bono Vox canta “Walk on by Walk on through…” e io già mi vedo a casa steso sul divano mentre mi abbiocco davanti al televisore. Ma all’improvviso una vocina esce dall’altoparlante:

“Si avvisano i signori passeggeri che il treno regionale per Bologna partirà con 5 minuti di ritardo, si pregano i passeggeri di non allontanarsi dal materiale”

Frase sentita da tutti i passeggeri presenti sul treno.

Ora mi chiedo cosa voglia dire di non allontanarsi dal materiale, che materiale? E poi io care FFSS vado dove cazzo mi pare, ma guarda un pò, se io mi voglio allontanare dal materiale mi allontano. Alla fine, poi il treno è partito con i suoi 20 minuti di ritardo, si sa le FFSS sono così in gamba da poter fare la moltiplicazione dei ritardi…

Non allontanarsi dal materiale

Coglione IO (La macchinetta fa solo quello che le dice lei)

Ebbene per chi pensava che la mia personale guerra con le ffss fosse finita ecco pronta la smentita.

Come tutti si saranno accorti, anche quelli meno svegli, settembre ha lasciato il posto ad ottobre e il cambio di mese ha portato anche al rinnovo dell’abbonamento per chi come me pendola.
A mia discolpa posso solo dire che ci ho provato a fare il biglietto in biglietteria, ma ogni volta c’era una coda chilometrica che usciva dalla stazione. E visto che li nell’atrio c’è una comoda macchina per fare gli abbonamenti mi sono detto: “Ma perché Io, uomo tecnologico che ha i nanodroidi nel sangue ed è in grado di dominare ogni macchina controllata da un computer, devo fare la fila come questi poveri pezzenti?”.

Così ho lanciato uno sguardo di disprezzo a quei poveretti in fila e mi sono avviato verso la macchina. Quando la gente si è resa conto che io avevo il coraggio di sfidare l’arcana tecnologia delle ffss, un brusio colmo di ammirazione si è levato da quella massa informe di penitenti in coda.

E così mi sono ritrovato faccia a faccia con il nemico. Seleziono la partenza, c’è solo Piacenza niente di più facile, poi seleziono la destinazione Milano, esce una schermata con scritto su quali treni posso usare l’abbonamento, ma io mi faccio beffe di lei, le rido in faccia, l’uomo tecnologico non ha bisogno di istruzioni, l’uomo tecnologico sa per intuito come funzionano le cose, e poi è tardi, sono stanco ed ho fame.

Arrivo al punto in cui devo pagare, 74 euri, cazzo! Il mese scorso ne ho spesi 68, alla faccia dell’aumento, pago e ritiro il mio abbonamento. Lo alzo sopra la testa come un trofeo di caccia, un nuovo brusio si alza dalla massa in coda. Posso vedere l’invidia lampeggiare nei loro occhi, anche se a ben guardare mi sembra più compassione, vorrei urlargli “vi rode che io abbia fatto l’abbonamento in 2 minuti netti”, ma l’uomo tecnologico è avulso alla logica esibizionista e competitiva che anima i poveretti, così ho voltato le spalle a tutti e me ne sono andato.

La mattina dopo mi sono alzato di buon ora per prendere l’intercity delle 7 e 30 per essere presto in ufficio, visto che la sera dovevo venire via alle 17. Incredibilmente il treno è in orario, mi viene quasi da piangere. Il viaggio procede tranquillo, siamo quasi arrivati a milano quando arriva il controllore.

Inizia il suo giro di controllo e quando arriva a quella seduta accanto a me le dice “Signora con questo non può prendere l’intercity deve pagare il supplemento”. La poverina si giustifica, balbetta una scusa, ma io so che ci ha provato, ha fatto la furba. Le lancio un occhiata di disprezzo. Io in quanto uomo tecnologico avvezzo all’uso di attrezzature elettroniche so bene che certe cose non accadono per errore, non c’è spazio per l’errore nella fredda logica delle macchine.

Ecco che finalmente il controllore chiede anche a me di fargli vedere il biglietto, pregusto già il mio trionfo, finalmente quello stolto si renderà conto che ci sono delle persone capaci di avvalersi dei mezzi che l’epoca moderna gli mette a disposizione, il controllore guarda il biglietto poi guarda me e mi dice “anche lei deve pagare il supplemento”

“Come devo pagare il supplemento?”, “Si con questo non si può salire sugli intercity sono 6 euro” “Ma, ma” provo a giustificarmi, ma lo sguardo accusatore del controllore mi inchioda al sedile, si legge chiaramente che sta pensando “Ci hai provato, volevi fare il furbo…”, così oltre ai 74 euri della sera prima devo sborsarne altri 6.

Quando arrivo alla stazione quasi non riesco a camminare dallo shock, ma come è possibile. Faccio due conti veloci con la mia mente lucida ed allenata: allora lo scorso mese ho fatto l’abbonamento in biglietteria, ho speso 68 euri e potevo prendere gli intercity, questo mese ho fatto l’abbonamento alla macchinetta ne ho spesi 74 e mi hanno fatto pagare un supplemento di 6 perché ho preso l’intercity.

Solo una mente avvezza a calcoli complessi come la mia avrebbe potuto notare questa sottile contraddizione, prendo il vecchio abbonamento e controllo le cifre, abbonamento base da Pontenure a Milano 60,90 euri, supplemento per salire sugli intercity 8 euri per un totale di 68,90 euri.

Quindi pallottoliere alla mano e considerando che con il nuovo abbonamento non posso prendere gli intercity la differenza sale a 13,10 euri. Se poi si considera che il vecchio abbonamento era da Pontenure che è ancora più lontano da Milano si può tranquillamente arrotondare a 14 euro. Adesso mi rimane solo da capire il perché di questa differenza, forse qualcuno dei miei nano droidi ha mandato in cortocircuito la macchina degli abbonamenti, o forse l’FFSS ha colpito ancora, appena posso devo passare in biglietteria per avere la spiegazione di questa differenza.

Due sere dopo si presenta l’occasione, sono in anticipo e non c’è nessuno in fila, il bigliettaio, molto probabilmente adesso anche lui avrà un nome figo del tipo addetto alla movimentazione cartacea dei documenti di viaggio, sta facendo delle pile di monetine, sembra quasi di vedere un croupier con l’artrosi.

Provo a chiedergli in termini gentili il perché della differenza di prezzo fra i due abbonamenti, lui mi guarda un attimo e poi abbassa di nuovo lo sguardo sulla sua pila di monetine. “E lei cosa l’ha fatto a fare il biglietto alla macchinetta”. Bella risposta del cazzo, mi verrebbe da rispondergli, dove vi addestrano al cottolengo!!!

Mi limito ad un “Che discorso è, ho fatto l’abbonamento alla macchinetta perché in biglietteria c’era una fila chilometrica e ero di fretta”, “Ma la macchinetta fa solo quello che le dice lei”. A questo punto ho la visione di me che mi trasformo nel Dio Cinghiale, divinità dalla pelle setolosa che infesta i boschi Toscani infilzando le sue prede con gli incisivi sporgenti ed affilati, e irrompo nella biglietteria distruggendo tutto ciò che mi capita a tiro.

Sento che il tono della voce mi si sta leggermente alterando. “Mi prende in giro? Ho capito che la macchinetta fa quello che dico io e io ho fatto l’abbonamento da Piacenza a Milano, quello che non capisco è perché questa volta l’abbonamento mi è costato 74 euro.” Sempre senza guardarmi, l’emissario del male bofonchia la sua risposta, “Appunto qui glie lo facevamo da Pontenure. Ma lei perché ha fatto l’abbonamento alla macchinetta? La macchinetta fa solo quello che le dice lei”

La visione è nitida vedo le zanne che artigliano lo scellerato e lo aprono dall’inguine fino alla gola, vendetta, tremenda vendetta…
Cerco di recuperare un battito regolare e una voce tranquilla, “Va bene ho capito, ma allora posso fare il supplemento per gli intercity?”, la mia sembra una richiesta normale, facile da soddisfare.“No non è possibile, se vuole prendere l’intercity deve fare un supplemento di 3 euro ogni volta”

Vedo il cinghiale sgonfiarsi lentamente fino a diventare un criceto sconfitto dallo strapotere del Dio malvagio e multiforme che porta il nome di FFSS. Abbacchiato e sconfitto lascio la stazione sconsolato, e solo allora capisco, capisco che la macchinetta è una trappola ben congegnata, che le file alla biglietteria non sono dovute all’incapacità e la lentezza, ma è tutto un diabolico piano per spingere gli ignari viaggiatori ad usare la macchinetta.

Perciò ricordate, tenete bene a mente queste parole ogni volta che usate una macchinetta delle “FFSS”

La macchinetta fa solo quello che le dice lei…

Coglione IO (La macchinetta fa solo quello che le dice lei)

Fantozzi? Un inguaribile ottimista

O forse dovrei dire Luciano Salce, ma siccome tutti conoscono Fantozzi allora uso il personaggio. Si perché i primi due Fantozzi sono geniali, una satira dissacrante del servilismo e delle cattive abitudini del popolo italico. Quello che però Salce non sa, essendo morto nell’89, è che neanche nelle sue peggiori previsioni avrebbe potuto immaginare a che punto saremmo arrivati.

Le cronache di questi giorni, di queste settimane, di questi mesi, sono così piene di esempi che c’è solo l’imbarazzo della scelta, però per non fare il solito comunista che parla male dei politici ho deciso di interessarmi solo di quello che tocca la mia sfera personale.

E iniziamo perciò con le FFSS le nostre gloriose ferrovie dello stato, ricordo con angoscia il periodo intorno al 2002-2003 quando pendolarizzavo fra Pavia e Milano, i disservizi, i ritardi, il riscaldamento acceso d’estate e l’aria condizionata d’inverno, i guasti al materiale rotabile, ma cosa cazzo è il materiale rotabile? Le rote? Le rotaie? come a dire che il Treno ha forato?

Ma veniamo ai giorni nostri, all’attualità a quello che posso vedere, al quotidiano pendolare fra Piacenza e Milano ormai routine di tutti i giorni dallo scorso 8 settembre. Naturalmente rispetto a cinque anni fa non è cambiata una bella sega, però a sostituire i guasti al materiale rotabile adesso c’è l’allegra vocetta che ti informa di quanto siano addolorate le FFSS del ritardo e di quanto si scusino per il disagio.

In quasi un mese di viaggio la volta che è andata meglio il treno è arrivato con 6 minuti di ritardo, ed è stato bello perché c’era gente che piangeva, che urlava dalla gioia, si abbracciava, sembrava quasi di essere ad una finale dei mondiali vinta dall’Italia.

E adesso arrivo al punto, al caso particolare a quello che mi ha visto spettatore passivo dell’ennesima cazzata o disservizio delle FFSS a scapito di poveri pendolari, e per questo devo riallacciarmi al post precedente. Si quello degli occhiali da sole.
Dopo essere uscito dal lavoro ho preso il locale che arriva fino a Piacenza, avendo perso per pochi minuti quello che arriva a Parma e che prendo di solito.

Prima di continuare è di fondamentale importanza dire che il treno in questione è uno di quei locali sfigati con le porte a soffietto che non hanno la maniglia di apertura.

Erano le 6 e mezzo, forse anche 6 e 40 quando è partito, naturalmente io c’avevo gli occhiali da sole perché volevo finire di leggere uno dei tanti libri che mi tengono compagnia durante il viaggio. Fortunatamente sulla carrozza c’erano le luci accese e nonostante gli occhiali da sole ci vedevo bene.

Come il treno ha cominciato a muoversi si sono spente tutte le luci tranne una, e visto che il sole stava iniziando a calare, e che io avevo gli occhiali da sole, la lettura ha iniziato a diventare difficoltosa. Nonostante le condizione avverse, però, non mi sono lasciato scoraggiare ed ho continuato a leggere.

Tutto è andato più o meno bene fino a quando non siamo arrivati nei pressi di Codogno e all’improvviso si è spenta l’unica luce rimasta accesa e siamo piombati nel buio. Dopo una veloce occhiata mi sono reso conto che anche i vagoni vicini erano senza luce. Arrivati a Codogno l’ultima persona che divideva con me il vagone è scesa e mi sono ritrovato solo.

E così eccomi li, solo, al buio e con gli occhiali da sole! Proprio una bella giornata di merda, ci manca solo che arrivi qualche brutto ceffo mi riempia di botte e mi porti via tutto, questo ed altri foschi pensieri si accavallavano nella mia mente, quando sento arrivare diverse persone a corsa, eccoci! Ci siamo! Sono del gatto.

Fortunatamente il gruppetto di scalmanati non ce l’aveva con me, ma con le mitiche FFSS, i poveretti, infatti, erano due o tre vagoni più su del mio e dovevano scendere a Codogno solo che quando il treno si è fermato le porte non si sono aperte, loro si sono messi a correre in cerca di una porta da cui scendere ma il treno è stato più veloce a ripartire.

In conclusione i 6 disgraziati sono stati trasportati fino a Piacenza, rallegrati dal fatto che il buon capo treno li ha assicurati che le FFSS non gli avrebbero fatto pagare il biglietto da Piacenza a Codogno (che signori).

Quasi dimenticavo, il treno è giunto in stazione con ben 15 minuti di ritardo: Ci scusiamo per il disagio…

Fantozzi? Un inguaribile ottimista

Ma milano non è l’America

Come cantavano i Timoria quando Francesco Renga era ancora grassottello e non si pipava la Angiolini.

Però nonostante non sia l’America, dopo quasi 5 anni ci torno a lavorare, o meglio ci sono già tornato, ufficialmente dal primo settembre. Sorvolerò sulle modalità di abbandono del vecchio lavoro, e mi concentrerò su quello che mi è successo questo mercoledì il mio primo vero giorno a Milano.

Naturalmente prima di iniziare questa nuova avventura mi sono messo a guardare i possibili percorsi, ma dovunque guardavo si manifestavano spettri di ore e ore e ore di viaggio, proprio ora che a Pavia hanno fatto anche la nuova tangenziale. Così mentre i miei ex colleghi e attuali amici mi prendevano per il culo, uno in particolare mi è venuto incontro dandomi un prezioso consiglio: grazie Paolo me ne ricorderò..

Il consiglio era il seguente: Ma cazzo! Vai a Voghera, hanno fatto l’astroporto di scambio dove attraccano anche i cargo intestellari, vuoi non trovare un posto per la tua merda di Zafira? E poi da li ti prendi il treno per Milano, e arrivato a Rogoredo pui prendere la metro per Sesto San Giovanni, co-mo-dis-si-mo.

Vado a vedere google maps, il sito delle ferrovie e quello dell’ATM sommo i tempi eh.. Incredibile! Solo un ora e mezzo di viaggio, considerando parcheggio e cambi me la cavo in un ora e quarantacinque. Bene decido di fare un sopralluogo il giorno prima, solo che il giorno prima una delle funzionalità del prodotto che devo fare vedere al cliente non funziona! Il solito sculo (sfiga).

Ma si, mi dico, chi se ne frega, hanno lo spazio porto vicino alla stazione, lascio li la macchina, prendo il biglietto e torno la sera. Così la sera prima controllo gli orari dei treni su internet per poter essere dal cliente, che è vicino alla stazione centrale, alle 9, compro i bilglietti e sono pronto all’azione. Il treno prescelto è il 2514 delle 7 e 41, soddisfatto per la mia precisa pianificazione me ne vado a dormire.

La mattina del fatidico giorno non riesco a dormire, sono nervoso all’idea di tornare a Milano, alla fine mi alzo e decido di andare, sono le 6 e 45, meglio non rischierò di arrivare in ritardo. Entro in autostrada, sembra tutto tranquillo, continuo ad essere nervoso, mi aspetto di veder spuntare il furgone che segnala le code da un momento all’altro, ma alla fine tutto fila liscio, arrivo all’uscita di voghera alle 7 e 20.

Inizio a rilassarmi, dallo stereo Chad Kroeger mi urla “Never Again” di nuovo un senso di inquietudine inizia a tormentarmi, seguo i segnali della stazione fino al fatidico cartello su di una svolta che non capisci mai se indica dritto o girare, questa volta non mi frega, giro, appena girato mi rendo conto di aver fatto una cazzata, 7 e 24, una vocina inizia a farsi sentire “perderai il treno, perderai il treno”, sono tranquillo ho ancora abbastanza tempo, sfrutto la conoscenza delle arti marziali acquisita guardando kungfu panda per rimanere calmo, 7 e 26.

Non ci sono problemi, sei in orario, e poi vuoi che in uno spazio porto per carghi intergalattici non abbiano la scansione laser della targa, non dovrò nemmeno fermarmi per pagare, “perderai il treno, perderai il treno”, 7 e 28, arrivo davanti alla stazione, poco più avanti intravedo una costruzione che sembra un incrocio fra un colosseo in miniatura venuto male, e un mausoleo venuto male anche quello, 7 e 30, “perderai il treno, perderai il treno”.

Entro in quello che ho mentalmente ribattezzato sfigoporto, c’è una rampa in salita che porta all’ingresso principale e un’entrata sulla destra per il parcheggio esterno, nell’indecisione giro a destra, 7 e 31 “perderai il treno, perderai il treno”, un cartello mi dice che quello è il parcheggio per gli occasionali con tariffa di un euro all’ora, faccio marcia indietro, rimanendo bloccato da una macchina che stava entrando, 7 e 32 “perderai il treno, perderai il treno”, alla fine riesco a dirigermi alla rampa di accesso.

Un cartello mi informa che il parcheggio è riservato agli abbonati, cazzo, un altro cartello ancora mi informa che gli uffici per gli abbonamenti e le informazioni sono aperti dalle 13 alle 20. Esco dallo sfigoporto e parcheggio nel piazzale esterno, 7 e 34 “perderai il treno, perderai il treno”, apro il portafogli e non c’è neanche un euro, esco dallo sfigoporto e corro verso l’edicola più vicina dove un edicolante pietoso mi spicciola 10 euri, 7 e 38 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Torno al parcheggio, infilo gli spiccioli nella macchinetta e piazzo il tagliando, 7 e 41 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, parto di corsa verso la stazione, infilo il sottopassaggio senza avere nessuna idea di quale sia il binario giusto, 7 e 44 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, in corrispondenza del binario 5 c’è ancora segnalato il treno delle 7 e 41, vaffanculo vocina di merda, mi fiondo su per le scale ma il binario è deserto, 7 e 46 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Mi guardo intorno, sul binario accanto c’è un treno fermo, dall’altoparlante della stazione esce la voce di Chad Kroeger che annuncia “il regionale delle 7 e 45 è in partenza dal binario 6”, cazzo! “stai perdendo anche quello delle 7 e 45, stai perdendo anche quello delle 7 e 45” mi fiondo giu per le scale e mentre salgo quelle del binario 6 sento il treno che parte. La vocina si mette a ridere.

Torno sconsolato verso la biglietteria, il prossimo regionale c’è alle 8 e 16 non ce la farò mai ad arrivare in tempo, cazzo farò tardi il primo giorno e proprio dal cliente, si prospetta una figura di merda quando la salvezza scende nelle sembianze dell’ICI 652 Mazzini, partenza da Voghera alle 8 e 8 arrivo in centrale alle 8 e 50. Vado in biglietteria a fare il supplemento, felice perché mi ci incastrerà anche il tempo per fare colazione…..

Ma milano non è l’America