Ghiaccio

Venerdì 9 Gennaio 2009 ore 6 e 00:
La sveglia suona, apro gli occhi e già ho la premonizione del freddo che mi aspetta fuori.

ore 6 e 15:
Inspiro e utilizzo le mie energie mentali per sconfiggere il freddo che mi investirà appena aprirò il portone del garage, gli anni di addestramento insieme ai monaci shaolin mi hanno insegnato che la mente può tutto. Pigio il bottone, il sezionale inizia a sollevarsi, la prima ondata gelida mi congela gli stinchi e i piedi, il portone non si è ancora sollevato per metà che mando a caà mentalmente i monaci shaolin.

Initirizzito dal freddo mi avvicino al cancello, provo a infilare la chiave nella toppa, non entra. Provo anche dall’esterno entra leggermente ma non basta, la serratura è completamente congelata. Corro in casa cercando un accendino, dopo 10 minuti di canti propiziatori dei nativi d’America trovo l’accendino che usavo negli anni 60 per accendere l’incenso, speriamo sia ancora carico.

Arrivo di nuovo al cancello, dopo vari tentativi riesco ad ottenere una pallida fiammella ma appena l’avvicino alla serratura si spenge, un vento gelido e bastardo sembra complottare contro di me. Mi metto di traverso, piegato in avanti per far da scudo alla fiamma, e mentre canto le lodi del Signore e degli angeli tutti, continuo a provare a riscaldare la serratura.

Alla fine sento un leggero click, infilo la chiave, gira, il meccanismo non si muove, porca di quella… inzio con i salmi e continuo con la fiammella, un nuovo piccolo scatto, provo di nuovo, il cancello si apre. Torno alla macchina ormai ho perso sensibilità nelle braccia e nelle gambe.

ore 6 e 30:
Esco dal garage con il suono delle mie lodi che riempie l’abitacolo, due giorni di bufera di neve e poi il ghiaccio polare, ogni spiazzo, anfratto, viottolo che non sia una strada principale è ricoperto di ghiaccio e già mi immagino il parcheggio della stazione completamente ghiacciato con pochissimi posti disponbili, il ritardo accumulato per aprire il cancello potrebbe essermi fatale. Cerco di pensare positivo.

ore 6 e 50:
Arrivo in vista del parcheggio, o meglio della neve ghiacciata che ricopre il parcheggio, cerco di farmi coraggio. Entro nel parcheggio, i pochi posti che sono stati liberati dalla neve sono già tutti occupati, mentre avanzo lentamente ne trovo uno che sembra praticabile, c’è un minimo di scalino ma o parcheggio li o torno a casa. Metto la marcia indietro e prego i santi tutti di non fare danni irreparabili.

ore 7 e 00:
La macchina è parcheggiata, alla fine ho avuto ragione dello scalino di neve gelata. Il problema è che sono in fondo al parcheggio e il regionale delle 7 e 08 potrebbe essere in orario, per la prima volta nella storia delle ferrovie italiane. Di correre non se ne parla e anche assumere un andatura sostenuta sembra molto pericoloso. Nonostante le suole di gomma sento i piedi che se ne vanno per conto loro ad ogni passo, mi sembra di essere sulla banchisa polare.

ore 7 e 05:
Dopo un camminata interminabile, degna delle prove di sopravvivanza del peggior reality, sono arrivato finalmente alla fine del parcheggio, la neve ghiacciata lascia il passo al caro, dolce, tenero asfalto. Mentre costeggio l’edificio della stazione per arrivare sul marciapiede del primo binario sento la voce elettronica annunciare l’imminente arrivo del regionale delle 7 e 08. Accelero il passo, devo solo percorrere gli ultimi 50 metri e poi sarò al sicuro sul marciapiede.

Ormai ci sono, mi accingo a voltare l’angolo e mentre lo faccio vedo l’asfalto rimandarmi il riflesso della luce artificiale dei lampioni, la mia mente super allenata si rende subito conto dell’incongruenza, l’asfalto non riflette la luce, deve essere una lastra di ghia… il piede sinistro scivola perde l’appoggio e il destro lo segue. Nel breve attimo di sospensione ogni cellula del mio essere è concentrata nella più grande bestemmia che possa stare nell’attimo che passa fra la perdita di contatto con il terreno e la legnata che ti attende quando lo riacquisti.

Vedo tutta la vita passarmi davanti, e mentre una parte dei mie neuroni è impegnata nel processo di elaborazione ed esecuzione della bestemmia un neurone solitario decide di farmi mettere la mano. Cado di lato, il destro, batto il fianco ma la mano mi salva da conseguenze peggiori. Fortunatamente gli anni passati nei navy seals hanno reso il mio corpo elastico e resistente come una canna di bambù. Non ho ancora finito di schiantarmi sul ghiaccio che sono di nuovo in piedi.

Nessuno sembra aver fatto caso al mio gesto atletico e, a parte un leggero dolore al fianco e un male cane alla mano, la caduta non sembra avere avuto conseguenze. Muovendomi con cautela arrivo sul terzo binario insieme al treno. Alla fine riesco pure a trovare posto a sedere e mentre il treno parte penso che la neve sarà anche bella ma quando ghiaccia è proprio dura…

Ghiaccio

Catastrofismi

Anche quest’anno sono andato a passare l’ultimo dell’anno con quei bischeri de mi amici giu in toscana. Naturalmente quando mi movo io si scatena la furia degli elementi, avevamo deciso di partire mercoledì 28 dicembre 2005 tanto per esse precisi. Solo che quel giorno ha iniziato a nevicare alle 6 di mattina e ha smesso alle 21.

Ora si da il caso che io per tornare nella mia terra natia debba attraversare il famigerato passo della CISA, attraversato dalla camionale della cisa che congiunge Parma a La Spezia. Chiunque abbia mai percorso quel tratto autostradale sa di cosa parlo. Già in condizioni normali calcolare il tempo di percorrenza è un terno al lotto, visti i cantieri che oramai ne fanno parte integrante, figuriamoci quando nevica. Inoltre ai telogiornali parlavano di disastri metereologici autostrade chiuse camion ribaltati, pantere sugli spazzaneve, tsunami sui viadotti.

Cosa faccio? Parto? Non parto? Rischio? Telefono al 1518 (CIS viaggiare informati) dopo la canonica ventina di tentativi, riesco a prendere la linea: mi risponde una signorina gentilissima e sorpresa delle sorprese… la cisa è sgombra, la A1 fino a parma è sgombra e lo stesso dicasi per il tratto La Spezia Pisa. Io però le faccio notare che al tg hanno appena detto che gozzilla è sbucato da un torrente e ha distrutto a morsi uno dei viadotti della CISA e l’autostrada è stata chiusa a scopo precauzionale. Mi sento rispondere che effettivamente era stata chiusa in mattinata per due mezzi pesanti che si erano intraversati ma gia nel primo pomeriggio era stata riaperta e si viaggiava regolarmente, c’era solo l’obbligo di avere le catene a bordo.

Alla fine sono partito il giovedì visto che la neve continuava a scendere stile bufera siberiana, e i miei amici giornalisti evocavano tutti i pericoli possibili e immaginabili dal risveglio dello yeti al rapimento da parte di alieni amanti della neve.

Vista la scampata disgrazia ho deciso di tornare su domenica pomeriggo (1 gennaio 2006) invece che la sera. Ero li che mi mangiavo tranquillamente la mia piattata di spaghetti allo scoglio (boni), quando i miei amici giornalisti decidono di mettermi all’erta, questa volta il pericolo è il ghiaccio: strade congelate, lastre di ghiaccio sulla cisa, sull’A1, sulla Torino Piacenza, automobilisti inferociti, pattinatori artistici che scorrazzano sulle corsie di sorpasso, insomma un disastro. Preso dallo sconforto cerco di risollevarmi il morale con il branzino al forno e i gamberoni al guazzetto, ma l’angoscia non passa, immagini di slavine e glaciazioni mi si presentano davanti agli occhi.

Per l’ennesima volta provo a telefonare al CIS, ma solo per cercare qualche parola di conforto, faccio la solita ventina di tenatativi e alla fine mi risponde una voce gentile, in lacrime le confesso che non riuscirò più a tornare a casa, alla televisione hanno appenda detto che nel pomeriggio le condizioni peggioreranno. Ma anche questa volta mi sento dire che il tragitto è sgombro, e non ci sono problemi, unico obbligo è quelle delle catene a bordo. Ma come? alla tv hanno appena detto di aver avvistato un iceberg sulla CISA che ha speronato un autobus di turisti eschimesi, bilancio tre cani da slitta dispersi.

La signorina mi tranquillizza dicendomi che effettivamente l’autostrada era stata chiusa in nottata ma era stata riaperta, e così, rischiando la mia vita, decido di mettermi in marcia, il viaggio si svolge nella più assoluta tranquillità……

Per fortuna ancora una volta i nostri cari giornalisti hanno svolto il loro dovere senza cercare sensazionalismi, altrimenti mi sarei potuto anche spaventare….

Catastrofismi