Quest’estate sono stato in vacanza in toscana e approfittando dell’occasione mi sono ritrovato con i miei ex compagni di scuola, quelli con cui mi sono diplomato ben, ehm dunque meno tre riporto due diviso quattro per otto, dunque si dicevo con cui mi sono diplomato ben diec.. Ehm quind… si insomma con qui mi sono diplomato ventidue anni fa.

Ora la cosa particolare è che, a parte qualche eccezione, molti di loro non li vedevo proprio da ventidue anni, che è un bel lasso di tempo, un lasso in cui molti di noi mettono su famiglia, fanno figli, invecchiano. I capelli decidono di abbandonare il cranio per luoghi migliori, le pance si allargano, insomma si passa dall’essere ragazzi a essere uomini di mezz’età, ma comunque ancora con uno spirito fanciullesco intatto, almeno nel mio caso.

Non voglio ora entrare nei dettagli della cena e raccontarvi la vita e l’evoluzione di tutti I partecipanti, ma un’episodio in particolare che mi ha colpito, uno di quegli accadimenti che ti svelano un mondo, che infrangono tutte le tue certezze e che ti fanno riflettere sul senso della vita. No, no tranquilli, non ho avuto una visione della madonna su un ulivo in fiamme e non mi sono neanche venute le stimmate o stigmate.

Quello che è successo è che mi sono ritrovato seduto di fronte a Federico, giusto per indirizzarvi Federico alla fine delle superiori ha deciso di portare avanti la piccola azienda agricola del su babbo e oggi vive vendendo vino e olio, così ci siamo messi a chiacchierare, le solite cose, come stai, come non stai, cosa fai, cosa non fai ecc.

Federico (F) – Allora poi alla fine ti sei laureato?
Io (I) – Si alla fine mi sono laureato in ingegneria informatica
F – Ma ora stai a Milano?
I – No sto vicino a Piacenza ma lavoro a Milano
F – Ma è lontana Piacenza da Milano?
I – No lontana no ma alla fine per esse li alle 8 devo partì da casa alle 6, perché mi ci vole una mezz’ora per arrivà alla stazione di Piacenza, poi devo prende il treno per Milano e ci vole un’altra ora bona, sperando che non ritardi. Insomma considerando i tempi morti du ore vanno via.
F – Cooossa? Du ore per andà a lavorà?
I – Eh si!
F – Oh Gennai la sai una ‘osa anche io la mattina mi levo alle 6 per andà a lavorà nelle vigne ma ir mi ber trattore colla tu laurea un ce lo cambierei davvero!

Come dargli torto…

ago 242009

Babbo io da grande voglio fare il ruttante!

Il ruttante?

Si il ruttante.

E credi che ti pagheranno per fare i rutti?

Eheheheheh

giu 112009

..ma io non ho trovato lavoro, ho trovato un posto dove mi pagano, a farsi dare dei soldi per lavorare sul serio sono capaci tutti..

Anonimo, per voi! Ma non per me

Io sono totalemente, innegabilmente e irreversibilmente Toscano, nato in Toscana da genitori Toscani a loro volta generati da Toscani.

Se prendete il mio codice genetico vedrete che le sequenze di codoni sono le ben note

MAR EMM AMA IAL AAA

I miei neuroni non si scambiano impulsi elettrici fra le sinapsi ma si bestemmiano contro per attivarsi.

I miei globuli rossi oltre a trasportare l’ossigeno c’hanno sempre dietro una fiaschettina di chianti, giusto per non perde l’abitudine, e quando sono nervoso o mi fanno incazzare esce fuori la mia attitudine alla volgarità, al turpiloquio, in poche parole esce fuori il Pisano di campagna che è in me.

Ebbene si lo confesso, sono un Pisano mannaro ma invece della luna piena ciò che innesca la trasformazione è il giramento di coglioni, quando mi altero perdo il controllo e il mio eloquio forbito e degno di un lord dello yorkshire fiorisce di espressioni auliche come porca puttana, maremma maiala, vaffanculo, ir budellaccio della tu mamma e simili.

Sarà perché sono cresciuto in una terra di bestemmiatori, dove la bestemmia perde il suo connotato di offesa al signore e si trasforma in rafforzativo, in punteggiatura, inserita fra le frasi ad arte, quasi non te ne accorgi se non fai bene attenzione al discorso.

Sarà perché i miei orecchi hanno udito bestemmie che voi umani non sareste in grado neanche di immaginare, ho conosciuto artisti che erano i Mc Giver della bestemmia perché in grado di ricavare offese al signore, alla madonna, a gesù e ai santi utilizzando parole che per la maggior parte delle persone risultano inoffensive.

Sarà perché sono nato e cresciuto nella regione che è il buco nero della democrazia in occidente, anche se io credevo che fosse famosa per essere stata la culla del rinascimento.

Sarà perché ho avuto la fortuna di avere a portata di occhi il bello che l’uomo e la natura sono in grado di creare:

Le pause pranzo all’università stesi sull’erba di piazza dei miracoli girovagando fra il battistero, il duomo, la torre pendente e il cimitero monumentale.

San Gimignano, immersi nel passato che affiorava da ogni vicolo, da ogni pietra, passeggiando all’ombra delle torri.

Volterra appolaiata sul suo colle, alabastro e astiludio.

Le dolci colline pisane fra campagna e mare, macchie di giallo grano e verde smeraldo.

Le distese di vigne sonnecchianti sotto il sole.

Gli scogli di calafuria a picco sul mare, la cala del leone con le onde che ti rotolano sulla spiaggia.

E poi Firenze, Siena, la maremma, i boschi di castagni, le isole, insomma la Toscana.

Sarà che quel comunista del mi Babbo, che c’ha sempre detto che quella carne tenera che si mangiava era agnello, m’ha trasmesso valori come l’onestà, il rispetto e l’uguaglianza e cosa altrettanto importante a pensacci bene a aprì bocca prima di sparà cazzate.

Sarà che a volte la vita ti riserva mille sorprese e ti ritrovi sposato con un figliolo a vivere in Emilia Romagna e sei costretto ad andare a lavorare a Milano, uscendo di casa alla 6 e 20 di mattina e tornandoci la sera alle 20.

Sarà tutto un insieme di cose, ma quando sento sparare delle cazzate grosse, ma grosse iniziano a girarmi i coglioni e parecchio e allora esce il Pisano mannaro.

Insomma io mi dovrei fà più di du ore di viaggio per andà a lavorà, pagà biglietti salati alle ferrovie, spende parte dei soldi che guadagno per mangià e movimi a Milano e se prendo la metro devo lascià anche il posto libero ai Milanesi?

Salvini?! Ma vaffanculo va…

L’australia è un paese meraviglioso, per rilanciare il turismo ha inventato il lavoro più bello del mondo, si tratta di fare per sei mesi il guardiano dell’isola di Hamilton.

Praticamente il vincitore, un inglese di 34 anni, dovrà nuotare, dar da mangiare agli animali, prendere il sole, girare per l’isola e alimentare con foto e post un blog.

Pensate che il vincitore ha dovuto superare una selezione con migliaia di altri candidati, il tutto per un solo posto, e per piacere ha dovuto fornire un immagine dinamica di se, di uno attivo, che ama la natura e gli sport estremi. Ma alla fine gli Australiani l’hanno votato e lui è stato scelto.

Sono contento per lui e anche per l’Australia che alla fine con una spesa di 100 mila dollari, circa 70 mila euri, lo stipendio del guardiano, si è fatta una pubblicità incredibile.

Ma adesso veniamo al nocciolo della questione, non penserete mica che ho fatto tutto questo giro di parole per parlare dell’Australia?!

Infatti i signori Australiani sono arrivati secondi, noi Italiani siamo come al solito un passo avanti, solo che non siamo degli spacconi e non ci garba farci troppa pubblicità, il mestiere più bello del mondo ce l’abbiamo noi! Altro che fare il guardiano per 6 mesi, da solo, su di un isoletta.

Suvvia, pensateci bene, per quale lavoro vieni votati dagli italiani, guadagni una barca di soldi e non fai un cazzo?!

Voglio darvi un indizio inizia per P, no non è il pompiere, nemmeno il panettiere, no neanche il poliziotto, come dice signora? Il POLITICO, brava, un etto di culatello in premio alla signora.

Pensateci bene, per fare il guardiano dell’isola questi ragazzi hanno dovuto fornire un immagine di se dinamica, attiva, hanno dovuto dimostrare di avere specifiche abilità, per fare il politico da noi non importa che tu sappia fare un cazzo, non devi nemmeno avere una laurea, basta sapere leccare bene il culo e a volte anche qualcos’altro.

E poi questo se ne starà sei mesi da solo su di un isola, mentre se fai il politico puoi organizzare dei festini a base di puttane e coca e metterli nel rimborso spese, puoi usare la tua auto blu per mandare la moglie a fare la spesa.

Puoi usare gli aerei militari per andare a vedere le partite, puoi far assumere amici e parenti, autisti che non hanno la patente, puoi farti leggi su misura, cementificare aree protette, fare discariche vicino a riserve naturali, insomma puoi fare un po’ quel cazzo che voi senza che nessuno ti rompa troppo i coglioni.

Insomma volete mettere la soddisfazione di andare in giro per il mondo a fare le corna agli altri capi di stato nelle foto di gruppo, a dire carinerie e raccontare barzellette? Sempre invitati a qualche festa. Fare il casting, ops, le liste per le elezioni europee?

Venga signorina si accomodi lei cosa sa di politica?

Ehehe niente, però leggo sempre novella 2000 e Chi e so tutto della storia fra la Bruni e Sarkozi e poi mi piace molto come si veste la moglie del presidente degli stati uniti.

Davvero? Molto interessante, ma mi dica istruzione?

Ho quattro lauree, eheheh, una in lingue (strizzatina d’occhio e sorrisetto complice), una sulla storia moderna delle winx, una in scienza della comunicazione con un master sulla maturazione della banana con tecniche idroponiche e una in manicure e trucco.

Ma è sicura che l’ultima sia una laurea riconosciuta dallo stato italiano?

Ehehehe

Va bene via, venga qua che passiamo alla prove pratiche…

Eh si altro che isolarsi per sei mesi su di un isoletta sperduta, e poi li la selezione è sicuramente più dura, qua fra parlamento, senato e parlamento europeo ne manteniamo più di mille, perché noi quando facciamo le cose le facciamo in grande, senza considerare poi la schiera dei vari consigli regionali e provinciali.

Perciò basta solo farci sopra un paio di spot e la ricaduta pubblicitaria è assicurata…

Quando uno cambia lavoro deve trovare il modo di mettersi in evidenza, di farsi apprezzare, di fare breccia e lasciare un segno indelebile nei nuovi colleghi e collaboratori.

E io non sono certo uno che si tira indietro, che non accetta la sfida, perciò anche questa volta ho pensato di mettere subito in chiaro la fortuna che hanno avuto ad assumere un pezzo da novanta, ma che dico novanta! Facciamo cifra tonda e diciamo cento. Così mi sono messo a pensare ad un modo per rendere evidente il mio fascino di pigiapippoli Toscano.

Si ma cosa fare? come palesare le mie doti nascosti di affascinante uomo Pisano? Allora mi sono messo a pensare ad alcune possibilità

1) Arrivare in ufficio a cavallo di un cignale maremmano, ucciderlo a schiaffi e farne delle salsicce. No troppo cauntri.
2) Utilizzare una serie di Maremma Maiala e ir budello delle vostre mamme, per mettere in evidenza e sottolineare il mio disaccordo alla riunioni. No troppo indie.
3) Fare la supercazzola al responsabile dello sviluppo. No troppo gigione.

E allora cosa fare? Ogni buona idea veniva subito scartata dalla mia mente analitica. Alla fine tutto è successo per caso, senza che nulla fosse pianificato. Ma iniziamo dall’inizio come disse… chi lo disse? Boh.

Ieri mattina era una bella giornata, sono arrivato in stazione presto, c’era il sole e ho deciso di mettermi gli occhiali da sole, per darmi quel tocco di mistero e di uomo vissuto che ha qualcosa da nascondere e un passato burrascoso alle spalle.
Mi faccio il mio solito viaggio scendo in centrale e vado in ufficio, accendo il portatile, prendo la custodia con gli occhiali da vista, dunque dicevo, prendo la custodia con gli occhiali da vista, ora la prendo è!

Cazzo! rufolo nello zaino, ma della custodia nessuna traccia, a quel punto la mia mente analitica si mette in moto e mi presenta un flashback di me in macchina che appoggio la custodia sul portaoggetti vicino al cambio…

Maremma stramaiala, ho lasciato gli occhiali in macchina, e ora? Come faccio a stare tutto il giorno davanti allo schermo del portatile? E li il colpo di genio, la grande pensata per prendere due piccioni con una fava. Ma certo! Terrò tutto il giorno gli occhiali da sole, tanto sono graduati!

E così eccomi li davanti al mio portatile, con gli occhiali da sole, troppo cool, un giovane informatico padrone del suo destino, serio, calmo, professionale, una macchina programmata per pigiare i pippoli. Finalmente tutti si renderanno conto di cosa sono capace!

Ed ecco che l’effetto della mia geniale mossa mi mette subito in primo piano, tutti quelli che entrano nella stanza non possono fare a meno di ammirare la mia freddezza, il mio selfcontrol, qualcuno sembra chiedersi cosa ci faccia una rockstar a pigiare i pippoli.
Quando passo per i corridoi le donne non possono fare a meno di fissarmi, un verso successo!

Tutto procede per il meglio, anche se verso le quattro inizio a non vedere più una sega, però stringo i denti e riesco ad arrivare fino alle sei, soddisfatto del grande successo che ha avuto la giornata mi dirigo verso l’ascensore, e li ci sono due ragazze che lavorano con me. Una mi fissa non mi toglie gli occhi di dosso, ti capisco bambina, penso fra me e me, anche io sarei attratto da un tipo cool come me.

La vedo titubante che vuole chiedermi qualcosa, la capisco è timorosa non ha il coraggio, ha paura che io la rifiuti, alla fine prende il coraggio a otto mani e mi chiede:

“Scusa ma te hai un problema agli occhi?”

Ehm, no, no effettivamente no, è che mi sono dimenticato gli occhiali da vista in macchina.

“Ah ecco” detto con un tono che lascia ad intendere “allora non sei proprio coglione del tutto”…

Alla fine prendo il treno e me ne torno a casa, arrivo al parcheggio che oramai è buio, apro la macchina, faccio per prendere gli occhiali e… gli occhiali non ci sono! Ma come è possibile! A quel punto prendo lo zaino, lo vuoto ed ecco li la custodia nera con dentro gli occhiali. Vaffanculo la mente analitica…

Come cantavano i Timoria quando Francesco Renga era ancora grassottello e non si pipava la Angiolini.

Però nonostante non sia l’America, dopo quasi 5 anni ci torno a lavorare, o meglio ci sono già tornato, ufficialmente dal primo settembre. Sorvolerò sulle modalità di abbandono del vecchio lavoro, e mi concentrerò su quello che mi è successo questo mercoledì il mio primo vero giorno a Milano.

Naturalmente prima di iniziare questa nuova avventura mi sono messo a guardare i possibili percorsi, ma dovunque guardavo si manifestavano spettri di ore e ore e ore di viaggio, proprio ora che a Pavia hanno fatto anche la nuova tangenziale. Così mentre i miei ex colleghi e attuali amici mi prendevano per il culo, uno in particolare mi è venuto incontro dandomi un prezioso consiglio: grazie Paolo me ne ricorderò..

Il consiglio era il seguente: Ma cazzo! Vai a Voghera, hanno fatto l’astroporto di scambio dove attraccano anche i cargo intestellari, vuoi non trovare un posto per la tua merda di Zafira? E poi da li ti prendi il treno per Milano, e arrivato a Rogoredo pui prendere la metro per Sesto San Giovanni, co-mo-dis-si-mo.

Vado a vedere google maps, il sito delle ferrovie e quello dell’ATM sommo i tempi eh.. Incredibile! Solo un ora e mezzo di viaggio, considerando parcheggio e cambi me la cavo in un ora e quarantacinque. Bene decido di fare un sopralluogo il giorno prima, solo che il giorno prima una delle funzionalità del prodotto che devo fare vedere al cliente non funziona! Il solito sculo (sfiga).

Ma si, mi dico, chi se ne frega, hanno lo spazio porto vicino alla stazione, lascio li la macchina, prendo il biglietto e torno la sera. Così la sera prima controllo gli orari dei treni su internet per poter essere dal cliente, che è vicino alla stazione centrale, alle 9, compro i bilglietti e sono pronto all’azione. Il treno prescelto è il 2514 delle 7 e 41, soddisfatto per la mia precisa pianificazione me ne vado a dormire.

La mattina del fatidico giorno non riesco a dormire, sono nervoso all’idea di tornare a Milano, alla fine mi alzo e decido di andare, sono le 6 e 45, meglio non rischierò di arrivare in ritardo. Entro in autostrada, sembra tutto tranquillo, continuo ad essere nervoso, mi aspetto di veder spuntare il furgone che segnala le code da un momento all’altro, ma alla fine tutto fila liscio, arrivo all’uscita di voghera alle 7 e 20.

Inizio a rilassarmi, dallo stereo Chad Kroeger mi urla “Never Again” di nuovo un senso di inquietudine inizia a tormentarmi, seguo i segnali della stazione fino al fatidico cartello su di una svolta che non capisci mai se indica dritto o girare, questa volta non mi frega, giro, appena girato mi rendo conto di aver fatto una cazzata, 7 e 24, una vocina inizia a farsi sentire “perderai il treno, perderai il treno”, sono tranquillo ho ancora abbastanza tempo, sfrutto la conoscenza delle arti marziali acquisita guardando kungfu panda per rimanere calmo, 7 e 26.

Non ci sono problemi, sei in orario, e poi vuoi che in uno spazio porto per carghi intergalattici non abbiano la scansione laser della targa, non dovrò nemmeno fermarmi per pagare, “perderai il treno, perderai il treno”, 7 e 28, arrivo davanti alla stazione, poco più avanti intravedo una costruzione che sembra un incrocio fra un colosseo in miniatura venuto male, e un mausoleo venuto male anche quello, 7 e 30, “perderai il treno, perderai il treno”.

Entro in quello che ho mentalmente ribattezzato sfigoporto, c’è una rampa in salita che porta all’ingresso principale e un’entrata sulla destra per il parcheggio esterno, nell’indecisione giro a destra, 7 e 31 “perderai il treno, perderai il treno”, un cartello mi dice che quello è il parcheggio per gli occasionali con tariffa di un euro all’ora, faccio marcia indietro, rimanendo bloccato da una macchina che stava entrando, 7 e 32 “perderai il treno, perderai il treno”, alla fine riesco a dirigermi alla rampa di accesso.

Un cartello mi informa che il parcheggio è riservato agli abbonati, cazzo, un altro cartello ancora mi informa che gli uffici per gli abbonamenti e le informazioni sono aperti dalle 13 alle 20. Esco dallo sfigoporto e parcheggio nel piazzale esterno, 7 e 34 “perderai il treno, perderai il treno”, apro il portafogli e non c’è neanche un euro, esco dallo sfigoporto e corro verso l’edicola più vicina dove un edicolante pietoso mi spicciola 10 euri, 7 e 38 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45″.

Torno al parcheggio, infilo gli spiccioli nella macchinetta e piazzo il tagliando, 7 e 41 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45″, parto di corsa verso la stazione, infilo il sottopassaggio senza avere nessuna idea di quale sia il binario giusto, 7 e 44 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45″, in corrispondenza del binario 5 c’è ancora segnalato il treno delle 7 e 41, vaffanculo vocina di merda, mi fiondo su per le scale ma il binario è deserto, 7 e 46 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45″.

Mi guardo intorno, sul binario accanto c’è un treno fermo, dall’altoparlante della stazione esce la voce di Chad Kroeger che annuncia “il regionale delle 7 e 45 è in partenza dal binario 6″, cazzo! “stai perdendo anche quello delle 7 e 45, stai perdendo anche quello delle 7 e 45″ mi fiondo giu per le scale e mentre salgo quelle del binario 6 sento il treno che parte. La vocina si mette a ridere.

Torno sconsolato verso la biglietteria, il prossimo regionale c’è alle 8 e 16 non ce la farò mai ad arrivare in tempo, cazzo farò tardi il primo giorno e proprio dal cliente, si prospetta una figura di merda quando la salvezza scende nelle sembianze dell’ICI 652 Mazzini, partenza da Voghera alle 8 e 8 arrivo in centrale alle 8 e 50. Vado in biglietteria a fare il supplemento, felice perché mi ci incastrerà anche il tempo per fare colazione…..

Premetto che non c’ho nulla contro i Pavesi, anche perché mi danno da mangià, ma semmai con le autorità amministrative, che indipendentemente dal luogo e dal colore, iniziano ad essere accomunate dalla stessa indifferenza verso i servizi forniti ai cittadini.

Dopo questa doverosa premessa voglio descrivere il mio viaggio di stamani per andare al lavoro:

Come tutte le mattine mi alzo, faccio la mia solita seduta di curregge zen per liberare il corpo e la mente, faccio colazione, lascio il mi figliolo dalla mi socera e mi avvio allegro e giulivo verso Pavia. Il viaggio si svolge senza particolari intoppi, sto quasi per mettermi a cantare quando mi ritrovo in un fila inspiegabile che parte dall’inizio della tangenziale di Pavia, dal bivio vela, per intendersi.

Una paura atavica si diffonde in ogni fibra del mio corpo, tremendi dejavù mi tolgono il fiato, e per un attimo la fugace visione delle tangenziali milanesi mi lascia mezzo svenuto sul volante. Quando mi riprendo il sollievo, nel rendermi conto che non sono in preda alle code della capitale lombarda, viene spazzato via dal serpentone di macchine che si muovono a passo d’uomo.

Ed ecco una variegata ridda di ipotesi farsi strada nella mia mente: “Un apino carico di c4 si è ribaltato esplodendo e provocando una voragine di 400 metri di diametro che ha fatto crollare la famigerata rotatoria sopraelevata a diciassette corsie”, “Un trattore impennando ha schiacciato una fiat 600 che non aveva visto”, “Dei simpaticoni hanno tracciato dei cerchi nel grano raffiguranti una mortadella con la faccia di Prodi e tutti si fermano a guardarla” e così via.

Man mano che la fila scorre mi rendo conto della tremenda verità, stanno asfaltando, non posso crederci, stanno ASFALTANDO! Ora la domanda che mi viene in mente è una: Tutto il traffico che arriva dalla parte SUD di pavia passa da quel cazzo di tangenziale, tangenziale che è stata aperta neanche un anno fa, e come succede spesso sulle italiche strade, ha già bisogno di essere asfaltata. Ma chi è quel cazzone che ha deciso di farlo alle otto e mezzo di lunedì mattina? CHI? Perché non la sera dopo le venti, o il sabato, o la domenica, o all’una quando in giro non c’è un cazzo di nessuno e non quando tutti gli stronzi come me si fanno quaranta km per andà a lavorà, maremma stramaialissima.

Me lo vedo l’assessore al traffico o chi per lui che decide l’intervento con il suo collaboratore:

“Allora su quella stradetta dobbiamo darci una asfaltatina”

“Ma assessore, è praticamente nuova, quest’anno non ci sono state gelate, e non è praticamente mai piovuto, com’è possibile che sia già in quelle condizioni?”

“Pirla, sempre a lamentarti, è un modo come un altro per far girare l’economia e fornire un servizio al paese. Piuttosto quand’è che possiamo fare i lavori?”

“Beh io li farei nella notte fra il sabato e la domenica”

“Ma allora sei proprio pirla, dove li troviamo gli operai che ci vengano a lavorare il sabato notte. Il sabato notte è fatto per andare in disco a tirare di coca. Programma l’intervento per lunedì mattina alle 8″

“Ma a quell’ora ci sono tutti i pendolari che arrivano dalla parte sud, creeremo code e disagi per chi arriva da fuori”

“E a me che cazzo me ne frega, tanto io arrivo da nord uauauauauauauaua”

“Che sagoma che è assessore, quando fa così mi fà cappottare….”

A questo punto un sol grido è d’obbligo… Ma vi levate di ‘ulo

feb 132007

Di sogni strani ne ho sempre fatti, ma quello dell’altra notte li batte tutti. Premetto che dove lavoro ogni tanto viene in visita qualche pezzo grosso o presunto tale, e ci danno il tormento perché tutto sia in ordine e abbia un aspetto professionale, a partire dal nostro abbigliamento.

E così mi sono sognato che eravamo tutti in agitazione perché sarebbe venuto il Papa in visita ai nostri uffici. Io ero in pieno panico essendo vestito in jeans, maglietta e felpa. Non sapevo come fare, al che il Saba si è offerto di prestarmi una sua camicia. Siamo corsi a casa sua, solo che per andare a casa sua stavamo percorrendo una strada lungomare, particolare assai bizzarro visto che lavoro a Pavia.

Arrivati a casa del Saba siamo entrati in una stanza dove c’era una lavatrice con sopra un cesto di panni lavati, da cui spuntavano due camicie. Me ne ha data una e ci siamo messi a correre per tornare indietro, visto che il Papa voleva parlare con il responsabile dello sviluppo web. Correvamo, correvamo, e intanto mi provavo la camicia. Mentre me la provavo mi stava anche bene, solo che quando siamo arrivati e mi sono guardato ho visto che era strettissima, con la pancia che faceva capolino e i bottoni tiratissimi.

All’improvviso ci siamo ritrovati in un albergo dove c’era un’edicola che vendeva anche vestiti: vendeva un completo a 25 euro solo che le camicie avevano dei colori improponibili, io ero sempre più disperato, presentarmi davanti al papa in quelle condizioni…

Tutti continuavano a dirmi di sbrigarmi perché il Papa voleva parlare con il responsabile dello sviluppo web, così sono uscito dall’albergo e mi hanno fatto salire su di una limousine. L’interno della macchina era completamente al buio, una voce mi ha detto di inginocchiarmi e mi ha confessato. Quando si è accesa la luce mi sono ritrovato davanti Julian McMahon, il Christian Troy di Nip and Tuck per intenderci, vestito da autista.

Scendo dalla macchina e vedo una figura tutta china in avanti, avvolta in un mantello color porpora con tanto di stola di ermellino e di cappuccio, venirmi incontro. Non appena alza la testa riconosco il vecchio pontefice Giovanni Paolo II, mi chino a baciargli l’anello e così fa tutta la gente intorno a me. Il Papa saluta ed entra in un ospedale, dopo qualche istante esce un portavoce che dichiara alle telecamere che sono stato scelto come segretario personale del Papa……..

Ora non voglio nemmeno provare a capire il significato recondito di questo sogno, sono terrorizzato alla sola idea, magari potrei provare a tirarci fuori dei numeri da giocare al lotto.

gen 082007

Dopo la giornata di qualche settimana fà non riesco a capire se è Milano che porta merda a me o se sono io che porto merda a Milano.

Per qualche strano mistero, ogni volta che mi avvicino alla capitale Lombarda, succede qualcosa che tende ad intasarne le vie di accesso, e anche quel giorno non ha certo fatto eccezione alla regola.

Per motivi lavorativi dovevo trovarmi alle 9 e 30 in quel di Monza, mi sono fatto due conti e ho pensato che mi conveniva partire direttamente da casa mia invece di passare dall’ufficio. Così ho deciso di anticipare la consegna di Lorenzo alla socera e mettermi in strada non più tardi delle 7 e 15. Alla fine sono partito alle 7 e 30 e già fosche nubi si addensavano in lontananza all’orizzonte.

Per qualche strano fenomeno precog ho deciso di non fare il solito percorso, passando cioé dalla valtidone e prendendo la tangenziale ovest a opera, ma passando da San Donato Milanese per gettarmi li fra le fauci del mostro tangentalico.

Devo dire che il viaggio è andato benissimo fino a che non sono arrivato a Melegnano, dopo di che mi sono ritrovato per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual’ era è cosa dura.. mi sa che anche Dante deve esse stato un paio di volte in tangenziale a milano bloccato fra Paullo e Linate.

Comunque, mentre sono in coda mi telefona il nostro direttore tecnico dicendomi che a Rozzano si è rovesciata un’autocisterna, ciò ha portato alla chiusura della ovest e loro sono fermi in un punto imprecisato prima di Corvetto. Il fosco presagio inizia a prendere corpo e già mi vedo in un girone di dannati rinchiusi nei loro gusci di metallo, con auricolari sempre più avvolgenti intorno alle orecchie, che si agitano e gesticolano come se li stessero scuoiando.

Prima di cadere in preda alla disperazione decido di fermarmi a prendere un cappuccino e una briosche per non affrontare la reclusione tangentalizia a stomaco vuoto. Dopo aver sollevato la bocca dal fiero pasto, decido che è ora di affrontare il pericolo, telefono a casa per salutare amici e parenti e mi getto sulla rampa di accesso.

Lo spettacolo che mi si presenta è a dir poco agghiacciante: una massa fumigante di automezzi che si accalcano come un’orda in cerca di uno spiraglio da cui poter respirare un fiato di aria puria. Ancora scioccato dalla tremenda visione, tiro fuori il mio abbecedario tascabile della bestemmia, lo apro a pagina uno, ma proprio mentro stò per dare inizio alla mia litania noto un impercettibile movimento nella massa metallica.

Richiudo il libbricino e cerco di concentrarmi per capire se è stata solo un allucinazione dettata dalla disperazione, oppure qualcosa si è mosso davvero. Dopo un interminabile istante di tensione mi sembra di scorgere un nuovo movimento, e poi ancora un altro, la massa si muove.

Alla velocità di un mulo zoppo mi avvicino all’uscita di linate, lacrime di commozione mi salgono agli occhi, adesso riesco a muovermi alla velocità di un mulo sano, e la massa inizia a disperdersi, sfaldandosi in una marea di singoli veicoli che si involano verso le rispettive destinazioni.

Superata l’uscita di linate si riprende a viaggiare normalmente, toccando perfino i 110. Alla fine riesco ad arrivare a Monza verso le 10 e 30, solo tre ore per percorrere un ottantina di km, mi consolo pensando che sarebbe potuta andare peggio…

Switch to our mobile site