Muse Drones Tour

Muse Drones tour 2016 FilaforumThe Handler Drones tour 2016 Filaforum

Chi mi conosce sa del mio amore viscerale per la musica, un amore antico che affonda le sue radici nella mia infanzia, nelle musicassette che il mio babbo metteva sul 128: il mangianastri era l’unico lusso su quella macchina fatta di spessa lamiera e interni minimali come quelli di una Trabant in piena guerra fredda. Nonostante i viaggi lunghi e scomodi, privi di ogni apparato che garantisse la nostra incolumità, oppressi dal caldo soffocante d’estate e dal freddo, a malapena attenuato dal riscaldamento odorante di motore, d’inverno, la musica mi proiettava in un mondo fantastico che faceva scomparire ogni disagio.

Bellamy Drones tour 2016 Filaforum

Da allora quell’amore è cresciuto, senza mai fermarsi, arricchendosi di esperienze, passando attraverso il rock, il punk, il metal, i concerti fatti di ore di attesa, in piedi, sotto il sole o la pioggia, dentro ai palazzetti, nei teatri, macinando centinaia di chilometri, tutto per provare quel brivido, quell’emozione, quell’immersione totale nella musica.
Per sentire sulla pelle il basso e la cassa, vibrando di musica, lasciando che ti entri dentro, perché un concerto non lo ascolti ma lo vivi, lo respiri, lo tocchi e ogni volta è un miracolo che si ripete.

Muse Drones tour 2016 FilaforumMuse Drones tour 2016 Filaforum

E così è stato anche l’altra sera al Forum, dove per due ore i Muse ci hanno portati in un mondo fatto di passione, intensità, violenza e dolcezza, uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie che ha contratto il tempo facendolo volare sulle note della loro musica. Lasciandomi dentro quella fame che si sazia solo per qualche ora e si rinnova sempre in attesa del prossimo concerto di cui nutrirsi

Muse Drones Tour

C’è vita sul trattore

Quest’estate sono stato in vacanza in toscana e approfittando dell’occasione mi sono ritrovato con i miei ex compagni di scuola, quelli con cui mi sono diplomato ben, ehm dunque meno tre riporto due diviso quattro per otto, dunque si dicevo con cui mi sono diplomato ben diec.. Ehm quind… si insomma con qui mi sono diplomato ventidue anni fa.

Ora la cosa particolare è che, a parte qualche eccezione, molti di loro non li vedevo proprio da ventidue anni, che è un bel lasso di tempo, un lasso in cui molti di noi mettono su famiglia, fanno figli, invecchiano. I capelli decidono di abbandonare il cranio per luoghi migliori, le pance si allargano, insomma si passa dall’essere ragazzi a essere uomini di mezz’età, ma comunque ancora con uno spirito fanciullesco intatto, almeno nel mio caso.

Non voglio ora entrare nei dettagli della cena e raccontarvi la vita e l’evoluzione di tutti I partecipanti, ma un’episodio in particolare che mi ha colpito, uno di quegli accadimenti che ti svelano un mondo, che infrangono tutte le tue certezze e che ti fanno riflettere sul senso della vita. No, no tranquilli, non ho avuto una visione della madonna su un ulivo in fiamme e non mi sono neanche venute le stimmate o stigmate.

Quello che è successo è che mi sono ritrovato seduto di fronte a Federico, giusto per indirizzarvi Federico alla fine delle superiori ha deciso di portare avanti la piccola azienda agricola del su babbo e oggi vive vendendo vino e olio, così ci siamo messi a chiacchierare, le solite cose, come stai, come non stai, cosa fai, cosa non fai ecc.

Federico (F) – Allora poi alla fine ti sei laureato?
Io (I) – Si alla fine mi sono laureato in ingegneria informatica
F – Ma ora stai a Milano?
I – No sto vicino a Piacenza ma lavoro a Milano
F – Ma è lontana Piacenza da Milano?
I – No lontana no ma alla fine per esse li alle 8 devo partì da casa alle 6, perché mi ci vole una mezz’ora per arrivà alla stazione di Piacenza, poi devo prende il treno per Milano e ci vole un’altra ora bona, sperando che non ritardi. Insomma considerando i tempi morti du ore vanno via.
F – Cooossa? Du ore per andà a lavorà?
I – Eh si!
F – Oh Gennai la sai una ‘osa anche io la mattina mi levo alle 6 per andà a lavorà nelle vigne ma ir mi ber trattore colla tu laurea un ce lo cambierei davvero!

Come dargli torto…

C’è vita sul trattore

Impressioni di viaggio

6 e 40 il treno viene annunciato, una pioggia sottile cade sui binari lucidi.

Seduto, facce stanche, asonnate. Cullati dal suono ipnotico del viaggio, i C.O.D. mi cantano nelle orecchie.

Il paesaggio scorre via da me, campi, alberi, un piccolo torrente, case, tutti verso il solito punto di fuga, forse stasera li ritroverò ammassati al punto di partenza.

I pensieri si muovono, ricordi, immagini, parole tutto si mescola senza soluzione di continuità.

Arriva Milano, grigia, sembra quasi essere attaccata alle nuvole, partorita da questo ventre lattiginoso.

Il treno arranca lento, Rogoredo, Lambrate, stop rossi disegnano le linee del traffico, edera e rampicanti combattono testardi la loro guerra contro il cemento.

Milano centrale con la sua copertura ci accoglie come una bocca spalancata affamata di ferro e carne.

Passo svelto, lento, deciso, incerto, in ogni direzione, sguardi inchiodati al terreno, quasi la forza di gravità agisse soprattutto sugli occhi.

Aria fresca, pungente, le pozzanghere rimandano scorci di città, i cartelloni pubblicitari macchie di colore su palazzi uniformi.

Il bar, caldo, familiare, sorriso accogliente di latte e caffé per svegliare la giornata.

L’ascensore, le scale, buongiorno, di nuovo in ufficio…

Impressioni di viaggio

Come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te

In questi giorni mi tornano spesso in mente le frasi ricorrenti della mia infanzia, quelle che mi diceva la mi mamma e che mi hanno fatto crescere forte, sano e con solidi principi.

Frasi del tipo “Come t’ho fatto ti risfaccio”, “Piangi, piangi! Quando sposi ridi” o anche l’inossidabile “A casa si fanno i conti!” quest’ultima detta con una luce negli occhi che era una promessa: non importa quanto ci si mette ad arrivare, sono tue anche se s’arriva a casa domani.

Sono frasi che fanno parte del bagaglio culturale di quelli della mia generazione e che ci hanno insegnato il rispetto e la disciplina. Frasi che purtroppo non si sentono più, ma sono state sostituite dalle più blande “Poverino è un bimbo”, “Poverino è stanco”, “I professori lo hanno preso di mira” o “Se ha incendiato due macchine è stato solo per richiamare la nostra attenzione sul suo disagio interiore”.

Il risultato di questo lassismo è sotto gli occhi di tutti. Però non è dei giovani di oggi che voglio parlare ma del fatto che le frasi che venivano dette a noi erano promesse scolpite nella roccia. Messaggeri che annunciavano la giusta e meritata punizione.
Fra tutte queste ce n’era una che mi affascinava, che mi dava un estremo senso di libertà, una libertà ancora lontana ma alla mia portata, ed era la mitica

“Come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te!”

Questa a differenza delle altre veniva usata come chiusura della punizione corporale o per troncare sul nascere le voglie ribelli del giovane scapestrato.

Come tutte le altre io ho sempre considerato queste parole depositarie di una verità assoluta, una promessa indelebile che prima o poi si sarebbe avverata, bastava solamente avere la pazienza di aspettare il momento giusto.
Naturalmente come molti di voi avranno potuto sperimentare sulla propria pelle, questo momento non è mai arrivato e temo che mai arriverà.

C’è stata una parentesi in cui la tanto agognata profezia si è quasi realizzata, ma è stato un momento così breve che ne conservo solo piccoli ricordi spensierati. Sto parlando dei miei primi due anni lavorativi a Milano, quando ho vissuto da solo per un anno in un appartamento di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni.

In realtà non ero solo in quanto per ammortizzare le spese dell’affitto dividevo l’appartamento con un coinquilino. Purtroppo il mio compagno di appartamento non aveva la mia stessa indole libera e contraria alle imposizioni della cultura capitalistica occidentale, che mi portava ad aborrire tutto ciò che riguarda la pulizia della casa e le faccende domestiche, così aveva stabilito dei turni di lavori forzati in cui ero costretto a prostituire il mio intelletto per dei volgari lavori da sguattero.

Nonostante questa iniqua imposizione avevo comunque il mio angolino in cui l’anarchia regnava sovrana: la mia camera da letto.
Ricordo ancora con affetto il senso di libertà che mi dava osservare rotolare le palline di polvere steso sul letto e in pace interiore con il mondo.

La sensazione di potere assoluto quando la mattina mi alzavo dal letto e lo lasciavo da rifare, e la sera la gioia immensa quasi fanciullesca di ritrovarlo come lo avevo lasciato. Ogni piega ogni piccola grinza del tessuto aveva la sua storia da raccontare, potevo stendermi e ritrovare l’impronta che avevo lasciato la notte prima, era una vera goduria sentire le lenzuola arrotolarsi addosso come un sudario.

E che dire del sottile piacere di mangiare seduti sul letto con le gambe comodamente stese, guardando la tv e scegliendo il programma in completa autonomia.

In un anno di quieto sopravvivere sono riuscito a non stirare mai, indossando solo magliette e jeans. L’unica operazione di pulizia fatta in camera mia consisteva nell’ammucchiare nell’armadio tutto ciò che c’era in giro quando veniva a trovarmi la mia ragazza, che nonostante tutto alla fine mi ha anche sposato.

Poi tutto è finito, mi sono trasferito prima a Pavia, mi sono sposato, mi sono ritrasferito e non contento ho anche fatto un figliolo. Così ora sono in tre a dirmi cosa devo fare il mi figliolo, la mi moglie e quando viene a trovarmi anche la mi mamma.

Però ogni tanto quando la luna è alta nel cielo e una leggera brezza mi solletica il viso torna quella sensazione di libertà e sembra quasi che il vento mi sussurri in un orecchio “come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te”…

Come ti pare lo fai quando vai a sta’ da te

L’efficienza che non ti aspetti

Rieccomi qua, ancora fra voi, ancora una volta sano e salvo dopo aver affrontato quell’emanazione del male che sono le FFSS. Tutto lasciava presagire un venerdì 17 difficile. Fosche nubi si addensavano all’orizzonte, io ero già pronto alla battaglia, avevo salutato i miei cari, ero stato con loro a ricordare i momenti felici, conscio del pericolo che mi aspettava il giorno dopo.

E così stamani mi sono alzato di buon ora per affrontare il mio destino, il parcheggio della stazione era mezzo vuoto, sui binari poca gente, ho iniziato a pensare che avessero soppresso tutti i treni, invece sul tabellone elettronico i treni non presentevano nessun ritardo e infatti il treno delle 7 e 8 è arrivato spaccando il minuto e cosa ancora più strana è arrivato in orario a Milano.

La cosa mi è parsa alquanto strana, però non più di tanto, molto probabilmente era la solita trappola, attirare più gente possibile facendo circolare i treni regolarmente la mattina, per poi bloccarla nella stazione di Milano facendo mancare i treni della sera. All’improvviso mi sono sentito mancare la terra sotto i piedi. Come avevo fatto a non capire che mi stavo cacciando nell’ennesima trappola delle FFSS.

Per tutto il giorno ho pensato a cosa avrei potuto fare per vanificare i piani del nemico, ma ormai c’era poco da fare, l’unica alternativa al passare la notte a Milano era ritornare a casa con la strada ferrata. Allora ho elaborato un piano ingegnoso, vado in stazione presto così per lo meno un treno che arriva a Piacenza riesco a beccarlo. E invece sono riuscito a venire via dall’ufficio solamente alle 18 dovendo prendere il treno delle 18 e 20.

Arrivo in stazione pronto a dar battaglia, per incutere paura al nemico mi sono dipinto il viso a strisce nere, guardo il tabellone e con estrema sorpresa il regionale per Bologna è segnalato al binario 16 e cosa più importante non accusa nessun ritardo, così mi dirigo a passo incerto verso il treno. Deve esserci una fregatura.

Il treno si riempie in fretta, ma nonostante tutto trovo posto a sedere, vedrai che adesso annunceranno un bel ritardo causa agitazione sindacale. Invece no il treno parte in orario, sono esterrefatto, cosa avranno escogitato questa volta? Un assalto al convoglio da parte di scioperanti inferociti nelle campagne fra milano e Lodi? Il classico guasto al materiale rotabile? Una foratura del treno che ci precede? La tensione mi sta uccidendo, posso quasi fiutare nell’aria l’odore della trappola.

Ma ancora una volta, con mia enorme sorpresa, il treno arriva in perfetto orario, incredibile due volte in orario in una stessa giornata. Non so più cosa pensare. Ma ecco che all’improvviso mi si accende la lampadina, come ho fatto a non pensarci prima?!

Seguite il mio ragionamento e ditemi se non fila alla perfezione:

In un paese normale, dove un servizio ferroviario funziona, se c’è un agitazione sindacale o uno sciopero il servizio rischia di subire pesanti disagi con treni soppressi, ritardi e passeggeri infuriati.
In Italia le FFSS danno già tutto questo nel loro funzionamento normale, ritardi, treni soppressi e passeggeri infuriati.
Perciò uno sciopero non può causare un disagio se questo è gia all’ordine del giorno se no la gente come fa a capire che c’è sciopero? Ecco che allora viene fuori il lato oscuro della forza delle FFSS, per mettere a disagio i passeggeri e disorientarli faremo arrivare i treni in orario causa sciopero!!!!

Ditemi ora se tutto questo non è geniale!! Se le FFSS non sono la quintessenza del male. Comunque massimo rispetto a questa gente che si impegna senza riserve ogni giorno per rendere la nostra vita un inferno…

L’efficienza che non ti aspetti

Ma milano non è l’America

Come cantavano i Timoria quando Francesco Renga era ancora grassottello e non si pipava la Angiolini.

Però nonostante non sia l’America, dopo quasi 5 anni ci torno a lavorare, o meglio ci sono già tornato, ufficialmente dal primo settembre. Sorvolerò sulle modalità di abbandono del vecchio lavoro, e mi concentrerò su quello che mi è successo questo mercoledì il mio primo vero giorno a Milano.

Naturalmente prima di iniziare questa nuova avventura mi sono messo a guardare i possibili percorsi, ma dovunque guardavo si manifestavano spettri di ore e ore e ore di viaggio, proprio ora che a Pavia hanno fatto anche la nuova tangenziale. Così mentre i miei ex colleghi e attuali amici mi prendevano per il culo, uno in particolare mi è venuto incontro dandomi un prezioso consiglio: grazie Paolo me ne ricorderò..

Il consiglio era il seguente: Ma cazzo! Vai a Voghera, hanno fatto l’astroporto di scambio dove attraccano anche i cargo intestellari, vuoi non trovare un posto per la tua merda di Zafira? E poi da li ti prendi il treno per Milano, e arrivato a Rogoredo pui prendere la metro per Sesto San Giovanni, co-mo-dis-si-mo.

Vado a vedere google maps, il sito delle ferrovie e quello dell’ATM sommo i tempi eh.. Incredibile! Solo un ora e mezzo di viaggio, considerando parcheggio e cambi me la cavo in un ora e quarantacinque. Bene decido di fare un sopralluogo il giorno prima, solo che il giorno prima una delle funzionalità del prodotto che devo fare vedere al cliente non funziona! Il solito sculo (sfiga).

Ma si, mi dico, chi se ne frega, hanno lo spazio porto vicino alla stazione, lascio li la macchina, prendo il biglietto e torno la sera. Così la sera prima controllo gli orari dei treni su internet per poter essere dal cliente, che è vicino alla stazione centrale, alle 9, compro i bilglietti e sono pronto all’azione. Il treno prescelto è il 2514 delle 7 e 41, soddisfatto per la mia precisa pianificazione me ne vado a dormire.

La mattina del fatidico giorno non riesco a dormire, sono nervoso all’idea di tornare a Milano, alla fine mi alzo e decido di andare, sono le 6 e 45, meglio non rischierò di arrivare in ritardo. Entro in autostrada, sembra tutto tranquillo, continuo ad essere nervoso, mi aspetto di veder spuntare il furgone che segnala le code da un momento all’altro, ma alla fine tutto fila liscio, arrivo all’uscita di voghera alle 7 e 20.

Inizio a rilassarmi, dallo stereo Chad Kroeger mi urla “Never Again” di nuovo un senso di inquietudine inizia a tormentarmi, seguo i segnali della stazione fino al fatidico cartello su di una svolta che non capisci mai se indica dritto o girare, questa volta non mi frega, giro, appena girato mi rendo conto di aver fatto una cazzata, 7 e 24, una vocina inizia a farsi sentire “perderai il treno, perderai il treno”, sono tranquillo ho ancora abbastanza tempo, sfrutto la conoscenza delle arti marziali acquisita guardando kungfu panda per rimanere calmo, 7 e 26.

Non ci sono problemi, sei in orario, e poi vuoi che in uno spazio porto per carghi intergalattici non abbiano la scansione laser della targa, non dovrò nemmeno fermarmi per pagare, “perderai il treno, perderai il treno”, 7 e 28, arrivo davanti alla stazione, poco più avanti intravedo una costruzione che sembra un incrocio fra un colosseo in miniatura venuto male, e un mausoleo venuto male anche quello, 7 e 30, “perderai il treno, perderai il treno”.

Entro in quello che ho mentalmente ribattezzato sfigoporto, c’è una rampa in salita che porta all’ingresso principale e un’entrata sulla destra per il parcheggio esterno, nell’indecisione giro a destra, 7 e 31 “perderai il treno, perderai il treno”, un cartello mi dice che quello è il parcheggio per gli occasionali con tariffa di un euro all’ora, faccio marcia indietro, rimanendo bloccato da una macchina che stava entrando, 7 e 32 “perderai il treno, perderai il treno”, alla fine riesco a dirigermi alla rampa di accesso.

Un cartello mi informa che il parcheggio è riservato agli abbonati, cazzo, un altro cartello ancora mi informa che gli uffici per gli abbonamenti e le informazioni sono aperti dalle 13 alle 20. Esco dallo sfigoporto e parcheggio nel piazzale esterno, 7 e 34 “perderai il treno, perderai il treno”, apro il portafogli e non c’è neanche un euro, esco dallo sfigoporto e corro verso l’edicola più vicina dove un edicolante pietoso mi spicciola 10 euri, 7 e 38 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Torno al parcheggio, infilo gli spiccioli nella macchinetta e piazzo il tagliando, 7 e 41 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, parto di corsa verso la stazione, infilo il sottopassaggio senza avere nessuna idea di quale sia il binario giusto, 7 e 44 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”, in corrispondenza del binario 5 c’è ancora segnalato il treno delle 7 e 41, vaffanculo vocina di merda, mi fiondo su per le scale ma il binario è deserto, 7 e 46 “perderai anche quello delle 7 e 45, perderai anche quello delle 7 e 45”.

Mi guardo intorno, sul binario accanto c’è un treno fermo, dall’altoparlante della stazione esce la voce di Chad Kroeger che annuncia “il regionale delle 7 e 45 è in partenza dal binario 6”, cazzo! “stai perdendo anche quello delle 7 e 45, stai perdendo anche quello delle 7 e 45” mi fiondo giu per le scale e mentre salgo quelle del binario 6 sento il treno che parte. La vocina si mette a ridere.

Torno sconsolato verso la biglietteria, il prossimo regionale c’è alle 8 e 16 non ce la farò mai ad arrivare in tempo, cazzo farò tardi il primo giorno e proprio dal cliente, si prospetta una figura di merda quando la salvezza scende nelle sembianze dell’ICI 652 Mazzini, partenza da Voghera alle 8 e 8 arrivo in centrale alle 8 e 50. Vado in biglietteria a fare il supplemento, felice perché mi ci incastrerà anche il tempo per fare colazione…..

Ma milano non è l’America

Sapessi come strano veder volare un’opera d’ “arte” a Milano

Bambolotto Gonfiabile

Foto repubblica

Finalmente a Milano un artista di rilievo, dopo il pelo di donna di Silla, dopo i bimbetti impiccati all’alberi di Cattelan, volevamo e potevamo negarci l’autoritratto gonfiabile dell’ “artista” polacco Pawel Althamer?

Ma certo che no e così da oggi i Milanesi potranno ammirare questa enorme bambola gonfiabile di 31 metri galleggiare sopra parco sempione. L’occasione è la mostra del suddetto artista che invece di mettere un cartellone con una freccia che indicasse il luogo, ha ben pensato di marcare il posto con un enorme bambolone gnudo sospeso sopra la testa dei passanti con tanto di uccello penzolante.

Ma non è finita qui, gli appassionati di “arte” potranno vedere altri suoi autoritratti (ma prendere una modella fia no?) fatti con i più disparati materiali: dalla cera alle interiora di animali. Ora nella mia perversione mentale, che mi ha portato a sognare il papa, non riesco comunque ad immaginarmi come si possano usare le interiora per farsi un autoritratto, potrei provare anche io domani vado dal macellaio “Scusi bon omo che mi darebbe una novantina di chili di interiora di animale che mi devo fare l’autoritratto…”.

Il buon Pawel però non si è certo fermato qui, oltre agli autoritratti si possono ammirare nove video di lui che assume sostanze psicotrope (droghe) come lsd, cannabis e affini. Ma che artista, che performer i critici lo definiscono uno sciamano moderno, e dicono delle mostra che ha come concept la disindividualizzazione dell’uomo, uno nessuno e centomila.

Eh si la forza delle parole, l’ho sempre detto io, pensare che qualche ignorante potrebbe anche appioppargli la definizione di drogato narcisista con un ego grosso come un elefante, ma solo uno che non capisce un cazzo di arte potrebbe pensare una cosa simile. Solo perché uno si riprende mentre si droga e non fa altro che farsi autoritratti, non è detto che non sia un grande artista….

Sapessi come strano veder volare un’opera d’ “arte” a Milano

Tangenziale 1 Me 0

Dopo la giornata di qualche settimana fà non riesco a capire se è Milano che porta merda a me o se sono io che porto merda a Milano.

Per qualche strano mistero, ogni volta che mi avvicino alla capitale Lombarda, succede qualcosa che tende ad intasarne le vie di accesso, e anche quel giorno non ha certo fatto eccezione alla regola.

Per motivi lavorativi dovevo trovarmi alle 9 e 30 in quel di Monza, mi sono fatto due conti e ho pensato che mi conveniva partire direttamente da casa mia invece di passare dall’ufficio. Così ho deciso di anticipare la consegna di Lorenzo alla socera e mettermi in strada non più tardi delle 7 e 15. Alla fine sono partito alle 7 e 30 e già fosche nubi si addensavano in lontananza all’orizzonte.

Per qualche strano fenomeno precog ho deciso di non fare il solito percorso, passando cioé dalla valtidone e prendendo la tangenziale ovest a opera, ma passando da San Donato Milanese per gettarmi li fra le fauci del mostro tangentalico.

Devo dire che il viaggio è andato benissimo fino a che non sono arrivato a Melegnano, dopo di che mi sono ritrovato per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual’ era è cosa dura.. mi sa che anche Dante deve esse stato un paio di volte in tangenziale a milano bloccato fra Paullo e Linate.

Comunque, mentre sono in coda mi telefona il nostro direttore tecnico dicendomi che a Rozzano si è rovesciata un’autocisterna, ciò ha portato alla chiusura della ovest e loro sono fermi in un punto imprecisato prima di Corvetto. Il fosco presagio inizia a prendere corpo e già mi vedo in un girone di dannati rinchiusi nei loro gusci di metallo, con auricolari sempre più avvolgenti intorno alle orecchie, che si agitano e gesticolano come se li stessero scuoiando.

Prima di cadere in preda alla disperazione decido di fermarmi a prendere un cappuccino e una briosche per non affrontare la reclusione tangentalizia a stomaco vuoto. Dopo aver sollevato la bocca dal fiero pasto, decido che è ora di affrontare il pericolo, telefono a casa per salutare amici e parenti e mi getto sulla rampa di accesso.

Lo spettacolo che mi si presenta è a dir poco agghiacciante: una massa fumigante di automezzi che si accalcano come un’orda in cerca di uno spiraglio da cui poter respirare un fiato di aria puria. Ancora scioccato dalla tremenda visione, tiro fuori il mio abbecedario tascabile della bestemmia, lo apro a pagina uno, ma proprio mentro stò per dare inizio alla mia litania noto un impercettibile movimento nella massa metallica.

Richiudo il libbricino e cerco di concentrarmi per capire se è stata solo un allucinazione dettata dalla disperazione, oppure qualcosa si è mosso davvero. Dopo un interminabile istante di tensione mi sembra di scorgere un nuovo movimento, e poi ancora un altro, la massa si muove.

Alla velocità di un mulo zoppo mi avvicino all’uscita di linate, lacrime di commozione mi salgono agli occhi, adesso riesco a muovermi alla velocità di un mulo sano, e la massa inizia a disperdersi, sfaldandosi in una marea di singoli veicoli che si involano verso le rispettive destinazioni.

Superata l’uscita di linate si riprende a viaggiare normalmente, toccando perfino i 110. Alla fine riesco ad arrivare a Monza verso le 10 e 30, solo tre ore per percorrere un ottantina di km, mi consolo pensando che sarebbe potuta andare peggio…

Tangenziale 1 Me 0

Una settimana a milano

La settimana appena passata mi ha fatto rivivere i momenti bui di quando lovoravo e abitavo a Milano: code, code, code e poi code.

Dovevo solo andare nella sede della Sun di Cernusco sul naviglio per frequentare un corso di formazione della durata di una settimana. Lunedì dovevo essere là alle nove e mezzo, ho fatto due conti e mi sono detto “se parto alle 7 e 30 dovrei farcela, e così ho fatto. Alle 8 e 45 ero in tangenziale, alle 9 mi immettevo sulla est, alle 9 e 15 mi stavo ancora immettendo sulla est, alle 9 e 45 mi stavo ancora immettendo sulla est alle 10 all’improvviso la fila si muove e facciamo ben 200 metri, dopo aver rischiato di morire dall’emozione mi accascio sul volante semisvenuto.

Alle 10 e 15 mi sto ancora immettendo sulla est, solo che la mia fiducia di raggiungere la sede del corso prima delle 5 di pomeriggio inizia a vacillare. Alle 10 e 30 preso dalla disperazione mi butto sulla corsia di emergenza facendo finta di essere un ambulanza, grazie alla mia capacità di simulare una sirena multitonale con la bocca, ed esco all’uscita di corvetto. Giro come un matto nei dintorni della metro finché non trovo un parcheggio.

Finalmente alle 11 riesco a salire sulla gialla, alla fermata della stazione centrale vado a prendere la verde, quella per gessate naturalmente è in ritardo e strapiena, ma nonostante tutto alle 11.45 riesco a raggiungere la mia meta, in fondo ho solo più di due ore di ritardo.

La sera a casa pianifico una nuova strategia, cancello la tangenziale dalla lista dei percorsi e decido di andare fino a famagosta, lasciare la macchina al parcheggio e prendere li la verde. Visto che la mattina dopo iniziamo alle 9 decido di partire alle 7. Appena arrivato fuori pavia inizia a trovare i primi rallentamenti, ma nonostante tutto riesco ad arrivare all’autostrada, “è fatta penso fra me e me” e infatti alle 8 e 20 sono all’uscita per il parcheggio di famagosta, alle 8 e 45 sono all’uscita del parcheggio di famagosta, alle 9 sono all’uscita del parcheggio per famagosta, finalmente alle 9 e 30 riesco a parcheggiare e alle 10 e 30 arrivo al corso. I presenti allibiti esultano, sono passato da due ore e un quarto di ritardo a solo un’ora e mezzo.

Il terzo giorno prendo una decisione drastica, parto alle 6 e 30, alle 8 e 30 sono a cernusco, l’istruttore allibito mi saluta inginocchiandosi e baciandomi le mani, sono passato da una media di due ore di ritardo ad un anticipo di mezz’ora, e così per tutto il resto della settimana son dovuto partire alle 6 e 30 di mattina per riuscire ad essere li entro le 9…

Una settimana a milano