Impressioni di viaggio

6 e 40 il treno viene annunciato, una pioggia sottile cade sui binari lucidi.

Seduto, facce stanche, asonnate. Cullati dal suono ipnotico del viaggio, i C.O.D. mi cantano nelle orecchie.

Il paesaggio scorre via da me, campi, alberi, un piccolo torrente, case, tutti verso il solito punto di fuga, forse stasera li ritroverò ammassati al punto di partenza.

I pensieri si muovono, ricordi, immagini, parole tutto si mescola senza soluzione di continuità.

Arriva Milano, grigia, sembra quasi essere attaccata alle nuvole, partorita da questo ventre lattiginoso.

Il treno arranca lento, Rogoredo, Lambrate, stop rossi disegnano le linee del traffico, edera e rampicanti combattono testardi la loro guerra contro il cemento.

Milano centrale con la sua copertura ci accoglie come una bocca spalancata affamata di ferro e carne.

Passo svelto, lento, deciso, incerto, in ogni direzione, sguardi inchiodati al terreno, quasi la forza di gravità agisse soprattutto sugli occhi.

Aria fresca, pungente, le pozzanghere rimandano scorci di città, i cartelloni pubblicitari macchie di colore su palazzi uniformi.

Il bar, caldo, familiare, sorriso accogliente di latte e caffé per svegliare la giornata.

L’ascensore, le scale, buongiorno, di nuovo in ufficio…

Impressioni di viaggio

Andiam andiam andiamo a lavorar…

Premetto che non c’ho nulla contro i Pavesi, anche perché mi danno da mangià, ma semmai con le autorità amministrative, che indipendentemente dal luogo e dal colore, iniziano ad essere accomunate dalla stessa indifferenza verso i servizi forniti ai cittadini.

Dopo questa doverosa premessa voglio descrivere il mio viaggio di stamani per andare al lavoro:

Come tutte le mattine mi alzo, faccio la mia solita seduta di curregge zen per liberare il corpo e la mente, faccio colazione, lascio il mi figliolo dalla mi socera e mi avvio allegro e giulivo verso Pavia. Il viaggio si svolge senza particolari intoppi, sto quasi per mettermi a cantare quando mi ritrovo in un fila inspiegabile che parte dall’inizio della tangenziale di Pavia, dal bivio vela, per intendersi.

Una paura atavica si diffonde in ogni fibra del mio corpo, tremendi dejavù mi tolgono il fiato, e per un attimo la fugace visione delle tangenziali milanesi mi lascia mezzo svenuto sul volante. Quando mi riprendo il sollievo, nel rendermi conto che non sono in preda alle code della capitale lombarda, viene spazzato via dal serpentone di macchine che si muovono a passo d’uomo.

Ed ecco una variegata ridda di ipotesi farsi strada nella mia mente: “Un apino carico di c4 si è ribaltato esplodendo e provocando una voragine di 400 metri di diametro che ha fatto crollare la famigerata rotatoria sopraelevata a diciassette corsie”, “Un trattore impennando ha schiacciato una fiat 600 che non aveva visto”, “Dei simpaticoni hanno tracciato dei cerchi nel grano raffiguranti una mortadella con la faccia di Prodi e tutti si fermano a guardarla” e così via.

Man mano che la fila scorre mi rendo conto della tremenda verità, stanno asfaltando, non posso crederci, stanno ASFALTANDO! Ora la domanda che mi viene in mente è una: Tutto il traffico che arriva dalla parte SUD di pavia passa da quel cazzo di tangenziale, tangenziale che è stata aperta neanche un anno fa, e come succede spesso sulle italiche strade, ha già bisogno di essere asfaltata. Ma chi è quel cazzone che ha deciso di farlo alle otto e mezzo di lunedì mattina? CHI? Perché non la sera dopo le venti, o il sabato, o la domenica, o all’una quando in giro non c’è un cazzo di nessuno e non quando tutti gli stronzi come me si fanno quaranta km per andà a lavorà, maremma stramaialissima.

Me lo vedo l’assessore al traffico o chi per lui che decide l’intervento con il suo collaboratore:

“Allora su quella stradetta dobbiamo darci una asfaltatina”

“Ma assessore, è praticamente nuova, quest’anno non ci sono state gelate, e non è praticamente mai piovuto, com’è possibile che sia già in quelle condizioni?”

“Pirla, sempre a lamentarti, è un modo come un altro per far girare l’economia e fornire un servizio al paese. Piuttosto quand’è che possiamo fare i lavori?”

“Beh io li farei nella notte fra il sabato e la domenica”

“Ma allora sei proprio pirla, dove li troviamo gli operai che ci vengano a lavorare il sabato notte. Il sabato notte è fatto per andare in disco a tirare di coca. Programma l’intervento per lunedì mattina alle 8”

“Ma a quell’ora ci sono tutti i pendolari che arrivano dalla parte sud, creeremo code e disagi per chi arriva da fuori”

“E a me che cazzo me ne frega, tanto io arrivo da nord uauauauauauauaua”

“Che sagoma che è assessore, quando fa così mi fà cappottare….”

A questo punto un sol grido è d’obbligo… Ma vi levate di ‘ulo

Andiam andiam andiamo a lavorar…

Catastrofismi

Anche quest’anno sono andato a passare l’ultimo dell’anno con quei bischeri de mi amici giu in toscana. Naturalmente quando mi movo io si scatena la furia degli elementi, avevamo deciso di partire mercoledì 28 dicembre 2005 tanto per esse precisi. Solo che quel giorno ha iniziato a nevicare alle 6 di mattina e ha smesso alle 21.

Ora si da il caso che io per tornare nella mia terra natia debba attraversare il famigerato passo della CISA, attraversato dalla camionale della cisa che congiunge Parma a La Spezia. Chiunque abbia mai percorso quel tratto autostradale sa di cosa parlo. Già in condizioni normali calcolare il tempo di percorrenza è un terno al lotto, visti i cantieri che oramai ne fanno parte integrante, figuriamoci quando nevica. Inoltre ai telogiornali parlavano di disastri metereologici autostrade chiuse camion ribaltati, pantere sugli spazzaneve, tsunami sui viadotti.

Cosa faccio? Parto? Non parto? Rischio? Telefono al 1518 (CIS viaggiare informati) dopo la canonica ventina di tentativi, riesco a prendere la linea: mi risponde una signorina gentilissima e sorpresa delle sorprese… la cisa è sgombra, la A1 fino a parma è sgombra e lo stesso dicasi per il tratto La Spezia Pisa. Io però le faccio notare che al tg hanno appena detto che gozzilla è sbucato da un torrente e ha distrutto a morsi uno dei viadotti della CISA e l’autostrada è stata chiusa a scopo precauzionale. Mi sento rispondere che effettivamente era stata chiusa in mattinata per due mezzi pesanti che si erano intraversati ma gia nel primo pomeriggio era stata riaperta e si viaggiava regolarmente, c’era solo l’obbligo di avere le catene a bordo.

Alla fine sono partito il giovedì visto che la neve continuava a scendere stile bufera siberiana, e i miei amici giornalisti evocavano tutti i pericoli possibili e immaginabili dal risveglio dello yeti al rapimento da parte di alieni amanti della neve.

Vista la scampata disgrazia ho deciso di tornare su domenica pomeriggo (1 gennaio 2006) invece che la sera. Ero li che mi mangiavo tranquillamente la mia piattata di spaghetti allo scoglio (boni), quando i miei amici giornalisti decidono di mettermi all’erta, questa volta il pericolo è il ghiaccio: strade congelate, lastre di ghiaccio sulla cisa, sull’A1, sulla Torino Piacenza, automobilisti inferociti, pattinatori artistici che scorrazzano sulle corsie di sorpasso, insomma un disastro. Preso dallo sconforto cerco di risollevarmi il morale con il branzino al forno e i gamberoni al guazzetto, ma l’angoscia non passa, immagini di slavine e glaciazioni mi si presentano davanti agli occhi.

Per l’ennesima volta provo a telefonare al CIS, ma solo per cercare qualche parola di conforto, faccio la solita ventina di tenatativi e alla fine mi risponde una voce gentile, in lacrime le confesso che non riuscirò più a tornare a casa, alla televisione hanno appenda detto che nel pomeriggio le condizioni peggioreranno. Ma anche questa volta mi sento dire che il tragitto è sgombro, e non ci sono problemi, unico obbligo è quelle delle catene a bordo. Ma come? alla tv hanno appena detto di aver avvistato un iceberg sulla CISA che ha speronato un autobus di turisti eschimesi, bilancio tre cani da slitta dispersi.

La signorina mi tranquillizza dicendomi che effettivamente l’autostrada era stata chiusa in nottata ma era stata riaperta, e così, rischiando la mia vita, decido di mettermi in marcia, il viaggio si svolge nella più assoluta tranquillità……

Per fortuna ancora una volta i nostri cari giornalisti hanno svolto il loro dovere senza cercare sensazionalismi, altrimenti mi sarei potuto anche spaventare….

Catastrofismi