The Big White

The Big White è un film che amo per diversi motivi, prima di tutto è una commedia nera, credo che possa definirsi così, poi è girato fra il Canada e l’Alaska, con distese infinite di candida neve che evocano atmosfere surreali, così come sono surreali i personaggi e infine perché ha una colonna sonora molto suggestiva. Un esempio di come la musica faccia parte dell’ambientazione riuscendo a fondersi e ad esaltare il senso di surreale evocato dalla neve.

Il motivo però che me lo fa ricordare di più è Getting Away With It (All Messed Up), una canzone dei James.

Mi ricordo come se fosse adesso i brividi che partirono dal collo e si propagarono per tutta la spina dorsale quando partì la chitarra, mi ritrovai incatenato a quella canzone già dalle prime note, fu come essere proiettato all’interno di quell’universo candido, etereo. Un senso di leggerezza e malinconia riempì la stanza e mi entrò sotto la pelle, accarezzandola.

Le stesse sensazioni le provo ancora oggi quando l’ascolto, però accresciute, amplificate dai ricordi, le emozioni e i sentimenti che le si sono attaccati addosso in tutto questo tempo.

Perché la musica fa così, ti mette le radici dentro. Ci sono delle canzoni in grado di raccogliere pezzetti della tua esistenza e condensarli nelle loro note, per poi liberateli dentro quando le riascolti. Un flusso di emozioni, sensazioni e immagini che viaggiano attraverso le vibrazioni sonore.

Canzoni che non vorresti mai smettere di ascoltare.

The Big White

La Neve

– Babbo lo sai cos’è la neve?

– Si lo so,

– Aspetta te lo dico io. La neve è un’acqua che in un estate fredda, fredda, fredda si congela.
Poi una nuvola scende giu e prende la goccia. Ma la nuvola non scende davvero si mette una tuta invisibile per prendere le cose, poi la porta su e la trasforma in ghiaccio

La Neve

Manna Infernale

Ormai chi mi segue sa che pubblico, con una certa frequenza, le veline dell’agenzia Ansia, un manipolo di temerari che ha fatto dell’informazione la sua ragione di vita. E potevano questi paladini dell’informazione non indagare sui blocchi e gli interminabili ritardi dei treni che sono successi questo inverno? La risposta vien da se.

Dopo mesi di indagini, nascosti nella scorta personale di copertine e panini di Moretti, pedinamenti, intercettazioni ambientali e lavoro investigativo di alto livello sono state fatte delle scoperte sconcertanti che giustificano in pieno il comportamento delle FFSS.

Ebbene si, sapete quanto sia cattivo con le odiate FFSS, ma questa volta pare che la ragione sia dalla loro. Nessuno poteva prevedere l’ondata di maltempo che ha portato condizioni climatiche proibitive, come le temperature fino a quattro gradi sotto lo zero sulla linea Milano Piacenza e una sostanza sconosciuta, di colore bianco e dalla consistenza impalpabile, cadere dal cielo.

I capaci tecnici delle FFSS sono ancora al lavoro per capire cosa sia davvero successo, purtroppo i pochi campioni della sostanza sconosciuta che sono stati prelevati si sono trasformati in acqua non consentendone uno studio approfondito, o almeno questo è quello che le nostre fonti riportano.

le indagini proseguono nel massimo riserbo per non creare inutile panico nella popolazione, in queste ultime settimane sono infatti proliferati i siti che parlano di un imminente fine del mondo e di segnali che sembrerebbero preannunciare il giudizio universale.

Noi naturalmente siamo sempre un passo avanti nella ricerca della verità, anche se scomoda, la nostra talpa sostiene che una delle teorie accreditate sia proprio che quella sostanza biancastra caduta dal cielo fosse acqua ghiacciata. Questa tesi ha suscitato un acceso fermento nella comunità scientifica, trovando accesi sostenitori negli ambientalisti, i quali sostengono che questa sia solo un’altra delle conseguenze dell’inquinamento e del riscaldamento globale.

Chiaramente nessuno poteva prevedere che una simile sostanza sarebbe caduta dal cielo, tantomeno i dirigenti delle FFSS, la preoccupazione maggiore è che il fenomeno possa ripetersi di nuovo e, soprattutto, l’impossibilità di prevederne le manifestazioni. Qualcuno ha già nominato la sostanza “Il disastro bianco che viene dal cielo”, altri l’hanno chiamata “Manna infernale” e qualche buontempone ha coniato il neologismo “Neve” un nome financo carino per una manifestazione atmosferica così tremenda.

Quello che ci consola è che se la teoria dell’acqua ghiacciata trovasse conferma saremmo al sicuro, almeno fino al prossimo inverno.

Manna Infernale

Catastrofismi

Anche quest’anno sono andato a passare l’ultimo dell’anno con quei bischeri de mi amici giu in toscana. Naturalmente quando mi movo io si scatena la furia degli elementi, avevamo deciso di partire mercoledì 28 dicembre 2005 tanto per esse precisi. Solo che quel giorno ha iniziato a nevicare alle 6 di mattina e ha smesso alle 21.

Ora si da il caso che io per tornare nella mia terra natia debba attraversare il famigerato passo della CISA, attraversato dalla camionale della cisa che congiunge Parma a La Spezia. Chiunque abbia mai percorso quel tratto autostradale sa di cosa parlo. Già in condizioni normali calcolare il tempo di percorrenza è un terno al lotto, visti i cantieri che oramai ne fanno parte integrante, figuriamoci quando nevica. Inoltre ai telogiornali parlavano di disastri metereologici autostrade chiuse camion ribaltati, pantere sugli spazzaneve, tsunami sui viadotti.

Cosa faccio? Parto? Non parto? Rischio? Telefono al 1518 (CIS viaggiare informati) dopo la canonica ventina di tentativi, riesco a prendere la linea: mi risponde una signorina gentilissima e sorpresa delle sorprese… la cisa è sgombra, la A1 fino a parma è sgombra e lo stesso dicasi per il tratto La Spezia Pisa. Io però le faccio notare che al tg hanno appena detto che gozzilla è sbucato da un torrente e ha distrutto a morsi uno dei viadotti della CISA e l’autostrada è stata chiusa a scopo precauzionale. Mi sento rispondere che effettivamente era stata chiusa in mattinata per due mezzi pesanti che si erano intraversati ma gia nel primo pomeriggio era stata riaperta e si viaggiava regolarmente, c’era solo l’obbligo di avere le catene a bordo.

Alla fine sono partito il giovedì visto che la neve continuava a scendere stile bufera siberiana, e i miei amici giornalisti evocavano tutti i pericoli possibili e immaginabili dal risveglio dello yeti al rapimento da parte di alieni amanti della neve.

Vista la scampata disgrazia ho deciso di tornare su domenica pomeriggo (1 gennaio 2006) invece che la sera. Ero li che mi mangiavo tranquillamente la mia piattata di spaghetti allo scoglio (boni), quando i miei amici giornalisti decidono di mettermi all’erta, questa volta il pericolo è il ghiaccio: strade congelate, lastre di ghiaccio sulla cisa, sull’A1, sulla Torino Piacenza, automobilisti inferociti, pattinatori artistici che scorrazzano sulle corsie di sorpasso, insomma un disastro. Preso dallo sconforto cerco di risollevarmi il morale con il branzino al forno e i gamberoni al guazzetto, ma l’angoscia non passa, immagini di slavine e glaciazioni mi si presentano davanti agli occhi.

Per l’ennesima volta provo a telefonare al CIS, ma solo per cercare qualche parola di conforto, faccio la solita ventina di tenatativi e alla fine mi risponde una voce gentile, in lacrime le confesso che non riuscirò più a tornare a casa, alla televisione hanno appenda detto che nel pomeriggio le condizioni peggioreranno. Ma anche questa volta mi sento dire che il tragitto è sgombro, e non ci sono problemi, unico obbligo è quelle delle catene a bordo. Ma come? alla tv hanno appena detto di aver avvistato un iceberg sulla CISA che ha speronato un autobus di turisti eschimesi, bilancio tre cani da slitta dispersi.

La signorina mi tranquillizza dicendomi che effettivamente l’autostrada era stata chiusa in nottata ma era stata riaperta, e così, rischiando la mia vita, decido di mettermi in marcia, il viaggio si svolge nella più assoluta tranquillità……

Per fortuna ancora una volta i nostri cari giornalisti hanno svolto il loro dovere senza cercare sensazionalismi, altrimenti mi sarei potuto anche spaventare….

Catastrofismi