Il gigante buono

In questi giorni il pensiero torna spesso al mio Babbo, alla sua espressione perennemente corrucciata, anche quando scherzava, tanto che a volte non capivi se diceva le cose sul serio oppure no.

E’ buffo come l’inizio di una nuova vita ti porti a pensare a quelle che sono già finite, a quelle persone così importanti che la sfortuna, il destino, le coincidenze o chissà quali altre forze ti hanno portato via.

Io credo che sarebbe stato un nonno fantastico, di quelli che perdono la ragione per i nipoti, impacciati nel fargli i complimenti ma che si sciolgono di fronte ad un loro battito di ciglia e mi piace pensare che adesso, da qualche parte, stia impazzendo di gioia per quella bambina che tanto avrebbe voluto avere.

Mi ricordo una volta, quando eravamo piccini, prese me e mio fratello e ci portò a camminare. Andammo verso Ponsacco, costeggiando Camugliano e poi per la via vecchia che porta a La Cava e di li verso Forcoli per tornare indietro a Capannoli passando sul ponte del Fanfani. Una passeggiata che durò diverse ore, ore passate a raccontarci storie e a rispondere alle nostre domande con quella sua voce calma e profonda da baritono.

Io guardavo quelle mano grande, enorme, callosa che teneva la mia e mi sembrava altissimo, un gigante. Un gigante che vegliava su di noi, un gigante infallibile che conosceva tutte le cose del mondo, un gigante capace di scacciare qualsiasi mostro e sconfiggere chiunque ci avesse voluto fare del male, un gigante che non ci avrebbe mai lasciato. E anche quando l’ho superato in altezza ho continuato ad avere l’impressione che lui, in qualche modo, fosse più alto di me.

Adesso vedo negli occhi di mio figlio lo stesso sguardo che c’era nei miei allora, la stessa cieca fiducia in un gigante buono che non sbaglia mai, che conosce tutte le risposte e che non lo lascerà mai solo ma sarà sempre pronto a giocare e ridere con lui.

Solo ora capisco il fardello che si porta sulle spalle ogni genitore, l’angoscia e la paura di non essere all’altezza, di tradire le aspettative di chi ti ama e ti considera un punto di riferimento, un esempio da seguire.

Vorrei potergli spiegare che il suo babbo non è un super eroe, non è infallibile, non possiede tutte le risposte ma commette degli sbagli ed è imperfetto come tutti e che l’unica promessa che posso fargli è che lo amerò sempre cercando di proteggerlo e farlo felice finché avrò vita nelle vene.

Però sarebbe ingiusto privarlo del suo super eroe, lascerò che lo scopra da solo come ho fatto io, sperando di essere li per condividere con lui il peso e la gioia di questa consapevolezza.

Il gigante buono

Superme

Ci sono parecchi interrogativi che permeano la figura di questo supereroe, il primo riguarda sicuramente il nome Superman (Superuomo): alla faccia dello sforzo di fantasia, non riuscivano a trovare un nome un po più originale?

Per non parlare della trasformazione, da una parte c’è Clark Kent normalissimo giornalista del Daily Planet, però nessuno sa che questo innocuo reporter ha una doppia identità e per non farsi riconoscere quale incredibile stratagemma usa? Si leva gli occhiali e si mette una calzamaglia con il mantello. E’ un po come quelli che si mettono la mascherina di zorro per non essere riconosciuti nei film porno amatoriali.

Alla faccia della mimesi, vorrei provare a levarmi gli occhiali mettermi in calzamaglia e presentarmi a casa per vedere se nessuno mi riconosce.

E poi la domanda che più mi inquieta: dove cazzo mette i vestiti quando si trasforma in superman, passi quando si cambia nella cabina del telefono ma quando si cambia nelle porte girevoli? Ce l’avrà anche lui un portafogli, delle chiavi, dei fazzolettini, oltre all’immancabile cappello ai vestiti e all’occhiali.

Superme