Il tocco

L’altro giorno ero a casa di mio fratello, e mi sono ritrovato a tenere in collo mio nipote Alessandro. È stata una sensazione strana ritrovarsi di nuovo tra le braccia un frugoletto di pochi kg. Ma ancora più strano è stato addormentarlo.

Dopo che ci avevano provato, senza successo, la nonna e la mamma, mi sono offerto io. Me lo sono preso in braccio e ho iniziato a cantargli No sound but the Wind.

Questa canzone mi ha sempre dato un senso di pace, e ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto se qualcuno me l’avesse cantata per farmi addormentare. Inoltre la cantavo sempre anche alla piccola sabotatrice e con lei funzionava.

È incredibile come la musica si porti dietro, indissolubilmente, immagini, sensazioni, ricordi. Per me questa canzone è la sensazione del calore di un corpicino abbandonato sulla spalla, del respiro pesante e regolare del sonno, del procedere lentamente avanti e indietro, del cullare dolcemente, della penombra.

Un mondo ovattato in cui lasciarsi andare al sonno, abbandonandosi al suono della voce, affidandosi alle braccia di chi ti vuole bene, con la tacita promessa che sarà ancora lì quando riaprirai gli occhi.

È così, alla fine, Alessandro si è lasciato andare addormentandosi sulla mia spalla, rendendomi uno zio orgoglioso che ha ancora il suo tocco…

Il tocco

Tattiche di avvicinamento al lettone

Ore 5 gli occhi si aprono da soli, sguardo veloce alla sveglia, bestemmia interiore, il sonno latita.

Ore 5 e 15 movimenti sospetti, Lorenzo si materializza e mi sussurra.

– Babbo vieni in bagno che devo farti vedere una cosa

In bagno

– Guarda babbo c’ho tutta la cispia a quest’occhio

– Be si, adesso la togliamo

– Mi lavo il viso, ma come mai c’ho la cispia?

– Be è normale che si formi durante la notte

– Ma come si forma la cispia

– Ehm è una secrezione dell’occhio, ma ora andiamo a letto.

– Va bene

Il sonno è fuori con gli amici a fare bisboccia, e quei fottuti degli uccellini continuano a cantare felici.

Ore 5 e 25 nuovi movimenti sospetti Lorenzo appare di nuovo, aria disperata, si stropiccia gli occhi assonnati.

– Babbo questi uccellini mi fanno impazzire

– Vuoi venire nel lettone?

– Si

Il sonno entra di soppiatto dalla finestra per baciare mio figlio sulla fronte ma prima che io possa afferrarlo se n’è già andato, mi consolo guardando la sua espressione rilassata e ascoltando il suo respiro regolare, poi mi alzo inaugurando definitivamente una nuova e lunga giornata…

Tattiche di avvicinamento al lettone