Con sta pioggia e con sto vento…

Ore 20 l’altoparlante gracchia “causa condizioni meteorologiche avverse il treno viaggia con 25 minuti di ritardo” e a me vengono in mente solo 5 parole ‘r budello di tu ma!

Che poi offende la mamma è pure cosa brutta, ma se si considera che le condizioni meteorologiche avverse sono la pioggia e il vento e che ero in stazione a Milano Centrale alle 18 e 20 il mio stato d’animo è più che giustificato.

Ma andiamo con ordine, devo dire che questa me la sono gufata da solo, anche perché la giornata era iniziata malino e proseguita peggio e io per esorcizzare la paura mi ero detto, ci manca solo che si rompa il treno. Come al solito le FFSS, che sono parecchio avanti, hanno pensato bene di fare le cose in grande e così si è rotta la linea aerea fra Milano e Lambrate con conseguente paralisi di tutti i treni che partivano dal binario 13 in poi, fra i quali tutti quelli che vanno in direzione Bologna.

Effettivamente le FFSS come al solito hanno delle attenuanti, visto che nel pomeriggio fenomeni atmosferici mai visti hanno funestato l’area Milanese, acqua e vento, eh si incredibile a dirsi Pioveva e Tirava Vento c’è da stupirsi che la stazione centrale sia rimasta al suo posto e non sia volata via.

Comunque devo dire che la reazione del personale professionale e preparato delle FFSS ha attenuato al massimo i disagi, infatti per non farci stare in ansia nessuno ci ha detto un cazzo per più di venti minuti mentre ce ne stavamo seduti tranquilli e beati sull’Eurostar City o Freccia d’Argento che avrebbe dovuto raggiungere Ancona.

Poi lo stato d’animo ansioso del pendolare FFSS forgiato dai contrattempi e i disservizi ha preso il sopravvento e così siamo venuti a sapere della lieta novella.

Allora sono andato, insieme alla massa di disperati, sul binario 12 a prendere un treno che partiva per Bergamo in modo da arrivare a Lambrate e li prendere un treno per Piacenza, sapevo che ce n’era uno alle 19 e 22 e uno alle 19 e 59.

Il treno, stracolmo fino all’inverosimile è partito alle 19 e 20, stai a vedere che l’unico treno puntuale sarà quello delle 19 e 22, mi sono detto. Invece arriviamo a Lambrate e il treno per Bologna è proprio li che aspetta sullo stesso binario e via tutti di corsa per evitare che il treno parta senza di noi. Alla fine, manco a dirlo, il treno è partito con più di 20 minuti di ritardo.

Adesso sono le 20 e 40 e siamo appena ripartiti da Codogno, se tutto va bene arriverò a casa per le 21 e 15.

Ora ditemi come si fa a resistere all’impulso di sputare sulla televisione o sul giornale ogni volta che si vede quell’imb.. grandissimo menager di Moretti che ci racconta di quanto fiche siano le nostre FFSS…

Con sta pioggia e con sto vento…

Manna Infernale

Ormai chi mi segue sa che pubblico, con una certa frequenza, le veline dell’agenzia Ansia, un manipolo di temerari che ha fatto dell’informazione la sua ragione di vita. E potevano questi paladini dell’informazione non indagare sui blocchi e gli interminabili ritardi dei treni che sono successi questo inverno? La risposta vien da se.

Dopo mesi di indagini, nascosti nella scorta personale di copertine e panini di Moretti, pedinamenti, intercettazioni ambientali e lavoro investigativo di alto livello sono state fatte delle scoperte sconcertanti che giustificano in pieno il comportamento delle FFSS.

Ebbene si, sapete quanto sia cattivo con le odiate FFSS, ma questa volta pare che la ragione sia dalla loro. Nessuno poteva prevedere l’ondata di maltempo che ha portato condizioni climatiche proibitive, come le temperature fino a quattro gradi sotto lo zero sulla linea Milano Piacenza e una sostanza sconosciuta, di colore bianco e dalla consistenza impalpabile, cadere dal cielo.

I capaci tecnici delle FFSS sono ancora al lavoro per capire cosa sia davvero successo, purtroppo i pochi campioni della sostanza sconosciuta che sono stati prelevati si sono trasformati in acqua non consentendone uno studio approfondito, o almeno questo è quello che le nostre fonti riportano.

le indagini proseguono nel massimo riserbo per non creare inutile panico nella popolazione, in queste ultime settimane sono infatti proliferati i siti che parlano di un imminente fine del mondo e di segnali che sembrerebbero preannunciare il giudizio universale.

Noi naturalmente siamo sempre un passo avanti nella ricerca della verità, anche se scomoda, la nostra talpa sostiene che una delle teorie accreditate sia proprio che quella sostanza biancastra caduta dal cielo fosse acqua ghiacciata. Questa tesi ha suscitato un acceso fermento nella comunità scientifica, trovando accesi sostenitori negli ambientalisti, i quali sostengono che questa sia solo un’altra delle conseguenze dell’inquinamento e del riscaldamento globale.

Chiaramente nessuno poteva prevedere che una simile sostanza sarebbe caduta dal cielo, tantomeno i dirigenti delle FFSS, la preoccupazione maggiore è che il fenomeno possa ripetersi di nuovo e, soprattutto, l’impossibilità di prevederne le manifestazioni. Qualcuno ha già nominato la sostanza “Il disastro bianco che viene dal cielo”, altri l’hanno chiamata “Manna infernale” e qualche buontempone ha coniato il neologismo “Neve” un nome financo carino per una manifestazione atmosferica così tremenda.

Quello che ci consola è che se la teoria dell’acqua ghiacciata trovasse conferma saremmo al sicuro, almeno fino al prossimo inverno.

Manna Infernale

Due classi sono poche

A volte le cose succedono così, sembra che non siano collegate, in realtà guardando meglio è possibile vedere un filo rosso che le unisce.

Facciamo un esempio, giusto ieri leggevo che il “geniale” Moretti, quello delle FFSS, il grande uomo che consigliò di munirsi di panini e coperte prima di prendere il treno, insomma quello lì, ha detto che è ora di ammodernare e che due classi sono poche, perciò entro fine anno le frecce saranno dotate di ben 4 classi.

Una per chi vuole solamente viaggiare, il desiderio di ogni disgraziato che si avventura a prendere un treno, e poi su fino ad arrivare alla super lusso. Sembra che i primi vagoni siano già in lavorazione per essere dotati di questi super allestimenti, chissà chi paga!

Stamattina in stazione ho rinnovato l’abbonamento e mentre il bigliettaio me lo preparava mi ha detto, lo sa che è aumentato vero? E’ stato allora che ho visto il filino rosso partire dal mio abbonamento fino ad arrivare al vagone superlusso.

Due classi sono poche

FFSS e le vie del male

Le ffss sono un emissione del male, e su questo punto non ci piove, chiunque abbia mai preso un treno in vita sua sarà d’accordo con me e come tutte le emissioni del maligno si presentano sotto varie forme.

I ritardi, la mancanza di informazioni, la sporcizia, sono solo alcune delle molteplici facce di questa hydra a mille teste. Ce ne sono altre molto più subdole e sottili che tendono a fiaccare la resistenza del pendolare più accanito, in modo da avere un esercito di zombie senza volontà che mai si ribellerà alle loro angherie.

Per spiegarmi meglio voglio fare un esperimento insieme a voi.

Supponiamo che voi siate a Milano e vogliate andare a Piacenza, siete in ufficio o in un qualsiasi posto dotato di connessione internet e casualmente avete un pc o un portatile con sopra un browser, adesso andate sul fantasmagorico sito delle ferrovie dello stato, fatto?

Bene in bella evidenza c’è il box per la ricerca, mettete dentro milano centrale come stazione di partenza e piacenza come stazione di arrivo, schiacciate il pulsante per avviare la ricerca, fatto?

Ci siamo, dovreste trovarvi davanti una fantastica tabella con i risultati della vostra ricerca, la vedete? Vedete quanto è bella? Ci sono indicati i treni, l’ora di partenza, quella di arrivo, il prezzo dei biglietti di prima e seconda classe, volendo si possono anche visionare il numero di fermate intermedie. Non è fanastico tutto ciò?

Non vi sembra però che manchi qualcosa? Un informazione che potrebbe tornarvi utile?! Esatto, manca la destinazione del treno, c’è scritto solamente la tipologia di treno e il numero, ma non la destinazione.

Adesso andiamo in stazione correndo perché siamo in ritardo, entriamo lanciati come un missile, saliamo le scale due a due, al limite dell’arresto cardiocircolatorio e mentre stiamo per svenire lanciamo un’occhiata al nuovo fantasmagorico tabellone dell’orario.

Quali sono le informazioni più in evidenza? La destinazione e l’orario di partenza e poi accanto alla destinazione anche il numero del treno in piccolo, che non si legge, e quale cazzo era il numero? non ve lo ricordate dite la verità!

Allora caro amico emissario del male per conto delle ffss che hai fatto questo strabiliante sitarello e c’hai messo un sacco di informazioni di cui non mi interessa una beneamata fava, perché, ti chiedo qui in ginocchio prostrato di fronte al tuo immenso potere mediatico, perché, e ancora perché non ti sei preso un chilo di bit in più e non hai aggiunto anche la destinazione invece del numero del treno che dopo venticinque secondi che uno l’ha letto se l’è bello che dimenticato?

FFSS e le vie del male

Il cappuccino perduto

Eccomi di nuovo sul treno, anche se avevo deciso di farmi tutto agosto in macchina alla fine il richiamo delle ffss è stato più forte.

La scusa ufficiale è stata l’aumento del traffico con la conseguente difficoltà a trovare parcheggio, ma la verità è che mi mancavano i viaggi in treno, mi mancava il gelo condizionato della mattina, il caldo sahariano della sera, l’odore di decomposizione e il sudiciume delle carrozze, la mancanza totale di informazioni e sopratutto i ritardi.

Così stamattina mi sono alzato alle sei per prendere il regionale delle sei e quarantatre: arrivo in stazione e vedo che il mio treno è segnalato con mezz’ora di ritardo. Il vecchio me a questo punto avrebbe iniziato un mantra interiore di bestemmie purificatrici, invece il nuovo me fa spallucce e decide di approfittarne per fare colazione in attesa del regionale delle sette e zerootto.

Così vado al bar della stazione e ordino cappuccino e brioche. Addento soddisfatto la brioche alla marmellata e chiedo il cappuccino al barista, intanto vedo un treno arrivare sul binario tre, essendo le sei e quaranta non può essere quello delle sei e quarantatre, che ha mezz’ora di ritardo, ma nemmeno quello delle sette e zerootto, do un altro morso dubbioso alla brioche quando dall’altoparlante una voce umana, quella sintetizzata deve essere in ferie, annuncia che il treno delle sei e quarantatre è in partenza dal binario tre.

Cazzo! Esco dal bar senza aver neanche visto il cappuccino e corro verso il binario, intanto il vecchio me ha sputato in faccia al nuovo e sta cantando allegramente la sua litania di bestemmie. Alla fine, grazie alla ferrea preparazione fisica e mentale a cui mi hanno sottoposto quando ero alla tana delle tigri, riesco a prendere il treno e mantenere l’autocontrollo.

Adesso sono comodamente seduto nel mio seggiolino azzurro-marrone chiazzato di macchie di cui è meglio non sapere l’origine e mi conforta il pensiero che in un paese come questo, dove non hai punti di riferimento, dove non puoi fidarti delle promesse di nessuno ci sia un punto fisso, un faro nella nebbia, le nostre care, vecchie, disastrose ferrovie dello stato.

Puoi stare un giorno, una mese o un anno senza prendere un treno e hai comunque la certezza che quando lo prenderai di nuovo non sarà cambiato niente, perché qui alle ffss non funziona un cazzo ma non funziona bene…

Il cappuccino perduto

Pensieri in viaggio

Pensieri, flusso costante, in continuo movimento, sembra che ogni istante si dilati nello spazio e nel tempo. Si può misurare il viaggio in pensieri? In migliaia di pensieri.

Gli occhi non fanno altro che correre in ogni direzione, uno schermo che funziona al contrario, raccolgono, scrutano, forniscono la materia prima. Istanti di viaggio che vanno ad ammucchiarsi: impressioni, facce, colori, voci, suoni.

Un turbinio unico, una girandola di informazioni senza soluzione di continuità, senza un nesso apparente.

Corpo sottile, esile, carnagione scura, occhi e capelli neri come la notte, sarà alta si e no un metro e sessantacinque, non è la prima volta che la vedo.

L’ultima volta era seduta accanto a me, di fronte aveva un ragazzo, vent’anni non di più, gli aveva tenuto il posto. E’ buffo come sia facile vedere l’amore negli occhi di una ragazza quando non sei innamorato di lei. Quando non hai il cuore che ti batte dentro le orecchie, quando i tuoi pensieri seguono il lento e normale flusso delle tue pulsazioni.

Te ne accorgi, è così evidente, sembra quasi avercelo scritto sulla pelle. Il modo in cui lo guarda, in cui gli sorride, l’imbarazzo palpabile del gioco delle parti.

Riesci a vedere come si sondano, cogli tutti i piccoli segnali di apertura e invito, segnali che spesso non vedi quando sono rivolti a te, perché allora li filtri con il dubbio, con la paura, la paura di mettere a nudo i tuoi sentimenti.

Intanto il treno continua il viaggio indifferente a quello che succede nella sua pancia.

Nonostante sia giugno il cielo è gonfio di pioggia, nubi stanche si portano dietro il loro carico, scure, pronte a inondarci dissolvendosi in milioni di gocce per dissetare la terra arida.

Il paessaggio scorre familiare, ma anche dopo quasi un anno è possibile cogliere qualcosa di indefinito, qualcosa che ti sembra non avere mai notato prima, ma forse è solo una sensazione, un inganno degli occhi.

Guardo ancora le nubi e non posso fare a meno di chiedermi quanta strada hanno fatto e quanta ne faranno ancora. Forse viaggiando in mezzo a loro si potrebbe riuscire a non cogliere i segni della presenza dell’uomo, niente tralicci, niente cavi, niente sacchi di spazzatura, niente auto, solo il rumore del vento.

Capelli scuri, occhiali da sole grandi che le coprono completamente gli occhi. Ha parlato per un eternità al telefono, quasi urlando, anche con le cuffie riuscivo a sentire brani di conversazione. Mi fa sempre uno strano effetto sentire la gente urlare al cellulare.

Sarà perché a me viene sempre da abbassare la voce, so che è strano ma mi sembra che sia un po come farsi vedere in mutande, come mettere in mostra una parte intima di fronte ad una miriade di sconosciuti, una forma di esibizionismo, a volte anche ostentata.

Ecco il controllore, il biglietto è nello zaino, mi sono alzato per niente si fida.

La mia fermata si avvicina, la ragazza di fronte a me è di nuovo al cellulare. Questa volta è stata una cosa veloce.

Santo Setfano Lodigiano, un marciapiede con un cartello, stazione bonsai. I piloni dell’autostrada sembrano quasi dei corpi estranei nel verde della campagna, ma sono anche il segnalibro che mi avvisa che il viaggio è quasi giunto al termine…

Pensieri in viaggio

La bella e la bibbia

Sono le 6 e 50 ma fa già caldo, l’afa si affaccia, sembra filtrare dai finestrini insieme alla luce del sole.

Lui giacca grigia con una fantasia di quadri viola scuro e azzurro, camicia a righe azzurre e bianche, cravatta arancione, sui sessanta, le spalle ingobbite dal peso della vita e uno sguardo perennemente sorpreso. Sembra un bambino al primo viaggio in treno.

Arriva lei, si siede accanto a lui di fronte a me, capelli lisci lunghi sulle spalle e castani come gli occhi. Pantaloni verde scuro e giacca verde più chiaro, sotto un top bianco incrociato, sul viso una spolverata di lentiggini che si vedono appena. Sopracciglia folte, bocca piccola e ben fatta.

Il treno parte, lei si addormenta, i lineamenti del viso rilassati dal sonno, lui la guarda e ogni tanto guarda me, si starà chiedendo cosa scrivo, o forse cerca solo un cenno di intesa.

Siamo quasi a Lodi, lei si sveglia, tira fuori dalla borsa un voluminoso astuccio di pelle, deve contenere qualcosa di prezioso.

Lo apre, dentro c’è una bibbia, una di quelle con la copertina verde sottile, le pagine che sembrano quasi di carta velina segnate dal nero dell’inchiostro con dei titoli rossi che fanno capolino qua e la.

Lui la fissa sbalordito, quasi avesse tirato fuori una pistola, poi guarda di nuovo verso di me.

Lei legge, la testa piegata in avanti, i capelli che le coprono il viso, sembra assorta in una muta preghiera.

Lui sembra a disagio, continua a fissarla, e ogni tanto lancia un occhiata verso di me, quasi a cercare un alleato che trovi la circostanza strana quanto la trova lui.

Rogoredo, stazione di Rogoredo, la voce elettronica stona non poco in quei vagoni sporchi che hanno un odore indefinito, sembra quasi che siano loro a sudare. Fa caldo alzo la testa e chiedo “scusate vi dispiace se apro il finestrino?”

Il tipo si riscuote dal suo intorpidimento, lei alza gli occhi dalla bibbia e insieme mi danno il permesso, la situazione non cambia, si prospetta ancora una lunga giornata…

La bella e la bibbia

L’equipaggio fantasma

Sono le 7 e 40 e siamo ancora fermi in stazione a Piacenza, cosa c’è di strano? Che questo treno avrebbe dovuto partire alle 7 e 8. Ora la cosa veramente interessante è il motivo per cui non siamo partiti e cioè mancanza del personale. Ma veniamo ai fatti:

Il treno arriva in stazione alle 7 e 8 con i vagoni di testa completamente vuoti e le luci spente. Un cattivo presagio percorre come un vento gelido la folla di pendolari in diligente attesa sul marciapiede. Mi si ferma davanti proprio la porta del vagone, che botta di culo, peccato che non si apre, tutti corrono verso i vagoni centrali, parte la prima salva di bestemmie.

Nonostante tutto riesco a trovare posto a sedere, nelle poltroncine dall’altra parte del corridoio ci sono due dipendenti di questa fantastica azienda che sono le FFSS. Passano 10 minuti e il treno è ancora fermo, il cattivo presagio si sta pian piano trasformando in una certezza. Uno dei due ferrovieri telefona, i passeggeri smarriti pendono dalle sue labbra:

“Pronto, si, sono un collega, volevo sapere se ci sono problemi…” la tensione all’interno del vagone sale “capisco…”, “quanto seri?…” il ferroviere chiude la conversazione, guarda la sua collega “cerchiamo un altro treno, porca ma…..”, la bestemmia e l’accento lo qualificano pienamente come un mio corregionale.

Adesso la certezza si sta trasformando in panico. Gli occhi e le orecchie di tutti sono fissati sui due agenti provocatori. Finalmente un coraggioso viaggiatore esprime la domanda che è sulla bocca di tutti “ma questo treno parte?” “non si sa” è la laconica risposta del tipo, detta a mezza bocca mentre con la collega sta lasciando il vagone.

Quello è il segnale per l’inizio del caos, un pò come vedere il pilota dell’aereo buttarsi con il paracadute o il comandante della nave salutare i passeggeri attoniti da una scialuppa di salvataggio. La gente comincia ad agitarsi in preda all’incertezza e alla più totale assenza di informazioni. Sul binario si materializzano due agenti della polizia ferroviaria, un passeggero abbassa il finestrino, chiede informazioni e le informazioni arrivano:

Il treno non parte per mancanza di personale. Mancanza di personale? Come sarebbe mancanza di personale? E dov’è finito quello che l’ha portato qui da Parma? A quel punto notizie incontrollate si diffondono per i vagoni. Qualcuno dice che i ferrovieri sono stati rapiti dal fppi (fronte pendolari parecchio incazzati), altri insinuano il sospetto che i tagli della Gelmini siano stati dirottati sulle FFSS e il treno sia stato trasformato in un Parma-Piacenza per risparmiare, altri ancora azzardano l’ipotesi del famigerato guasto al materiale rotabile, in fondo il treno è arrivato con i vagoni al buio e le porte che non si aprivano.

Alla fine la vera ragione arriva come una secchiata di acqua gelida, il treno è fermo perché l’equipaggio terminava il turno di notte a Piacenza solo che manca il cambio….

Si dai ci sta, sono cose che possono succedere, mi ci vedo nella sala dei bottoni:

Piano lungo, macchinari e lucine che lampeggiano. Allora Mike tutto a posto? Certo Jim l’equipaggio smonta dal turno di notte alla stazione di Piacenza. Saranno li alle 07 e 08 ora locale. Però ho come l’impressione di aver dimenticato qualcosa di importante, c’è un dettaglio che mi sfugge, qualcosa di imponderabile. Maledizione Jim non riesco a capire cosa possa essere.

Stai tranquillo Mike vedrai che andrà tutto bene. Cazzo Jim l’equipaggio che deve dare il cambio, non c’è! Calmati Mike! Come potevi prevederlo che sceso un equipaggio ce ne sarebbe voluto un’altro per far ripartire il treno?

Lo so Jim, ma tutti quei poveretti sul treno che faranno tardi al lavoro, all’università, che perderanno le coincidenze! Non fare così Mike, vedrai che capiranno, nessuno avrebbe potuto prevedere una simile evenienza.

A quel punto il mitico dio cinghiale si impossessa di me e cerco di convincere la folla ad incendiare il treno e impiccare tutti i dipendenti delle FFSS presenti in stazione. Ma sono tutti presi a incrociare i dati dei ritardi dei treni successivi con la probabilità che tale ritardo aumenti, con il loro orario di arrivo in stazione, per capire quale gli conviene prendere.

L’impresa è talmente ardua che qualcuno tira fuori un portatile tantarobbacore con un programma di calcolo parallelo, ma neanche quello è in grado di portare a termine il calcolo. Alla fine il vagone si svuota, poi si riempie di nuovo, poi si svuota ancora, parte, non parte, sto per scendere anche io quando gli agenti ci assicurano che il treno partirà. Si vocifera che siano riusciti ad avere dei piloti Alitalia ad un prezzo stracciato.

Così dopo 50 minuti di attesa il treno inizia a muoversi alla volta di Milano. Alla fine arriviamo alle 9 e 10 e la galleria della stazione sembra quasi una bocca che ride di noi, delle nostre miserabili vite, sembra quasi dirci che per quanto ci battiamo non vinceremo mai contro le mille diaboliche risorse delle FFSS, e un brivido gelido mi corre lungo la schiena…

L’equipaggio fantasma

L’impero del male colpisce ancora…

Quando sei in guerra non puoi fidarti di nessuno, specialmente se sei in territorio nemico. Ogni cosa, anche la più innocua può nascondere una trappola mortale! Quanti amici ho visto cadere, quanti bravi ragazzi se ne sono andati gridando. Ma la guerra è così! Non guarda in faccia nessuno, non ha pietà dei sentimenti e molto spesso sono proprio i migliori i primi ad andarsene.

Ma io non mi voglio arrendere, non voglio vivere schiavo della paura, io voglio combattere ogni battaglia affrontando il nemico a viso aperto ecco perché ho deciso che domani prenderò il treno per andare a Milano. Ebbene si! Nonostante lo sciopero affronterò le FFSS in fondo sul loro sito c’è scritto:

L’agitazione sindacale del personale dell’intera rete di Trenitalia, proclamata da alcuni sindacati autonomi dalle ore 9 alle ore 17 di domani, venerdì 17 ottobre, non comporterà nessuna ripercussione sulla circolazione ferroviaria di media e lunga percorrenza. I treni locali delle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare non saranno interessati dallo sciopero, mentre nella sola regione Veneto potrebbero verificarsi alcune lievi modifiche della circolazione di qualche convoglio.

Ma io so che questa potrebbe essere l’ennessima trappola, un comunicato rassicurante, incoraggiante, messo li con noncuranza per trarre in inganno il pendolante. Posso quasi sentire il richiamo delle sirene prima dello sciagurato naufragio. Ormai conosco le loro trappole, il loro modo di agire, dopo la macchinetta degli abbonamenti non mi coglieranno di nuovo impreparato.

Anche se devo dire che le FFSS sono brave, davvero brave, oltre a diffondere notizie di cui è impossibile verificare l’autenticità hanno anche infiltrato degli agenti provocatori. Oggi mentre tornavo a casa è passato dal vagone per ben tre volte il controllore. Gli altri passeggeri non si sono accorti delle contraddizione, ma ad una mente vigile come la mia non è sfuggita la strana coincidenza.

Sono due mesi che vado a Milano in treno e non si è mai visto nessuno, oggi all’improvviso un sedicente controllore si aggirava tranquillo per i vagoni dispensando sorrisi e calorose rassicurazioni:

Tanquilli, è vero che c’è sciopero domani, ma sono solo delle sigle sindacali minori, vedrete che i treni circoleranno, specialmente quelli garantiti

Alla fine però anche lui si sarà ricordato di avere una famiglia a casa, dei figli, una moglie, degli amici e in un rigurgito di coscienza ha anche detto:

Comunque non prendete per oro colato quello che dico

E li tutto mi è stato chiaro, avrei voluto alzarmi e gridare ai passeggeri che era tutta una trappola, che ci stavano attirando allo scoperto per poi finirci con interminabili attese e informazioni contradditorie, ma alla fine ho capito che nessuno mi avrebbe creduto ma si sarebbero fidati dell’autorità rappresentata da quell’uomo in uniforme. Un uomo che solo pochi istanti prima era passato per dirci che le porte anteriori del vagone erano entrambe bloccate e avremmo dovuto scendere da quelle posteriori.

Lascio perciò questo post come testimonianza della mia lotta di resistenza contro il tiranno oppressore, domani a quest’ora potrei essere prigioniero delle FFSS in un vagone stracolmo di gente urlante e ammassata come bestiame verso il macello, lottando per un minimo di spazio vitale. Se non ce la farò spero che qualche altro ardimentoso prenda il mio posto e porti avanti la mia battaglia…

L’impero del male colpisce ancora…

Non allontanarsi dal materiale

Eccoci ancora qua a parlare, indovinate di cosa?, ma delle fantasmagoriche FFSS e di chi altri se no?

Oggi ho fatto quasi tardi al lavoro, sono uscito un po di corsa per non rischiare di perdere il treno delle 18 e 20 e dover prendere il locale super sfigato dell’altra volta. Sono arrivato in stazione lanciatissimo e ho visto il regionale per Bologna in attesa sul binario 14, contento come una pasqua ho cercato un posto su uno dei vagoni di testa e mi sono seduto.

18 e 15 pronto alla partenza, mi metto le cuffie dell’aipod, prendo il libro e mi preparo alla solita ora, ora e dieci, ora e venti, ora e mezzo, chi lo sa quanto tempo ci può volere, speriamo di rivedere i miei cari, di viaggio.

Bono Vox canta “Walk on by Walk on through…” e io già mi vedo a casa steso sul divano mentre mi abbiocco davanti al televisore. Ma all’improvviso una vocina esce dall’altoparlante:

“Si avvisano i signori passeggeri che il treno regionale per Bologna partirà con 5 minuti di ritardo, si pregano i passeggeri di non allontanarsi dal materiale”

Frase sentita da tutti i passeggeri presenti sul treno.

Ora mi chiedo cosa voglia dire di non allontanarsi dal materiale, che materiale? E poi io care FFSS vado dove cazzo mi pare, ma guarda un pò, se io mi voglio allontanare dal materiale mi allontano. Alla fine, poi il treno è partito con i suoi 20 minuti di ritardo, si sa le FFSS sono così in gamba da poter fare la moltiplicazione dei ritardi…

Non allontanarsi dal materiale