Bacio 59

Well I don’t feel better
When I’m fucking around
And I don’t write better
When I’m stuck in the ground
So don’t teach me a lesson
Cause I’ve already learned
Yeah the sun will be shining
And my children will burn

Heart In A Cage – The strokes (Ma quanto mi garba)

Bacio 59

Hurt

I hurt myself today
To see if I still feel
I focus on the pain
The only thing that’s real

The needle tears a hole
The old familiar sting
Try to kill it all away
But I remember everything

What have I become?
My sweetest friend
Everyone I know
Goes away in the end

You could have it all
My empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt

E’ così che si apre Hurt, uno dei pezzi che fanno parte dell’album The Downward Spiral dei nine inch nail. La canzone è bella, ma diventa stupenda nell’interpretazione di Johnny Cash, che con la sua voce
profonda e tormentata te la fa entrare sotto la pelle fin dal primo ascolto. Tra l’altro la cover è stata utilizzata recentemente anche per uno spot di una nota marca di abbigliamento sportivo.
Assolutamente da ascoltare.

Hurt

Swagger

Calla, fino a pochi giorni fà questo nome non mi diceva niente, ma le cose cambiano, mutano ed ecco che anche adesso mentre scrivo sto ascoltando “Swagger”, uno dei pezzi che fanno parte del loro album “Collisions”.

Swagger è una di quelle canzoni che potrei ascoltare all’infinito senza mai annoiarmi, bella anche “It Dawned On Me”, per ascoltare questi due pezzi basta collegarsi al loro sito. Se il resto dell’album mantiene lo stesso livello avrò qualcosa da ascoltare in loop per giorni.

Mi piacciono, belle atmosfere, dei buoni riff, voce intrigante, e poi pur essendo degli States hanno comunque un pezzo di Italia dentro visto che il cantante-chitarrista chiamandosi Aurelio Valle mi sa che un po di sangue  italico nelle vene gli ci circola.

Peccato non poterli andare a vedere dal vivo, visto che oggi e domani sono in Italia, mi sa che mi accontenterò di spulciare la loro discografia, almeno per ora….

Swagger

Afterhours il Concerto

Finalmente ieri sera il grande evento, ore 21.40 Alcatraz Milano. Si parte, i miei cavallini seduti in buon ordine dietro a ripassarsi i testi delle canzoni.

Un senso di angoscia quando imbocchiamo la tangenziale, e infatti dopo pochi chilometri il fatidico furgone con il pannello luminoso: code per incidenti. Incominciano a partire le prime bestiemme silenziose, l’aria in macchina si fa pesante (provate voi a stare in un auto con dei cavalli…) lo stereo urla fuori la voce di Manuel che ci delizia con “ci sono molti modi”.

Dopo dieci interminabili minuti di fila a passo d’uomo ci troviamo fermi. Siamo nella merda, penso io, anche perché sono quasi le 21, sicuramente perderemo il gruppo spalla. Alla fine uno dei cavalli ha l’idea di uscire dalla tangenziale, ci buttiamo a tagliare le corsie per guadagnare l’uscita.

Siamo fuori, ma l’incubo continua, ognuno ha una sua idea su dove andare, presto la discussione degenera in lite, nitriti si levano sopra la voce di manuel e le chitarre. La disperazione sta per prendere il sopravvento quando imbrocchiamo la via giusta, piazzale lotto, il ponte della ghisolfa, uno dei cavalli mette il culo fuori dal finestrino per farsi immortalare dall’autovelox.

Alle 21.05 arriviamo dietro l’alcatraz, naturalmente non si trova posto neanche a piangere. Alla fine riusciamo a parcheggiare, i cavalli imbizzarriti dal viaggio si lanciano al galoppo nella direzione opposta a quella dove dovremmo andare, peggio per loro. Mi dirigo a passo svelto verso il locale, l’ansia cresce sempre di più.

Ormai ci sono, svolto l’ultimo angolo e non riesco a vedere l’ingresso, tanta è la gente accalcata in attesa di entrare. Una nuova salva di moccoli si fa strada sileziosa. Cerco di calmarmi, quando una folata di vento, stile bora triestina, scuote gli alberi ai lati della strada e una pioggia di peletti velenosi inonda me e tutti quelli in fila. La reazione allergica è immediata, gli occhi si gonfiano, il naso inizia a gocciolare.

Oramai la sopportazione è al limite, alzo le mani al cielo per inveire contro il fato avverso, ma penso che in fondo potrebbe andare peggio, e infatti una goccia di pioggia mi colpisce sulla testa. Affranto e sconsolato, ormai sono le 21.30, inizio a vedere tutto nero, quando la fia comincia a muoversi con un sussulto, in poco tempo mi ritrovo davanti al buttafuori, l’energumeno mi afferra la prenotazione, guarda il nome e “Frau Blucher?” “hiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” (erano i cavalli che avevano ritrovato la via per il locale) “che cazzo di nome è?”

Finalmente siamo dentro, pochi minuti e il concerto inizia. Ad accompagnare la band c’è anche Greg Dulli ex Afghan Whigs e ora leader dei Twilight Singers, infatti fra lui e Manuel Agnelli è nato un sodalizio artistico che lo ha visto prendere parte anche alla registrazione dell’ultimo album degli Afterhours.

Si parte subito con ballata per la mia piccola iena, con mia grande sorpresa noto un paio di incertezze vocali sugli acuti, cosa che non era mai capitata da quando li seguo. Il concerto continua snodandosi fra pezzi vecchi e quelli del nuovo album, alcuni rifacimenti come quello di sulle labbra e di pelle (personalmente mi piacciono di più i pezzi originali).

Nel complesso un bel concerto anche se un po al disotto delle aspettative. Non so spiegarlo bene, ma c’era qualcosa fuori posto, quasi che la chitarra di Dulli non riuscisse ad inserirsi in quella perfetta alchimia che erano e sono gli Afterhours.

Anche Agnelli se ne accorge e infatti prima di fare Non sono immaginario, si scusa dicendo “Questa è una serata difficile per me, ad una certa età sono cose che capitano…”. Nonostante tutto per canzoni come Male di miele, Voglio una pelle splendida o Bungee Jumping l’Alcatraz si infiamma trasportato dalle melodie sofferte e dalle chitarre noise.

Bellissima anche la cover de La canzone di Marinella, ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, del talento di Agnelli e compagni. Alla fine ce ne andiamo stanchi e soddisfatti, consapevoli che il prezzo del biglietto (15 euro) sia stato un investimento ad altissima resa…

Afterhours il Concerto

Aprile in musica

Finalmente oggi vede la luce il nuovo lavoro degli Afterhours

Ballata per la mia piccola Iena

Dopo due anni dall’uscita del bellissimo Quello che non c’è (5 Aprile 2002), un nuovo lavoro che conferma quello che gia sapevamo, e cioé che gli Afterhours sono senza ombra di dubbio una delle più grosse realtà della scena alternativa Italiana.
E adesso l’attesa si sposta al 21 Aprile, giorno in cui uscirà

Terrestre

Il nuovo lavoro dei Subsonica preceduto dal singolo Abitudine. Speriamo che l’album sia all’altezza del singolo.

…L’amore rende soli ma è ben più doloroso se per nemici e amici non sei più pericoloso…
Ballata per la mia piccola iena.

Aprile in musica