Tangenziale 1 Me 0

Dopo la giornata di qualche settimana fà non riesco a capire se è Milano che porta merda a me o se sono io che porto merda a Milano.

Per qualche strano mistero, ogni volta che mi avvicino alla capitale Lombarda, succede qualcosa che tende ad intasarne le vie di accesso, e anche quel giorno non ha certo fatto eccezione alla regola.

Per motivi lavorativi dovevo trovarmi alle 9 e 30 in quel di Monza, mi sono fatto due conti e ho pensato che mi conveniva partire direttamente da casa mia invece di passare dall’ufficio. Così ho deciso di anticipare la consegna di Lorenzo alla socera e mettermi in strada non più tardi delle 7 e 15. Alla fine sono partito alle 7 e 30 e già fosche nubi si addensavano in lontananza all’orizzonte.

Per qualche strano fenomeno precog ho deciso di non fare il solito percorso, passando cioé dalla valtidone e prendendo la tangenziale ovest a opera, ma passando da San Donato Milanese per gettarmi li fra le fauci del mostro tangentalico.

Devo dire che il viaggio è andato benissimo fino a che non sono arrivato a Melegnano, dopo di che mi sono ritrovato per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual’ era è cosa dura.. mi sa che anche Dante deve esse stato un paio di volte in tangenziale a milano bloccato fra Paullo e Linate.

Comunque, mentre sono in coda mi telefona il nostro direttore tecnico dicendomi che a Rozzano si è rovesciata un’autocisterna, ciò ha portato alla chiusura della ovest e loro sono fermi in un punto imprecisato prima di Corvetto. Il fosco presagio inizia a prendere corpo e già mi vedo in un girone di dannati rinchiusi nei loro gusci di metallo, con auricolari sempre più avvolgenti intorno alle orecchie, che si agitano e gesticolano come se li stessero scuoiando.

Prima di cadere in preda alla disperazione decido di fermarmi a prendere un cappuccino e una briosche per non affrontare la reclusione tangentalizia a stomaco vuoto. Dopo aver sollevato la bocca dal fiero pasto, decido che è ora di affrontare il pericolo, telefono a casa per salutare amici e parenti e mi getto sulla rampa di accesso.

Lo spettacolo che mi si presenta è a dir poco agghiacciante: una massa fumigante di automezzi che si accalcano come un’orda in cerca di uno spiraglio da cui poter respirare un fiato di aria puria. Ancora scioccato dalla tremenda visione, tiro fuori il mio abbecedario tascabile della bestemmia, lo apro a pagina uno, ma proprio mentro stò per dare inizio alla mia litania noto un impercettibile movimento nella massa metallica.

Richiudo il libbricino e cerco di concentrarmi per capire se è stata solo un allucinazione dettata dalla disperazione, oppure qualcosa si è mosso davvero. Dopo un interminabile istante di tensione mi sembra di scorgere un nuovo movimento, e poi ancora un altro, la massa si muove.

Alla velocità di un mulo zoppo mi avvicino all’uscita di linate, lacrime di commozione mi salgono agli occhi, adesso riesco a muovermi alla velocità di un mulo sano, e la massa inizia a disperdersi, sfaldandosi in una marea di singoli veicoli che si involano verso le rispettive destinazioni.

Superata l’uscita di linate si riprende a viaggiare normalmente, toccando perfino i 110. Alla fine riesco ad arrivare a Monza verso le 10 e 30, solo tre ore per percorrere un ottantina di km, mi consolo pensando che sarebbe potuta andare peggio…

Tangenziale 1 Me 0

Lavoro di M….

L’altro giorno, mentre me ne tornavo a casa, ho sentito alla radio la pubblicità di una pomata per le emorroidi. Lo spot consisteva in una tipa che parlava con un’amica:

“Sai mi fanno male i piedi, ieri con Franco (nome di fantasia) ho camminato tutta la sera, non potevo certo dirgli che non riuscivo a sedermi perché mi sono uscite le emorroidi”

O qualcosa del genere, e, stranezza dei processi mentali, mi è venuta in mente quella vecchia pubblicità delle gocce per la diarrea.
Quella del tipo che era in fila per i biglietti e gli prendevano gli strizzoni di pancia, al che si sentiva una soave voce in sottofondo:

“Problemi di diarrea?…..”

E poi non mi ricordo come continuava ma tutto ciò mi ha evocato una riflessione, o meglio un pensiero, mi sono immaginato i pubblicitari che hanno dovuto ideare uno spot avendo come soggetto, emorroidi e diarrea.
Magari sono gli stessi, si sono specializzati nel settore e tutto ciò che riguarda gli inconvenienti intestino/anali lo trattano loro.

Gia vedo il responsabile del progetto che arriva:

“ragazzi abbiamo ottenuto un contratto, dobbiamo girare uno spot sulla diarrea”

ora, si fa presto a fare i brillanti quando si parla di mp3 player, di pasta, di macchine, ma come si fa ad attirare l’attenzione del pubblico con la diarrea?

“Ehi tu dico a te, si proprio a te. Ne hai fatta un secchio? C’hai li strizzoni di pancia? Produci più merda te di una mucca allevata a prugne? Da oggi per te c’è diarrolix, due gocce la mattina e la cacca è solo un brutto ricordo.”

A volte mi sento quasi fortunato a fare il lavoro che faccio….

Lavoro di M….

Parla come mangi

Le parole sono importanti, ce ne accorgiamo ogni giorno, in ogni occasione. A volte trovare la parola giusta può rendere interessante una cosa che non lo è per niente, oppure usarne una incomprensibile può farci belli agli occhi di chi ci ascolta.

Quest’ultimo uso è fortemente in voga fra gli informatici, anche se ogni categoria professionale cerca di far ricorso a parole straniere o sconosciute alla maggioranza delle persone, giusto per mettere in evidenza l’appartenenza ad una presunta elite culturale.

Prendiamo un caso semplice semplice, uno torna a casa dopo una “dura” giornata di lavoro e si sente porre dalla ragazza/moglie/genitore/fratello/sorella la fatidica domanda: “Com’è andata oggi al lavoro?” o “Cosa hai fatto oggi al lavoro?”. Se uno risponde:

“Stamattina abbiamo fatto due ore di brainstorming, dalla quali è emerso che dovevo riallocare le mie risorse in modo da poter aumentare i miei skill con una serie di chat meeting. Nel pomeriggio mi sono trovato con il direttore tecnico per un coffee meeting durante il quale abbiamo parlato della propensione ai rapporti interpersonali della nuova account manager. Ho finito la giornata facendo il browsing del web per trovare nuovi spunti per il design dei nostri applicativi web.”

La ragazza/sorella/genitore/parente/amico vi guarderà con le lacrime agli occhi orgoglioso di voi, sentendosi in colpa per aver pensato che in tutti quegli anni passati nelle aule universitarie avete più che altro scaldato i banchi.

Ma se invece risponde:

“Stamattina abbiamo passato due ore a parlare di tutto quello ci passava per la testa. Così mi sono reso conto che non avevo voglia di fare un cazzo, allora ho ridistribuito il lavoro sulle mie risorse in modo da liberarmi la mattinata, che ho passato a chattare con dei miei amici.
Nel pomeriggio mi sono trovato con il direttore tecnico alla macchina del caffé dove abbiamo sparlato della nuova assunta, quella che si occupa dei clienti, visto che ci sembra proprio una gran porca.
Alla fine per concludere la giornata in bellezza mi sono messo a guardare un po di siti porno su internet.”

Potrebbe non trovare il conforto e la comprensione dell’interlocutore, che potrebbe giustamente pensare che state rubando lo stipendio….

Parla come mangi